Star Wars

Star Wars Jedi Fallen Order Recensione: che la Forza sia con te

Gli autori di Titanfall esplorano le vie della Forza, raccontando la storia di un Padawan smarrito nel periodo più oscuro della saga di Star Wars.

Star Wars Jedi Fallen Order 4K
Recensione: PlayStation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Star Wars Jedi: Fallen Order è un gioco sorprendente. È quello che abbiamo pensato man mano che il nostro legame con la Forza diventava più saldo durante l'avventura. Dapprima questa sensazione era solo un'eco, percepita da lontano, flebile e assopita come il potere di Cal Kestis alle origini della sua epopea. E poi si è fatta più decisa, palpabile e infine esplosiva, in crescendo con il trascorrere delle ore di un viaggio che diventava sempre più intenso. La recente gestione di Electronic Arts in merito alla licenza di Guerre Stellari (potete recuperare qui un sunto della travagliata storia sui videogiochi di Star Wars) è nota a tutti i giocatori, orfani da troppi anni di un titolo che sapesse cogliere tutta l'essenza della saga creata da George Lucas. Non è bastata la lenta ripresa di Star Wars Battlefront 2 a scacciare i fantasmi della chiusura di Visceral Games e della cancellazione di un promettente open world ambientato nella Galassia lontana lontana: il pubblico ha quindi accolto tiepidamente il progetto di Respawn Entertainment, il team a cui dobbiamo la saga di Titanfall.

    Sin dalle sue prime apparizioni, il titolo ha comunque messo in chiaro tutte le sue ambizioni: raccontare una parentesi narrativa inserita in una delle finestre temporali più suggestive e oscure per il franchise, cioè gli anni bui intercorsi tra Episodio III ed Episodio IV. Un periodo in cui l'Impero Galattico ha rafforzato il proprio dominio sulla Galassia, trasformandosi pian piano nella solida dittatura in cui prende vita il viaggio di Luke Skywalker. Trattare una storia originale collocata tra le due trilogie di Sua Maestà Lucas non rappresentava l'unica sfida per i ragazzi di Respawn: sull'altro piatto della bilancia doveva posizionarsi un'offerta ludica stimolante, che potesse rappresentare una vera rinascita per tutti i videogiocatori appassionati di Star Wars. L'equilibrio tra queste due componenti, come insegnano i dogmi di base della Forza, è complicato. Ma, al termine della nostra avventura, possiamo affermare che l'operazione sia pienamente riuscita: al netto di qualche inciampo tecnico, infatti, Jedi: Fallen Order rende giustizia alle atmosfere che abbiamo amato nell'arco di questi lunghi quarant'anni.

    Il cammino di un padawan

    L'Ordine Jedi si è estinto. La Repubblica è caduta. La storia di Cal Kestis inizia alcuni anni dopo la tragica notte in cui Palpatine proclamò l'Ordine 66, dando inizio ad un fenomeno che passò alla storia come "l'Epurazione Jedi". Al fianco dell'autoproclamatosi Imperatore, dopo aver commesso tradimenti e infanticidi, si unì Darth Vader, il più potente Sith mai apparso nella Galassia. Perché lo sterminio dei Cavalieri del Lato Chiaro fosse completo, al Signore Oscuro rimase un'ultima missione da compiere: eliminare tutti i Jedi sopravvissuti al golpe del neonato Impero, nascosti negli angoli più remoti dell'Universo.

    Al fine di rendere possibile quest'azione nefasta, Vader dovette accerchiarsi di individui votati al Lato Oscuro, che addestrò personalmente affinché diventassero i guerrieri più micidiali del cosmo conosciuto: nacque così l'Ordine Inquisitorio. Cal, un padawan che non ebbe il tempo di concludere la propria formazione sotto la guida del maestro Jaro Tapal, sfuggì per miracolo al genocidio compiuto dalle truppe di cloni e da Anakin Skywalker, trovando riparo come operaio nella gilda dei rottamatori del remoto pianeta Bracca.

