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Recensione STALKER: Call of Pripyat

Si torna, per la terza volta, nella Zona

Versione analizzata: PC
recensione STALKER: Call of Pripyat
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc

La saga, esclusiva per Pc, ha dato finalmente alla luce il terzogenito: S.T.A.L.K.E.R. - Call of Pripyat. La fama dei fratelli più anziani, come spesso capita nella storia dei videogiochi, propone naturalmente innumerevoli spunti di riflessione circa novità, coerenza e pertinenza del nuovo titolo. La sottile linea di demarcazione che porta gli sviluppatori a mantenere, piuttosto che a riconsiderare, determinate caratteristiche di un gioco rappresenta l’ostacolo più difficile quando si tratta di portare avanti una trilogia. Se infatti è valido il motto "squadra vincente non si cambia" è pur vero che la novità rimane e rimarrà sempre un’arma molto potente, capace di attirare l’attenzione di nuovi adepti. Tuttavia stravolgere completamente un gioco comporta, oltre ad un lavoro ingente, un rischio decisamente maggiore di fallimento. Non è di certo il caso di S.T.A.L.K.E.R. - Call of Pripyat (da ora CoP). Il sequel naturale di Shadow of Chernobyl (ricordiamo ai lettori che Clear Sky era un prequel), si configura infatti come una prosecuzione molto pedissequa sotto tutti i punti vista. Una storia costruita ex-novo, con l’introduzione di alcune armi e pochi nemici in più, non bastano quindi per convincerci che si tratta di un capitolo completamente nuovo.

Il Gioco in men che non si dica

Questa volta ci toccherà vestire i panni di un militare infiltrato sotto copertura nella Zona: il Maggiore Degtyarev. Gli ordini che abbiamo ricevuto sono molto semplici: indagare sulle cause che hanno portato all’abbattimento di 5 elicotteri e alla presunta morte dei rispettivi equipaggi. Apprendiamo presto, attraverso il nostro onnipresente PDA, di come l'intera mappa di gioco sia stata suddivisa in 3 principali aree: Zaton, Jupiter e l’ormai celeberrima città di Pripyat. La Skadovsk, una ex-chiatta alla deriva situata nelle paludi di Zaton, sarà la nostra prima casa. Qui potremo iniziare la nostra avventura parlando con gente indigena capace, previa una lauta retribuzione, di fornirci equipaggiamento e informazioni in grado di semplificarci la vita. Stiamo però molto attenti perché accettare un incarico da questi loschi individui non comporterà solo la ricompensa una volta portato a termine: lavorare per i Banditi piuttosto che per i liberi Stalker segnerà fin dal principio le nostre amicizie e ovviamente le antipatie. In ogni caso scopriremo come nella Zona ognuno tenda a pensare solo ed esclusivamente a sé stesso, quindi non ci converrà andare troppo per il sottile una volta presa la decisione di impadronirci di una cosa necessaria o, perché no, che ci piace e basta. La struttura delle missioni, siano esse principali o secondarie, è stata mantenuta: in quelle più facili dovremo solo seguire la freccia sulla mappa del nostro PDA per raggiungere l’obiettivo predeterminato, tuttavia molto spesso ci sarà richiesto di indagare su determinati avvenimenti che non hanno un’allocazione precisa sulla minimappa. Spesso quindi dovremo cavarcela da soli e fidarci del nostro sesto senso. L’intera prima metà di gioco è strutturata per introdurci alla scoperta di Pripyat: indagando sulla sorte degli elicotteri e parlando con l’unico sopravvissuto apprenderemo infatti che la missione dei Militari era quella di portare soccorso e rafforzare le difese di una roccaforte USS proprio nel bel mezzo della città. Raggiungere i nostri colleghi sarà tutt’altro che facile. Solo una persona, uno scout della Duty, è a conoscenza del passaggio sotterraneo che ci condurrà a destinazione. Molto interessante è la relativa libertà decisionale che ci sarà fornita una volta entrati in contatto con questo personaggio: ci verrà infatti affidato il compito di comporre una squadra di spedizione. Dipenderà esclusivamente dalle nostre scelte, e ovviamente dal nostro buon senso, il numero di persone con le quali dovremo condividere i ‘piaceri’ di viaggio. Se non abbiamo fretta di concludere la storia principale e soprattutto se abbiamo scelto di giocare con un livello di difficoltà alto ci converrà allora sprecare qualche minuto e qualche rublo in più per convincere la maggior parte dei nostri conoscenti ad affrontare il pellegrinaggio insieme a noi. Una volta giunti a Pripyat scopriremo con nostro rammarico che solo poche missioni ci divederanno dall’imminente fine del gioco. Fortunatamente è stata introdotta un’opzione molto cara a tutti i videogiocatori: al momento del completamento del gioco ci verrà richiesto di decidere se andarcene dalla Zona o rimanere, dandoci effettivamente l’opportunità di restare in balia delle radiazioni per poter completare le missioni secondarie a nostro piacimento. Il sistema col quale potremo ‘viaggiare’ all’interno delle 3 aree sarà mantenuto ed ampliato permettendo spostamenti veloci, anche se molto costosi, grazie a delle ‘guide’ che troveremo a bere vodka nelle varie stazioni principali.

