Shadow Tactics Blades of the Shogun: Recensione della versione PlayStation 4

Dopo aver riscosso un notevole successo su PC, Shadow Tactics Blades of the Shogun arriva anche su console: lo abbiamo giocato su PS4.

recensione Shadow Tactics Blades of the Shogun: Recensione della versione PlayStation 4
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Qualche mese fa vi abbiamo parlato di Shadow Tactics: Blades of the Shogun, tattico in tempo reale firmato dai ragazzi di Mimimi Productions. Il titolo si poneva un obbiettivo ambizioso: riportare in auge un genere che, per un fugace momento della storia videoludica, godette di grande fortuna grazie a Pyro Studios. Commandos e Desperados non avevano in comune solo la "-os" finale, ma condividevano un'esperienza strategica svincolata dai canoni classici del genere, in cui uno spietato tatticismo e un elevato livello di difficoltà si fondevano alla perfezione con meccaniche tipicamente stealth. Una formula di gioco perfetta e soddisfacente su PC, che si tentò di trasporre sulle allora console casalinghe, senza grande successo. Un pad, in effetti, mal si adattava alla quantità di comandi e alla precisione che titoli del genere richiedevano. Sono passati molti anni, da allora e nessuno ha più tentato una mossa del genere. Almeno, sino ad ora. I ragazzi di Mimimi Productions, forse molto fiduciosi nel loro prodotto hanno voluto riprovarci. I tempi saranno abbastanza maturi, ora?

    Allora: c'erano un samurai, un ninja, una ragazzina...

    Il porting console di Shadow Tactics: Blades of the Shogun, ovviamente, non muta di una virgola rispetto a quanto proposto dalla controparte PC. Il setting è noto: Giappone feudale, piena epoca Edo. Quel periodo, per intenderci, che da secoli sorregge l'intera mitologia nipponica fatta di ninja, shogun, samurai e grandi eroi nazionali.

    Su questo sfondo prende piede una vicenda che vede coinvolta un'improbabile squadra di individui dalle straordinarie capacità. È il 1615 e un nuovo Shogun riesce a prendere il sopravvento sulla congerie di piccoli regni in costante guerra fra loro. In un clima carico di astio, dissenso e instabilità politica, egli assolda cinque professionisti che si dovranno occupare di sventare possibili congiure e sollevazioni perpetrate dai ribelli capeggiati dal misterioso Kage-sama. L'incedere della narrazione, come dicemmo all'epoca della prima recensione, appare abbastanza prevedibile, non riuscendo nell'intento di regalarci alcun momento di reale sorpresa. Il team di sviluppo, comunque, ha svolto un ottimo lavoro nella caratterizzazione delle personalità dei cinque protagonisti. Il carattere, le ambizioni, i modi di pensare di questi ultimi appaiono ben tratteggiati, sfaccettati e coerenti nonché, nella maggior parte dei casi, in netto contrasto tra loro. Giusto per vivacizzare un po' il sostrato narrativo in evidente bisogno di ossigeno. Ciò consente di assistere a scambi di battute ben scritte (nonché altrettanto ben recitate in inglese o giapponese, a seconda delle preferenze), tese ad approfondire il background e le motivazioni che spingono ogni singolo comprimario a sostenere la causa del nuovo shogunato.

    La pazienza, amico mio, è la virtù dell'uomo retto

    Per chi ancora non conoscesse i fondamenti del genere (e non ha voglia di sbirciare la recensione di qualche mese fa), Shadow Tactics: Blades of the Shogun riprende i pilastri portanti dell'esperienza di gioco che caratterizzava i buoni RTT (o Real Time Tactics, se preferite la dicitura estesa) di una volta. Nel corso di ogni missione - sempre ad alto rischio e con pochissime possibilità di successo - una parte dei cinque elementi (oppure, tutta la squadra) si trovano circondati da soverchianti forze nemiche, con limitatissimi mezzi a disposizione per compiere la missione e fuggire prima che si accorgano della loro presenza. E c'è un solo modo per riuscirci: muoversi nell'ombra sfruttando ogni sorta di copertura e anfratto per sottrarsi al campo visivo nemico e colpire nel momento più opportuno.

    Commettere un solo passo falso, infatti, significa andare incontro a morte certa: le routine comportamentali dei nemici, infatti, cambiano e la presenza ostile - a causa di improvvisi rinforzi - si fa più stringente e imprevedibile.
    A ogni componente della squadra di eroi viene dedicata una degna presentazione; ciò consente al giocatore di prendere confidenza, in maniera progressiva e ragionata come fosse un tutorial dinamico, con le peculiarità di ognuno direttamente nel corso delle missioni. Il ninja Hayato, ad esempio, può lanciare un sasso per distrarre le guardie, muoversi sui tetti ed eliminare i nemici con uno shuriken (il quale dovrà essere recuperato, per poter essere riutilizzato). La gracile ladruncola Yuki, al contrario, può posizionare trappole lungo il percorso di routine delle sentinelle e, ancora, la geisha Aiko è l'unica a potersi permettere un travestimento che le consente, per così dire, di nascondersi alla luce del sole. Le abilità di ognuno di loro, insomma, aprono a una serie infinita (e molto interessante) di variabili che possono esser messe in pratica nelle enormi mappe di gioco. L'approccio, al di là di qualche suggerimento che in modo intelligente viene evidenziato dagli scambi di battute dei protagonisti, è lasciato alla libertà del giocatore il quale, molto spesso può scegliere la via da percorrere.
    Ogni piano che si rispetti necessita della ovvia cooperazione tra i diversi membri del team dei quali possiamo, di volta in volta, sfruttare le peculiarità. Prima di tutto, però, il giocatore si deve dotare di tanta, tanta pazienza. Ogni azione e movimento devono essere preceduti da una pianificazione meticolosa, che non deve lasciare nulla al caso. L'ambiente di gioco riveste, infatti, un ruolo preponderante nell'economia di gioco e ciò rende necessaria una sua approfondita conoscenza. Anche i più piccoli movimenti di un solo nemico devono essere osservati più volte e mentalmente incrociati con quelli di altre truppe per capire se, compiendo un determinato percorso, è possibile evitare di esser scorti. Non vi è spazio per l'errore e, in questo, dobbiamo dare merito a Mimimi Productions per aver creato mappe che mettono a dura prova la nostra capacità di ragionamento e astrazione.