    Proprio quando la sua vita sembra scorrere con tranquillità, e il legame con la Forza pare ormai del tutto sopito, il giovane è costretto a fare ricorso ai suoi poteri dormienti per salvare l'amico Prauf da una tragedia: un gesto che attira la Seconda Sorella, micidiale sicario dell'Inquisizione, su Bracca, dove l'Impero stava già conducendo delle indagini per portare a compimento l'Epurazione Jedi.

    Cal viene tratto in salvo da Cere Junda e Greeze, due pirati spaziali intenzionati ad opporsi al giogo dell'Impero e dell'Inquisizione: inizialmente scettico e disilluso dalle sofferenze che la vita gli ha riservato, Kestis sceglie di abbracciare una causa che porterà (come ben sappiamo) ad appiccare le scintille di una Ribellione. Il cammino che i protagonisti dovranno sostenere a bordo della nave spaziale Mantis sarà inoltre più intimo che politici. La nuova avventura di Respawn vi farà vivere il viaggio di formazione di Cal Kestis: il protagonista deve lottare per la sopravvivenza dell'Ordine Jedi, ripercorrere le orme e i segreti di antichi Maestri e al tempo stesso addestrarsi per combattere ad armi pari la spietata Seconda Sorella. Partendo dalla sua disavventura su Bracca, in una sequenza iniziale pienamente evocativa e rispettosa delle atmosfere sci-fi "decadenti" della saga, il percorso di Cal si è rivelato sorprendentemente lungo e stratificato: per completare l'opera abbiamo impiegato tra le 12 e le 15 ore, e siamo rimasti affascinati dai numerosi archi narrativi di cui si compone la storyline.

    Fallen Order imbastisce pian piano una sceneggiatura intrisa di qualche colpo di scena e di un discreto numero di easter egg: in quest'ultima componente, peraltro, Respawn ha dato il meglio di sé, attingendo sapientemente tanto alla serie principale quanto al nuovo universo espanso (quello canonico, ovviamente, il che rende il nuovo videogioco su Star Wars un prodotto in piena continuity con il franchise al cinema e in TV). In Jedi: Fallen Order non mancano sia riferimenti a La Vendetta dei Sith e The Clone Wars, elementi che il grande pubblico conosce molto bene, sia ulteriori omaggi meno noti, che si riallacciano agli aspetti più profondi della lore, in attesa di essere scovati dai fan più esperti.

    Chi non possiede molta familiarità con l'immaginario espanso di Guerre Stellari non ha comunque nulla da temere: Fallen Order sa essere pienamente godibile anche per i neofiti, ora attraverso le scene d'intermezzo che portano avanti la trama, ora con l'utilizzo degli immancabili codex (qui chiamati Banca Dati), i quali andranno sbloccati nel corso dell'esplorazione e forniranno ulteriori informazioni sul background narrativo. Al netto di una quantità smisurata di fanservice, tuttavia, c'è da ammettere che la qualità della scrittura è tutt'altro che superlativa: pur fornendo un racconto lungo e sufficientemente epico da intrattenere a dovere, gli snodi principali della vicenda non ci sono parsi pienamente esaustivi.

    La narrazione inizia e si conclude in maniera un po' frettolosa, regalando sviluppi davvero sorprendenti soltanto nel terzo atto dell'avventura: tutto il resto, dai plot twist all'introspezione di alcuni personaggi, avrebbe meritato un'attenzione maggiore. In ogni caso è doveroso sottolineare che, nel suo valore complessivo, la trama di Jedi: Fallen Order intrattiene con comprimari che riflettono magnificamente l'essenza di Guerre Stellari (amerete BD-1 e Greeze) e al tempo stesso rispetta la mitologia originale con un finale che non sposta più di tanto gli equilibri della saga, ma aggiunge perlopiù un interessante tassello agli sviluppi del franchise.

    Una nota di merito spetta infine alla regia e al reparto scenico: evocativo nelle ambientazioni, preciso nell'estetica, ossequioso nei confronti di uno stile visivo più austero e fantasy. Una direzione artistica che percepiamo soprattutto nella seconda trilogia diretta da Lucas e che, proprio per questo, omaggia soprattutto le influenze cupe de La Vendetta dei Sith, mettendo da parte il tono da sci-fi western tipico della saga classica.

