Sifu Recensione: la crudele legge della vendetta

I creatori di Absolver tornano alla carica con un action in terza persona con elementi roguelike spettacolare e soprattutto duro come l'acciaio.

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  • Sotto parecchi punti di vista, Sifu si dimostra perfettamente in linea con il tema che in tutto e per tutto rappresenta. Proprio come il Kung-Fu infatti il nuovo titolo di Sloclap, team indipendente di Parigi già responsabile di Absolver (per approfondire, eccovi la recensione di Absolver), richiede impegno, disciplina e ferrea applicazione, dall'inizio alla fine.

    Immaginatevi, in esemplare accordo con la cinematografia di genere, un cammino tortuoso ed intransigente, che vi costringerà a stringere tremendamente i denti e a mettervi alla prova a più riprese: solo l'allenamento e un'incrollabile forza di volontà vi permetteranno di raggiungere l'agognato finale, portando a compimento un'Odissea di vendetta destinata a lasciare il segno.

    Sarà, è bene ribadirlo immediatamente e a chiare lettere, un percorso di formazione lastricato di fatica e dolore: un'ascesa attraverso un Purgatorio fatto di sconfitte e ostacoli all'apparenza insormontabili, da scalare un millimetro alla volta. La ricompensa, per chi dimostrerà di avere i riflessi, i nervi saldi e la pazienza utili per arrivarci, è tuttavia destinata a essere straordinaria, perché Sifu è un'esperienza di certo non per tutti - anzi, forse proprio per pochissimi - eppure di quelle dannatamente memorabili.

    La lunga strada per la rivincita

    Si sa, il sangue chiama sempre e comunque altro sangue. Una legge universale a cui il racconto di Sifu, piacevolmente canonico nelle premesse e nello svolgimento, non prova neppure per un istante a sottrarsi. L'incipit è, senza

    mezzi termini, fulminante: ci si fa strada a colpi di arti marziali all'interno di un dojo, alla ricerca dell'immancabile cattivo di turno. Nel giro di neppure cinque minuti - ancora sopraffatti dalle sbalorditive animazioni e dall'eccellente regia, ispirata in maniera raffinata e autentica a un certo tipo di film di matrice asiatica - ecco l'amara verità: no, non stavamo vestendo i panni del protagonista, ma quelli della sua spietata nemesi. E la persona che abbiamo trucidato a mani nude, di fronte allo sguardo sconvolto dell'erede goffamente nascosto dietro a un mobile, non era affatto il cattivo di turno, bensì il venerando Sifu (letteralmente "maestro" nell'antica tradizione cinese).

    Qualcosa però va storto nei criminali piani di Yang e dei suoi quattro spietati alleati: il figlio - o la figlia, perché potrete scegliere se impersonare un maschio o una femmina - del vecchio saggio sopravvive per miracolo alla strage, e incentra la sua esistenza solo e soltanto attorno all'idea della vendetta. Un'ossessione maturata per otto lunghi anni di estenuanti allenamenti, con una lista di cinque coreografici assassini da eliminare uno dopo l'altro, in un uno contro tutti a dir poco brutale. Il sangue che chiama sangue, no? E allora via, lanciati verso una redenzione folle e quasi impossibile, senza alleati che non siano le vostre mani ma anzi con legioni di avversari pronti ad annientarvi con ogni mezzo.

    Dal passato con furore

    In termini ludici, Sifu si inserisce nel solco di una piena continuità con Absolver: anche in questo caso ci si trova al cospetto di un action in terza persona interamente costruito sugli scontri in corpo a corpo, con un sistema di combattimento profondo e stratificato a sorreggere l'insieme - anche se, per fortuna, meno cervellotico e inutilmente complesso di quanto sperimentato nell'opera prima dello studio francese. Il lavoro svolto da Sloclap, team composto da una trentina di elementi, è davvero encomiabile: la sensazione di controllo è strepitosamente appagante, e l'immediatezza pad alla mano si dimostra di quelle capaci di stregare sin da subito.

