Star Drift Evolution Recensione: un racing profondo e di grande impatto

La recensione di Star Drift Evolution, un gioco di corse che pur nella sua semplicità ci ha stupito e ammaliato.

Star Drift Evolution Recensione: un racing profondo e di grande impatto
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  • L'atto di prendere una curva in derapata, di traverso, col muso che guarda all'interno e le ruote all'esterno, in ribelle controsterzo, è puro virtuosismo, espressione artistica, "state of mind". Una pennellata semicircolare, egocentrica, giottesca, perfetta come lo spiegarsi della coda del pavone nel momento del corteggiamento. Quattro strisce di gomma bruciata sull'asfalto rovente mentre la trazione si arrende all'inerzia e la lancetta dei giri comincia a oscillare come un metronomo, tenendo il tempo di un cuore che pompa più adrenalina che sangue, intossicando il cervello e portandolo fino alle porte di uno stato d'estasi psico-motoristico assoluto.

    E sapete perché Catze, sviluppatore tedesco dietro al progetto Star Drift Evolution, si merita il voto che vedete a fine recensione? Perché è riuscito a sintetizzare il senso ultimo, sacro e inviolabile del drifting. Quell'emozione, quel godimento, reiterandolo per centinaia, anzi migliaia di curve senza perdere un briciolo di endorfine.

    Un risultato possibile solo attraverso un lavoro maniacale di perfezionamento costante che dal 2018, anno di lancio dell'embrionale Star Drift, ha portato l'opera a evolversi, appunto, passando per un periodo di early access trasparente e in perenne mutamento, come un meccanico che lavora a regolazioni millimetriche dell'assetto. Ascoltando tutti i piloti di una community appassionatissima, determinata a veder sbocciare un prodotto dalle potenzialità cristalline. Un pubblico che finalmente oggi festeggia con burnout e fuorigiri il lancio di un titolo di grandissimo spessore ludo-motoristico, sicuramente tra i migliori del genere negli ultimi anni.

    The Real Drifting Simulator

    E la sua qualità è spiegata solo in parte dai numeri, col passaggio dagli originali 30 tracciati ai 75 (settantacinque!) di oggi, dai 20 veicoli ai 50, con un multiplayer stile Trackmania - quindi senza collisioni tra i partecipanti, scelta saggia che stimola l'esibizionismo, non la confusione - fino a 20 giocatori e modalità che vanno dal grassissimo World Tour con la sua progressione "a stelle" al Time Attack con leaderboard annesse, praticamente un gioco nel gioco. Senza contare le sfide giornaliere, che pescano un'auto e un tracciato a caso mettendo alla prova lo spirito di adattamento dei virtua-piloti.

    Materiale per decine di ore, centinaia volendo, che nessuno si sognerebbe di percorrere a 200km/h, consumando treni e treni di gomme senza una solidità ludica inattaccabile, marmorea. E il punto è proprio questo, pad alla mano si percepisce subito tutta la cura per il dettaglio, il mestiere nel creare e gestire una fisica credibile, che il giocatore può poi plasmare per interpretare i circuiti in modo personale e intimo, facendo numeri da circo o inseguendo la pulizia assoluta per limare un millesimo alla volta. Una simulazione-giocattolo costruita su tre concetti fondamentali: sensazione di peso, velocità e controllo. Dopo le prime gare di ambientamento si svela il potentissimo equilibrio di questa triforza che regola gli elementi cardine del dérapage.

    Il "peso" serve a trasmettere chiaramente la posizione dell'auto all'interno del tracciato, descritta con animazioni morbide e mai nervose, senza che questa schizzi via alla prima inclinazione analogica, fondamentale quando si è a tavoletta, "flat out", con quel brivido nel vedere la prossima curva avvicinarsi rapida e letale; freno a fondo, sbandata, tocco di freno a mano per aggiustare l'angolo di ingresso e poi si lavora quasi solo di acceleratore e inerzia, con tutta la corsa del trigger ascoltata dal motore di gioco, plasmandone la pressione per mantenere l'aderenza, sentire la trazione salire dalle dita, fino al momento dell'uscita a gas spalancato, in controsterzo e nuvola di candido fumo low-poly ad impreziosire l'eterna bellezza del gesto.

    Classe sopraffina.

    Una sensazione di controllo straordinariamente tonica, muscolare, unica nel panorama dei top-down racing, sfiorata da Brownmonster (Rush Rally Origins) e accarezzata da quei geniacci di Funselektor (Absolute Drift, art of rally), ma finalmente abbracciata da Catze fino a fondersi in un'opera fatta solo di amore e benzina, altamente infiammabile. Ma il punto è che questi sono solo i colori primari, usati poi per dare vita a mille sfumature di gameplay. A proposito di rally, vi invitiamo a leggere la nostra recensione di Art of Rally e la nostra recensione di WRC 9.