    Combattere con la Forza

    Sul versante ludico, Respawn aveva presentato Jedi: Fallen Order come un action adventure non open world, ma con diverse macro-aree esplorabili. Un prodotto che sembrava voler seguire la lezione di altri grandi esponenti del genere, come Uncharted e Prince of Persia, senza però mettere in secondo piano l'estro creativo degli autori di Titanfall. In realtà il gameplay del nuovo gioco di Star Wars è molto più di questo: è un vaso di pandora più profondo e misterioso del previsto, un camaleonte sgargiante in cui il team di sviluppo ha cercato di riversare tutto il meglio dei congeneri moderni.

    Alla base dell'esperienza c'è ovviamente un gameplay orientato all'hack ‘n slash puro, grazie all'utilizzo della spada laser in dotazione al protagonista: Cal può mettere a segno una combo tramite la pressione di un singolo tasto d'attacco, ma anche scatenare un solo e violento fendente con il comando adibito al colpo pesante (che consuma Forza, al pari delle abilità).

    Il gioco propone un grado di sfida sempre crescente, ponendovi di fronte nemici che richiederanno un approccio ragionato alla battaglia, impedendovi di lanciarvi a testa bassa sguainando la lightsaber. Che sia contro gli assaltatori imperiali o le creature feroci che popolano le ambientazioni, il combat system di Fallen Order vi impone di alternare sapientemente scherma, parate, agilità e poteri della Forza per uscire indenni dai combattimenti. In questo il lavoro di Respawn Entertainment denota una deriva quasi da souls-like, poiché il grado di difficoltà degli scontri è tutt'altro che basso: ciò non vale, ovviamente, se giocherete al grado "Storia" e "Cavaliere Jedi", che offrono un tasso di sfida irrisorio nel rapporto tra danni subiti e inflitti. Tuttavia, in caso scegliate "Maestro Jedi" o "Vero Maestro Jedi", la complessità si alzerà esponenzialmente, rendendo l'avventura a tratti persino punitiva. Dovrete infatti studiare attentamente i pattern dei nemici, i loro movimenti e la loro presenza sulle mappe di gioco, senza dimenticare di schivare ripetutamente gli attacchi mortali e spezzare la guardia avversaria prima di infliggere un colpo di grazia.

    Oltre ad abbracciare una rilettura molto più action rispetto ai souls-like più tipici, l'opera di Respawn recupera la lezione di Miyazaki anche nella struttura delle mappe e nel ciclo morte-rinascita: in caso di sconfitta, perderete tutta l'esperienza accumulata dal più recente checkpoint, e causerete la rigenerazione di tutti gli avversari che avete già sconfitto qualora vi fermaste a riposare in un punto di Meditazione. In questi luoghi, la cui funzione è praticamente identica a quella dei falò dei vari Souls, potrete salvare la partita, spendere i PA nell'albero delle abilità e ripristinare salute, Forza e oggetti curativi.

    Nello sviluppo della progressione emergono i primi problemi di un combat system che avrebbe forse meritato una maggiore profondità: le combo, soprattutto all'inizio, sono infatti un po' troppo scarne, nobilitate però da animazioni che riproducono con notevole fedeltà le tecniche della scherma Jedi. Anche se è possibile alternare i fendenti con i poteri della Forza, le mosse offensive di Cal Kestis non sono moltissime, e pertanto limitano in parte la varietà dei duelli.

    A rendere un po' più diversificate le battaglie ci sono per fortuna altre componenti ludiche che riescono ad appagare, almeno in parte, gli appetiti degli appassionati: non sveleremo troppi dettagli per non rovinare la sorpresa, ma vi basti sapere che nel corso dell'avventura la sola spada laser non sarà l'unica arma a vostra disposizione. A tal proposito, il sistema di progressione di Fallen Order, oltre allo skill tree per potenziare il legame tra Cal e la Forza, include anche l'armamentario e l'equipaggiamento di cui è fornito l'eroe: ad accompagnare Kestis nel suo viaggio ci sarà BD-1, un dolcissimo droide capace di hackerare e manomettere qualunque impianto elettronico, a cui si affianca una serie di oggetti utili ad ampliare l'agilità e le capacità combattive del padawan.

