State of Mind Recensione: quando la coscienza si fa digitale

Daedalic presenta State of Mind, avventura in terza persona a tema Sci-Fi/Cyberpunk, un prodotto interessante ma non perfetto...

recensione State of Mind Recensione: quando la coscienza si fa digitale
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Questo è l'anno del cyberpunk. E non lo diciamo soltanto perché nelle nostre menti rimbalzano ancora le luci al neon di Cyberpunk 2077, ma per l'interesse che il pubblico sta dimostrando verso questa corrente artistica e letteraria a volte elitaria. Tentare di spiegare che cosa sta dietro a questo neologismo sarebbe un po' come provare a descrivere il noumeno kantiano: le interpretazioni che scrittori, registi e anche game designer ci hanno donato spesso divergono nell'estetica o nelle tematiche affrontate, e rinchiudere queste scelte all'interno di rappresentazioni canoniche sarebbe oltre che limitativo alquanto errato. Sta di fatto, però, che sono numerose le produzioni che rispondono a questa rinnovata curiosità verso il genere: dal colosso di CD Projekt RED, alle piccole realtà come The Red Strings Club o l'atteso The Last Night, è evidente il desiderio di esplorare universi dalla forte distopia tecnologica. In un mercato dalla domanda così vorace, Daedalic Entertainment si inserisce con un'avventura in terza persona che, sposando dei toni più cupi e profondi, tenta di variare il parco titoli del team teutonico. Abbracciando argomenti che vanno dalle leggi della robotica di Asimov, al controllo di massa da parte di "guru del progresso ad ogni costo", ma soprattutto concentrandosi sulla trasferibilità della coscienza umana State of Mind è un progetto, sulla carta, capace di titillare l'interesse di ogni fan della science fiction. Tuttavia i ragazzi di Amburgo non sono riusciti a convincerci appieno: sarà per il ritmo narrativo abbastanza compassato o per l'impasto ludico stagnante, ma - nonostante una certa ricercatezza nello stile visivo - la produzione non riesce a brillare nel panorama delle avventure sci-fi.

    La mente in bit

    La storia di Richard Nolan, giornalista di spicco nella Berlino del 2048, è una di quelle che prende il via dal cliché più abusato degli ultimi tempi: dopo un incidente stradale il protagonista si ritrova in un sordido ospedale della megalopoli a svolgere qualche esame di sicurezza che, oltre ad introdurci al sistema di realtà aumentata che ogni cittadino possiede, ne rivela la parziale perdita di memoria.

    Un'amnesia che ci spinge ad indagare sui giorni precedenti all'accaduto non solo per riacquisire i nostri preziosi ricordi, ma scoprire che fine hanno fatto nostra moglie e nostro figlio inspiegabilmente scomparsi. Nonostante l'incipit poco originale, State of Mind presenta un plot piuttosto maturo in cui trovano posto dilemmi esistenziali, questioni familiari spinose e ideologie progressiste dall'etica discutibile. Da questo punto di vista è innegabile la dedizione del team di sviluppo nell'elevare i toni del racconto, non risiedono però nella convenzionalità del titolo le asperità maggiori. La prima parte dell'avventura infatti fatica ad ingranare, lasciando il giocatore in balia di avvenimenti abbastanza tediosi e che soltanto verso la fine appaiono interessanti.Complice anche una scrittura che alternando due prospettive narrative, da una parte Richard e dall'altra Adam (alter ego virtuale anch'esso vittima di un incidente), prosegue piuttosto lentamente dimostrandosi a tratti inconcludente.

    Questo dualismo narrativo tuttavia non è del tutto sprecato, consentendo la presenza di notevoli contrasti scenografici: ambientato a metà tra una cupa e decadente Berlino che ricorda la Los Angeles di Blade Runner e City 5, un mondo virtuale all'apparenza idilliaco nel quale vengono trasferite le coscienze sotto forma di AI, il titolo regala scontri visivi di grande pregio. E sebbene la natura low-budget del progetto non abbia permesso una quantità di poligoni esagerati, lo stile low-poly risulta parecchio caratteristico, rivelando inoltre un parallelismo con le tematiche affrontate durante le circa dieci ore di campagna. In effetti è il background delle ambientazioni esplorabili a rendere il tutto più intrigante: nel futuro distopico disegnato dagli sviluppatori la gente disillusa e oppressa dalla sorveglianza onnipresente rifugge la realtà per rincorre il sogno di una vita digitale, che sia completamente svincolata dalla materia corporea.

    Peccato però che la monotonia sovrasti ugualmente questi spunti, in modo particolare quando si tratta del gameplay. Infatti il titolo nelle sue interazioni resta molto classico, permettendoci - con il sistema di realtà aumentata suddetto - di acquisire qualche dettaglio in più sul mondo circostante e di imbastire parecchie linee di dialogo che non offrono tuttavia bivi dialogici o scelte multiple, confermando una certa linearità di fondo. A variare la formula ludica ci sono delle piccole sezioni da "detective" nelle quali occorre trovare degli indizi all'interno di un database o combinare delle immagini olografiche, attività che non cambiano la sostanziale staticità del gioco, ma ne rendono più piacevole la conclusione insieme ad una serie di enigmi ambientali che purtroppo vengono inseriti con un certo ritardo nell'arco narrativo.

    State of Mind State of MindVersione Analizzata PCCome prima avventura cyberpunk del publisher, Daedalic Entertainment è riuscita a creare un universo che ha poco da invidiare a produzioni più blasonate: un background interessante e una profondità tematica non indifferente sorreggono un titolo che, tuttavia, si presenta abbastanza lacunoso sebbene abbia i suoi momenti. Dai ritmi poco azzeccati e dalle blande scelte di game design, State of Mind non è quindi di certo una delle migliori produzioni fantascientifiche degli ultimi anni, tuttavia potrebbe incuriosire i fan più accaniti per il suo stile essenziale e le ambientazioni estremamente contrastanti. Quello del team teutonico è insomma un tentativo di realizzazione discreto dal quale speriamo in futuro possano scaturire progetti di più ampio respiro.

    6.9

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