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Stranger Things 3 The Game Recensione: la serie Netflix in 16 bit

Per accompagnare il lancio della terza stagione, arriva il tie-in ufficiale della serie Netflix, per un risultato decisamente debole.

recensione Stranger Things 3 The Game Recensione: la serie Netflix in 16 bit
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Non è la prima volta che personaggi e atmosfere di Stranger Things si allontano dal catalogo di Netflix e decidono di fare un salto nel mondo dei videogame. A breve distanza dall'uscita della seconda stagione, qualche anno fa, sugli store di iOS e Android era infatti comparso Stranger Things: The Game, un'avventura tutta pixel e nostalgia che traduceva in linguaggio videoludico le situazioni viste nel serial televisivo, dimostrando fra l'altro un'ambizione ben superiore a quella di tanti altri prodotti mobile. Inaspettatamente complessa e ottimamente strutturata, la divertita rilettura della saga dei fratelli Duffer riuscì a distinguersi anche per la quantità di contenuti, nonché per l'efficace filosofia di fondo: così come la serie rappresenta una rievocazione nostalgica degli anni '80, delle loro mode e delle avventure che Hollywood forgiava in quel periodo, anche il videogame recuperava l'estetica e le caratteristiche delle produzioni a 8-bit.

    Visto il discreto riscontro di pubblico e critica Netflix decide oggi di riprovarci, puntando persino più in alto: sviluppato ancora una volta dal team BonusXP, Stranger Things 3: The Game colonizza anche le console tradizionali, da PS4 a Switch, e accompagna l'uscita della terza season nella speranza di sfruttarne il rilievo mediatico (nel caso ve la foste persa, qui potete leggere la nostra recensione di Stranger Things 3). Purtroppo l'operazione può dirsi molto meno riuscita: copia-carbone del suo predecessore, il titolo non solo perde il "fattore novità", ma fatica ad adattarsi agli standard del nuovo contesto in cui è proiettato. Estratto dall'ambiente del gaming mobile, l'adattamento di Stranger Things 3 non può che apparire limitato, ripetitivo e del tutto incapace di distinguersi.

    Un racconto in miniatura

    Se non avete ancora visto la terza stagione di Stranger Things, sappiate che giocare al videogame ufficiale potrebbe rovinarvi più di una sorpresa. La trama segue in maniera abbastanza fedele gli eventi raccontati dalla serie, sebbene li metta in scena con molta meno efficacia.

    A scandire la narrazione ci sono linee di dialogo rapidissime che di volta in volta introducono le missioni principali, in una versione estremamente stilizzata delle situazioni viste nello show targato Netflix: una sorta di bignami videoludico della sceneggiatura originale. Ciascuno deciderà quanto ritenersi sensibile agli spoiler, ma in linea generale un approccio del genere ci sembra completamente sbagliato ed estremamente deleterio per la produzione. Raccontata in maniera sbrigativa e superficiale, la trama del gioco non riesce a stuzzicare la curiosità dell'utente e spingerlo a guardare la serie, ed anzi rischia di mandare su tutte le furie chi pianificava di godersela senza fretta. D'altro canto chi si è già dedicato al "binge watching" si troverà di fronte ad una versione più insipida e stringata delle vicende, che lo spingerà probabilmente a saltare brutalmente tutti i dialoghi.

    Sembra chiaro che questo tipo di adattamento non può funzionare per un tie-in sviluppato al giorno d'oggi, e l'unica vera prospettiva per produzioni di questo genere resta quella di trasformarsi in spin-off indipendenti con una trama autonoma rispetto a quella dello show.

    In giro per Hawkins

    Al di là degli scivoloni narrativi, Stranger Things 3: The Game non sconfessa l'idea di fondo del suo predecessore, ma si porta avanti di una generazione, passando dagli 8 ai 16 bit. Il gioco potrebbe facilmente mimetizzarsi nella libreria del Super Nintendo, con i suoi sprite carichi di dettagli e la visuale dall'alto che ricorda quella di classici intramontabili.

    L'obiettivo dell'utente, nei vari capitoli che compongono l'avventura, è quello di andare in giro per Hawkins seguendo i dettami delle missioni principali e secondarie, divise fra esplorazione, combattimento e risoluzione di enigmi generalmente elementari. Ci si alterna al controllo dei protagonisti della serie, ciascuno con le sue caratteristiche e abilità.

    Inizialmente si hanno a disposizione soltanto pochi personaggi, e questo riduce notevolmente le possibilità di interazione con il mondo di gioco: soltanto i talenti da hacker di Dustin, sulle prime, ci permettono di violare qualche terminale e aprire così porte e container. Di capitolo in capitolo nuovi personaggi si aggiungono al gruppo, dandoci la possibilità di usare le loro peculiarità per raggiungere nuove aree.

