Sheltered 2: Recensione del survival tattico post apocalittico

Sheltered 2 è un difficilissimo gioco strategico a base di non-morti ambientato in un bunker, lo abbiamo provato approfonditamente.

Sheltered 2: Recensione del survival tattico post apocalittico
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  • Pc
  • Di prodotti a base di zombi se ne sono visti e giocati di tutti i tipi nel corso degli ultimi anni: abbiamo vissuto le coinvolgenti avventure Telltale ambientate nel mondo di The Walking Dead, abbiamo massacrato zombi nazisti in Call of Duty Black Ops Cold War Zombies e ci stiamo godendo la campagna cooperativa di Back 4 Blood (a proposito, avete già letto la nostra recensione di Back 4 Blood?), un'esperienza in grado di non far rimpiangere i vecchi Left 4 Dead.

    Ed è proprio in attesa del titolo Turtle Rock Studios che abbiamo potuto vivere un altro genere di apocalisse zombie grazie a Sheltered 2, titolo che non fa dell'azione sfrenata il suo punto di forza e propone una lunga sopravvivenza basata sulla minuziosa gestione di una base e dei suoi sopravvissuti. Scopriamo quindi tutti i dettagli sul sequel del gioco distribuito gratuitamente su Epic Games Store qualche settimana fa.

    Un survival post atomico

    Sono trascorsi parecchi anni dall'esplosione di un'epidemia che ha trasformato buona parte della popolazione in morti viventi e i pochi sopravvissuti sono riusciti ad organizzarsi formando piccole comunità. Un ristretto gruppo di questi superstiti decide però di formare una nuova fazione e durante le ricerche di una possibile casa si imbatte in un rifugio antiatomico, perfetto per chi vuole stare al sicuro dai mangiacervelli. È così che ha inizio l'avventura di Sheltered 2, titolo che segue almeno in teoria la filosofia del "bigger and better" e prova ad espandere e a migliorare tutto quanto fatto dal suo predecessore.

    Descrivere il titolo non è semplice, poiché definirlo un gestionale è tecnicamente sbagliato, dal momento che si tratta di un minestrone di numerosi generi tra i quali troviamo strategici, gestionali e giochi di ruolo. Sheltered nasce dalla volontà di creare un prodotto simile a Fallout Shelter, il free to play nato su mobile e disponibile ora su tutte le piattaforme, ed espanderlo fino a creare un gioco molto più complesso e con un maggiore controllo del giocatore non solo sul rifugio ma anche sui singoli sopravvissuti, che nella serie vengono gestiti in maniera molto simile a quanto siamo abituati a vedere in un qualsiasi The Sims.

    Dopo aver creato il nostro trio di sopravvissuti (un leader e le sue due spalle), personalizzabili non solo esteticamente ma anche per quello che concerne tratti caratteriali e parametri, si viene immediatamente catapultati all'interno del

    rifugio antiatomico. In questa fase della partita, il giocatore viene accompagnato da un tutorial che spiega le meccaniche di base del titolo, le quali sono innumerevoli: al giocatore non spetta solo prendersi cura dei singoli sopravvissuti proprio come in The Sims, ma occorre anche gestire le risorse della base tramite un sistema di crafting e costruire/riparare ogni singolo oggetto sparso in giro per i piani che compongono il bunker, dal momento che persino i letti vanno degradandosi nel tempo e richiedono un'azione da parte del giocatore per avviarne il processo di ricostruzione. Gestire tutti questi aspetti è inizialmente molto piacevole, ma non occorre molto tempo prima di rendersi conto di quanto sia complesso, soprattutto a causa di un tutorial che non copre la totalità delle meccaniche presenti nel gioco e lascia il giocatore in balia delle problematiche che iniziano ad emergere dopo i primi giorni di sopravvivenza.

    Le azioni da compiere, malgrado la presenza di alcuni automatismi che si possono attivare per fare in modo che i sopravvissuti mangino e compiano altre piccole azioni autonomamente (e che non funzionano in maniera impeccabile), sono troppe e sovrastano il giocatore mandandolo in confusione. Tra le docce distrutte, la temperatura di una stanza troppo bassa, la distribuzione dell'energia elettrica e la gestione delle risorse, è quasi impossibile riuscire ad avere il controllo totale su tutto quello che sta accadendo, soprattutto quando il numero di sopravvissuti aumenta di pari passo con la complessità del bunker.