    Per quanto il parco mosse del protagonista non sia molto diversificato, Fallen Order ci chiederà comunque di sfruttare approcci differenti in base al ricchissimo bestiario che ci troveremo ad affrontare, composto sia dalla pericolosa fauna locale, sia dalle numerose tipologie di soldati al soldo dell'Impero.

    Ad ostacolarci ci saranno gli iconici stormtrooper, divisi per categorie e armamentari differenti, ma anche i più ostici Purge Trooper, assaltatori speciali alle dipendenze dell'Inquisizione. Questi ultimi rappresentano la classe di avversari più impegnativa, poiché le loro abilità riescono ad arginare facilmente i poteri della Forza di Cal: per batterli, così come per annientare facilmente gli altri trooper, occorre sfruttare le aperture concesse durante gli attacchi più micidiali o, all'occorrenza, utilizzare il classico parry, parando i colpi al momento giusto per stordirli e renderli temporaneamente vulnerabili. Non fatevi scoraggiare se nelle prime fasi dell'avventura l'approccio ai nemici più brutali risulterà frustrante: il sistema di progressione si muove di pari passo con la trama, che con il trascorrere delle ore vi permetterà di sbloccare al momento giusto tutte le abilità necessarie per semplificare sia il combattimento che l'esplorazione. In ogni caso, i poteri della Forza di Kestis consistono nella capacità di creare campi di energia per respingere o attrarre oggetti, e nella possibilità di rallentare brevemente i nemici o gli elementi dello scenario. L'albero dei talenti, che non abbiamo trovato particolarmente corposo, serve più che altro ad impreziosire le combo con la spada laser, aumentare le statistiche fisiche e mentali del protagonista o potenziare le capacità elencate poco sopra.

    In sostanza, Jedi: Fallen Order è un'avventura fortemente scandita dalla narrazione, e tutto è asservito allo sviluppo della trama: non otterrete il doppio salto o la capacità di correre lungo le pareti, ad esempio, finché il racconto non lo renderà necessario. Non bisogna disperare, insomma, se durante l'esplorazione degli scenari avvertirete un senso di incompletezza per aver lasciato alle vostre spalle un'area momentaneamente irraggiungibile: avrete modo di tornarci più avanti, forti di tutto l'equipaggiamento e le abilità con cui proseguire nel mondo di Fallen Order.

    Un viaggio nella Galassia

    Nell'opera di Respawn la componente action rappresenta soltanto una parte dell'offerta ludica, e infatti grandissimo spazio è stato riservato all'esplorazione, nella quale si riflettono le influenze di molte avventure recenti. Prima di scendere su un pianeta, Cal può sostare negli abitacoli della Mantis, vero e proprio hub centrale del suo viaggio, dove avremo modo di personalizzare la spada laser sul banco da lavoro, modificandone l'assetto estetico: oltre al colore del cristallo kyber (cioè il materiale con cui fabbricare le lightsaber) è possibile cambiare emettitore, elsa e impugnatura.

    Gli elementi presenti in Jedi Fallen Order con cui rendere unica la nostra spada - al pari delle varie skin disponibili per Cal, BD-1 e la Mantis stessa - sono disseminati lungo le mappe di gioco, un primo elemento che rende le meccaniche esplorative stimolanti e mai noiose. Oltre alle casse nelle quali rinvenire vari oggetti, il piccolo droide può scansionare nemici, luoghi e oggetti su schermo per dedurne una serie di informazioni che arricchiscono il codex o il bestiario. Anche se più in piccolo, gli spostamenti avvengono sulla scia della saga di Mass Effect e si basano quindi sul viaggio tra un pianeta e l'altro (lo spostamento rapido invece è assente) . La destinazione può essere selezionata tramite una mappa olografica: dopo averla scelta, partirà un intervallo di tempo piuttosto breve per dare il tempo alla Mantis di librarsi in volo e raggiungere l'iperspazio.

    Parliamo di momenti di transizione che mascherano i caricamenti senza essere mai noiosi, dal momento che possono essere riempiti grazie ad alcune opzioni di dialogo con i compagni durante i tragitti. In Fallen Order potrete esplorare liberamente 5 pianeti: si tratta di un numero che potrebbe sembrare irrisorio, ma che viene giustificato dall'estensione e dalla complessità di ogni mappa. Sul piano strutturale ed estetico, infatti, il level design si dimostra ben curato e stimolante. Gli scenari hanno una struttura circolare e si basano su ambienti prevalentemente aperti, piuttosto estesi e articolati.

