Stela Recensione: un indielike tra fantasy e fantascienza

Stela è un'avventura che prende ispirazione dai giochi Playdead come Limbo e Inside, con un tocco di Another World. Il risultato? Non del tutto perfetto.

recensione Stela Recensione: un indielike tra fantasy e fantascienza
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  • Pc
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • Alcuni giochi sono importanti non perché particolarmente belli o brutti, ma perché ci offrono l'incredibile e preziosa opportunità di confrontarli con le formule ludiche che li hanno ispirati, capendo cosa distingue "l'originale" dalla "copia", l'opera ispirata e quella derivativa. Nel suo tentativo di avvicinarsi in modo quasi invadente allo stile estetico e narrativo di Playdead e del loro Inside (recuperato la nostra recensione di Inside), SkyBox Labs ha prodotto Stela, un'esperienza narrativa cinematica in 2,5D, che ricalca in modo pedissequo gli stilemi del cosiddetto "cinematic 2D". Nel farlo, dimentica di aggiungere quel qualcosa in più che la identifichi rispetto al resto, e si confonde in più punti con i suoi obiettivi, avvicinandosi troppo o a una visione eccessivamente "ludica" dell'esperienza, o fin troppo narrativa.

    Un viaggio tra mondi ignoti e fantastici

    In Stela, ci ritroviamo a vestire i panni di una giovane donna senza nome. Risvegliatasi nell'antro di una piccola grotta di campagna, quest'ultima inizia un viaggio di fuga ed esplorazione verso destinazioni ignote, affrontando nemici sempre diversi in luoghi e ambientazioni incredibilmente diverse tra di loro. I tratti distintivi del racconto "Playdead" sono tutti lì: avatar muto e appena abbozzato visivamente, per permetterci di sovrapporci emotivamente allo stesso; un incipit narrativo criptico e funzionale, che ci spinge immediatamente a proiettarci nel futuro della storia; narrativa basata tutta sul mostrare e non sul raccontare.

    Inoltre, anche la gestione cinematografica dell'esplorazione 2D è stata gestita con intelligenza e attenzione: le sequenze dove i ritmi ludici vengono interrotti per innescare la fase scriptata non sono mai esgaeratamente lunghe o complesse, alternano alla perfezione il momento di internazione e quello del racconto, facendoci sentire al contempo coinvolti e importanti ai fini della storia. Purtroppo, lo stesso non può dirsi per quanto riguarda i ritmi della progressione ludica, a volte troppo ripetitiva per un gioco che ambisce a riprodurre in chiave interattiva la tipica narrazione cinematografica: vari stage di gioco ripropongono troppe volte lo stesso tipo di enigma, e considerando la durata contenuta (circa 5 ore) fa più volte capolino il pensiero che siano stati inseriti per prolungare artificialmente l'esperienza, e non per aggiungere qualcosa al racconto.
    Inoltre, anche nella gestione delle interfacce e della comunicazione col giocatore ci sono parecchi inciampi, sia dal punto di vista narrativo che ludico: se da un lato SkyBox Labs ricorre ai banalissimi "oggetti rossi" per dirci con cosa e perché interagire, sminuendo in tal modo la lettura dello spazio da parte del giocatore, al contempo non riesce a mantenere l'interfaccia pulita e fluida per tutto il corso dell'esperienza, affidandosi troppo spesso ad elementi visivi esterni al racconto e che proiettano il giocatore fuori dallo stesso. Elementi generalmente meno impattanti nell'economia di gioco, ma che in un genere simile diventano invece dettagli determinanti per un buon esito dell'esperienza.

    Meccaniche dubbie e livelli titubanti

    Per quanto riguarda il puro scheletro ludico del gioco, come da tradizione ci troveremo ad affrontare a fasi alterne enigmi e puzzle ambientali, conditi da corpose fasi platform che caratterizzeranno soprattutto i momenti più concitati del racconto. Gli enigmi non brilleranno mai per design e pulizia complessiva, e anzi a volte si mostrano difficili da leggere in relazione alle meccaniche di gioco; al contrario, le fasi platform, per quanto spesso punitivi (anche qui, come da tradizione, dato il trial and error onnipresente nel genere), sanno dare maggior pathos e forza alle fasi narrative dai ritmi più sostenuti.

    La varietà, invece, non manca: gli enigmi coinvolgono numerosi elementi e tipologie di puzzle, dal riposizionamento di certi blocchi di una parete all'attivare leve e pulsanti con il giusto tempismo. Una tale diversità di enigmi, insieme alla freschezza generale dell'esperienza, è garantita da una varietà davvero corposa di ambientazioni e luoghi, che spaziano dal fantasy all'horror, dalla fantascienza al mitologico, facendoci vivere e scoprire mondi diversissimi tra loro.

    Tristemente, quest'elemento rappresenta anche un'enorme ostacolo al fluire della narrazione, dato che è davvero difficile pensare di poter connettere tutte le vicende illustrate nel corso della storia, dato l'incredibili numero di livelli e luoghi completamente slegati tra loro in cui ci troveremo a combattere per la nostra vita. In tal senso, manca completamente quella capacità tipica dei migliori esponenti del genere (da Another World a Inside) di saper costruire un mondo che si racconti tramite i suoi livelli, che acquisti senso nel tempo di gioco e che sappia dischiudersi di fronte agli occhi dei giocatori più curiosi. Anche in quest'aspetto, sembra che si sia ricercata più una varietà funzionale al tenere vivo l'interesse durante la progressione, che non una necessaria per descrivere un mondo con un vissuto, una storia.

    Per fortuna, a reggere in piedi il tutto giunge in soccorso di SkyBox Labs una direzione artistica fresca e intrigante, di certo non originalissima nei suoi evidenti richiami a Playdead, eppure coraggiosa nel distaccarsi quando serve di più.

    Viaggeremo tra campi di battaglia assediati da pioggie di frecce; affronteremo orde di scarafaggi e insetti desiderosi della nostra carne; ci ritroveremo a camminare furtivamente tra gigantesce creature della notte in foreste marcescenti; saremo braccati da mostri che nuotano sotto il terreno. Tra giganteschi templi maledetti e ignote fattorie abbonandonate, i nostri occhi e le nostre orecchie saranno spesso deliziati da motivi interessanti e combinazioni estetiche peculiari e ammalianti, capaci di descrivere con maggiore efficacia delle azioni (nostre e dei nemici) la storia che stiamo vivendo.

    Stela StelaVersione Analizzata Xbox OneSenza infamia né lode, con il loro Stela i SkyBox Labs portano a casa un risultato discreto, capace di cogliere i tratti distintivi di un genere ma limitandosi a riproporli senza catturarne lo spirito, una mera riproduzione dei suoi elementi tradizionali priva di anima e visione d'insieme. Ciononostante, l'opera riesce comunque a offrire dei momenti interessanti e coinvolgenti, a seconda del singolo atto preso in esame, sfruttando anche una messa in scena generale ben fatta, e aiutata da una direzione artistica sopra la media rispetto a molti altri tentativi emersi dal mondo indie in questi anni. Un buon primo passo, che però lascia interdetti in troppi momenti e su troppi punti.

    5.5

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