South Park Scontri Di-Retti Recensione: un'avventura tra gag e pazze risate

A tre anni di distanza da Il Bastone della Verità arriva South Park Scontri Di-Retti, il nuovo gioco basato sulla serie di Matt Stone e Trey Parker.

South Park Scontri Di-Retti
Recensione: PlayStation 4
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • "Ma l'autobus non doveva arrivare a dicembre?", borbotta uno dei personaggi in attesa alla fermata di South Park, alludendo in maniera autoironica al percorso un po' accidentato seguito dal titolo di Ubisoft. Annunciato durante l'E3 del 2015, in uno scrosciare vigoroso di applausi, l'anno successivo il gioco era stato fissato per dicembre del 2016. Una data che solo qualche mese dopo era stata rivista e posticipata al primo trimestre del 2017, e poi ancora all'anno fiscale 2018. Una serie di rinvii che aveva allarmato, comprensibilmente, i fan, preoccupati che il progetto potesse seguire le sfortunate sorti del predecessore, rimasto a lungo in un nel limbo dell'indeterminazione. E in effetti South Park: Scontri Di-Retti ha seguito in pieno l'iter ansiogeno de Il Bastone della Verità, presentandosi però, dopo mesi di preoccupazione, come uno dei titoli più divertenti di sempre, sostenuto da un impianto ruolistico sorprendentemente profondo.

    E poi c'è Babbo Natale seminudo che prende a mazzate un coniglietto satanista.
    Così, per gradire.

    "Da grandi poteri deriva un mare di soldi e fi*a" (cit Jimmy Valmer)

    Basta un solo un istante, una sonora esplosione gastrica, un minigioco (il primo di molti) dedicato all'eiezione dei tesori enterici del protagonista, per rendersi conto che South Park: Scontri Di-Retti è, prima di qualsiasi altra cosa, un parto delle menti genialmente devianti di Trey Parker e Matt Stone, creatori di una delle serie più dissacranti di tutti i tempi. Proprio come nel caso del suo brillante predecessore, Scontri Di-Retti è infatti sceneggiato come un lungo, lunghissimo episodio di South Park, con una quota strabiliante di svolte narrative, trovate innominabili e una pletora di battute che vi vergognereste di ripetere di fronte a una platea di baldi scaricatori di porto.

    Questo nuovo capitolo ci riporta a South Park poco dopo la conclusione delle vicende de Il Bastone della Verità. Ristabilita la pace nella ridente cittadina del Colorado, il novellino, ora giusto sovrano di elfi e umani, è impegnato a difendere i propri domini dall'attacco di un esercito invasore, presto obliterato dalla possente fragranza della sua petomanzia. Giunta di nuovo a Kupa Keep, la compagnia scopre però che la nuova chiamata alle armi non è stata lanciata dal Mago Cartman, ma da un "misterioso" personaggio proveniente dal futuro, alla ricerca di alleati per una nobile impresa: promuovere a colpi di condivisioni su "Procinstagram" il miglior franchise sui supereroi di tutti i tempi. Prendendo le mosse dai quattro episodi della saga del Procione delle stagioni 13 e 14 (e dal terzo episodio della 21, vero e proprio prologo del gioco), Scontri Di-Retti trascina l'utente in una storia inedita che non rinuncia a tirare in ballo alcuni dei personaggi più iconici della serie animata, in un tornado di citazioni folli e meraviglioso fan service.
    Tra cospirazioni politico-lovecraftiane, "Civil War" e venticelli sfinterici che minacciano la solidità dello spaziotempo, la trama di Scontri Di-Retti si muove agilmente sul percorso tracciato da una scrittura irriverente e carica di inventiva, mai a corto di idee, anche quando si tratta di trovare il miliardesimo modo per scherzare sui mefitici poteri del protagonista, opportunamente ribattezzato Petoman.

    Sotto la consueta valanga di riferimenti inguinali, scene scabrose e flatulenze da record, si agita però un substrato di satira ribollente, che lancia strali affilati alla volta di un "politically correct" imperativo e imperante, spesso facciata di intenti molto meno nobili. Ma non solo, perché nel mirino dei ragazzi di Ubisoft San Francisco finiscono di nuovo anche i cliché più abusati delle produzioni di genere. Difficilmente infatti riuscirete a trattenere un ghigno divertito quando il prode Capitan Diabete, nel mezzo di uno degli incarichi affidati dal Procione, si lamenterà del fatto che "le missioni di scorta sono sempre le peggiori". E come dargli torto?
    La verve narrativa di Scontri Di-Retti riempe le pieghe di una storia stracarica di colpi di scena e risate fragorose, decisamente più ampia rispetto a quella del primo capitolo e, se possibile, ancor più delirante, nel senso migliore del termine.