    Scandito da un backtracking tutt'altro che virtuoso, l'avanzamento risulta purtroppo monocorde e tedioso, soprattutto a causa della desolante limitatezza degli scontri. Che si decida di usare lo spray tossico di Dustin, la fionda di Lucas oppure gli attacchi corpo a corpo, i combattimenti restano estremamente meccanici e noiosi, per via della loro eccessiva semplicità e della scarsa varietà dei nemici. Il gioco vorrebbe incentivare l'utilizzo di un sistema di parata da attivare con il giusto tempismo, per bloccare i colpi avversarsi e ricevere un potenziamento temporaneo delle statistiche d'attacco, ma in verità il modo migliore per affrontare le risse è quello di colpire come forsennati facendo attenzione a gestire la distanza dai bersagli. Non si fatica a percepire, già nel corso dei primi capitoli, che le tipologie di avversari e la varietà degli enigmi non sono sufficienti a reggere per le sei ore in cui si dipana l'avventura. Di missione in missione questa spiacevole sensazione si amplifica sempre di più, accompagnando una progressione che si fa presto noiosa e iterativa. A limitare i danni troviamo per fortuna una serie di incarichi secondari e attività del tutto opzionali che smorzano la linearità della produzione.

    Non che in questi frangenti il gioco cambi faccia, o proponga scontri ed enigmi più ispirati, ma perlomeno Stranger Things 3 incentiva un'esplorazione curiosa e partecipe dei suoi scenari, e di tanto in tanto colpisce addirittura con side quest accompagnate da una scrittura insospettabilmente divertita.

    Dedicarsi alle attività secondarie stimola anche un buon senso di progressione, dal momento che si viene ricompensati con materie prime indispensabili per costruire gli "orpelli", ovvero oggetti che garantiscono bonus alle statistiche di tutta la squadra. Fra i collezionabili da recuperare, le molte citazioni alla cultura pop degli anni '80 e questo inedito sistema di potenziamenti, è proprio l'esplorazione libera a rappresentare la componente più riuscita del prodotto.

    D'altro canto dispiace che l'incedere della main quest sia addirittura meno riuscito del precedente titolo sviluppato da BonusXP, che riusciva a tenere il giocatore avvinto e partecipe con più efficacia, per merito di un avanzamento più bilanciato e stimolante.

    Probabilmente anche in questo caso ha pesato la necessità di accordarsi agli eventi del serial televisivo, che deve aver imposto al team alcuni paletti creativi sulle situazioni da mettere in scena e di conseguenza sul flusso dell'avventura. Quale che sia il motivo di questi inciampi, Stranger Things 3: The Game resta meno virtuoso del suo predecessore spirituale; gli unici miglioramenti sensibili sono quelli stilistici, al netto dei limiti più che evidenti delle animazioni.

    Stranger Things 3 The Game Stranger Things 3 The GameVersione Analizzata Nintendo SwitchPer accompagnare il lancio della terza stagione di Stranger Things, Netflix e BonusXP decidono di sviluppare un tie-in che più tradizionale non si può, come quelli che popolavano il mercato una ventina di anni fa. Il titolo segue in maniera molto fedele gli eventi dello show, da una parte infischiandosene del rischio spoiler, dall’altra risultando generalmente superfluo per chi ha già concluso la visione delle nuove puntate. Per quanto sia apprezzabile lo spirito filologico con cui il gioco replica lo spirito e i modi delle avventure a 16bit, il fattore nostalgia è uno dei pochi aspetti davvero riusciti di una produzione molto limitata nelle meccaniche ludiche e nelle ambizioni creative. Costellata di enigmi banali, di scontri tediosi e ripetitivi, e funestata da un backtracking non proprio stimolante, la produzione si tiene in piedi grazie alla presenza di attività opzionali ben congegnate e di un sistema di crafting che veicola un buon senso di progressione. A pesare sulla valutazione non sono soltanto le falle creative, ma anche il rapporto fra qualità e prezzo. Sebbene la quantità di contenuti sia tutt’altro che esigua (i completisti potrebbero frequentare la Hawkins virtuale per circa otto ore), il costo del gioco sembra un po’ troppo elevato per l’offerta complessiva. Stranger Things 3: The Game resta insomma un prodotto generalmente trascurabile, da giocare magari fra qualche tempo, quando il ricordo della terza stagione si sarà affievolito e il prezzo sarà meno esoso.

    5.5

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