Songbringer Recensione: Hyper Light Drifter incontra The Legend of Zelda

Un Action RPG in Pixel Art che fonde insieme Hyper Light Drifter e The Legend of Zelda A Link To The Past aggiungendo una spruzzata di Sword & Sorcery...

recensione Songbringer Recensione: Hyper Light Drifter incontra The Legend of Zelda
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Devo essere sincero, quando ho scoperto l'esistenza di Songbringer, giusto un paio di settimane fa, mi sono sentito in colpa: come è possibile che mi sia completamente sfuggito un titolo come questo? Amo la pixel art, amo i rogue like, amo il design bizzaro ed eclettico, praticamente faccio a gara con gli amici su Steam per "chi li aggiunge per primo alla lista dei desideri". Eppure, nonostante il successo su Kickstarter, la gestazione di ben due anni e il lancio su ogni piattaforma possibile e immaginabile lo scorso primo settembre, il titolo sviluppato da Wizard Fu (one-man-studio di Nathanael Weiss) è volato al di sotto dei miei indie-radar. Pazienza, mi sono detto, faccio un mea culpa e rimedio all'errore, perché il bello di un titolo del genere è che non invecchia mai, neanche dopo vent'anni.
    Allora guardo due screenshot, leggo i commenti, avvio il download (circa 1gb), è il tempo mi è appena sufficiente per dare una rapida occhiata al trailer. In giro dicevano tutti che si trattava di una specie di Zelda per SNES, che dentro c'era un sacco di Hyper Light Drifter e che non mancava anche una bella spruzzata di Sword & Sorcery. Tutto vero, ma una volta avviato mi sono reso conto che c'era qualcos'altro che sorreggeva l'intera opera, un certo quid in più. L'avventura di Songbringer sembra guidata da uno spirito folle e scalmanato, tenuto però insieme da una visione lucida, arricchita da trip psichedelici e da un linguaggio a dir poco inaspettato, che rende il tutto innegabilmente unico. In genere, ingredienti di questo tipo finiscono per farmi urlare al capolavoro, se non fosse che in questo particolare caso, oltre ai numerosi pregi, ho trovato anche un discreto numero di difetti. Un peccato, perché c'erano tutti i presupposti per creare uno dei migliori action-RPG indie dell'ultimo quinquennio.
    Livelli generati proceduralmente e in maniera intelligente, personaggi strambi, dungeon impegnativi, eppure devo ammettere che il mio interesse non è rimasto costante fino alla fine, segno che qualcosa non ha funzionato come doveva. Dopo circa nove ore di run (e nonostante il pressoché totale completamento), ho ancora l'idea di essermi perso qualcosa, come un piccolo fastidio. Sicuramente si tratta di una suggestione, ma forse in parte è vero, perché Songbringer ha un'anima estremamente personale, che farà impazzire alcuni, ma ne allontanerà degli altri. Di sicuro, io sto nel mezzo...

    Dude, Where's My Spaceship?

    Digiti un codice, flash sconnessi, e ti ritrovi schiantato su un pianeta sconosciuto. Ti chiami Roq, o almeno sembra, e anche se la grafica ad 8-bit non ti permette di decifrare il tuo volto, riesci perfettamente ad afferrare la natura della tua fisionomia da "rétro-macho". Vicino a te fluttua un oggetto che assomiglia ad un robot da cucina. Si chiama Jib, ed è amichevole. Scambi quattro chiacchiere con lui e ti sembra di conoscerlo da una vita, perché in effetti è così, poi entri in una caverna, perché lì doveva esserci necessariamente una caverna. Dentro c'è una spada, anzi una nano-spada, e anche se il tuo amico Jib ti dice non prenderla tu te ne freghi e la fai tua.