    "Il tuo culo è pieno di sorprese" (cit Kyle Broflovski)

    Come nella migliore tradizione ruolistica, le nuove avventure del "novellino" nel folle mondo di South Park si aprono esattamente come in testa all'episodio precedente, ovvero con la scelta dell'aspetto del nostro avatar. L'editor in dotazione non è cambiato molto rispetto a quello de Il Bastone della Verità, fatta eccezione per lo slider - già entrato negli annali dell'irriverenza videoludica - che permette di scegliere il colore del protagonista e, di conseguenza, la difficoltà dell'avventura.
    Allo stato dei fatti si tratta di una decisione che non ha reali conseguenze sulle dinamiche del gameplay (la difficoltà effettiva viene selezionata altrove), anche perché, una volta ottenuta la propria "scheda personaggio", il protagonista potrà cambiare a piacimento tanto l'etnia quanto il genere, con conseguenze piuttosto esilaranti sullo svolgersi dell'avventura.

    Le fasi iniziali della storia, infatti, vedranno il novellino definire la propria identità di supereroe, a partire dal terrificante evento - di cui non ci azzardiamo a fare menzione - che l'ha portato a prendere coscienza dei propri fantastici poteri. Capacità che saranno determinate dalla classe di eroe scelta dal giocatore tra le tre selezionabili poco dopo l'inizio dell'avventura, rivisitazioni semiserie degli archetipi superomistici di personaggi come Flash, La Cosa e Ciclope. Al termine di ognuno degli "atti" della storyline principale, il buon Petoman potrà aumentare la rosa dei propri superpoteri aggiungendo al suo personaggio una nuova classe a scelta tra quelle disponibili. Scontri Di-Retti offre al giocatore un totale di 10 classi di supereroi, ognuna dotata di tre abilità uniche più una mossa speciale, la stessa quota che compone la gamma delle tecniche equipaggiabili dal novellino.
    Tecniche che il giovane eroe potrà sfoggiare indossando una mole ciclopica di costumi di ogni genere e fattura, che però non influiranno sulle prestazioni battagliere del membro più silenzioso degli Amici del Procione. Una volta composto il proprio eroe multiclasse, i giocatori potranno scegliere quali poteri allocare in ogni slot, tenendo a mente che l'efficacia di ciascuno dipenderà dal valore di una delle tre statistiche principali del personaggio, ovvero Muscoli (colpi corpo a corpo), Cervello (poteri a distanza) e l'inqualificabile Cazzimma (capacità di supporto).

    Pur vantando una maggiore complessità ruolistica rispetto al precedente capitolo, Scontri Di-Retti non vi chiederà però di lanciarvi in un oscuro labirinto di numeri e statistiche. La progressione viene infatti gestita tramite l'equipaggiamento di tre diverse categorie di "manufatti" che determinano i valori di base di tutte le caratteristiche. Maggiore sarà il livello del vostro campione delle esalazioni intestinali, maggiore sarà il numero dei manufatti che potrete assegnargli, fino ad un totale di otto.
    La reale efficacia di questi oggetti sarà poi definita dai bonus e dai malus determinati da un ulteriore categoria d'equipaggiamenti, ovvero particolari modificatori genetici estrapolati, ad esempio, dal DNA di "tosti combattenti senza tetto" o dal "tessuto anale di un Gorilla multichiappato". Per quanto la cosa possa sembrare complicata - e anche un filino raccapricciante - tutto quello che dovrete fare è controllare periodicamente che gli oggetti equipaggiati siano, in relazione alle abilità in uso, i migliori tra quelli a disposizione del protagonista, danda un'occhiata anche agli elementi craftabili.
    Si tratta di un sistema di crescita tanto semplice da gestire quanto insospettabilmente profondo, specialmente in virtù dei meriti del combat system del gioco, che si presenta come un miglioramento netto rispetto a quello del capitolo precedente.

    In Scontri Di-Retti ogni battaglia avviene all'interno di un "sistema a griglia" del tutto simile a quello dei classici Jrpg strategici, sul quale il giocatore potrà schierare il protagonista assieme ad un massimo di tre compagni. Alla disposizione dei nemici sulle caselle di questa scacchiera, da bravi strateghi, dovremo adattare le specifiche traiettorie (a bersaglio singolo o ad area) di ogni potere, le abilità di spostamento dei personaggi, gli effetti di spinta o attrazione delle abilità, più tutti gli eventuali bonusmalus di stato, tenendo sempre a mente eventuali interazioni tra le forze in campo.
    Un megapugno di Super Craig, ad esempio, potrebbe spingere un temibile uomo granchio contro il rapidissimo Fastpass che, da invisibile, l'accoglierebbe con uno scappellotto extra. Bloccato tra i due, il povero crostaceo si troverebbe quindi costretto a scaricare sui compagni vicini dardi elettrizzanti, effetto dello status Shock inflitto dall'attacco Sfera Gigavolt di un eventuale Petoman classe Gadgettato. Anche il combat system di Scontri Di-Retti prevede dei piccoli QTE da portare a termine durante le fasi di attacco e difesa, utili ad incrementare i danni infltti e a ridurre quelli ricevuti, aumentando al contempo l'energia accumulata nella barra dell'attacco speciale.
    Si tratta di una costante che tutto sommato contribuisce positivamente al dinamismo degli scontri e, per quanto le combo non richiedano chissà che abilità, a mantenere il giocatore sempre vigile. Aggiungete al mix condizioni speciali per la vittoria, ostacoli sul campo di battaglia, pittoresche evocazioni, alleati una tantum e poteri sfinterici, e avrete ancora un'idea piuttosto vaga di quanto il sistema di combattimento di South Park: Scontri Di-Retti possa rivelarsi profondo e sfaccettato, specialmente con un boss nei paraggi. Uno spessore tattico che però fa sentire la mancanza di un maggiore livello di sfida, tarato in maniera fin troppo accomodante anche alla difficoltà più elevata.

