Star Trek: Bridge Crew Recensione

Dopo il villaggio medievale di Werewolves Within, la realtà virtuale sociale di Ubisoft ci porta tra le stelle con Star Trek Bridge Crew.

recensione Star Trek: Bridge Crew
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  • Pc
  • PS4
  • Quanto c'è da dire su questo nuova esclusiva Ubisoft per la realtà virtuale, e quanto c'è ancora da dire sulla realtà virtuale che continua, anche se non con gli stessi ritmi iniziali, a sfornare esperienze di gioco sempre più interessanti e sempre meno faticose. In questi pochi mesi di passi in avanti ne sono stati fatti tantissimi e verso ogni direzione, su ogni piattaforma, È chiaro che gli sviluppatori stanno imparando, e con una certa velocità.
    Basta farsi un giro con Here They Lie, Resident Evil 7 e poi Farpoint, tutti usciti nell'arco di pochissimo tempo, per sperimentare sulla propria pelle una differenza straordinaria nella qualità della grafica, ma soprattutto nell'accoglienza e nel comfort garantito ai giocatori. Here They Lie ti uccide di nausea anche con i suoi movimenti limitati, mentre Farpoint si limita a farti sudare dal divertimento concedendo la massima libertà. Esempi legati strettamente al mondo del PlayStation VR, ma validissimi anche per i tecnologicamente più avanzati HTC Vive e Oculus Rift. Nel campo della VR, ogni mese spunta un'idea che fa la differenza, come se tecnici e designer avessero messo finalmente le mani su una nuova scala di note, capace di comporre melodie mai ascoltate prima, ma che ancora devono apprendere e dominare.

    The Final Frontier

    Con la realtà virtuale Ubisoft si è mossa su due strade diverse, proponendo al pubblico ciò che il pubblico desiderava con Eagle Flight e l'aggiornamento VR dell'ultimo Trackmania, e provando nel frattempo ad offrire prodotti coraggiosi e innovativi, giochi che il pubblico non sapeva ancora di volere, come lo è stato Werewolves Within e ora questo nuovo Star Trek. Questi ultimi due giochi, come vi avevamo già accennato in fase di preview, scaturiscono dalla stessa idea: raggruppare un po' di amici intorno al fuoco nel caso di Werewolves Within, o tutti insieme coraggiosamente sulla plancia di un'astronave, per poi costringerli a collaborare fino alla vittoria o alla sconfitta.

    Verso l'Infinito e oltre...

    Un altro punto in comune tra i due prodotti è la rassicurante postura richiesta, visto che basta rimanere seduti comodi su una poltrona o una sedia per avere tutto il gameplay a portata di mano, senza bisogno di agitarsi gesticolando come pazzi, senza la necessità di strattoni che nei poco allenati potrebbero causare anche malessere. E il multiplayer via realtà virtuale, una volta che lo si prova, fa capire immediatamente perché un gigante come Facebook ha deciso di acquistare Oculus. C'è infatti una profonda differenza tra il giocare con gli amici, e farlo tra gli amici: la realtà virtuale fa sentire davvero insieme, è molto più social, e non solo perché permette di trasportare nei suoi mondi fittizi anche la mimica di una persona, ovvero una parte consistente del suo carattere. Star Trek Bridge Crew, come pochissimi altri, sfrutta questa forza per replicare un'esperienza che è a tutti gli effetti uno dei "sogni erotici" di chiunque ami la fantascienza e i videogiochi fin dai primordi. È impossibile del resto negarne la pornografia nerd, composta da luci e suoni capaci di mandare in estasi qualsiasi appassionato, ma non solo.

    Pon Farr

    Come potremmo definire Star Trek Bridge Crew? Un simulatore forse, che è anche gestionale e in parte strategico. Non è un mix malvagio, e infatti funziona meravigliosamente bene, specialmente quando le quattro postazioni presenti saranno tutte occupate dai vostri amici. In questo gioco è possibile infatti vestire i ruoli di quattro ufficiali diversi: il capitano, il timoniere, l'ingegnere e il tattico. Ognuno deve conoscere bene il proprio ruolo in modo da saper sfruttare tutte le possibilità che ha in mano, ma sempre e solo coadiuvandosi con il capitano e gli altri membri dell'equipaggio.

