Shin Megami Tensei IV: Apocalypse Recensione

A pochi mesi di distanza dall'arrivo di Persona 5, la recensione dell'ultimo capitolo principale della serie principale di Shin Megami Tensei.

recensione Shin Megami Tensei IV: Apocalypse
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  • 3DS
  • Shin Megami Tensei IV: Apocalypse è un jrpg intenso, complesso, pesante, estremamente classico. Un titolo solido e fortemente nipponico. Ricicla ogni possibile cliché, apporta variazioni minime a meccaniche già viste e riviste e non sembra voler in alcun modo svecchiare la formula - ormai ampiamente rodata - della serie. Procede dritto fino alla meta, essenziale e sprezzante dei pericoli che lo attendono; pronto ad accogliere tutti gli appassionati ma estremamente consapevole dei propri limiti e del suo status di gioco di nicchia. Ci lancia a capofitto all'interno di un universo costruito sulla base di tantissimi degli stereotipi del gioco di ruolo nipponico, presentando una narrazione solida e interessante ma non sempre così fresca come avremmo sperato: troviamo il personaggio morto che torna in vita stringendo un patto con il primo demone che gli capita a tiro, i mentori che ci lasciano prematuramente per consentire la nostra promozione; per non parlare poi del classico "talento innato" dei protagonisti principali, che dopo due ore di gioco passate ad apprendere alcune delle basi del mestiere si trasformano improvvisamente in bambini prodigio dotati di abilità uniche e indispensabili per la vittoria finale.
    Il gioco è a tutti gli effetti una sorta di sequel di Shin Megami Tensei IV, evento più unico che raro all'interno del variegato panorama degli rpg nipponici, da sempre molto più incline a sfornare tanti capitoli autonomi e completamente avulsi dai precedenti. I personaggi principali sono diversi, ma il contesto e l'universo narrativo sono gli stessi. I vecchi protagonisti tornano in veste di comprimari, celebrati in TV come veri e propri eroi nazionali e osannati da qualunque abitante della città. Sebbene il loro coraggio abbia consentito a Tokyo di continuare a esistere, la situazione resta drammatica. Lo scontro tra angeli e demoni non si è affatto concluso, e a farne le spese siamo anche - e soprattutto - noi umani. La vecchia capitale giapponese, ormai, non è nient'altro che un involucro di cemento senz'anima, diroccato e sepolto sotto le macerie di una civiltà passata. A proteggere i pochi superstiti ci pensano gli Hunter, membri di un'organizzazione incaricata di respingere ogni minaccia nell'unico modo possibile: utilizzando a loro volta dei demoni. Li catturano, e poi li impiegano in battaglia attraverso una semplice app caricata sul telefono. Una nuova visione del concetto di evocazione, perfettamente integrata nell'universo narrativo post-apocalittico che fa da sfondo alla vicenda. L'utilizzo delle app, inoltre, indirizzerà parte della crescita del personaggi, ne plasmerà le abilità e gli garantirà bonus e caratteristiche speciali indispensabili.

    Una nuova apocalisse

    Il sostrato ruolistico aderisce perfettamente agli stilemi classici del genere, non presentando grossi elementi di discontinuità con il passato. Il sistema di progressione potrebbe inizialmente sembrare clamorosamente basilare, scheletrico fino al punto da risultare banale. Alcune timide novità tentano di far capolino all'interno dell'ingessato e canonico combat system, cercando un modo per rendere più appetibile un eventuale approccio tattico. Niente di rivoluzionario, soltanto piccoli spunti che cercano di favorire chi decide di sfruttare le debolezze dei nemici garantendogli qualche turno extra. Ci sono pochissime statistiche su cui spartire i cinque punti ottenuti ad ogni passaggio di livello del protagonista, mentre i comprimari continueranno a crescere in maniera autonoma e lineare. Poco importa, però, perché il vero focus della produzione sono i demoni: creature di grandezza, caratteristiche e potenza variabili che ci faranno compagnia in battaglia. Saranno membri del nostro party a tutti gli effetti, inseriti nel flusso del sistema di combattimento a turni e direttamente controllabili dal giocatore come se fossero dei veri e propri personaggi giocanti. Nonostante qualche scivolone di troppo, quello confezionato da ATLUS resta un ottimo RPG, forse uno dei migliori usciti di recente. Quasi tutti i nostri dubbi sulla produzione sono stati spazzati via nel momento esatto in cui ci ci siamo addentrati nelle dinamiche di cattura e fusione dei demoni, quando abbiamo iniziato a rapportarci con loro. Shin Megami Tensei IV: Apocalypse, una volta messe da parte le incertezze tecniche e superato il suo lentissimo incipit narrativo, funziona alla perfezione. Reclutare le creature resta un'esperienza davvero particolare, uno dei fiori all'occhiello della produzione.
    I demoni non andranno catturati, bensì convinti a unirsi alla nostra causa attraverso il dialogo. Ci porranno domande a risposta multipla, ci chiederanno qualche regalino, di sacrificare qualche HP o una manciata di monete.
    Non è così facile gestire la cosa: alcune mostriciattoli sono molto suscettibili, e vi capiterà spesso di essere praticamente derubati da una creatura che, dopo averci tartassato con le sue esose richieste, si dileguerà senza lasciare alcuna traccia.
    Alcuni demoni sono particolarmente inclini a fregarci, altri non vedono l'ora di entrare nel nostro party e cederanno molto facilmente alle nostre lusinghe. Ogni demone ha una personalità propria, e vi assicuriamo che le creature sono davvero tantissime. Prima di procedere, però, vi consigliamo di controllare attentamente le caratteristiche degli avversari: potremo arruolare soltanto demoni di livello pari o inferiore al nostro. Qualora per qualche motivo volessimo adescare una creatura di grado superiore, comunque, potremmo farlo senza problemi. Nel 99% dei casi questo non porterà alcun risultato, ma di tanto in tanto vi capiterà di ricevere comunque il supporto di un suo sottoposto. E una creatura in più fa sempre comodo, anche in vista di possibili fusioni con altri demoni.

