Shadow Tactics: Blades of the Shogun Recensione

Shadow Tactics: Blades of the Shōgun riprende la filosofia di gioco dei tattici hardcore in tempo reale riproponendola con alcune novità di rilievo.

recensione Shadow Tactics: Blades of the Shogun
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Jack "Butcher" O'Hara e John Cooper. Se questi due nomi non vi dicono granché, allora siete davvero troppo giovani. Scherzi a parte, questi due iconici personaggi hanno segnato la generazione di videogiocatori a cavallo del nuovo millennio. Commandos e Desperados, queste le due proprietà intellettuali in oggetto, hanno saputo proporre un sottogenere strategico svincolato da canoni classici, in cui uno spietato tatticismo unito a un elevato livello di difficoltà si fondevano alla perfezione con meccaniche tipicamente stealth. L'impeccabile equilibrio tra i diversi ingredienti riuscì a forgiare esperienze indimenticabili, ancora scolpite nella mente di chi passò nottate intere in compagnia di mouse e tastiera nel tentativo di sbaragliare i nazisti - in Commandos - oppure alla ricerca di El Diablo - con il team dei Desperados -. La formula di gioco si fonda, essenzialmente, sulla capacità del giocatore di coordinare in un ambiente altamente ostile un manipolo di eroi con caratteristiche e abilità diverse e ben delineate per superare, con estrema fatica, ogni sfida proposta dai sadici sviluppatori. Il genere, però, nonostante gli ottimi dati di vendita e il nutrito stuolo di estimatori, si spense mestamente come una meteora nel buio della notte. Fu una stagione breve ma intensa, insomma. A più di un decennio di distanza, a togliere lo strato di polvere dai ricordi per rendere onore alle opere di Pyro Studios e Spellbound Entertainment ci pensano i ragazzi tedeschi di Mimimi Productions i quali, fortunatamente, non si sono limitati all'operazione nostalgia. Il giovane studio di sviluppo, supportato da un publisher d'eccezione come Daedalic, trasla le principali caratteristiche dei Real Time Tactics (o RTT per gli amici) in un nuovo contesto il quale si è sempre sposato alla perfezione con la filosofia "stealth": il Giappone feudale.

    The hateful five

    Quando si parla del periodo Edo (1600 circa - 1868), viene subito naturale associare il nome allo sconfinato immaginario nipponico pregno di miti e leggende su ninja, samurai e Shogun. Non potrebbe essere altrimenti visto che lo shogunato, retto per quasi tre secoli dal clan Tokugawa, non solo è stato fautore di una politica feudale repressiva e isolazionista che ha comunque portato a una certa stabilità interna, ma ha anche gettato le basi per quello che poi diventerà il Giappone moderno.

    I ragazzi di Mimimi Productions ci portano nel 1615, allorquando un nuovo Shogun riesce a prendere il sopravvento. In un clima carico di astio, dissenso e instabilità politica, il nuovo Shogun assolda cinque atipici professionisti - ognuno ovviamente dotato di caratteristiche e abilità peculiari - i quali si occuperanno di sventare possibili congiure e sollevazioni perpetrate dai ribelli capeggiati dal misterioso Kage-sama attraverso una campagna molto lunga e dall'alto tasso di difficoltà.L'incedere della narrazione, purtroppo, appare abbastanza lento e prevedibile non riuscendo nell'intento di regalarci alcun momento realmente epico. Il team di sviluppo ha cercato di puntellare questo traballante aspetto caricando i cinque protagonisti di personalità che appaiono ottimamente tratteggiate e, nella maggior parte dei casi, in netto contrasto tra loro. Ciò consente di assistere a scambi di battute ben scritte (nonché altrettanto ben recitate in inglese o giapponese, a seconda delle preferenze), tese ad approfondire il background e le motivazioni che spingono ogni singolo comprimario a sostenere la causa dello Shogunato.

    Il bastone e la carota

    Come dicevamo, Shadow Tactics: Blades of the Shogun riprende la filosofia di gioco, quella dei tattici in tempo reale, e la ripropone con alcune novità di rilievo. Queste ultime, se da un lato riescono a svecchiare il gameplay dandone un tocco più moderno, dall'altro avrebbero probabilmente avuto bisogno di uno studio ulteriore per poter essere perfezionate e presentate al meglio. Non sempre, infatti, tutti gli elementi riescono ad amalgamarsi in un tutt'uno efficace e funzionale.

