Slime Rancher Recensione

L'allevamento di slime di Monomi Park apre definitivamente le porte agli utenti PC e Xbox One, proponendo una ricetta ludica spensierata e rilassante.

Slime Rancher Recensione
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  • Pc
  • Nel mare magnum di produzioni che scuote quotidianamente il mercato del videogioco, trovare un'idea originale e realizzare commistioni di genere risultano di sicuro due fattori decisivi per il successo di un nuovo prodotto, a maggior ragione se si tratta di un'opera prima. Quando lo studio indipendente Monomi Park, nel gennaio del 2016, estrasse Slime Rancher dal cilindro dell'Early Access di Steam, diede prova proprio delle due capacità di cui sopra, tanto da attrarre un numero sempre più cospicuo di curiosi, poi divenuti sostenitori del progetto a tutti gli effetti.
    Nell'anno abbondante che ha accompagnato la crescita di questo sgargiante farming simulator alieno, il piccolo team di San Mateo ha lavorato alacremente per impreziosire il più possibile il suo pargolo digitale, che da Steam, oltretutto, si è allargato anche verso i lidi di Xbox One. Delle due versioni disponibili, comunque, prenderemo qui in esame l'originale per PC, così da proseguire il discorso avviato con la nostra anteprima della scorsa estate e poter meglio valutare l'evoluzione effettiva del titolo dai suoi mesi d'esordio, quando ancora il suo parco contenuti necessitava di un certo arricchimento.

    Lavori sporchi

    Siccome Slime Rancher, nonostante l'apprezzamento della community, non ha ricevuto un'attenzione mediatica particolarmente massiccia, è comprensibile che chi si sia avventurato in queste righe possa non saperne davvero nulla, per cui è d'uopo sintetizzarne gli elementi cardine. Il gioco segue in prima persona la vicenda di Beatrix LeBeau, contadina stanca della vita sulla Terra che sceglie di partire per "Far, Far Range", un pianeta lontano anni luce, ed intraprendere un'attività simile alla precedente ma al contempo nuova, ricominciando da zero.
    Giunta sull'astro acquista quindi un podere brullo, si munisce subito di un peculiare aggeggio tecnologico aspiratutto -il Vackpack- e comincia a scandagliare i dintorni a caccia di slime, le creature tondeggianti e appiccicaticce che popolano ogni anfratto di questo assolato mondo terracqueo. Il perché è presto detto: l'intera economia di Far, Far Range si fonda sulla compravendita dei "plort", ovvero le feci a forma di cristalli che gli slime sono soliti produrre dopo aver saziato il proprio appetito. Per il giocatore diventa dunque un'urgenza catturare un po' di queste creaturine e lanciarle nei recinti costruiti attorno alla propria casetta per cominciare ad accudirle, così da raccoglierne le preziose cacchine e poi introdurle in un apposito sportello intergalattico al fine di ricavarne un numero di monete che varia in base alle quotazioni giornaliere. La particolarità di Slime Rancher è che di slime, nei setting che compongono la mappa di gioco, ce ne sono a bizzeffe e di tante razze differenti, ciascuna con le proprie caratteristiche comportamentali, alimentari ed "escrementizie".
    I Pink Slime sono dappertutto, si nutrono di ogni cosa e crescerli singolarmente non frutta molto denaro; ma ci sono anche i Rock Slime, anch'essi comuni ma i cui plort valgono un po' di più, sebbene rischino sempre di ferire Beatrix a causa della loro testa aguzza; e ci sono i Tabby Slime, mansueti mostriciattoli felini ghiotti di pollame; e poi slime di fuoco, acqua e miele, alcuni visibili solo di notte, altri soltanto in alcune zone del territorio specifiche. Laddove, com'è ovvio, tanto più una specie è rara da intercettare, quanto più alto è il valore commerciale della sua pupù. Decidere quali slime stipare nella stessa gabbia, se solo del medesimo tipo o misti, è poi un'altra azione da non prendere sottogamba. Questi simpatici esserini hanno infatti il vizietto di mangiare i plort altrui per assumere forme ibride di dimensioni giganti, con la conseguenza che talvolta l'evoluzione porta all'utente più profitto, mentre, in caso di contaminazione sbagliata, gli slime si trasformano in Tarr, abomini fangosi che devastano ogni cosa gli si pari davanti.

