Streets of Kamurocho Recensione: Yakuza a 16 Bit

SEGA, per festeggiare i suoi 60 anni, ha distribuito gratis un crossover tra Streets of Rage 2 e Yakuza. È tempo di combattere a Kamurocho.

Streets of Kamurocho Recensione: Yakuza a 16 Bit
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  • Il tempo passa per tutti, anche per i videogiochi. Nonostante sia un medium relativamente giovane, nelle ultime settimane sono diversi i brand che hanno festeggiato anniversari importanti: basti pensare ai 35 anni di Mario, celebrati con una collection dal grande valore storico (recuperate la recensione di Super Mario 3D All-Stars), una reinterpretazione battle royale del primo Super Mario Bros e un'edizione in realtà aumentata di Mario Kart.

    Per uno strano scherzo del destino, che pare riproporre in salsa celebrativa la celebre "Guerra dei bit" che segnò profondamente il mercato agli inizi degli anni '90, in questi giorni è SEGA a spegnere sessanta candeline. Per l'occasione la compagnia sta offrendo promozioni e regali alla sua community, e tra i doni troviamo una chicca decisamente curiosa: un crossover tra Streets of Rage 2 e Yakuza, che prende il nome di "Streets of Kamurocho". Senza pensarci un secondo ci siamo fiondati su Steam per scatenare la furia del Drago di Dojima.

    Passato e futuro

    Prima di entrare nel merito di ciò che offre Streets of Kamurocho, data l'occasione è bene ricordare i due universi uniti in questo peculiare crossover. Streets of Rage 2, secondo capitolo di una fortunata trilogia di beat'em up a scorrimento, è considerato ancora oggi una delle pietre miliari del genere. Il degno erede dei Final Fight di Capcom, e killer application del Sega Mega Drive insieme a Sonic, rappresentava il punto più alto raggiunto dalla serie che, in terra nipponica, è conosciuta col nome di Bare Knuckle.

    Le ragioni dietro il suo successo sono diverse: in primis l'estrema varietà dei nemici (oltre trenta considerando anche i boss) e un gameplay in cui ognuno dei quattro eroi era ben caratterizzato dalle mosse a sua disposizione. Impossibile pensare all'epoca in cui i picchiaduro a scorrimento erano un punto fermo delle line-up di sale giochi e console casalinghe senza considerare l'importanza di Streets of Rage 2.

    Di recente la serie è stata riportata in vita, a ventisei anni di distanza dal "congedo", con un ottimo quarto capitolo a cura di Dotemu e Lizardcube (cogliete l'occasione per recuperare la recensione di Streets of Rage 4). Si tratta, quindi, di uno dei fari più luminosi nel passato di SEGA, penalizzato - al pari del genere di riferimento - dal passaggio agli engine in 3D e dai paradigmi ludici più moderni.

    Yakuza, al contrario, è uno dei punti fermi della SEGA odierna, ossia con l'uscita della compagnia dal mercato hardware. Parliamo di un franchise che sta cavalcando con successo intere generazioni, fiore all'occhiello della compagnia nipponica grazie alle felici intuizioni di Toshiro Nagoshi. Il duro percorso di redenzione di Kazuma Kiryu è imperdibile, e se inizialmente il trionfo del franchise era registrato principalmente in Sol Levante, col tempo tutto il mondo ha riconosciuto le doti dell'opera di Nagoshi (vale la pena recuperare la nostra recente prova di Yakuza:Like A Dragon).

    Con un nuovo ciclo creativo tutto da definire, sentenziato anche dal cambio di protagonista, l'universo di Ryu ga Gotoku è ben lontano dall'essere concluso. Streets of Kamurocho è pertanto un matrimonio tra passato e futuro, l'incontro migliore che potesse nascere per celebrare 60 anni di storia.

    "Cos'è? Un episodio crossover?"

