Shin Megami Tensei Liberation Dx2 Recensione: a caccia di demoni su smartphone

Atlus porta anche su Android una delle sue serie di punta, con un capitolo ben realizzato sul piano del gameplay, ma troppo legato alle microtransazioni.

recensione Shin Megami Tensei Liberation Dx2 Recensione: a caccia di demoni su smartphone
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  • Atlus sembra non avere la minima intenzione di fermarsi. Dopo aver ottenuto anche in Europa risultati incredibili con quel capolavoro chiamato Persona 5, la software house giapponese mostra sempre più la voglia di uscire fuori dal mercato di nicchia in cui per anni è rimasta rannicchiata. Rientra in questa operazione espansionistica la scelta di distribuire anche nel Vecchio Continente un titolo legato al franchise Shin Megami Tensei, la serie originale da cui è poi nato il ben più famoso spin-off Persona. Arriva quindi su iOS e Android Shin Megami Tensei Liberation Dx2, un gioco disponibile per il download gratuito che mette insieme alcuni degli elementi cardine dello storico brand, offrendo un'esperienza ludica non del tutto degna dell'altisonante nome che porta.

    Devil in the pocket

    Così come nel suo spin-off, anche in Shin Megami Tensei la trama ruota sempre attorno alle figure demoniache: proiezioni del proprio "io interiore" nel caso di Persona, in SMT i demoni sono abitanti della Terra invisibili ai più, capaci dunque di entrare in contatto soltanto con alcuni "eletti". Liberation Dx2 chiede ai giocatori di vestire i panni di uno fra questi individui speciali, catapultandolo in meno di cinque minuti in una guerra fra due fazioni, entrambe in grado di controllare il potere demoniaco tramite il proprio smartphone.

    Gli utenti entreranno a far parte delle file dei Liberators, fermamente motivati ad ostacolare le intenzioni bellicose degli Acolytes. Partendo dal proprio quartier generale - l'improbabile studio di uno YouTuber condito da varie assurdità architettoniche - i Liberators si muoveranno fra le strade di Akihabara e altri quartieri della capitale giapponese, interagendo con i demoni e - quando l'occasione lo richiederà - giungendo anche allo scontro fisico. Bastano queste poche righe per capire come la trama di questo capitolo per cellulari sia perlopiù accessoria, incapace di reggere il confronto con quella dei suoi fratelli maggiori, che proprio nella costruzione del racconto trovavano uno dei propri punti di forza. Se l'offerta narrativa di SMT Liberation Dx2 lascia a desiderare, fortunatamente il gameplay offre qualche sorriso in più. Così come tanti altri franchise che hanno compiuto la stessa migrazione, anche Shin Megami Tensei propone una rilettura molto semplificata della propria formula ludica in occasione dell'arrivo su dispositivi mobile.

    Il gioco di Atlus pubblicato da SEGA mette nelle mani degli utenti una versione alleggerita del gameplay da JRPG a turni che ha fatto la fortuna della serie negli ultimi vent'anni. A capo di un party di massimo quattro demoni, i giocatori dovranno affrontare, capitolo dopo capitolo, diverse battaglie, caratterizzate da tutte quelle meccaniche care ai fan della saga. Una fra tutte, la possibilità di sfruttare le debolezze elementali dei nemici per ottenere un turno bonus, che molte volte rappresenterà il punto di confine fra la più cocente delle sconfitte e la più dolce delle vittorie. Liberation Dx2 ha dalla sua, però, una novità: ogni demone, anche quelli più potenti, ha a propria disposizione soltanto 10 punti di mana, ricaricabili durante il turno dell'avversario. Se sulle prime sembra quasi passare inosservata, tale meccanica renderà i duelli nelle fasi più avanzate di gioco (minimamente) più tattici. Allo stesso modo dei turni, torna in questo spin-off anche la feature delle conversazioni con gli spiriti. I mostri di Shin Megami Tensei sono vanitosi e vogliono essere adulati, come ben sapranno i veterani: pertanto, arruffianarsi Jack Frost e soci sarà necessario al fine di convincerli ad entrare nella nostra squadra. Al pari di Persona 5, gli scambi di battute con i demoni avvengono nei frangenti avanzati della battaglia, quando gli spiriti saranno disposti a sedersi al tavolo delle trattative pur di aver salva la vita. Una volta ottenuta la fiducia delle creature infernali, sarà possibile schierarli in campo così come - altra peculiarità della serie - fonderli a due a due, in modo da ottenere nuove e più forti mostruosità. È proprio sulle fusioni, però, che Liberation Dx2 inciampa ingenuamente, rendendo fin troppo palese quanto la produzione sia stata ideata per sfruttare al massimo le tanto odiate microtransazioni.

    Gotta shop ‘em all

    SMT Liberation Dx2 è un titolo spudoratamente giapponese non tanto per la trama, la veste grafica o il gameplay, quanto per il sistema "gatcha" che regge tutta l'infrastruttura. Per "gatcha" si intende quel meccanismo di ottenimento dei vari personaggi ispirato in maniera lampante alla lotteria, e pertanto completamente casuale. Come già osservato in occasione dell'uscita di Fire Emblem Heroes, anche il gioco di Atlus non può essere spolpato fino all'osso evitando di mettere mano al portafoglio.

    Ci sono alcuni demoni che si ottengono in game e altri che sono sbloccabili tramite fusione, ma una grossa parte del grimorio non può essere completata senza ricorrere alla lotteria interna, sfruttando le tantissime (leggasi: troppe) valute virtuali inserite. È vero che tali denari possono essere guadagnati dedicandosi al farming intensivo per ore e ore, ma in molte istanze il valore dei demoni comprati tramite le gemme (opportunamente conquistate con il sudore della fronte) è ridotto al minimo sindacale, e molto di rado ci capiterà di pescare quelli di rango più elevato. Abbiamo trovato inoltre piuttosto invadente la costante pubblicità di Atlus, che ad ogni caricamento ricorda agli utenti quanto potrebbe migliorare la loro esperienza, se solo strisciassero la carta di credito.

    Shin Megami Tensei Liberation Dx2 Shin Megami Tensei Liberation Dx2Versione Analizzata Android GamesShin Megami Tensei Liberation Dx2 rientra nel piano di espansione di Atlus in Europa e Stati Uniti. Dopo i successi di Persona 5, la software house giapponese sta cercando di presentare ai giocatori occidentali un altro dei suoi franchise di punta, pubblicando anche spin-off non esattamente esaltanti come il qui presente Liberation Dx2. Retto da un racconto poco ispirato, l’opera imbastisce una formula ludica che può essere definita come un surrogato delle ottime strutture jrpg che caratterizzano le produzioni dello studio. Non mancano quindi alcune feature care ai fan, come le battaglie a turni, le conversazioni con gli esseri demoniaci e la fusione degli stessi, ma allo stesso tempo tali componenti di gameplay sono messe in ombra dalla presenza fin troppo ingombrante delle microtransazioni. Sarà molto problematico, infatti, completare il gioco senza aprire il portafoglio, pur spendendo ore e ore (e ore) nel farming delle tantissime valute presenti. Consigliamo quindi di cimentarsi nell’avventura di Liberation Dx2 soltanto ai fan più accaniti (e pazienti) delle produzioni Atlus, costantemente assetati del potere dei demoni.

    6.8

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