Recensione Splinter Cell:Double Agent

Sam è tornato, e questa volta dovrà lavorare il doppio

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  • Ps2
  • DS
  • Xbox
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • Pc
  • Psp
  • L’intramontabile

    Tra i tanti eroi il cui esordio è legato alla prima console di casa Microsoft, ce n’è uno che, nato quasi con il solo scopo di intaccare il dominio di Solid Snake, è riuscito a ritagliarsi una grande fetta di pubblico, distinguendosi non come una semplice clone, ma anzi ridisegnando il genere dello Stealth Game.
    Naturalmente stiamo parlando di Sam Fisher.
    Nell’attesa dell’arrivo di tutti gli altri eroi della passata console, Sam, camminando tra le ombre, giunge sui lidi della nostra beneamata X360.
    Sta a noi far sì che non venga scoperto.

    Prima di tutto...

    Prima di addentrarci nel gioco, nelle sue modalità e nelle sue innovazioni, è giusto fare una piccola precisazione sull’aspetto tecnico del titolo.
    Da quando è arrivata sul mercato X360 e si sono aperte le porte della next-gen, si tende sempre più a soffermarsi sull’aspetto visivo dei titoli in uscita.
    In tutta questa corsa alla next-gen dove si classifica Sprinter Cell Double Agent?
    Sicuramente l’alta definizione ha fatto un gran bene al prodotto: in Double Agent non è raro trovare momenti in cui la scena tecnica regala più di un'emozione. Gli ambienti sono ricchi di dettagli, di giochi di luce e di ombre. Le informazioni su schermo si sono ridotte al minimo: si visualizza così una più ampia panoramica dell’area di gioco, che garantisce un maggiore effetto cinematografico delle azioni di Sam.
    Purtroppo però, più che di fronte ad un salto generazionale, ci ritroviamo di fronte ad un pomposo upgrade grafico di quanto visto in Sprinter Cell 3, con i suoi pregi e i suoi difetti, come vistosi cali di frame rate nelle fasi più concitate e saltuari problemi di compenetrazioni nelle pareti.
    Inoltre, sebbene il titolo -come vedremo più avanti- offre vari spunti di risoluzione delle missioni, consente in maniera veramente irrisoria di interagire con il pomposo ambiente di gioco.
    Sicuramente è un titolo curato graficamente, che riesce a regalare alcune prelibatezze non indifferenti (come l’effetto di distorsione che si ha sui bordi del mirino), ma che, soprattutto alla luce dei prodotti che stanno per uscire in questi giorni, poteva dare sicuramente di più.
    Dal punto di vista del sonoro, di contro, non è possibile chiedere di meglio al titolo. Le musiche, mai fastidiose, accompagnano bene l’azione di gioco, incalzando nel momenti momenti topici.
    Le voci in lontananza riescono a dare una reale idea di dove potrebbero trovarsi gli avversari ed il doppiaggio, in generale, risulta molto buono. È giusto precisare che Sam non è più doppiato dall'ottimo Luca Ward: il suo sostituto si è comunque rivelato all'altezza della situazione.