Compro, vendo, baratto, rubo!

La ‘Zona’ vive di vita propria: questo è decisamente un dato di fatto. Uccidere un essere vivente, o semi, avrà sempre e comunque ripercussioni nel gigantesco ingranaggio che anima questo mondo apocalittico postnucleare. Le scaramucce tra Duty e Freedom o tra Stalker e Banditi non saranno più al centro della scena, tuttavia molti personaggi presenti nel gioco chiederanno il nostro aiuto. Dover trovare un reperto, indagare sulla sparizione di qualcuno oppure sbarazzarsi di scomodi testimoni sono solo alcuni dei molteplici compiti che dovremo portare a termine per poter sopravvivere dignitosamente. I vestiti che indossiamo, il cibo, le munizioni, le armi e persino le informazioni hanno dei costi non indifferenti. I principali mezzi di sostentamento per qualsiasi Stalker rimangono i soliti che hanno fatto capolino nei precedenti capitoli: i manufatti, i lavori che abbiamo deciso di intraprendere e ovviamente l’equipaggiamento dei nemici (o degli amici) esanimi. Se piazzare sul mercato una rara gemma, sulla quale aveva deciso guarda caso di passar le notti una Chimera, è relativamente facile e molto redditizio non lo sarà altrettanto per le innumerevoli armi e armature che troveremo sulla striscia di cadaveri che in un modo o nell’altro ci lasceremo alle spalle. D’altra parte chi sarebbe disposto a sborsare 10 000 Rubli per una tuta con modulo respiratorio a ciclo chiuso così danneggiata da risultare inutilizzabile? Per poter ricavar qualche profitto dovremo duqnue prima ripararla, ovviamente sborsando non poco denaro, e poi rivolgerci a qualche ricettatore specializzato. Il sistema economico rimane tutto sommato invariato, l’unico appunto degno di nota è che finalmente racimolare denaro ha uno scopo ben preciso nell’avanzamento della storia: potersi ubriacare davanti al fuoco strimpellando una chitarra in compagna dei nostri scagnozzi prima di intraprendere il lungo e pericoloso sentiero per Pripyat presuppone infatti un notevole investimento sia di vite umane che di denaro contante. Come già accennato dipenderà solo ed esclusivamente da noi la quantità di uomini e l’equipaggiamento che decideremo di portare nel nostro viaggio verso il più pericoloso dei luoghi circostante la centrale di Chernobyl. Cerchiamo quindi di esser preparati sotto tutti i punti di vista. Passare per dei barboni vestiti di pochi stracci e armati in malo modo può risultare (anche a livello normale!!) un ottimo modo per risparmiare preziosi Ru all’inizio del gioco, in vista di missioni ben più difficili da portare a termine.

