Soulstice Recensione: uno stylish action made in Italy, stile Devil May Cry

Reply Game Studio presenta Soulstice, uno stylish action che riprende gli stilemi di giochi come Bayonetta e Devil May Cry.

Soulstice
Recensione: Multi
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Negli ultimi anni il panorama ludico italiano ha eseguito una vera e propria impennata, sia dal punto di vista produttivo che qualitativo. Basti a pensare a Mario + Rabbids: Kingdom Battle, coloratissimo strategico di Ubisoft Milano che ha venduto oltre dieci milioni di copie in tutto il mondo, o a Enotria: The Last Song, ambizioso soulslike italiano che abbiamo toccato con mano in occasione del Tokyo Game Show 2022 (per tutti i dettagli leggete il nostro provato di Enotria: The Last Song).

    Nella categoria dei titoli più in vista tra quelli sviluppati nel Bel Paese rientra pure Soulstice, un stylish action game confezionato dai ragazzi di Reply Game Studio e pubblicato da Modus Games su PC e console di ultima generazione. Annunciato soltanto nel mese di giugno 2021, il titolo ha finalmente raggiunto la rampa di lancio, ragion per cui nelle ultime settimane ci siamo assicurati di scoprire tutti i suoi segreti. Siete pronti a conoscere il nostro verdetto finale?

    Due sorelle contro la Corruzione

    In origine il mondo era governato dal Caos. Ad un certo punto, però, questa potentissima entità primordiale venne sconfitta e spodestata dai cosiddetti Custodi - la Portatrice della Fiamma, lo Scultore e il Giudice - i quali, essendo ben consci di non poterla distruggere completamente, la esiliarono dall'altro lato del Velo. Ghermito il potere dei Caos e intenzionati a dare un senso a un mondo al tempo privo di significato, i Triarchi generarono quindi la vita, ignorando loro malgrado che ogni essere vivente avrebbe presto o tardi udito il richiamo del Velo: la morte.

    Mentre il genere umano prosperava sotto la guida dei Custodi, il Caos cominciò a tramare per disfare l'operato dei Triarchi; ricevuto l'ordine di scatenarsi contro coloro che l'avevano esiliato, la progenie del Caos aprì addirittura uno squarcio nel Velo e provocò il tragico evento noto come "Avvento del Solstizio delle Anime", consentendo a orrori di ogni tipo di penetrare nel mondo umano per seminare morte e distruzione. Dal momento che gli uomini non erano in grado di contrastare le orde di mostri invasori, i Custodi si videro costretti a brandire ancora una volta il potere del Caos, allo scopo di creare una nuova stirpe di guerrieri che potesse contenere la minaccia e proteggere il Sacro Regno di Keidas. In seguito al funesto episodio che ha distrutto le loro vite, le due sorelle protagoniste di Soulstice, Briar e Lute, sono state accolte dall'Ordine della Lama Cinerea, che allo scopo di salvarle e servirsene al pari di un'arma le ha trasformate in una Chimera: un ibrido forgiato dalla fusione di due anime. Dal momento che il suo sangue è stato infettato dalla Corruzione, la maggiore, Briar, ha ottenuto una potenza e una resistenza fuori dal comune, di cui si serve per sgominare gli Spettri e gli altri esseri demoniaci che vorrebbero distruggere Keidas; sua sorella minore, Lute, ha invece perso il proprio corpo fisico e si è tramutata nello spirito guardiano di Briar, che appunto assiste in battaglia lanciando incantesimi di ogni genere.

    Considerate instabili, indisciplinate e poco inclini a seguire gli ordini, nei primi minuti della campagna le due consanguinee, che normalmente vengono trattate come reiette, ricevono l'ordine di raggiungere la città sacra di Ilden, che a causa dell'apertura di una Breccia nel cielo è purtroppo caduta nelle mani della progenie del Caos.

    Determinate a dimostrare il proprio valore, Briar e Lute raggiungono il luogo indicato, ma vi trovano un'enorme lacerazione nel Velo del mondo, che di minuto in minuto diventa sempre più grande e pericolosa. Affrontando di volta in volta le dolorose rivelazioni circa il loro passato e gli oscuri segreti dell'Ordine della Lama Cinerea, le due protagoniste dovranno attraversare l'intera città e sigillare la Breccia più grande che si sia mai vista, ma quel che ancora non sanno è che lo squarcio nel Velo ha generato delle atrocità che potrebbero rivelarsi ben oltre la loro portata.

    Palesemente ispirato al dark fantasy giapponese e, in particolare, a opere del calibro di Berserk e Claymore, il canovaccio narrativo di Soulstice potrà non essere particolarmente elaborato o fantasioso, eppure i patemi vissuti da Briar e Lute sanno coinvolgere il giocatore e incuriosirlo circa le angoscianti circostanze in cui queste sono diventate una Chimera.