    La formula di Shadow Tactics: Blades of the Shogun, insomma, funziona a dovere e riesce a donarci buona parte delle sensazioni provate più di una decade fa, durante il periodo di massimo fulgore del genere. Certo, le cose da allora sono cambiate e il team di sviluppo ha voluto dare alla propria creatura qualche piccolo tocco di "modernità", che si traduce in quick save e Shadow Mode. Quest'ultima ci permette di gestire simultaneamente più personaggi impartendo in sequenza singoli ordini che successivamente loro eseguiranno con un singolo comando. I salvataggi rapidi invece, ci consentono di salvare quando vogliamo, senza dover ripetere il livello dall'inizio (o dal checkpoint). Su PlayStation 4 tale funzione risulta ancora più comoda in quanto basta una leggera pressione del touch pad per far partire il salvataggio.

    Un pad basterà a salvare lo shogunato?

    Come potete immaginare, per Mimimi Productions la vera sfida consisteva nel trasporre sugli hardware da salotto una formula di gioco perfettamente a proprio agio su PC. L'adattamento, sotto il profilo tecnico, non ne ha minimamente risentito. Il titolo, peraltro, gode della traduzione in lingua italiana per ciò che attiene i sottotitoli e ai menu di gioco. A preoccuparci, invece, era la compressione di un sistema di controllo, così complesso e preciso, in un angusto pad. L'angoscioso dubbio, in effetti, aveva senso d'esistere alla luce del fallimento di Commandos 2: Men of Courage, che mise la parola fine alla fugace apparizione del genere su console. Con Shadow Tactics le cose potrebbero andare diversamente. Pare, infatti, che i ragazzi di Mimimi Productions abbiano dato fondo a tutte le loro risorse per ridurre l'intera mappatura dei comandi nei pochi tasti del pad. E, con sorpresa, sono riusciti nell'impresa nonostante le nostre iniziali perplessità.

    Certo, nulla può sostituire l'accoppiata vincente "mouse e tastiera", ma il lavoro svolto è il frutto di un ottimo compromesso che lascia sul campo un solo caduto: la gestione della telecamera (navigazione, zoom e rotazione). Quest'ultima, purtroppo, appare farraginosa e deputata a un'eclettica combinazione tra grilletto e analogico destro. Non ci è sembrata la soluzione più comoda e riuscita. Come se non bastasse, poi, per riportare la visuale sul personaggio si rende necessario l'utilizzo di un altro comando. Per il resto, invece, il pad viene sfruttato a dovere, anche se serve un po' di pratica per imparare le combinazioni e coordinare le azioni. I dorsali vengono deputati, rispettivamente, alla selezione rapida del personaggio e alla ghiera delle abilità, mentre con la croce direzionale è possibile attivare la Shadow Mode; centrare la visuale e, soprattutto, evidenziare nemici o zone di competenza per far apparire il loro range visivo. Inoltre, in presenza di più azioni ravvicinate (ad esempio, "Salta" o "Trasporta Cadavere") racchiuse in un unico comando, per evitare sovrapposizioni confusionarie, il team ha studiato un sistema di scelta rapida tramite levetta analogica che funziona davvero e riesce a simulare, così, la precisione che in altri contesti avremmo avuto con il mouse.

    Shadow Tactics: Blades of the Shogun Shadow Tactics: Blades of the ShogunVersione Analizzata PlayStation 4Abbiamo deciso di mantenere inalterato il voto dato al titolo qualche mese fa in quanto lo sforzo produttivo e la qualità messa in campo dal giovane team di sviluppo tedesco si dimostrano, ancora una volta, di notevole spessore. Dopo l'ottimo esordio su PC che ha segnato anche il ritorno in grande stile dei tattici in tempo reale dopo un'assenza durata diversi anni, i ragazzi di Mimimi Productions si sono prefissi un obbiettivo ancora più ambizioso (e assai rischioso, dati i trascorsi fallimentari di tale genere): tentare di portare il loro prodotto su console. L'impresa, di certo, non era tra le più semplici ma, in questi mesi, il team sembra aver lavorato molto bene, presentandoci lo stesso prodotto curato che abbiamo avuto il piacere di giocare, al tempo, su PC. A preoccuparci più di ogni altra cosa era la "compressione" dell'intera mappatura dei comandi, così complessi e precisi, in un pad. Quest'ultimo, nonostante serva un po' di pratica per padroneggiare le varie combinazioni e coordinare le diverse azioni, viene comunque sfruttato a dovere e in modo abbastanza intelligente. Gli unici fastidi ci sono stati riservati da una gestione della visuale troppo farraginosa e scomoda che in alcuni casi ha creato non pochi grattacapi, portandoci a sbagliare i calcoli di alcune azioni. Nel complesso, però, anche il debutto console di Shadow Tactics: Blades of the Shogun, può dirsi riuscito. Chissà se aprirà la strada per un revival del genere sugli hardware da salotto. Per il momento, comunque, può dominare incontrastato, dato che non vi sono rivali all'orizzonte.

    8

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