    Partendo da una macro-area, potremo quindi deviare dal percorso principale: dopo aver studiato attentamente l'ambiente circostante tramite la holo-mappa in dotazione a BD-1, è possibile del resto scoprire alcuni snodi marcati in giallo che corrispondono a vie inesplorate. Qualunque sia il percorso secondario intrapreso, in ogni caso, ci verrà data l'opportunità di tornare sui nostri passi dopo aver raccolto un collezionabile o uno strumento utile per il potenziamento.

    Non tutti i pianeti, purtroppo, sono stati sviluppati con la medesima attenzione: l'area più convincente è senza dubbio quella di Zeffo, ma alcuni scorci di Dathomir e Kashyyyk riusciranno a farvi apprezzare ampiamente il level design di Fallen Order. Anche l'esplorazione, così come la progressione, è asservita alla storia: le due macro-aree di Kashyyyk ad esempio, ovvero i villaggi wookie e le Foreste Buie, sono percorribili rispettivamente in due distinti archi narrativi della campagna. Questo fattore di "rigiocabilità" di ciascun pianeta, che spalma i vari frammenti della trama in zone diverse della stessa location, può applicarsi a tutte le ambientazioni create da Respawn e contribuisce a rendere l'avventura discretamente longeva.

    Come accennato in apertura, infatti, la durata complessiva di Star Wars Jedi: Fallen Order può attestarsi tra le 12 e le 15 ore a seconda di quanto abbiate esplorato e del grado di difficoltà. Seguendo lo stile di Uncharted e Tomb Raider, il gioco rivela una componente platform e puzzle solving piuttosto preponderante, durante la quale saranno cruciali le abilità Jedi di Cal Kestis, allo scopo di risolvere i vari enigmi che ci verranno proposti. Fondamentale, infine, l'impiego di BD-1, le cui capacità di manomissione permettono di aprire porte o attivare interruttori.

    Bello a vedersi, ma non troppo

    La nuova proposta targata EA si conferma insomma una produzione dignitosa, seppur derivativa da svariati altri colossal appartenenti al suo stesso genere di riferimento. Ai ragazzi di Respawn va il merito di aver amalgamato formule eterogenee in un grande calderone ludico che, ludicamente e concettualmente, funziona pienamente. Jedi Fallen Order mette in scena un buon viaggio, diverte pad alla mano e al tempo stesso offre un grado di sfida consono alle esigenze e alla sensibilità di ciascun giocatore. Ma è anche un prodotto poco coraggioso e non sempre soddisfacente per quanto concerne alcuni aspetti del suo comparto tecnico.

    Un cast da grande schermo, ma...Fallen Order regala un'estetica solida e ricca di dettagli, impreziosita da un buon utilizzo della motion capture che tuttavia non si sposa benissimo con l'interpretazione del cast: nei panni di Cal Kestis troviamo Cameron Monaghan (Jerome in Gotham), inaspettatamente monocorde nella recitazione, al netto di una forte espressività facciale. Debra Wilson fa decisamente meglio nelle vesti di Cere Junda, personaggio sorprendentemente complesso, il cui ruolo vi riserverà un buon colpo di scena. Torna anche Forest Whitaker a interpretare un Saw Guerrera di circa vent'anni più giovane rispetto alla sua apparizione in Rogue One: A Star Wars Story. Respawn ha messo in piedi un cast importante e talentuoso, in cui solo pochi protagonisti si sono però rivelati all'altezza delle aspettative.

    Se abbiamo apprezzato ampiamente le movenze di Cal spada laser alla mano, lo stesso non può dirsi dei movimenti in corsa o nelle fasi di parkour, che evidenziano animazioni un po' goffe e poco precise. È un difetto che non compromette la godibilità della produzione, ma che rende Jedi: Fallen Order una piccola gemma imperfetta, che avrebbe necessitato di una maggior rifinitura. Graficamente parlando, il titolo di Respawn vive di luci e ombre: anzitutto, accantonati sia il Source Engine utilizzato in Titanfall sia il Frostbite di EA, gli sviluppatori hanno adottato un motore grafico decisamente più malleabile, l'Unreal Engine 4. Il risultato è un comparto visivo sopra la media, che nei singoli modelli, nel design e nel fascino generale degli scenari urla a squarciagola l'amore sconfinato nei confronti dell'immaginario di Star Wars.