    Potere, avventura, casino! Ovviamente ti assalgono dei mostri sferiformi, e tu non hai la minima idea di cosa sia una nano-spada, però la usi come si deve e fracassi allegramente tutto. Poi esci, il ferro vecchio blatera qualcosa alle tue spalle mentre ti incammini verso chissà dove: "raggiungiamo la Songbringer?", "ovvio, che ci sto a fare qui sennò!". E allora vai, cerchiamola questa astronave.
    Ecco, questa è nientemeno che l'intro del gioco, forse leggermente romanzata, sì, ma di sicuro rende perfettamente l'idea. Il pianeta si chiama Ezkera, e non siamo soli. C'era una civiltà che lo abitava, c'è una storia da scoprire e noi ovviamente abbiamo un ruolo in tutto ciò. La trama è semplice, così come l'intento dei personaggi, e a dir la verità potrebbe anche non interessarvi (potrebbe), perché -come dicevamo prima- la precedenza questa volta tocca all'atmosfera. Misteriosa, trasognata e decisamente stramba, eppure ha un suo particolarissimo appeal che, almeno per quanto riguarda l'estetica, ti spinge ad andare avanti ad esplorare i quadri (livelli) che ti si parano davanti, che poi sono tutti generati proceduralmente all'avvio del gioco tramite l'immissione del famoso codice (seed). Il linguaggio usato dai personaggi nei dialoghi è un misto fra lo slang da strada Americano, il gergo tecnico-scientifico e un corso avanzato di meditazione trascendentale. È divertente, talvolta spiazzante e persino poetico, ma in qualche occasione perde d'efficacia, come se per pigrizia si dimenticasse di arrivare al punto. E poi c'è la grafica rigorosamente in pixel art: brillante, ispirata, spesso geniale. Ti trasporta in giro per il mondo tenendoti a braccetto, mostrandoti scenari sempre interessanti, vivaci, e si gioca così bene le sue carte che riesce perfino a dribblare la ripetitività tipica della generazione randomica degli asset. Complici dell'ottimo comparto tecnico sono anche le musiche ipnotiche, gli effetti (non sempre in stile 8-bit ma perfettamente fusi con il resto) e le animazioni, talmente ben riuscite che da sole annullano la staticità della scena, rendendola sempre ricca e dinamica.
    Fino a qui benone, e il gameplay?

    Songbringer è un Action-RPG con visuale Top-down, dichiaratamente ispirato al caro vecchio Zelda, che concentra tutto sé stesso nell'esplorazione di una mappa, condita da nove dungeon e svariati boss. Il mondo è composto da numerose aree (blocchi) che, man mano che si avanza, vanno ripulite una ad una dai vari mostri che le infestano. Oltre alla spada, che resta comunque l'arma principale, ci sono anche altri gingilli interessanti nell'armeria portatile di Roq, come le bombe e il nostro amatissimo Cappello-Boomerang. Sono presenti anche sezioni di puzzle-solving, generalmente accessibili, ed anche un po' di crafting, ma va detto che non è una componente particolarmente complessa, al punto che nel nostro caso ci è venuto spontaneo bypassarla. Ecco, come avrete intuito, ci avviciniamo al punto debole di Songbringer, che risiede proprio nella profondità delle sue meccaniche. Tutto ciò appare evidente soprattutto nel combat-system, che è comunque impegnativo, ma a mio avviso non ha sufficiente carisma per sorreggere l'intera campagna. I nemici sono tanti, imprevedibili e i boss possono darvi del filo da torcere, vero, tuttavia non basta.

    È una questione di feeling; di pattern troppo sconnessi dei nemici, di una velocità dei movimenti che a volte non mi è sembrata soddisfacente, di qualcosa che assomiglia perfino ad un leggero delay nei comandi, fatto sta che siamo ben lontani dalla precisione crudele (e bellissima) raggiunta dai combattimenti di quell'indimenticabile Hyper Light Drifter che, purtroppo o per fortuna, rappresenta comunque un metro di paragone per il nostro Songbringer.
    Metteteci anche che l'evanescenza sconclusionata della storia potrebbe far calare l'attenzione ad un certo punto dell'avventura, e considerate il seed genera non solo la morfologia del mondo, ma anche la distribuzione delle risorse, e in alcuni casi tutto ciò potrebbe mettervi davanti a situazioni piuttosto frustranti. Oltretutto, alla morte dell'eroe, i nemici si rigenerano, e questo può essere considerato un vantaggio dal punto di vista del livello di sfida, ma nel caso in cui l'atmosfera non saprà rapirvi fino in fondo non potrete fare a meno di percepire un po' di ripetitività. Il tal caso, però, va detto che esiste anche un'opzione per il permadeath, e chissà che questa non riesca a dare un sapore completamente diverso al vostro viaggio: a voi la scelta.

    Songbringer SongbringerVersione Analizzata PCSongbringer è un titolo valido, realizzato con cura e con un estro fuori dal comune. Grafica e atmosfere accattivanti, musiche avvolgenti ed un gameplay capace di regalarvi un notevole quantitativo di sfida, mentre la generazione casuale del mondo di gioco aggiunge anche una interessante opzione per quanto riguarda la rigiocabilità. Tuttavia c'è una variabile che potreste voler considerare prima dell'acquisto: il vostro gusto personale. Perché il titolo di Wizard Fu porta con sé tantissime buone doti, ma è allo stesso tempo figlio di un'impronta stilistica e di un feeling da gameplay estremamente particolare, che di sicuro non piacerà a tutti. In ogni caso il suo valore è innegabile, soprattutto se consideriamo il prezzo (al momento 19,90€ su Steam) e lo rapportiamo alla sua più che buona longevità. Insomma, si tratta certamente di un titolo da tenere d'occhio, oltretutto è presente anche una buona traduzione in Italiano che, visti i tempi, non è roba da poco...

    7

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