    Ad ogni modo, risulta evidente sin dalle prime battute di gioco che la lunga avventura dei nostri sodali orientali affonda le sue radici in un terreno estremamente solido e di elevata caratura; punitivo, spietato, frustrante per i novellini, ma capace di regalare soddisfazioni immense.
    I pilastri fondamentali del genere, quindi, non sono stati toccati: in ogni stage il manipolo di cinque elementi si trova costantemente in inferiorità numerica e con limitatissimi mezzi a disposizione per compiere la missione e portare a casa la pellaccia. E c'è un solo modo per riuscirci: muoversi nell'ombra sfruttando ogni sorta di copertura e anfratto per sottrarsi al campo visivo nemico e colpire nel momento più opportuno. Commettere un solo passo falso, infatti, significa andare incontro a morte certa: le routine comportamentali dei nemici cambiano e la presenza ostile si fa più stringente e imprevedibile.
    A ognuno dei cinque comprimari viene dedicata una degna presentazione che consente al giocatore di prendere confidenza con le peculiarità di ognuno direttamente "sul campo", in maniera progressiva e ragionata. Hayato, ad esempio, può lanciare un sasso per distrarre, muoversi lesto sui tetti ed eliminare i nemici con uno shuriken (il quale dovrà essere recuperato per poter essere riutilizzato); mentre la piccola Yuki può posizionare trappole lungo il percorso di routine delle sentinelle e la geisha Aiko distrae i nemici utilizzando la seduzione per procedere con un assassinio silenzioso. Le abilità uniche di ognuno dei personaggi aprono a una serie infinita di variabili e concatenazioni che possono esser messe in pratica nelle enormi mappe di gioco. La cooperazione tra i diversi membri del team, insomma, è un obbligo a cui non si può soprassedere. Prima di tutto, però, il giocatore si deve dotare di una caratteristica rara al giorno d'oggi: la pazienza. Tanta, pazienza. Ogni azione, ogni movimento, ogni click del mouse deve essere preceduto da una pianificazione meticolosa che non deve lasciare assolutamente nulla al caso. L'ambiente riveste infatti un ruolo preponderante nell'economia di gioco e ciò rende necessaria una sua approfondita conoscenza. Ogni filo d'erba deve essere passato al setaccio per poter capire se vi è un nascondiglio o un punto di vantaggio da poter sfruttare; i più piccoli movimenti di un singolo nemico devono essere osservati più volte e mentalmente incrociati con quelli di altre truppe per capire se, compiendo un determinato percorso, è possibile evitare di esser visti. Non vi è spazio per l'errore e, in questo, dobbiamo dare merito a Mimimi Productions per aver creato mappe che mettono a dura prova la capacità di ragionamento e astrazione del giocatore. La dura, punitiva, frustrante, filosofia dei tattici in tempo reale, insomma, viene rispettata in pieno nonostante la presenza di tre livelli di difficoltà.

    Hello game over, my old friend

    Il team di sviluppo, forse nel tentativo di "alleggerire" proprio alcune delle caratteristiche che potevano risultare indigeste alla grande platea, ha introdotto alcune trovate di "moderna" concezione. Anzitutto, è stato previsto un sistema di quick save; cosa, quest'ultima, che può evitarvi necessità di ripetere interi livelli. Inoltre, una volta che si entra nel raggio d'azione di un nemico questo non darà immediatamente l'allarme. Il cono della sua visuale cambia progressivamente colore indicando il livello d'allerta, dandovi un paio di secondi per rimediare all'errore fatto.

    Infine, interessante si presenta anche l'ultima feature, chiamata Shadow Mode, la quale permette di gestire simultaneamente più personaggi con un singolo comando. In buona sostanza, la Shadow Mode ci mette in condizione di imbastire un pattern complesso fatto di più azioni da far compiere in sequenza dal gruppo di eroi; come fosse una sorta di "piano", insomma. Purtroppo, una volta avviato non è possibile interromperlo quindi, se qualcosa va storto, non resta altro da fare che attendere il game over e il conseguente retry.Subire l'onta di un game over è connaturato nella stessa essenza del genere e ripetere più volte gli stessi livelli, magari per un banalissimo errore di calcolo, è da considerarsi la norma. Ciò, però, non fa altro che rendere ancora più soddisfacente e appagante il momento in cui i tentativi vengono coronati da un insperato successo. Di pregevole fattura risulta, infine, anche il comparto tecnico, nonostante qualche sbavatura. Il team di sviluppo ha fatto un ottimo lavoro nella caratterizzazione del Giappone seicentesco riuscendo a imbastire un'atmosfera vibrante ricca di particolari che anima non solo mappe credibili, articolate e variegate nella morfologia, ma anche situazioni sempre diverse che spingono il giocatore a spremere le meningi per sfruttare elementi ambientali (massi, carichi sospesi, barili esplosivi e cosi via) e la verticalità degli stage. Il level design, insomma, è una delle parti più riuscite del prodotto. Le spigolature, invece, si sostanziano in una gestione della telecamera poco funzionale, che in diverse occasioni ci ha portato a errori gratuiti, e ad animazioni dei diversi "attori" sullo schermo alle volte un po' troppo ingessati.

    Shadow Tactics: Blades of the Shogun Shadow Tactics: Blades of the ShogunVersione Analizzata PCI ragazzi di Mimimi Productions, grazie a Shadow Tactics: Blades of the Shōgun, riescono a riportare agli onori della cronaca videoludica un genere, quello dei tattici in tempo reale, che da troppo tempo mancava all'appello. Per certi versi, la sensazione di esser tornati al 1998 si è fatta sentire in più di un'occasione: il titolo ci accoglie sin dalle prime battute in modo spietato, frustrante ma capace di allungarci anche la carota, regalandoci così soddisfazioni immense. Il giovanissimo team di sviluppo (fondato nel 2011) con base a Monaco riesce, però, a smarcarsi dalla tradizione proponendo alcune "innovazioni" moderne che sicuramente svecchiano la formula di gioco e, al contempo, rendono più dolce una curva di difficoltà comunque molto ripida per gli standard odierni. Non tutte le ciambelle riescono col buco e, a guastare una prova altrimenti di alto livello, ci pensano alcune sbavature tecniche come una gestione della visuale non esattamente immediata, animazioni ingessate e una storia con poche velleità. Nel 2017, se gli sviluppatori rispetteranno la tabella di marcia, Shadow Tactics: Blades of the Shōgun dovrebbe vedere la luce anche sulle nostre console casalinghe e questo ci ha decisamente incuriosito, non solo per il fatto che il genere non ha mai avuto fortuna su console (ricordate Commandos?), ma anche per capire in che modo varierà la mappatura dei comandi.

    8

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