    La sovrabbondanza di task da compiere al fine di sopravvivere è eccessiva persino selezionando le opzioni più basse in termini di difficoltà, indice del fatto che gli sviluppatori abbiano pensato solo ed esclusivamente ad una piccola nicchia di amanti dei gestionali che non battono ciglio di fronte all'inferno che li aspetta. Se ciò non fosse abbastanza, una parte del vostro tempo va dedicata

    anche alle spedizioni, meccanica che abbandona la mappa del precedente capitolo a favore di un'area strutturata ad esagoni sui quali pianificare i viaggi esplorativi dei sopravvissuti. Sebbene non sia possibile prendere il controllo dei personaggi durante queste fasi, nel caso in cui questi dovessero imbattersi in situazioni particolari come mercanti o nemici si potrà partecipare attivamente selezionando opzioni di dialogo o combattendo con l'ausilio di un sistema a turni non perfettamente realizzato. A tal proposito, le interazioni riguardano in buona parte gli esponenti delle fazioni, una delle principali novità di Sheltered 2. Per com'è strutturata la mappa del mondo esterno, è impossibile allontanarsi troppo con le spedizioni senza imbattersi nelle varie comunità che controllano i territori e con le quali possiamo decidere se stringere un'alleanza o avviare una guerra.

    Ed è qui che emerge un'altra caratteristica discutibile di questa produzione, dal momento che per farsi amici gli esponenti di un gruppo occorre completare delle complesse missioni basate sull'accumulo di materiali preziosi, i quali si ottengono in maniera randomica dalle spedizioni. Tale meccanica potrebbe indispettire alcuni giocatori, poiché la componente legata alla fortuna si inserisce in maniera prepotente nelle dinamiche gestionali e potrebbe costringere a numerose spedizioni prima di poter entrare in possesso dei tanti agognati oggetti da parte della fazione.

    A dirla tutta, il sistema delle fazioni non ci ha convinto del tutto: l'idea è sicuramente interessante, ma i gruppi creati dal team di sviluppo (sono sempre gli stessi, in ogni partita) mancano di mordente e sono i soliti che abbiamo ormai visto in tanti altri film, giochi e fumetti ambientati nel bel mezzo di un'apocalisse zombi. Le stesse situazioni che si vengono a creare con gli incontri con i vari esponenti delle comunità risultano essere ripetitivi e dopo un po' avrete visto tutto quello che il gioco ha da offrire in tal senso.

    Un passo avanti e due indietro

    Il comparto grafico di Sheltered 2 è probabilmente l'aspetto che più è stato stravolto nel passaggio al secondo capitolo e ciò non è necessariamente un punto a favore della produzione Unicube. Il primo Sheltered non era certo un gioco rifinito dal punto di vista grafico, ma proponeva una pixel art che dava una certa personalità al titolo ed era anche piuttosto piacevole da vedere. Con la nuova iterazione della serie, invece, il team ha optato per un passaggio alle tre dimensioni con personaggi e fondali non modellati particolarmente bene e che, nel complesso, rendono il gioco più anonimo rispetto al suo predecessore.

    Va inoltre sottolineato come il gioco non goda di perfetta ottimizzazione e, sebbene nella nostra prova non si siano manifestate problematiche di rilievo (sappiate che i bug non mancano), sono in molti a lamentarsi di crash improvvisi e problemi legati a specifiche risoluzioni. Non meno importante è infine la totale assenza del supporto alla lingua italiana, problematica che per qualche giocatore potrebbe rappresentare un grosso ostacolo per la corretta fruizione del gioco.

    Sheltered 2 Sheltered 2Versione Analizzata PCÈ proprio il caso di dirlo: Sheltered 2 non è un gioco per tutti. La complessità del titolo Unicode è davvero elevata e solo una nicchia di giocatori riuscirà ad apprezzare l’intero pacchetto senza arrendersi alle prime difficoltà. Prese singolarmente, le componenti del gameplay sono discretamente realizzate, ma il problema sta tutto nella loro sovrapposizione. Gli sviluppatori hanno puntato tutto sulla quantità di meccaniche diverse tra loro senza badare troppo ad amalgamarle nel modo giusto e il risultato è un’esperienza caotica, poco user friendly e troppo punitiva.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: Intel i7-10700
    • RAM: 16GB
    • GPU: GeForce RTX 2080
    6

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