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Stifled per PlayStation VR Recensione

Stifled è un'avventura horror basata sul rapporto tra suono e spazio. Un titolo nato come progetto studentesco e diventato ora un gioco completo...

Stifled per PlayStation VR Recensione
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  • PS4
  • Voglio essere onesto. Stifled, in modalità VR, l'ho giocato per circa un'ora; le restanti due ho appoggiato il visore sul tavolino e sono tornato alla cara vecchia formula tradizionale. Se ne deduce, innanzitutto, che Stifled si può giocare in VR ma anche no: per quanto qualcosa un po' si perda (il perché lo vedremo tra poco), è cosa buona e giusta pensare anche a chi soffre di motion sickness. Ecco, personalmente non soffro sempre di motion sickness. L'ultima volta mi è successo con Here They Lie: la nausea mi ha perseguitato per tutta la sera. Con Stifled mi è accaduto più o meno lo stesso. Sebbene si tratti di un fattore soggettivo, una riflessione prima di addentrarci nel mondo di Stifled mi piacerebbe lanciarla.

    Inizio ad avere paura della VR. Quando devo giocare a un titolo in VR che richiede di muoversi nello spazio mi viene un po' d'ansia, perché non so come reagirà il mio fisico. La VR mi affascina ma nel corso dei mesi mi sono reso conto che, tra visore da indossare e pericolo motion sickness, tendo quasi a rifiutarla, a rimandare la sessione di gioco. Quando l'interfaccia, l'oggetto che si frappone tra l'utente e il mondo di gioco, diventa così invadente, a tratti angosciante, in generale "pesante", non dovremmo forse - passato l'effetto wow - farci qualche domanda?

    Diario di famiglia

    Torniamo ora nello specifico a Stifled. Un titolo ammirevole per com'è nato: l'evoluzione di un progetto scolastico (Lurking) portato avanti da un team di studenti di Singapore. Sony ci ha messo lo zampino e l'ha pubblicato lo scorso 31 ottobre, giusto in tempo per Halloween. Stifled è un'avventura horror molto particolare, tutta basata sul concetto di suono e sul rapporto tra suono e spazio. In soldoni, è attraverso i rumori che l'ambiente prende forma e diventa "leggibile": sta al giocatore produrre questi suoni, dopo aver calibrato il microfono integrato del PSVR.

    Vi ritroverete insomma a parlare nel vostro salotto per far sì che gli spazi virtuali diventino visibili. A colpire è la resa estetica di questi scenari: a fasi dall'aspetto 3D più canonico fanno da contraltare sequenze minimaliste in cui i contorni bianchi degli oggetti si mostrano su sfondi completamente neri. Uno stile che ricorda Vib-Ribbon, declinato però in tre dimensioni. Sul tema del rapporto tra suono e spazio si era cimentato di recente Perception, con risultati non del tutto convincenti. Anche Beyond Eyes aveva detto la sua. Sia in Perception che in Beyond Eyes avevamo a che fare con protagoniste non vedenti; in Stifled la meccanica su cui si regge l'intera esperienza di gioco non ha le stesse solide premesse narrative, né viene purtroppo sviluppata a dovere.

    Suoni nello spazio

    Costruire un gioco intorno a una singola meccanica è sempre molto rischioso: non solo dovresti giustificarla narrativamente, ma dovresti renderla anche sufficientemente varia dall'inizio alla fine. Stifled si perde un po' lungo la strada. Un uomo si sveglia nella propria camera da letto e insegue quello che sembra essere il fantasma (o il ricordo?) della moglie. Per evitare spoiler non mi addentrerò oltre. Quel che si intuisce sin da subito è che ci sono di mezzo dei bambini, il cui ruolo non è immediatamente chiaro, e che forse il protagonista sta covando un senso di colpa.

    Si inizia bisbigliando, poi parlando più forte. C'è qualcuno laggiù? L'effetto sonar vi permette di svelare lo scenario, prima che ripiombi l'oscurità. Il problema è che il rumore mette in allerta anche i nemici, figure infantili che non ci penseranno due volte a venirvi amorevolmente incontro per eliminarvi. Non resta che distrarle, lanciando un sasso poco più in là e aggirandole. L'esperienza survival horror di Stifled si risolve al 90% in questa meccanica stealth, ripetuta più e più volte. Considerando che la narrazione tende a rimanere molto criptica e un po' troppo sussurrata e superficiale (per risollevarsi in parte nel meta-finale), e che la meccanica stealth ed esplorativa dopo un'ora ha già detto (quasi) tutto, s'intuisce quanto Stifled non possa dirsi del tutto riuscito.

    Rumore o silenzio?

    A essere onesti, gli scenari in bianco e nero perdono presto la propria carica innovativa. Sopraggiunge quasi un senso di noia, soprattutto quando in alcuni frangenti ci si perde nell'oscurità e si è costretti a ritentare più volte la sorte per aggirare il nemico. C'è da dire, fortunatamente, che gli sviluppatori non hanno abbondato coi nemici: nel titolo, nonostante le meccaniche stealth, si avverte l'influenza dei walking simulator. Probabilmente all'opera manca una direzione chiara, precisa. La meccanica del suono non riesce a reggere tutta la pur breve esperienza. Talvolta l'esplorazione diventa pedissequa e poco appagante (anche perché gli scenari in bianco e nero non offrono particolare varietà).

    In VR il gioco guadagna naturalmente in immersività e il fatto che il microfono sia integrato nel visore rende il riconoscimento della voce molto comodo e naturale. La VR è insomma un valore aggiunto, eventuale motion sickness esclusa, ma il titolo è assolutamente godibile anche senza VR: in quel caso l'onda sonora viene affidata al dorsale R2. Detto tra noi, la feature del microfono è divertente, all'inizio, ma dopo un po' si può benissimo farne a meno.

    Stifled StifledVersione Analizzata PlayStation 4Stifled è un gioco coraggioso, che mostra chiaramente la voglia di sperimentare dei suoi giovani sviluppatori. Sebbene la meccanica su cui si poggia l'intera esperienza sia decisamente affascinante, tende a perdere presto la propria efficacia, nonostante la breve durata dell'avventura. Sotto la curiosa scorza estetica, si intravede un level design troppo scolastico. L'esplorazione stealth tende a diventare ripetitiva e la narrazione, per quanto in grado di riservare alcune sorprese verso il finale, non decolla mai realmente. Si respira un'atmosfera a tratti disagiante, in alcuni frangenti evocativa, ma nel complesso Stifled è un'opera ancora troppo acerba, incapace infine di convincere.

    5.6

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