    Un handling superbo declinato per un parco auto riconoscibile nelle forme ma sotto mentite spoglie non ufficiali che va dalle utilitarie alle hyper car, passando per mostri da rally, muscle car e camion dei pompieri (parte di una serie di mezzi folli che avrete il piacere di scoprire!), con tutte le differenze di guidabilità del caso e su ogni tipo di terreno. Sinuosi palcoscenici di asfalto (anche bagnato), ghiaia, fango, sabbia, neve e ghiaccio: superfici talmente credibili al tatto da restituire feedback incredibili. Un talento che emerge anche nel track design con carreggiate strette, larghe, tornanti di montagna, ovali da NASCAR, folli spirali in cave russe, off-road nell'outback australiano e scandinavian flick tra le casette di villaggi polari. C'è veramente di tutto, con ognuno che battezzerà i suoi diorami preferiti, perdendo il conto dei giri in un loop di gioia fluorescente, urlata ai quattro venti dal rombo dei piccoli motori su di giri, senza alcuna bandiera a scacchi in vista.

    Il tutto impreziosito, infine, da un'accessibilità che viene incontro a ogni tipo di giocatore, laddove la super-coreografica visuale top-down classica, quella dove la telecamera fissa tende a "ribaltare" la percezione dei controlli in chi non è abituato a ritrovarsi la macchina puntata di fronte, fuori dal monitor, con spaesamento e mal di testa annessi, può essere subito corretta nell'apposito menù scegliendo tra una telecamera sempre a volo d'uccello ma capace di ruotare su sé stessa per mostrare sempre l'auto dritta, o addirittura passando ad una terza opzione "ad inseguimento".

    Ravvicinata e classicissima, comoda ma certamente meno panoramica e d'impatto, che mette in mostra probabilmente l'unico neo della produzione, ovvero una direzione artistica che potrebbe non far impazzire tutti.

    Un racing lo-fi

    Occhio: lato estetico, non tecnico, perché da quel punto di vista la scelta di una grafica così essenziale, minimal, quasi spartana, permette anche a PC anziani e un po' asmatici di tenere praticamente fissi i 60 fotogrammi al secondo, godendo di quell'irresistibile fluidità che per questo tipo di racing è oro puro. È più un discorso di effimera bellezza insomma.

    Star Drift Evolution per i miei gusti non è un bellissimo gioco da vedere: non si è invogliati ad ammirarlo, soprattutto da fermi (ma fermi ci sta poco, bisogna dirlo), con questo low-poly un po' anonimo, levigatissimo e riflettente, graziato però da colori squillanti, vivaci, accoglienti, che mettono decisamente di buon umore. È importante sottolinearlo perché, soprattutto in ottica indie, "bucare lo schermo" è un biglietto da visita che invoglia a scoprire di più su un gioco (e l'esempio di art of rally è lampante): e qui c'è talmente tanta sostanza, carne, proteine, che sarebbe un peccato, quasi un delitto, farsi guidare unicamente dal proprio gusto estetico, riequilibrato oltretutto da una colonna sonora tutta synthwave, outrun, chiptune, con la partecipazione, tra gli altri, di Fabio "Kenobit" Bortolotti. Sonorità perfette per accompagnare un corsistico che si ispira al passato non nel gameplay, decisamente moderno, ma nello spirito, con quella brama arcade di padroneggiarne l'estrema profondità nascosta da una disarmante facilità di utilizzo, scalando classifiche e condividendo l'esperienza con amici o sconosciuti uniti dalla stessa, trasversale passione.

    Perché l'IA è simpatica, ben programmata e decisamente talentuosa, con un sistema di collisioni tutto volutamente sballato, plasticoso, per non frustrare il giocatore con contatti troppo penalizzanti e realistici; ma quella sensazione di competizione che si trova online o battendo al fotofinish il fantasma di chi ci precedeva nelle esoteriche prove a cronometro è impagabile, centralissima in un progetto basato sulla sfida e sulla comunità, che la si viva in maniera indiretta, locale (fino a 4 giocatori in split-screen) o entrando dalla porta principale di Discord.

    E non per fare i venali, ma qui il prezzo popolarissimo di 12,99€ è un valore aggiunto, tutto compreso, chiavi in mano. Quasi da non pensarci su e cliccare d'istinto il pulsante verde di Steam (unica piattaforma su cui è disponibile il gioco, al momento), per un'opera che non si rivolge solo ai petrolhead incalliti, ma chiama a raccolta chiunque sia affamato di verace, grintosa ed elegantissima giocabilità.

    Star Drift Evolution Star Drift EvolutionVersione Analizzata PCStar Drift Evolution esce dai box dell'early access con una messa a punto perfetta, che gli permette di gareggiare per le prime posizioni del genere. Un top-down racing maneggevole come un arcade ma fisicamente profondo come una simulazione, graziato da una mole di contenuti impareggiabile, modalità di ogni genere e una componente online fondamentale, che va dalle gare fino a 20 giocatori alle leaderboard del time attack. Ma quello che fa davvero la differenza è la cura con cui Catze ha perfezionato costantemente il modello di guida e la qualità del controllo, arrivando ad un risultato di pura estasi in controsterzo: un tripudio di giocabilità declinato in mille sfumature e variabili, che vanno dalle caratteristiche delle auto alla consistenza dei terreni. Star Drift Evolution è economico e rifinito, con l'unico neo di una direzione artistica non particolarmente ispirata. Ma se si parla di sostanza, qui si rischia di doppiare parecchi altri titoli.

    9

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