    Al netto di una sceneggiatura poco incisiva, le personalità così diverse delle due protagoniste - una cinica e disillusa, l'altra premurosa e assennata - generano un cocktail stravagante e soddisfacente, e che tutto sommato gioca un ruolo piuttosto importante nell'economia di Soulstiice. Laddove tanti esponenti del genere stylish action tendono infatti a destinare poco spazio all'intreccio, gli sviluppatori di Reply Game Studio hanno invece cercato di imbastire un racconto intrigante e, oltretutto, di dar forma a un mondo incredibilmente cupo e periglioso, che nelle 15-20 ore necessarie per giungere ai titoli di coda (a seconda del tempo che il giocatore sceglie di destinare al recupero di oggetti e potenziamenti nascosti) abbiamo esplorato con costante attenzione, curiosità e un'insaziabile sete di sangue.

    Il segreto è la sinergia

    Come ampiamente sottolineato nel nostro più recente provato di Soulstice, il piatto forte del prodotto è senza ombra di dubbio il suo adrenalinico e variegato sistema di combattimento in salsa hack'n'slash. Procediamo con ordine, specificando prima di tutto che, sebbene entrambe le sorelle partecipino agli scontri, il giocatore può controllare soltanto la maggiore.

    Caratterizzata da una scura corazza che strizza tanto l'occhio al guerriero nero nato dalle matite del compianto Kentaro Miura, Briar è un'autentica furia e lotta ricorrendo alle manovre tipiche del genere action: equipaggiata con uno spadone che funge da arma principale, che all'occorrenza può alternare coi sei strumenti di morte collezionabili lungo il tragitto, questa è in grado di esibirsi in combo spettacolari e fulminee, tanto a terra quanto a mezz'aria. Coi suoi movimenti convulsi, la Chimera può invero sfrecciare da un capo all'altro del campo di battaglia, intrappolando i suoi sventurati avversari in lunghe catene di colpi volte a tritarne le carni, e adattare il proprio stile di lotta alle debolezze dei nemici. Come imposto dalla tradizione del genere, ognuna delle sette armi padroneggiabili ha effetti differenti sui mostri e può risultare più indicata di altre per abbattere determinate creature: se per esempio il martello da guerra facilita il frantumamento di scudi e barriere eteree, l'arco è quasi indispensabile per abbattere i fastidiosi nemici volanti, mentre la frusta torna molto utile al momento di dover tenere a bada molteplici oppositori contemporaneamente.

    Se le movenze e le risorse belliche di Briar non si discostano granché da quelle di Dante di Devil May Cry o dalla Strega di Umbra (a proposito, qui trovate la nostra anteprima di Bayonetta 3), sono le capacità della sorellina Lute il vero elemento distintivo del gameplay di Soulstice. Nonostante questa non sia totalmente controllabile, l'apporto dello spirito è irrinunciabile, poiché può difendere la sorella dalla maggior parte degli attacchi nemici. Premendo l'apposito tasto col giusto tempismo e a seconda della situazione, Lute può contrattaccare in vari modi: all'inizio dell'avventura questa dispone soltanto del rallentamento, ossia l'abilità con cui arresta brevemente i movimenti dell'avversario per consentire a Briar di spostarsi ed evitare il colpo, ma col passare delle ore la fanciulla spettrale potrà deviare dardi e frecce, erigere barriere con cui bloccare gli assalti in entrata, o in alternativa interrompere un'azione prima ancora che il bersaglio possa agire.

    A differenza della Paladina Cinerea, che nel corso della vicenda può soltanto apprendere nuove combo e acquisire la totale padronanza delle singole armi, la consanguinea ha anche accesso a un albero delle abilità molto vasto e variegato, di cui il giocatore può servirsi per mutare profondamente l'approccio alle battaglie, incrementare a dismisura l'efficacia delle varie risorse contro determinate tipologie di nemici e chi più ne ha più ne metta.

    La vera forza di Lute sta però nella capacità di alzare due campi di forza che, a seconda del colore, permettono a Briar di compiere delle azioni altrimenti impossibili: all'interno del Campo di Evocazione, gli oggetti eterei che non appartengono al mondo umano diventano visibili e addirittura tangibili, il che consente a Briar di infrangere i cristalli azzurri e annientare gli Spettri; al contrario, trascinare oggetti o nemici caratterizzati da escrescenze cristalline di colore rosso all'interno del Campo di Esilio rende vulnerabili gli ostacoli che di norma non potrebbero essere distrutti.