    Le nostre traversate alla scoperta dei segreti della Forza ci hanno posto spesso di fronte a sfondi di una bellezza magica e superlativa, che niente ha da invidiare alla fotografia delle migliori incarnazioni cinematografiche di Guerre Stellari. Respawn ha poi lavorato egregiamente sull'illuminazione, sfruttando una paletta cromatica vastissima, piena di colori freddi - il blu e il bianco per i pianeti ghiacciati - e caldi, come il rosso e l'arancione per le superfici aride o illuminate da splendenti soli scarlatti. Ed è ottima anche la gestione degli shader, specialmente nei contesti di passaggio da un'area all'altra. Immergersi tutto d'un tratto in foreste pluviali, attraversare lande desertiche o ritrovarsi all'ombra di possenti bastioni imperiali è una meraviglia, e allo stesso modo i particellari e l'effettistica generale si mantengono su standard piuttosto alti.

    I problemi di natura grafica sorgono nel caricamento di alcune texture, in particolare quelle legate al terreno delle mappe dopo il passaggio da un'area all'altra. In aggiunta ci è anche capitato, per fortuna raramente, che in qualche fase di guerriglia il frame rate facesse un po' di fatica: quando la quantità di particellari raggiunge l'apice il gioco subisce infatti un leggero rallentamento senza danneggiare troppo l'azione. Magistrale, invece, il sound design: anche la riproposizione dei suoni più iconici come lo sfarfallio della spada laser e i versi dei droidi denota l'enorme rispetto che lo sviluppatore ha riservato alla mitologia originale. Di fanservice, dunque, Star Wars Jedi: Fallen Order ne ha da vendere ed è proprio questo uno dei valori che ci spingono a promuovere la produzione: saper immergere nuovamente la community, dopo anni di alti e bassi, nel potere sfavillante e indomabile della Forza.

    Star Wars Jedi Fallen Order Star Wars Jedi Fallen OrderVersione Analizzata PlayStation 4Star Wars Jedi: Fallen Order nasce come una spada laser forgiata sul pianeta Ilum: un piccolo diamante imperfetto che, sotto strati di incrinatura, nasconde un potere sorprendente. Non era facile gestire una licenza come quella Lucasfilm, senza dubbio uno dei franchise più complessi al mondo anche per il rapporto che ha sviluppato con il pubblico. Eppure Respawn Entertainment ha imposto con decisione un’idea creativa che possiamo considerare pienamente promossa, seppur con qualche riserva nei confronti di un comparto tecnico che avrebbe meritato più rifinitura. Fallen Order è un’opera orgogliosamente narrativa, che piega alle esigenze della trama persino la progressione: è un racconto che va ad inserirsi in uno dei periodi più affascinanti della saga, con una scrittura che non brilla fino in fondo ma che dosa sapientemente i suoi colpi di scena per confezionare un prodotto rispettoso sia della mitologia originale sia del nuovo universo espanso. È una produzione forse poco coraggiosa sul piano ludico, poiché amalgama in un'unica soluzione tutte le principali conquiste moderne del genere action adventure e sfoggia un gameplay sì poco profondo, ma anche divertente abbastanza da regalare un ottimo tasso di sfida. Se Jedi: Fallen Order avesse prestato più attenzione al comparto grafico e alla profondità del combat system, ci troveremmo dinanzi all’ennesima grande eccellenza di questo 2019. Ma la formazione di un Padawan, in fondo, è fatta anche di cadute necessarie per temprare il proprio spirito: il viaggio di Cal Kestis potrebbe quindi essere l’inizio di un ciclo di rinascita per il brand di Star Wars su console e PC. Se il buongiorno si vede dal mattino, vuol dire che il Lato Oscuro della Forza ha finalmente abbandonato gli studi di Electronic Arts.

    8.3

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