Recensione Spirit Camera: Le Memorie Maledette

Un titolo controverso sfrutta la realtà aumentata come pochi altri

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Spirit Camera: Le Memorie Maledette
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    Disponibile per:
  • 3DS
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

L'annuncio del rinnovamento della serie Fatal Frame, conosciuta in Europa come Project Zero, ha destato molto stupore: l'ultimo capitolo in ordine di tempo era Mask Of The Lunar Eclipse, pubblicato per Wii nel 2008 e mai giunto in occidente, con il risultato di diventare un gioco discretamente ricercato, anche a causa di una patch di traduzione amatoriale che ha permesso agli appassionati di gustarselo in inglese.
La stessa Nintendo, che non ha mai voluto portare quest'ultimo episodio in America ed Europa, quindi, ha spiazzato i fan, annunciando sia Spirit Camera, spin off dedicato alla più recente console portatile della compagnia, sia Deep Crimson Butterfly, versione riveduta e corretta del secondo capitolo, nuovamente per Wii.
Entrambi sono disponibili dal 29 Giugno sugli scaffali. Vediamo quindi cosa ha in serbo per noi il titolo pensato per la nuova portatile.

Esperienza interattiva

Alla base di Spirit Camera c'è un concetto sicuramente interessante. L'idea di sfruttare le tecnologie di Augmented Reality in un titolo con protagonisti i fantasmi non è in verità del tutto inedita, basti pensare al fallimentare The Hidden, uscito nei primi mesi di vita del 3DS, senza riuscire ad impressionare e dimostrando che una tech demo non basta per fare un vero e proprio gioco. Spirit Camera, invece, sembrava in grado di stupire, mostrando valori produttivi di ben altro livello, lasciando però in sospeso alcuni interrogativi, soprattutto dovuti al fatto che un titolo di questo tipo, che basa gran parte del proprio appeal sull'atmosfera, va giocato nel giusto ambiente.
Ora che Spirit Camera è disponibile è necessario sottolineare subito un aspetto fondamentale: più che a un videogioco vero e proprio, nel senso tradizionale del termine, siamo di fronte ad un'esperienza interattiva, che verrà quindi apprezzata solo da una determinata fascia di pubblico.

Sfruttamento dell’hardware

Spirit Camera riprende gli stilemi alla base di tutti gli episodi della serie Fatal Frame, quindi un'ambientazione tipicamente nipponica nella quale sono sempre presenti tre elementi fondamentali: una casa abbandonata da esplorare in silenzio e in preda ai brividi, un'avvenente ragazza tra i protagonisti (dotata di una speciale macchina fotografica antica chiamata Camera Obscura) e una moltitudine di anime dannate che tenteranno in ogni modo di terrorizzare il giocatore.
Partendo dalle basi solide dei capitoli precedenti, quindi, Tecmo ha incluso tutti questi elementi, andando ad integrarli sfruttando a fondo l'hardware della console.
Il punto di vista passa dalla terza persona alla soggettiva e il personaggio femminile non è più la protagonista, in quanto lo spostamento dell'inquadratura fa sì che il giocatore diventi il vero e proprio elemento di spicco dell'intera vicenda.
Le telecamere della console, quindi, vengono utilizzate per riproporre la meccanica di combattimento basata sulla Camera Obscura, utilizzando tanto il 3D quanto i giroscopi integrati nell'hardware, in modo da coinvolgere al massimo il giocatore, spingendo i confini della realtà aumentata, spesso tanto interessante quanto poco sfruttata.

Trama classica

La confezione di Spirit Camera include, oltre al ridottissimo manuale, quello che nel gioco viene chiamato "Diary of Faces", una sorta di quaderno maledetto che nell'immaginario di Spirit Camera il giocatore troverà, rimanendo coinvolto nella vicenda.
Il diario trasporterà il giocatore per la prima volta nella casa, un'ambiente che potremo esplorare solamente attraverso dei movimenti su binari, con l'opportunità però di muovere nello spazio la console per cambiare il punto di vista, guardando sullo schermo l'ambiente decrepito formato da stanze scure, corridoio tenebrosi e porte socchiuse che aumenteranno a dismisura la tensione.
Nelle varie visite alla casa, gestite in autonomia dal gioco e dettate dalle esigenze della trama, verremo a conoscenza della presenza chiamata "Woman in Black", una donna misteriosa che abita le varie stanze e attira a sé tutti quelli che entrano in possesso del quaderno, rubando letteralmente loro il volto se non riusciranno a superare determinate prove.
Aggirandosi nella costruzione si incontrerà anche Maya, tenuta segregata ma in grado di spostarsi da quel mondo alla nostra realtà, diventando da subito un punto di riferimento per il giocatore: una sorta di guida che racconterà i fatti di cui è a conoscenza, chiedendo aiuto per spezzare la maledizione e liberare tutti gli spiriti tenuti prigionieri, prima che venga rubato loro il volto.

