Stela Recensione: il puzzle platform ispirato a Limbo arriva su Switch

Stela, il puzzle platform che segue l'esempio di Limbo e Inside, approda su Nintendo Switch, e noi siamo tornati a correre a perdifiato.

recensione Stela Recensione: il puzzle platform ispirato a Limbo arriva su Switch
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  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • Nell'industria videoludica esiste una sorta di "regola non scritta": se qualche sviluppatore riesce a fissare un nuovo standard o apre un percorso creativo inedito, presto o tardi qualcuno seguirà l'esempio. È questo il caso di Playdead, che con i suoi Limbo e Inside ha reinterpretato con successo il genere dei platform puzzle, ispirando altri studi indipendenti.

    Ricreare la ricetta del collettivo danese però non è così semplice e, come abbiamo raccontato nella nostra precedente recensione di Stela, la scelta di emulare un prodotto di valore non è certo una garanzia di successo.

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    I bambini dei giochi Playdead iniziavano il loro cammino da un punto qualsiasi, un momento gettato su schermo senza alcuna spiegazione. Anche la protagonista di Stela comincia il suo viaggio da un luogo qualunque, materializzandosi però vicino a un particolare monolite, come se fosse giunta lì per uno scopo preciso. Il mondo sembra ormai corrotto, in rovina, e col suo vestito bianco la giovane appare come l'unica cosa candida in un universo colmo di marciume. Neanche il tempo di abituarsi agli oscuri panorami dello scenario, che la protagonista si ritrova a dover sfuggire agli attacchi di un nugolo di insetti carnivori.

    Stela, esattamente come le sue fonti di ispirazione, cerca di calare i giocatori tra le maglie di un racconto mai realmente esplicito, che lascia agli ambienti e al gameplay il compito di comporre un mosaico di suggestioni narrative. Tanto che solo sul finale si arriva a comprendere fino in fondo il ruolo della protagonista, il suo destino e quello di una terra ormai caduta in rovina. I ragazzi di SkyBox Labs hanno inoltre inserito nel gioco una quindicina di manufatti che forniscono ulteriori elementi sulla trama, e risultano utili ad ampliare una longevità altrimenti risicata (la nostra prima run ha richiesto poco più di due ore).

    A conti fatti, ci ritroviamo davanti al medesimo modello platform puzzle scelto da PlayDead per le sue opere, ma in questo caso si sente la mancanza di quella sensibilità, dell'inventiva e del gusto artistico che hanno reso celebri le produzioni del team danese. Stela mostra oltretutto un'ampia gamma di problematiche aggiuntive, a cominciare da una struttura ludica poco convincente.

    La morte dietro ogni angolo

    Nel mondo di Stela le minacce sono ovunque: piaghe di insetti, mostri subumani particolarmente aggressivi e altri abomini pronti ad attaccare la protagonista in un battito di ciglia. La campagna, idealmente, si può dividere in due grandi momenti: uno più incentrato sulla sopravvivenza a nemici e trappole, e un altro dedicato quasi interamente ai rompicapo.

    Nella prima parte si nota purtroppo una componente "trial and error" esasperata, tanto da risultare frustrante: neanche il tempo di superare un tranello mortale che ci si ritrova subito a dover fronteggiare una nuova lotta per la vita.

    Questo ritmo affannoso si avverte già dalle primissime battute della storia, nonostante ci siano piccoli puzzle associati al superamento delle diverse minacce sovrannaturali. Si percepisce un netto squilibrio nella composizione dell'offerta ludica, quasi ripetitiva nel suo concentrare i momenti più adrenalinici in un unico blocco, senza interruzioni più "riflessive". Queste infatti trovano spazio sul finire dell'avventura, in un epilogo sì interessante, ma privo di mordente in quanto sprovvisto di un crescendo significativo, tanto da inficiare il coinvolgimento emotivo dei giocatori.

    Al netto delle lacune, la trama resta comunque il principale punto di forza di Stela, dato che non mancano altri difetti ben più fastidiosi, a partire da una protagonista con animazioni e movenze fin troppo goffe, prive della fluidità percepibile in titoli come Limbo: dal salto all'arrampicata, passando per una corsa oltremodo flemmatica (la scelta di inserire lo scatto solo nelle fasi scriptate è inspiegabile), queste mancanze hanno chiare conseguenze sulla qualità del gameplay. L'utilizzo del 2.5D, ossia della possibilità di interagire con lo scenario sfruttando la profondità in determinati momenti, contribuisce poi a peggiorare ulteriormente la qualità della componente platform. Solo poche volte l'occhio virtuale della telecamera sfrutta a dovere l'inquadratura per agevolare le scalate, a riprova delle scarse doti tecniche di Stela.

    Si tratta infatti di un gioco non particolarmente piacevole alla vista, con un aliasing ben visibile e altre brutture. Appare chiaro come SkyBox abbia tenta di percorrere una strada troppo ambiziosa, inserendo elementi come un enorme mostro tentacolare che sembra realizzato con la plastilina, e inondando gli scenari con la nebbia utile a nascondere la desolazione del level design. Una voglia di strafare che sinceramente non abbiamo compreso, perché a suo modo Stela ha una buona art direction, ma quest'ultima viene avvilita proprio dal comparto tecnico, talmente pieno di lacune da non apparire migliore neanche giocando in portabilità su Switch.

    Ultimo, ma non per importanza, è il sound design. A fronte di una protagonista muta "come tradizione vuole", troviamo un comparto sonoro veramente mal gestito: tutta la prima parte dell'avventura, come spiegato, punta più sull'adrenalina e sulle minacce sovrannaturali. Quando un mostro fa la sua apparizione ecco emergere archi distorti e strumenti elettronici opprimenti, volti a simboleggiare la presenza di un pericolo, peccato che il tutto si percepisca solo come un gran baccano.

    Stela StelaVersione Analizzata Nintendo SwitchStela prova a seguire il sentiero che ha portato Playdead alla gloria, mancando però il segreto del suo successo. A fronte di una narrativa tutto sommato coerente, il resto dell’offerta fa acqua da tutte le parti. La progressione della campagna è totalmente squilibrata tra le fasi action e quelle dedicate al puzzle solving, anche se quest’ultimo riesce a emergere con più decisione nel finale, che risulta piacevole. Sebbene ci sia un percepibile sforzo sul lato artistico, sia il fronte tecnico, sia quello sonoro, smorzano qualsiasi scintilla di creatività, nascondendo il valore di Stela dietro una patina di imprecisioni. Per queste ragioni, il lavoro di SkyBox Labs appare come una copia sbiadita di titoli fondamentali per il panorama indipendente, anche se avrebbe meritato qualcosa in più.

    5.5

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