    Entrambi i campi, però, prosciugano lentamente le energie di Lute e ne aumenta l'Entropia, una sorta di indicatore della stamina che una volta pieno sovraccarica lo spirito e lo obbliga a svanire per qualche secondo. A queste due preziose risorse, che già da sole avrebbero potuto creare un delicato equilibrio, si aggiunge inoltre la Coesione, ossia l'indicatore che nel mezzo della battaglia rappresenta la relazione tra le due sorelle: non solo una maggiore armonia tra di loro ne massimizza l'efficienza, ma una volta raggiunto il massimo livello di Coesione queste possono pure scatenare degli attacchi sinergici che non lasciano alcuno scampo alla progenie del Caos. In alternativa, un elevato livello di Coesione può essere sfruttato per dare inizio al Furore, una sorta di Berserk Mode che potenzia enormemente la forza e la velocità di Briar e che costringe Lute a concentrarsi unicamente sull'attacco. In questo micidiale stato, le due protagoniste sono in grado di danneggiare con poco sforzo tutti gli avversari nei paraggi, inclusi quelli che di solito potrebbero essere indeboliti solo all'interno di uno dei due campi. Una risorsa, insomma, da utilizzare per ribaltare situazioni particolarmente svantaggiose.

    Potendo contare su una carrellata di idee uniche e originali, quantomeno sulla carta il sistema di combattimento di Soulstice appare quindi estremamente articolato e profondo, la cui totale padronanza non richiede troppe ore di gioco. All'atto pratico, però, questo mostra delle crepe non trascurabili. Presi singolarmente, i poteri di Lute sono uno più di straordinario e sfizioso dell'altro, ma quando all'utente viene chiesto di alternarli in rapida successione, magari per affrontare simultaneamente Spettri e nemici Posseduti, le battaglie diventano improvvisamente caotiche e confusionarie, anche grazie a una serie di problemi prettamente legati al tutt'altro che brillante targeting offerto dalla telecamera.

    Sia nelle aree spaziose che in quelle ristrette, la telecamera tende purtroppo a perdere di vista i bersagli più vicini in favore dei più distanti o comunque a limitare enormemente la visuale. Come risultato, la scarsa leggibilità dell'azione complica inutilmente anche le lotte più semplici, e in alcuni casi fa persino sparire del tutto la nostra Briar. Se a questo aggiungiamo che la finestra per immobilizzare un nemico è dannatamente breve, oltre a sortire un effetto a nostro avviso poco impattante, l'intero sistema di combattimento perde di colpo buona parte del suo fascino.

    Luci e ombre di Ilden

    Benché Soulstice si avvalga di una gradevole atmosfera cupa, i livelli creati da Reply Game Studio ci hanno convinto davvero poco, anche perché, essendo questo ambientato interamente nella città di Ilden, la maggior parte dei suoi quartieri finiscono per somigliarsi un po' troppo, dando al giocatore la spiacevole sensazione di trovarsi sempre nello stesso luogo.

    Gli sporadici enigmi ambientali e le fasi di platforming superabili attraverso i poteri speciali di Lute compensano solo in minima parte il continuo e sfiancante riciclo di intere porzioni di mappe, che oltretutto ci sono parse strutturalmente confusionarie. Proposto unicamente su PC e console di ultima generazione, il comparto tecnico di Soulstice è abbastanza solido, anche se durante le cutscene abbiamo riscontrato un onnipresente effetto stuttering che penalizza la resa dei modelli poligonali. La versione Xbox Series X da noi provata include poi tre diverse modalità grafiche, di cui due privilegiano rispettivamente il frame rate e la risoluzione; la terza, invece, è un compromesso indicato a coloro che preferiscono un'esperienza bilanciata. Durante i nostri test abbiamo giocato perlopiù in Modalità Performance e, fatta eccezione per le fasi più concitate, abbiamo registrato cali di frame rate occasionali e tutto sommato passabili.

    Se nel complesso la colonna sonora svolge il proprio compito senza lode e senza infamia, con tracce che difficilmente potranno rimanervi impresse, abbiamo invece apprezzato il doppiaggio in inglese, ben recitato e contraddistinto da ottimi accostamenti vocali, nonché gli scorrevoli testi tradotti in italiano, che siamo convinti faranno la gioia di coloro che ancora non masticano la lingua anglofona.

    Soulstice SoulsticeVersione Analizzata Xbox Series XNonostante la propria inesperienza col genere stylish action, i ragazzi di Reply Game Studio hanno messo a punto un sistema di combattimento sfaccettato e innovativo, che sfrutta in maniera assai ingegnosa le diverse risorse di Briar e Lute. Per il rovescio della medaglia, l’eccessivo caos scaturito durante le battaglie, unito a una telecamera a nostro avviso da riprogettare quasi interamente, penalizza troppo spesso la lettura dell’azione, complicando persino le sfide più semplici. Augurandoci che lo studio italiano si rimbocchi le maniche per rimediare almeno in parte alle lacune del prodotto, ne consigliamo l’acquisto agli estimatori di scontri al cardiopalma.

    7

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