    Uno dei più grandi meriti di Sifu è da ricercarsi però nell'esaltante visceralità dell'azione: l'impatto dei colpi è formidabile (anche per merito del clamoroso lavoro con la telecamera e di un ottimo sound design), ed è impossibile non godere di fronte alla versatilità situazionale offerta all'utente da un sistema di animazioni paragonabile solo a quello ammirato in The Last of Us Parte II. Oltre alle letali combo da effettuare sia a mani nude che con armi raccolte durante l'esplorazione dei livelli si fanno infatti notare le violentissime finisher contestuali, con entusiasmanti interazioni ambientali che dipendono da tavoli, colonne ed altri componenti dello scenario - con tanto di parti che si frantumano e schizzi di sangue cartoon che macchiano le superfici.

    Non aspettatevi ad ogni modo vita facile: per quanto la vostra maestria nelle arti marziali si rivelerà determinante in un fulmineo balletto di morte destinato a impegnarvi per un tempo variabile tra le quindici e le venti ore, vi ritroverete

    costantemente in inferiorità numerica. E dovrete imparare a difendervi ancor prima di attaccare a testa bassa. Sta forse proprio in questa sua indole estremamente rigorosa e molto poco conciliante uno dei pregi ma anche dei potenziali difetti della gagliarda produzione transalpina: Sifu non scende a compromessi né fa sconti, mai. Sarà allora indispensabile capire come gestire le parate e soprattutto le schivate, che per essere effettivamente tali andranno per giunta direzionate a colpi di analogico a seconda della direzione dei colpi degli avversari. Il tutto con una finestra di esecuzione volutamente limitata, per mettere alla prova riflessi e coordinazione oculo-manuale con malcelato sadismo.

    Il risultato è esperimento per certi versi unico nel suo genere, che riprende l'indole dei vecchi picchiaduro a scorrimento di una volta (a proposito,

    recuperate la nostra recensione di Streets of Rage 4) aggiungendo però una personalità diabolicamente unica e un tasso di sfida molto, molto sopra la norma. Con un solo livello di difficoltà selezionabile, come si confà a chi è davvero genuinamente duro e puro e non ha timore di risultare impopolare, preparatevi a uno spietato processo di selezione naturale: solo i più forti arriveranno davvero all'epilogo, ed è bene che i meno esperti non si lascino preda di vane illusioni. Prendere o lasciare insomma - ed è in tutta franchezza molto meglio lasciare se ci si frustra facilmente o se non si ha intenzione di investire tanta energia, anche sul piano mentale, in Sifu.

    Il tempo della riscossa

    Come già anticipato, in maniera estremamente formativa ogni sofferenza verrà ad ogni modo ripagata: la morte serve, come in ogni roguelike, tanto per impartire degli insegnamenti quanto per concedere qualche incentivo a far meglio. In quest'ottica il senso di crescita è costante, ed è stupefacente assistere ai propri miglioramenti in corso d'opera, quando col passare delle ore si arrivano a metabolizzare certe sfaccettature del combat system e per così dire a "vederne la matrice", come succedeva a Neo in Matrix.

    Uno degli spunti più originali di Sifu sta comunque nella sua peculiare reinterpretazione (anche narrativa...) dei meccanismi roguelike: si parte dall'età di vent'anni, col furore della giovinezza che garantisce più rabbia e fisicità che effettiva consapevolezza. Ogni volta che si muore, si può scegliere di ripartire esattamente da dove ci si trovava, facendo però trascorrere una quantità di anni via via incrementale.

    Provo a spiegarlo a parole, anche se in game risulta tutto molto più chiaro e leggibile: finendo KO, al secondo tentativo ci ritroveremo con un combattente di venti più uno anni, e dunque ventuno. Al terzo, ventuno più due anni, quindi ventitré. Altra morte? Si riparte da ventitré più tre anni, quindi ventisei, e la volta successiva da ventisei più quattro, ovvero trent'anni. Quella dopo ancora, trenta più cinque, e così via fino ai settanta inoltrati.