Realtà aumentata

L'uso combinato dei giroscopi, dello schermo 3D e della fotocamera presente sul dorso della console hanno permesso l'integrazione di meccaniche legate alla realtà aumentata di indubbia efficacia: giocando si dovrà spesso ruotare su sé stessi, cercando con lo sguardo Maya (con la quale potremo parlare facendo evolvere gli eventi), che comparirà sovrapposta al luogo in cui ci troviamo.
La giovane ci inviterà spesso ad inquadrare le pagine del quaderno, ognuna delle quali reagirà in modo differente, con effetti quali scritte insanguinate che andranno a comporsi sotto i nostri occhi riempiendo pagine in realtà vuote, oppure con l'evocazione di spiriti che emergeranno letteralmente dalla carta per sfidarci.

Le meccaniche di combattimento fanno altrettanto buon uso della realtà aumentata, sovrapponendo gli spettri all'ambiente e facendoli interagire con il giocatore che dovrà seguirne le movenze, inquadrandoli con l'obiettivo della console, a tutti gli effetti diventata la Camera Obscura della protagonista.
Soluzioni così originali hanno il pregio di coinvolgere al massimo il giocatore, che si ritrova quindi ad essere davvero il protagonista di un episodio di Project Zero, benché ridotto, senza dover passare attraverso un avatar da controllare.
La qualità della fotocamera dorsale del 3DS, però, è indubbiamente scarsa e questo fattore rende obbligatorio giocare in un ambiente ben illuminato, pena la difficile visibilità degli spettri o il mancato funzionamento delle pagine del diario inquadrate. Ci si scontra così con la resa dell'ambientazione, molto scura soprattutto durante l'esplorazione della casa e che perde parecchio a livello emozionale senza le giuste condizioni esterne.

Gioco o non gioco?

Le particolarità di Spirit Camera si scontrano con una struttura necessariamente rigida, che mette al centro il giocatore, vincolandolo però in modo totale: la trama avanza solo in una direzione, senza alcuna possibilità di scelta e imponendo una sequenza di eventi dettata direttamente dalle pagine del diario. Esaminandolo nella sua interezza prima di iniziare a giocare, infatti, ci si può fare un'idea del flusso di gioco, ovviamente non intuendo il funzionamento degli enigmi, originali e ben architettati, ma rendendosi subito conto che l'esperienza interattiva offerta da Spirit Camera non è destinata a durare a lungo: le pagine, infatti, sono in numero ridotto, fattore che si riflette sulla longevità di gioco, che ammonta ad una scarsa manciata d'ore.
Oltretutto, essendo l'esplorazione completamente guidata e la struttura rigida, il giocatore non può in alcun modo allungare la vita media dell'esperienza, poiché il percorso dall'incipit al finale è legato in modo ferreo e lineare agli eventi scatenati dal diario, alle conversazioni con Maya e agli scontri con le entità possedute, senza possibilità di scelta o variazione alcuna.
Ecco quindi che le meccaniche ludiche farebbero di Spirit Camera un gioco ma la sua struttura lo avvicina più ad un'esperienza interattiva, che toglie il controllo al giocatore in cambio del suo totale coinvolgimento, ponendolo al centro della trama.

Spirit Camera: Le Memorie Maledette Difficile giudicare Spirit Camera, valutando le sue diverse anime: l'ambientazione perfettamente mutuata dai precedenti capitoli attirerà sicuramente gli appassionati, che potrebbero tuttavia rimanere delusi a causa del formato differente rispetto agli altri episodi della serie. La realtà aumentata e lo sfruttamento di tutte le caratteristiche del 3DS, infatti, sacrificano completamente molti altri aspetti, tra i quali l'esplorazione, mettendo il giocatore al centro di tutto ma obbligandolo ad accettare una struttura rigida, che non concede nulla in termini di scelte e che rende quindi Spirit Camera più un'esperienza interattiva che un videogioco nel senso classico del termine. Anche la longevità, in quest'ottica, non può che limitare l'appetibilità presso un pubblico tradizionale, che non accetterà di buon grado una trama così compressa e forzata al legame con il "Book of Faces", idea di base, valore aggiunto e punto debole dell'intera produzione, a seconda del punto di vista. Un titolo controverso, quindi, che gli appassionati di titoli horror di origine nipponica dovrebbero tenere in grande considerazione, soprattutto per merito del buon numero di brividi che è in grado di suscitare e grazie ad un’originalità di fondo di tutto rispetto, ma che potrebbe lasciare interdetti tutti gli altri.

5

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