    Con la morte del terzo presidente del Clan Tojo, le strade di Kamurocho sono ormai un concentrato di violenza efferata: i criminali si aggirano per il quartiere senza alcun timore e gli atti brutali si consumano ovunque. Sta a Kazuma Kiryu e Goro Majima l'arduo compito di mettere fine a questa sequela ininterrotta di brutalità, ovviamente dispensando a ogni incrocio la sola lezione che questi avanzi di galera possono comprendere. Con questo breve incipit, che reinterpreta in versione ultra semplificata la trama del primo Yakuza (accompagnato tra da un omaggio alla colonna sonora di Street of Rage 2), non resta che scegliere il proprio beniamino e gettarsi nella mischia.

    Al primo impatto si comprende immediatamente il lavoro operato dagli sviluppatori. A conti fatti, Streets of Kamurocho è paragonabile in tutto e per tutto a una "mod" di Streets of Rage 2: ad esempio il level design e l'HUD sono i medesimi del titolo pubblicato su Mega Drive, mentre modelli e sfondi sono stati modificati per ricreare in salsa 16 bit l'immaginario di Yakuza. Wood Oak City lascia quindi spazio a Kamurocho, con le sue vetrine e i suoi negozi; perfino gli oggetti di cura sono stati sostituiti dai celebri integratori che il Drago di Dojima usa nella sua avventura. Piccole chicche che strappano indubbiamente un sorriso, nel quadro di un piacevole omaggio in bit alla storia di SEGA.

    Spostandoci sul piano ludico, anche in questo caso è perfettamente riconoscibile il gameplay del secondo Streets of Rage nella sua interezza: i pattern dei "teppisti" del titolo pubblicato negli anni '90 vengono ereditati da membri della malavita giapponese che ricordano gli avversari affrontati da Kiryu, e anche gli stessi protagonisti sfruttano le medesime tecniche dei personaggi di Street of Rage 2. In realtà, sia Kazuma, sia Goro, usano gli attacchi di Axel (idem anche per un terzo combattente segreto che preferiamo non rivelarvi). Sussiste qualche minima differenza su range e velocità di attacco, ma nulla in grado di prolungare la longevità del titolo.

    Questo perché Streets of Kamurocho svela dopo pochi minuti la sua vera natura: una volta sconfitto il boss di fine livello, infatti, si ritornerà al punto di inizio. L'avventura di fatto non prosegue, e permette soltanto di accumulare record di punteggi da sfoggiare in una leaderboard mondiale aggiornata continuamente (e divisa in single player e co-op). Se la "prima passerella" è semplice da gestire, a ogni nuova tornata la mole di nemici aumenta, così come la loro energia vitale.

    Si tratta, insomma, di una vera e propria modalità sopravvivenza dal sapore smaccatamente arcade, nel segno di un tributo al videogioco che fu. A meno che non siate inclini a lottare per un posto nelle classifiche globali, non avrete altri incentivi a spendere ulteriore tempo su questo crossover. Prima di lasciar crescere un comprensibile briciolo di delusione, è bene ricordare la ragion d'essere di Streets of Kamurocho: quella di rappresentare un piccolo regalo gratuito per l'utenza, pensata per accogliere fan vecchi e nuovi (similmente all'arrivo di Golden Axed ed Endless Zone).

    Streets of Kamurocho Streets of KamurochoVersione Analizzata PCStreets of Kamurocho non è altro che un dono gratuito realizzato per scopi celebrativi. È in quest’ottica che si deve “valutare” questo crossover tra Streets of Rage 2 e Yakuza in salsa 16 bit. In particolare, quella distribuita da SEGA è una vera e propria mod del gioco pubblicato su Mega Drive negli anni ’90. Data la sua particolare natura, non diamo peso al fatto che sia presente un solo livello e, di fatto, un unico personaggio con skin differenti. L'opera è dunque solo una breve occasione per riscoprire il gameplay di una vecchia pietra miliare e strappare un sorriso ai fan dinanzi alla rivisitazione di Kamurocho, volgendo insomma uno sguardo al passato e al presente di un’azienda che ha contribuito in maniera significativa all’evoluzione del medium.

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