    Non che si tratti solo e soltanto di una finezza estetica - perché effettivamente vedrete i segni del tempo sul vostro avatar: tra una decade e l'altra si abbasserà la quantità di energia massima, ma l'esperienza si tradurrà in un prezioso aumento dei danni provocati. Senza contare il fatto di poter investire le risorse accumulate dopo ogni morte, in modo da sbloccare nuove tecniche e nuove mosse per la run in corso, oppure per sempre (a fronte di una richiesta di punti comunque piuttosto ingente, che vi costringerà ulteriormente a provare e riprovare).

    Data una struttura così particolare, anche l'incedere finisce per essere piacevolmente diverso dal solito: non sarete obbligati a ripartire ogni volta

    tassativamente da capo, ma anzi da un certo punto in poi avrà senso cominciare la vostra run dal secondo/terzo livello, poiché il gioco vi permetterà di farlo dall'età a cui siete arrivati in quello specifico punto durante la vostra run migliore. Non che si tratti di chissà qualche concessione, in realtà: vedetela piuttosto come tempo comodamente risparmiato, perché tanto vostro malgrado vi ritroverete a sbattere la testa a più riprese a con le sfide che vi aspetteranno negli schemi che ancora dovrete superare. Imparando dai vostri errori, aprendo piccole scorciatoie e in generale dedicando tutto all'apprendimento della via del Kung-Fu.

    Il fascino del Dragone

    La strabordante pienezza di Sifu non si declina solo attraverso il suo brillante sistema di combattimento o la sua convincente formula roguelike: Sloclap mette sul piatto un videogioco dal manifesto valore audiovisivo, che con tanto gusto e un livello di pulizia invidiabile spesso e volentieri non sembra affatto provenire dal panorama indipendente (recuperate la recensione di Kena Bridge of Spirits per un caso paragonabile). Sifu è tecnica di primissimo piano - delle animazioni pazzesche ho già scritto, ma mi prendo la libertà di ribadire ancora una volta il concetto - ma è anche e soprattutto classe e stile.

    La direzione artistica timidamente low-poly si sposa a meraviglia con le texture spesso appena accennate e con l'illuminazione soffusa: ambientazioni esoticamente urbane sono riprodotte con i toni di un fumetto pulp tutto da vivere, connotate in maniera ancor più azzeccata da una colonna sonora incalzante che mescola con malcelato fomento strumenti tradizionali cinesi ed elettronica. L'effetto finale a schermo è davvero pregevole, specie quando Sifu sceglie di abbandonare in toto il realismo per concedersi qualche momento più astratto, fra sagome a contrasto spinto e gradazioni di colore impossibili.

    SIFU SIFUVersione Analizzata PlayStation 5Volendo pensare a un paragone neppure troppo ardito, si potrebbe sostenere che Sifu sia letteralmente come un diamante: splendente, durissimo ed evidentemente non alla portata di chiunque. A distanza di quattro anni dal buon debutto con Absolver, Sloclap si ripresenta con un titolo poderoso, che sancisce con prepotenza il sorprendente talento dello studio parigino. Non so se l'idea di un gioco per certi versi così esoso nelle richieste all'utente e così incapace di scendere a compromessi sia del tutto vincente o inattaccabile, e anzi forse un pochino di bilanciamento in più (e magari un briciolo di rigore in meno...) non avrebbero fatto male, specie pensando al grande pubblico. Nutro però un sincero rispetto per la visione follemente hardcore del team, e mi sembra anche giusto attribuire i meriti di una scelta coraggiosa e supportata con coerenza da un gameplay esigente ma sempre onestissimo. Detto ciò, fate attenzione: investite i 39.99€ richiesti solo e soltanto avendo piena coscienza delle difficoltà che vi attendono. O pensavate davvero che vendicare la vostra famiglia potesse essere una passeggiata?

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