    Nessun ruolo può definirsi passivo, noioso o poco importante, tanto che in certe situazioni spinose se anche un solo membro dell'equipaggio si rivelerà non all'altezza, gli eventi sono destinati a precipitare in pochi secondi. La vita del resto non è semplice senza un ingegnere umano che informi costantemente gli altri dello stato di scudi, motori e armi, spedendo i team di riparazione là dove è necessario, e incanalando la limitata energia dell'astronave dove serve di più in un determinato momento. Il timoniere è quello che guida, deve destreggiarsi tra campi di mine, di asteroidi, e spesso è obbligato a farlo mentre è impegnato a tenere in vista le navi nemiche. L'addetto alle armi è colui che si occupa della difesa, che può entrare nei sistemi avversari per disabilitarli, ed è anche colui che si occupa di scansionare navi nemiche e non, ma anche nebulose, boe e qualsiasi altra anomalia spaziale di nostro interesse. Infine c'è il ruolo del capitano, quello che a prima vista può sembrare il più passivo, ma che si rivela ben presto molto più difficile di quel che può sembrare in un primo momento. Senza un direttore d'orchestra, gli altri ufficiali dovrebbero continuamente confrontarsi su ciò che viene fatto coralmente, mentre il capitano ha accesso a un sufficiente numero di informazioni per fare le domande più opportune e tenere serrati i ranghi, concentrandosi così sulla strategia da adottare nei momenti di calma come anche in quelli più caldi. Anche se parte del merito va tutta alla licenza utilizzata, che ha talmente tanto "lore" da descrivere già minuziosamente il ruolo di ogni protagonista come anche il funzionamento dei vari sistemi di bordo, il team di sviluppo ha fatto davvero un ottimo lavoro nel caratterizzare i diversi ruoli di Bridge Crew. Ruoli così ben differenziati e bilanciati anche grazie alla missioni presenti, costruite per fare leva proprio sulle quattro tipologie di mansioni che i giocatori sono chiamati a svolgere, in modo che in ogni momento ci sia una star, un ruolo su cui pesano più responsabilità che sugli altri, e mai nessuno può sentirsi in disparte per troppo tempo. L'ottima qualità del gameplay si evince anche confrontando l'operato di un equipaggio alle prime armi con uno ben rodato, capace di reagire con rapidità ad ogni situazione o ancora meglio, muoversi e dialogare esattamente come avviene in una puntata della serie Tv, cosa che galvanizza ulteriormente gli animi e rende l'esperienza di gioco ancor più sorprendente di quanto non lo sia già. Sentire l'ingegnere che fa il coutdown per il caricamento delle celle del viaggio a curvatura e poi l'ok (engage!) finale del capitano, eccita gli animi di tutti, e di conseguenza più si è bravi e affiati e più il divertimento si autoalimenta anche grazie a una recitazione naturale, spontanea, in qualche modo persino necessaria. Partita dopo partita, ci si trasforma lentamente da allegra brigata di "cazzoni" a quadratissimo gruppo di professionisti, per un passaggio di quelli da vivere e assaporare, come non è possibile trovarne in altri giochi, simili e meno simili.

    The Picard Maneuver

    Nell'eccitazione generale, si rimane sicuramente male nel momento in cui si scopre che la campagna è composta da sole cinque missioni (più il test "impossibile" della Kobayashi Maru). Fortunatamente è possibile in qualsiasi momento divertirsi con quelle che il gioco chiama "ongoing mission", o più semplicemente missioni create in modo casuale, sempre ambientate nello spicchio di spazio sconosciuto presente (che non è poi così piccolo, e conta dozzine di sistemi composti il più delle volte da molti pianeti e luoghi d'interesse diversi).

    L'editor, del quale non è possibile modificare le variabili ma solo stabilire in precedenza la tipologia di missione che si vuole affrontare (come anche lasciare tutto al caso), se la cava piuttosto bene, anche se la sensazione di "già visto" non mancherà ad arrivare. Nonostante tutto, la longevità di Bridge Crew è più che buona, specialmente se confrontata con la media degli altri giochi per la realtà virtuale. Le cinque missioni della campagna hanno una durata variabile ma nella maggior parte dei casi parliamo di oltre quaranta minuti di avventure e combattimenti, e le "ongoing mission" possono superare anche l'ora. C'è poi il test della Kobayashi Maru che si rigioca sempre volentieri anche perché al limite della perfezione, e per questo in grado sia di testare la bravura dei veterani come nel dare il benvenuto alle nuove leve. Va poi considerato che la stessa identica missione può essere vissuta in modo totalmente diverso, sia cambiando ruolo che capitano, visto che ognuno ha il suo stile, i suoi ritmi e le sue esigenze. C'è insomma tanto da giocare in Star Trek Bridge Crew, anche se all'apparenza non sembra poi molto. Inoltre, nelle missioni casuali è possibile riporre in garage l'avveniristica U.S.S. Aegis e saltare a bordo della primissima Enterprise della serie classica, quella Anni '60 piena di lucine e bip. Sull'Enterprise sembra di essere in un sottomarino, e alcuni dei sistemi più avanzati della Aegis sono del tutto assenti, tanto che all'inizio sembra davvero una roba impossibile da affrontare. La prima volta che si debutta sull'Enterprise è uno spasso, specialmente per il divertente sconforto di tutta la ciurma. Fortunatamente Bridge Crew può contare un'interfaccia grafica eccezionale, perfettamente all'altezza, in grado di sovrapporre a tutti gli strumenti una descrizione olografica, e nel caso manchi qualche giocatore umano anche impartire ordini alla IA semplicemente guardandola. Piccoli grandi espedienti che rendono questo gioco ancora più piacevole.