    Doppio agente

    La trama di questo Splinter Cell è sicuramente la più coinvolgente tra quelle che fino ad oggi hanno accompagnato le gesta di Sam (ricordiamo che Double Agent è il quarto capitolo della saga). Per una serie di eventi (che è meglio non specificare per non rovinare la sorpresa), il nostro eroe si troverà nella duplice funzione di agente della NSA e di infiltrato del JBA, un’organizzazione terroristica che sta sperimentando un nuovo tipo di arma di distruzione di massa.
    Il “Doppio agente” è indice proprio di questa connotazione, che impone all'utente di svolgere un doppio ruolo. Se da un lato sarà necessario ottenere la fiducia dei membri del JBA, dall’altro sarà altrettanto importante sventarne i piani, restare in contatto con la NSA ed evitare inutili spargimenti di sangue. Il tutto senza farsi scoprire.
    Al fine di rendere constantemente informato il giocatore sui suoi rapporti con le due organzizazione, il gioco mostra 2 barre che rappresentano il grado di fiducia che le due fazioni ripongono in Sam Fisher, ed una lista di obiettivi che, se portati a termine, faranno crescere o diminuire la fiducia verso l’una o l’altra fazione.
    Se nella prima parte del gioco grazie alle nostre abilità sarà possibile “lasciare contente” tutte e due le fazioni, andando più avanti il giocatore si troverà di fronte a delle scelte, a dei bivi che, soprattutto a livello di difficoltà più alto, influenzeranno lo svolgersi degli eventi, dando persino l’accesso a nuove missioni ed a nuovi obbiettivi.
    Inoltre, la presenza di tre finali diversi garantisce al titolo, nonostante la non troppo elevata longevità della modalità storia, un alto fattore di rigiocabilità.

    Sam è come il vino...

    ...invecchiando migliora!
    Invece di subire gli acciacchi dell’età, in questo nuovo episodio Sam potrà contare su tutta una serie di nuove mosse e su nuovi gadget.
    Restare nelle ombre rappresenterà ancora una volta la nostra maggiore fonte di sicurezza, ma il gioco offre diverse possibilità di risoluzione delle missioni.
    Sostanzialmente le possibilità sono tre. Uccidere tutti i nemici non facendosi scoprire, evitare tutti i nemici o dichiarare guerra aperta.
    Come in passato, studiando bene la zona è possibile trovare comodi ripari da cui eliminare i nostri avversari. Da questo punto di vista, però, ci troviamo di fronte ad una IA davvero poco evoluta, con nemici che tendono a restare fermi in attesa dei nostri colpi.
    Ben diversa è invece l’IA che gli avversari mostrano nelle fasi Stealth. I nemici non faranno sempre il solito percorso, permettendo quindi un facile accesso alle loro gole indifese, ma avranno delle routine che cambieranno continuamente i loro itinerari. Inoltre, la presenza di qualche movimento sospetto, le farà correre nella vostra direzione per accertarne la fonte. In caso debbano addentrarsi in zone scure, cercheranno, prima di procedere, di catturare l’attenzione di qualche altra guardia lontana, e non esiteranno a chiedere rinforzi in caso di necessità.
    In altre parole, per riuscire negli intenti senza farsi scoprire, sarà necessario passare anche interminabili minuti nascosti nell’ombra, cercando il momento adatto per agire. Del resto arrivare al termine delle missioni senza essere avvistati è un'operazione necessaria nel caso si vogliano sbloccare nuovi accessori, come il grimaldello automatico o nuovi tipi di proiettili.
    È giusto precisare che, a differenza degli altri Splinter Cell, i luoghi d’ombra non saranno poi molti: più di una missione si svolgerà all’aria aperta ed in pieno giorno.
    Da questo punto di vista il gioco appare molto difficile, in quanto anche il minimo errore potrebbe compromettere l’intera missione.
    Per fortuna, viene data la possibilità di salvare in qualsiasi momento, ed i caricamenti, salvo quello iniziale per caricare il livello, non sono lunghi, permettendoci quindi di procedere, eventualmente, per “tentativi”.
    Una piccola menzione speciale va fatta nei confronti delle missioni da svolgere nella base del JBA.
    All’interno della basa ci verrà data ogni volta una missione a tempo da parte dei membri del JBA (come assemblare una mina o finire un determinato percorso di addestramento). Solitamente il cronometro risulta non troppo inquisitorio, ed il tempo a disposizione è spesso molto più di quanto realmente sia necessario. Ciò non mina affatto il divertimento, è anzi un'espediente intelligente per permettere a Sam di compiere, nel tempo che resterà disponibile dopo aver portato a termine la missione del JBA, una serie di incarichi per conto dell’NSA.
    Tali incarichi costringeranno il giocatore ad entrare all’interno di aree riservate, cui sarà assolutamente tassativo non farsi scoprire, ed in cui non sarà possibile tramortire i vari uomini di ronda.
    A questi obiettivi primari si aggiungono anche altri obiettivi secondari, come prendere le impronte digitali di tutti i vari membri del JBA, o impossessarsi delle loro schede anagrafiche, o ancora riuscire a fare un buon punteggio nel tiro al poligono. Questi compiti potranno essere portati a termine in più riprese.
    In defintiva l'operazione risulta molto divertente, anche per il fatto che sarà sempre necessario tenere sotto controllo il timer per fare in modo di trovarsi, allo scadere del tempo, nel luogo in cui ci era stato dato l’incarico dai membri del JBA.