    Benvenuti a Tokyo

    Il gioco deve necessariamente sottostare alle numerose limitazioni impostegli dall'hardware su cui gira, ben visibili sia durante le fasi esplorative che nei combattimenti. Muoversi all'interno degli spazi tridimensionali è reso fastidiosamente complesso da una telecamera spesso bizzosa e schizofrenica. Si muove automaticamente, senza alcuna possibilità di intervento da parte del giocatore. Soprattutto nelle aree chiuse, difficilmente riesce a seguire come dovrebbe l'azione di gioco. Una limitazione derivante dalla necessità di sopperire alla mancanza di un secondo stick analogico sulla piccola console di Nintendo (il C-Stick aggiuntivo del New 3DS resta invece completamente inutilizzato, ed è un po' un peccato). Non c'è nessun combattimento casuale, soltanto nemici ben visibili sulla mappa.

    La loro presenza è ben bilanciata, mai eccessiva. Durante le fasi di combattimento, i membri del party saranno rappresentati da semplici ma efficaci pannelli situati nello schermo inferiore, mentre in quello superiore troveremo soltanto i nemici, inquadrati frontalmente. Sebbene il design di alcuni demoni non ci sia parso particolarmente ispirato, i disegni sono belli da vedere e godibilissimi. Molto più riusciti degli sprite bidimensionali che rappresenteranno i personaggi inquadrati da lontano e dei fondali, che spesso presentano una risoluzione difficilmente accettabile anche per un gioco uscito su Nintendo 3DS. Insomma, anche tecnicamente, il passo in avanti rispetto al capitolo precedente è minimo, quasi impercettibile. Il design può piacere o non piacere, mentre gli ambienti tridimensionali esplorabili sono comunque una buona aggiunta. La scelta di rappresentare i personaggi con sprite indecifrabili, invece, nel 2016 la troviamo davvero incomprensibile e, per certi versi, inaccettabile.

    Shin Megami Tensei IV: Apocalypse Shin Megami Tensei IV: ApocalypseVersione Analizzata Nintendo 3DSShin Megami Tensei IV: Apocalypse è un buon jrpg, non particolarmente innovativo ma solido, mastodontico e ben calibrato. Le meccaniche di cattura e gestione dei demoni continuano ed essere uno dei punti di forza della produzione, mentre la fitta rete di quest principali e secondarie continuano a ravvivare la sfida e forniscono ulteriori opportunità di esplorare il mondo di gioco, all’interno del quale si possono scorgere paesaggi inaspettatamente pacifici e immacolati, piccoli angoli di paradiso all’interno di un mondo devastato, cupo e apparentemente invivibile. Dopo un incipit piuttosto banale, la storia riesce a riprendersi e migliorare progressivamente, fino a sbocciare in uno dei tradizionali finali multipli approntati dal team di sviluppo. Impossibile non tenere conto, però, di quanto il gioco sia lento ad ingranare e di quanto insignificanti siano - a discapito delle tematiche sulla carta molto interessanti - i telefonatissimi colpi di scena iniziali. Pur essendo consapevoli della scarsa importanza che tale aspetto riveste in un gioco del genere, inoltre, il comparto tecnico ci è inoltre parso davvero sottotono, troppo povero e limitato anche per un gioco destinato a vivere la propria vita in simbiosi con la piccola macchina a doppio schermo di Nintendo.

    7.8

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