    Q Who?

    Uno degli aspetti migliori di Star Trek Bridge Crew è il suo essere estremamente inclusivo, e il non mettere nessuna barriera tra un appassionato e la sua sacrosanta partita: su PlayStation per esempio può giocarci chi ha un solo Move, chi ne ha due e chi non ne ha nessuno, e se i giocatori non sono abbastanza si può sempre utilizzare l'intelligenza artificiale. Come Werewolves Within anche Bridge Crew supporta il multiplayer cross platform, ed è per questo che i giocatori PlayStation potranno condividere le proprie avventure con chi ne acquisterà una copia per giocarci su Pc con il Vive o con il Rift. I solitari o i più timidi possono anche giocare in completa solitudine, e non è nemmeno sbagliato farlo all'inizio, in modo da comprendere in azione le differenze tra le diverse postazioni.

    In mancanza di tutti i giocatori è possibile anche saltare tra un ruolo e l'altro, e questo lo potranno fare tutti i partecipanti a una partita, ed è molto utile quando per esempio manca l'ingegnere ma da quelle parti è necessario operare con particolare attenzione e l'IA semplicemente non può bastare, come nemmeno i comandi presenti nel menù veloce che vi abbiamo descritto qualche riga più su. L'unica richiesta alla quale bisogna sottostare è essere connessi ai server di gioco. Tra l'altro, Bridge Crew ha anche un sistema d'esperienza che ci farà salire lentamente di livello e grado, e anche se al momento non serve a molto, è sempre bello fare a gare con gli altri su chi è più in alto. C'è chi ci chiede "Ma Star Trek non potevano farlo senza VR?", non capendo che quella sua stessa curiosità nasce proprio dal bagliore di un divertimento superiore e irreplicabile senza quella tecnologia, e da un'intuizione che non avrebbe mai potuto avere la stessa "frizione" se privata della creatività imposta dalla rivoluzione virtuale. Siamo chiaramente agli inizi, e la fine potrebbe essere anche tristemente vicina, ma non dimentichiamoci che anche il cinema nasce da un'analogica gif di un cavallo che galoppa. La VR di oggi è come il treno dei Fratelli Lumière: c'è chi scappa dal cinema terrorizzato, e chi invece si gode lo spettacolo. Al cinema del presente di soli noiosissimi supereroi, io preferisco quello del futuro: io preferisco due ore di Bridge Crew. Nota Bene: il gioco è interamente in lingua inglese, ma l'unico ruolo in cui la lingua potrebbe rappresentare un problema (per quanto limitato, visto la semplicità dei termini utilizzati) è quello del capitano.

    Star Trek: Bridge Crew Star Trek: Bridge CrewVersione Analizzata Playstation 4Star Trek Bridge Crew è un'esperienza di gioco assolutamente fenomenale e che consigliamo a tutti coloro che hanno la fortuna di possedere un visore per la realtà virtuale in casa. Ubisoft è riuscita a tirar fuori dal cilindro un prodotto fresco, originale e in alcuni casi anche molto emozionante. Giocando a Bridge Crew sembra di essere in una di quelle attrazioni da grande parco dei divertimenti (e in effetti ne esisteva una simile, totalmente meccanica, a Las Vegas), farlo con gli amici poi è assolutamente fuori di testa e permettetemi dirlo... fantascientifico! Rimane un prodotto a basso budget, lo si vede nella grafica elementare, nelle tante potenzialità ancora inespresse e che potrebbero sbocciare se le vendite saranno all'altezza. Ma l'idea è forte, fortissima, realizzata davvero al meglio, e con un manciata di funzioni pensate proprio per dare a Bridge Crew più longevità possibile, e non ci riferiamo solo alle missioni generate in modo randomico ma anche alla vecchia Enterprise, capace di dare ad ogni partita un feeling totalmente diverso, come diverse saranno le nostre possibilità strategiche. Se non avete mai provato la realtà virtuale in multiplayer secondo Ubisoft, e Wherewolves Within non vi ha mai attirato, questo è il momento buono di fare il salto nell'iperspazio. Engage!

    8.3

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