    Guardie e ladri

    Come in alcuni dei precedenti episodi, anche in Double Agent la modalità Live sfrutta la classica sfida di guardie contro ladri. Sostanzialmente le due squadre di gioco devono rispettivamente rubare un codice da uno dei vari terminali e portarlo alla loro base (ladri), o evitare che gli avversari riescano nell'impresa appena descritta.
    In termini più specifici la sfida potrà svolgersi in un classico 3 contro 3.
    I terminali all’interno dell’area di gioco saranno 4, per cui le guardie non potranno accaparrarsi un terminale ciascuno, ma saranno costrette a svolgere un continuo lavoro di ronda.
    Per i ladri il gioco sarà in terza persona, in modo tale che essi abbiano una maggiore panoramica di gioco, mentre per le guardie la visuale sarà in soggettiva.
    Come equipaggiamento i ladri sono forniti quasi unicamente del loro sistema di Hacking remoto, un controller a distanza che permetterà loro di spegnere le varie luci, aprire le porte, rompere le finestre e rubare i codici dai terminali. Le procedure di furto dai terminali richiederanno un periodo di tempo abbastanza lungo, che varia in base alla vicinanza del ladro con il terminale.
    Le guardie dal canto loro sono armate di tutto punto, con un fucile dotato di proiettili infiniti. Potranno inoltre usare fino a 3 granate, e sono equipaggiati con una comoda lampadina ed un drone da ricerca. Restare fermi però potrebbe rendere le guardie facili prede dei ladri, che potrebbero attaccarle alle spalle.
    Ogni giocatore, guardia o ladro che sia, avrà un numero di vite limitato, e lo scopo del gioco sarà per i ladri riuscire a rubare il numero di codici richiesto entro il tempo limite, mentre per le guardie sarà riuscire ad impedire che ciò avvenga.
    Le mappe, seppur siano ancora poche, sono molte varie, e presentano una nutrita serie di nascondigli e scappatoie. Sarà comunque necessario, per i ladri, uscire allo scoperto sia per impossessarsi dei codici, sia per tornare alla base con gli stessi.
    Se a tutto questo si aggiunge il fatto che è possibile giocare alcune missioni cooperative insieme a due amici contro la CPU (sfide in cui rivestiremo i panni dei ladri ed in cui ci verrà data una medaglia in base alle nostre prestazioni), è facile capire che da questo versante il gioco offre una grande longevità, anche e soprattutto perché è estremamente facile trovare partite in cui giocare, i problemi di lag sono quasi inesistenti, ed è possibile creare un proprio clan con cui riunirsi per organizzare qualche sfida.

    Splinter Cell:Double Agent Splinter Cell:Double AgentVersione Analizzata Xbox 360La nuova veste grafica, seppur non faccia gridare al miracolo, riesce a soddisfare sia i fan della serie che i novizi. Inoltre, il doppio ruolo di agente e terrorista, oltre a garantire un’alta rigiocabilità, tiene incollati allo schermo, coinvolgendo il giocatore come pochi titoli riescono a fare. Il comparto multiplayer, infine, è la ciliegina sulla torta in grado di regalare ore e ore di sano divertimento in compagnia. In poche parole, un titolo consigliato a tutti: Sam Fisher è tornato e lo ha fatto in grande stile.

    7

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