    "La scor**gia è un privilegio, non un diritto" (cit anonima abitante)

    Sebbene il game over continui ad essere un'eventualità piuttosto remota, gli uomini di Ubisoft San Francisco sono riusciti a comporre un'esperienza nella quale la parola noia non trova mai posto. Un obbiettivo raggiunto grazie allo stesso ingrediente segreto utilizzato in grande abbondanza da Obsidian per il capitolo d'esordio: la varietà. La città di South Park si rivela come sempre un "parco giochi" ricchissimo di cose da fare e vedere, sempre più ampio man mano che il giocatore sbloccherà poteri speciali e super amici da utilizzare per risolvere i semplici enigmi ambientali proposti dal gioco, o per muoversi rapidamente da un punto all'altro della mappa.

    Esplorare ogni angolo della cittadina, con la sua incredibile mole di citazioni pop e di personaggi memorabili, offre ai giocatori momenti di ilarità convulsa, accompagnati da moti ridanciani ancor più clamorosi che tendono ad esplodere in maniera incontrollabile durante un buon 80% delle attività legate alla trama. Che si tratti di guidare verso il Valhalla (in stile Flappy Bird) l'unicorno volante cavalcato dalla madre defunta di un pesce gay, o di sfruttare l'aiuto di Morgan Freeman per lacerare il tessuto spaziotemporale con un'emissione gassosa fuori scala, ogni passo in direzione dei titoli di coda ci farà dono di una valanga di momenti indimenticabili, tra le maglie di un titolo che pare urlare di continuo "e questa non è nemmeno la mia forma finale". Oltre 20 ore di risate che portano a sorvolare sull'estrema linearità (almeno dal punto di vista ludico) dell'avventura, o sulla mole non proprio consistente delle attività secondarie, e perfino su quei momenti - pochi, per fortuna - che mostrano qualche cedimento nella qualità della scrittura.
    Su questo fronte, però, abbiamo per voi un avvertimento che non mancherà di generare qualche moto di - comprensibile - malcontento. Andando avanti nel gioco, in particolar modo dalla metà in poi, ci si rende conto di come il lavoro svolto dal team di localizzazione per l'italiano sia stato quantomeno approssimativo.

    Se è pur vero che la satira di un titolo come South Park, profondamente radicato nella cultura statunitense, non può risultare altrettanto efficace in una lingua diversa dall'originale, va detto che la traduzione di alcune forme e periodi raggiunge a volte il nonsense. E non parliamo di quello che fa ridere. La cosa peggiore è che tutte queste défaillance si riflettono in negativo sul doppiaggio, a tratti blaterante.
    Per risolvere il problema in via definitiva basta in effetti cambiare la lingua dell'audio (ammesso che si conosca l'inglese), ma si tratta comunque di un colpo decisamente basso, specialmente se si considera la relativa rarità dei giochi completamente localizzati. Per il resto il comparto tecnico si dimostra più che all'altezza delle aspettative, grazie alla cura maniacale dedicata dal team all'animazione di ogni personaggio e alla composizione di ogni scenario, con l'obiettivo univoco di trasformare il titolo in una puntata di South Park interamente giocabile. C'è ancora qualche piccolo problema di sovrapposizione delle texture, ma si tratta di eventi occasionali che non influiscono sulla qualità dell'esperienza. Sorvolando sugli - eccellenti - effetti sonori delle produzioni enteriche del protagonista, strappa più di una risata il ricco campionario di canzoni incluso nel gioco, tutti pezzi esilaranti tratti dalla serie originale.

    South Park Scontri Di-Retti South Park Scontri Di-RettiVersione Analizzata PlayStation 4Se le continue sfide di Trey Parker e Matt Stone allo strapotere morale del “politicamente corretto” sono il vostro pane quotidiano, allora avete assolutamente bisogno di aggiungere South Park: Scontri Di-Retti alla vostra collezione. Il seguito de Il Bastone della Verità reinterpreta egregiamente la formula del primo capitolo, aggiungendo al paiolo creativo un sistema di combattimento sorprendentemente profondo, basato su meccaniche di progressione interessanti e altamente inclusive. Per il resto, la varietà delle situazioni proposte dal titolo, sostenuta da una scrittura di gran qualità e da una mole clamorosa di citazioni e autocitazioni, traccia i contorni di un’esperienza memorabile, divertentissima, che riconferma le dissacranti qualità della serie di Ubisoft. Ora composta da due dei migliori tie-in della storia dei videogiochi.

    8.6

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