Poche novità e molte vecchie conoscenze

Il nostro chipset grafico si troverà ancora una volta a dover fronteggiare l’X-Ray engine. Anche se migliorato, o per meglio dire ‘patchato’ (siamo ora alla versione 1.6), il motore grafico rende bene l’atmosfera del gioco sacrificando però, come ha sempre fatto, la rapidità delle azioni di combattimento. Effettivamente l’idea degli sviluppatori non era quella di creare un fps nudo e crudo, ma cercare di accostare a momenti ‘adrenalinici’ situazioni di pace e tranquillità in pieno stile Gdr. Rispondere con un sì o con un no alla domanda: "ci sono riusciti?" È decisamente impossibile. La verità infatti è nel mezzo: per certi versi esplorare la ‘Zona’ uccidendo mutanti per poi andare a rifocillarsi al sicuro in qualche roccaforte è decisamente molto più coinvolgente e realistico rispetto alla solita routine degli fps più lineari. Il successo che ha avuto SoC può a tutti gli effetti derivare da questa caratteristica, al tempo molto poco sfruttata dalla concorrenza. Al giorno d’oggi però, con motori grafici capaci di dar vita a titoli come Fallout 3, si avverte, giocando a CoP, una sensazione di disagio verso l’intero comparto che riguarda la giocabilità. L’inizio di una corsa, il modo col quale ricarichiamo le armi e soprattutto come cadono a terra i nemici esanimi dopo esser stati colpiti sono solo degli esempi di come la struttura portante di questo gioco faccia ormai parte di tempi andati. Tutto ciò è inoltre accostato a dei tempi di caricamento davvero biblici: appena avviato il gioco dovremo attendere ben 2 minuti e 10 secondi per poter iniziare la nostra carriera da detective nella Zona. Il gioco è stato provato sia su un Pc di medie capacità (dual core 2.6 Ghz, 4 Gb Ram e Nvidia 8800 gt) sia su un Pc più performante (quad core 2.0 Ghz, 8Gb Ram e Ati 4870x2): ebbene abbiamo constatato con nostro rammarico che i frame non raggiungono mai valori ottimali per concederci di assaporare il gioco in tutta tranquillità. Per giocare con 60 fps fissi sul secondo Pc abbiamo dovuto, ovviamente mantenendo quasi tutte le opzioni al massimo, disattivare sia V-sync che anti-alias. Tutto ciò è patologico di un motore grafico, anche se molto curato (potremo quasi contare le foglie di un albero dall’ombra che proiettano sul terreno), poco funzionale.
Peccato quindi che le innovazioni si contino solo sulle dita di una mano e che i problemi dei suoi predecessori non siano ancora stati completamente risolti.

Quindi?

Call of Pripyat si configura più come un’ottima patch dei capitoli precedenti che che come gioco nuovo. L’avventura nei panni del militare è sicuramente la colonna portante sulla quale hanno deciso di puntare gli sviluppatori: pur essendo sicuramente avvincente e piena di colpi di scena rimane però supportata dalle stesse caratteristiche degli altri 2 capitoli. Un tema che è obbligatorio approfondire riguarda ancora una volta i bug: troppe volte ci è capitato di dover riavviare il gioco a causa di un crash o di dover caricare una partita vecchia per colpa di una missione che rimaneva attiva anche dopo l’adempimento dei nostri incarichi, impedendoci di proseguire. Noi tuttavia abbiamo messo le mani sulla versione 1.6.02, sicuramente al momento del lancio sarà presente una nuova versione capace di risolvere questi spiacevoli inconvenienti. Discorso totalmente diverso va fatto per il comparto audio: molte delle canzoni che vengono suonate dai vari personaggi durante i momenti di quiete e le frasi irritanti pronunciate in madre lingua da uno Stalker ubriaco e stanco di parlar con noi sono molto divertenti e piacevoli, inoltre l’ottimo doppiaggio italiano che fa da sfondo a tutti i dialoghi principali sprona davvero il giocatore a portare a termine le missioni per conoscere i segreti della trama.

STALKER: Call of Pripyat Le decisioni e il modo di lavorare del team di GSC Game World sembrano non allontanarsi troppo dalla media alla quale siamo già stati tutti abituati, rendendo l’avventura video ludica del protagonista sempre piena di colpi di scena e con dialoghi molto ben strutturati. Sfortunatamente l’eredità dei suoi predecessori comporta anche innumerevoli limitazioni per quanto riguarda il gameplay (soprattutto per la modalità di fuoco) e l’esplorazione, rendendo l’insieme degli eventi un susseguirsi di azioni ripetitive che alla lunga tendono a stancare il videogiocatore. Una nota di merito riguarda invece l’intelligenza artificiale capace davvero di stupire e arricchire di molto il divertimento durante il nostro pellegrinaggio nella ‘Zona’. In definitiva per gli appassionati è doveroso interpretare il ruolo di un militare infiltrato nella Zona, per coloro che sono invece abituati all’adrenalina degli scontri a fuoco tipici degli fps puri come Cod: Modern Warfare 2 sarebbe forse il caso di pensarci bene prima di cimentarsi e di vestire i panni di uno Stalker.

6.5

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