    Esperienza accumulata a parte, è possibile studiare le abitudini di ogni razza nella Slimepedia, compendio dettagliatissimo che dà una grossa mano, tra l'altro, quando si tratta di scegliere che tipologie di strutture fabbricare all'interno del proprio possedimento. Oltre alle recinzioni - che possono essere upgradate con reti, barriere e vari strumenti per automatizzare l'allevamento degli slime - è difatti possibile piantare alberi da frutta, edificare aree dedicate a galli e galline, installare silos e inceneritori per l'amministrazione delle risorse in eccesso. A conti fatti l'anima prettamente gestionale di Slime Rancher funziona a meraviglia, è ricca di spunti e intrattiene sulla distanza senza troppi problemi. Un'anima che si appoggia, comunque, su un biosistema che i Monomi Park hanno saputo rendere interessante e coerente pur nella sua stravaganza di fondo, il che è poi, sicuramente, uno dei maggiori punti di forza di tutta la produzione.

    Beatrix l'esploratrice

    Va poi da sé che per immergersi totalmente nella placida quotidianità di Far, Far Range sia soprattutto necessario esplorare a fondo quanti più angoli possibile del pianeta. Uno dei nostri dubbi in fase di preview riguardava l'effettiva ampiezza della mappa, che ai tempi dell'Accesso Anticipato contava soltanto un paio di aree. Oggi, invece, siamo felici di constatare come le location percorribili in Slime Rancher siano tante e scenograficamente ben differenziate, per cui ai generici paesaggi bucolici si alternano antri cavernosi, giungle verdeggianti, distese desertiche e altro ancora, a formare un dedalo di sentieri che si fa scoprire passo dopo passo con estremo piacere. Ogni porzione della mappa, per altro, ospita dei compiti da svolgere che sono svincolati dalla routinaria attività di risucchio degli slime col Vackpack - che, per inciso, è anche in grado di spararli lontano, con risultati, talvolta, d'impensabile perfidia mista a cinismo. Ecco quindi che bisogna scovare i Gordo Slime per rimpinzarli del loro cibo preferito fino a farli scoppiare, in modo tale da ottenere risorse extra e, se fortunati, le cosiddette Chiavi Slime, indispensabili per sbloccare determinate parti dello scenario.

    Ancora, grazie ai recenti update è possibile dedicarsi alla ricerca - o all'acquisto, nel caso peccaste di pigrizia - di alcune cianografie per la fabbricazione di nuovi gadget avveniristici, oppure al ritrovamento di certi accessori per gli slime, che non solo ne personalizzano il look, ma donano loro anche alcune abilità particolari.
    Insomma, le attività accessorie non mancano di certo, benché emerga altresì l'impressione che la formula avrebbe giovato di qualche incarico secondario un po' più mirato e appassionante - in verità ci sono delle piccole missioni di raccolta giornaliera di risorse, ma diventano monotone in brevissimo tempo. Ed è qui che risiede l'unico vero limite potenziale di Slime Rancher. Che è insomma un'esperienza dai ritmi distesi, più che gradevole se approcciata con piglio tranquillo e con una propensione alla scoperta per gradi di nuovi ambienti e forme di vita; ma che, senza tali presupposti, può tramutarsi facilmente in un titolo dove le azioni da eseguire rischiano di risultare un po' ripetitive, ovviamente a scapito del coinvolgimento generale nel lungo periodo. Riuscendo invece a digerire il mood di gioco, ciò che attende l'utente, oltre all'efficacia di tutte le meccaniche descritte poc'anzi, è un contesto artisticamente azzeccatissimo. Parlando del fattore estetico, l'opera Monomi Park non gode certo di una mole poligonale importante, ma il suo manto grafico soffice e colorato si adagia perfettamente sul concept e sull'umorismo della produzione, così come anche la colonna sonora, composta di brani strumentali leggiadri e sognanti. Un ulteriore plauso, infine, va fatto al lavoro di ottimizzazione, che, nella build precedentemente testata, ci aveva fatto sorgere qualche preoccupazione. In versione PC, ad ora, Slime Rancher è fruibile senza tentennamenti tecnici, sempre fluido e privo di bug di sorta.

    Slime Rancher Slime RancherVersione Analizzata PCRilassante e rilassato, Slime Rancher è un buffo “manageriale avventuroso” dai tratti piuttosto atipici. La sua formula ludica richiede però curiosità e dedizione affinché la giovane LeBeau possa entrare in confidenza con le numerose variabili che regolano la vita degli slime, così da aumentare i propri guadagni ed espandere il ranch con installazioni sempre migliori. Il titolo ha il potenziale per intrattenere a lungo gli amanti del genere, sebbene l’assenza di missioni collaterali di rilievo rischi di appesantire un gameplay tendente per natura a un certo grado di ripetitività delle medesime mansioni. Ad ogni modo, il buon equilibrio di meccaniche esplorative e gestionali fa sì che il problema possa eventualmente manifestarsi dopo un quantitativo di ore in-game sufficientemente consistente, che insomma giustifica i venti euro richiesti per un prodotto confezionato con grande passione e competenza. E che rappresenta per Monomi Park, inoltre, un debutto di tutto rispetto.

    7.8

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