Streets of Rage 4 Recensione: il re dei picchiaduro a scorrimento è tornato

A ventisei anni di distanza, Streets of Rage torna con un quarto capitolo eccellente per gameplay e contenuti.

Streets of Rage 4
Recensione: PlayStation 4
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Si dice che il tempo è galantuomo, che è capace di lenire ogni ferita. Capita quindi che una serie, appartenente a un genere videoludico rimasto ai margini dell'industria, venga riesumata a ventisei anni di distanza dall'ultimo capitolo. In fondo chi è cresciuto nell'era della guerra dei bit lo sa bene: i beat'em up classici non avrebbero potuto reggere l'avvento delle tre dimensioni. Capcom, Konami e i publisher maestri nel settore hanno quindi rivolto altrove la loro attenzione, ed ecco che tutti i brand più amati sono spariti dalle scene: Teenage Mutant Ninja Turtles, Captain Commando, Final Fight e Streets of Rage.

    A nulla è servita la nostalgia dei fan, pronti ad acquistare qualsiasi collection retro per comunicare chiaro e forte che loro c'erano ancora, che avrebbero riabbracciato volentieri Michelangelo, Haggar e Axel Stone. Il mercato era andato oltre, dimenticando un passato difficile da conciliare con i gusti delle nuove generazioni di giocatori. Qualche sviluppatore indipendente ha cercato di battere sentieri inediti: basti pensare a Castle Crashers, Mother Russia Bleeds o Slaps and Beans, mosche bianche che si sono distinte per approcci anche inusuali, ma che però non sono riuscite a dimostrare che un beat'em up moderno, e al contempo "fedele" ai canoni storici, può ancora diventare un grande successo commerciale.

    In questa triste storia però arriva una coppia di studi che, con un piede nel passato e lo sguardo aperto sul futuro, è balzata all'occhio dei più attenti con Wonder Boy: The Dragon's Trap e Windjammers. Dopo aver riproposto vecchie opere in chiave moderna, Dotemu e Lizardcube (insieme a Guard Crush Games) hanno fatto un passo in avanti nella loro carriera, prendendo in carico una serie amata come quella di Streets of Rage e riuscendo in un'impresa straordinariamente difficile: evolvere un genere considerato "morto" da anni.
    È tempo di far valere i pugni contro il Sindacato del Crimine. È tempo di riaccendere la furia degli anni '90.

    Si riprenda pistola e distintivo

    È bene chiarire sin da subito un aspetto fondamentale di Streets of Rage 4: il lavoro di Dotemu guarda sia ai fan della serie, sia a chi non ha mai conosciuto Axel Stone e i suoi compagni. Per offrire agli appassionati un contesto familiare, in grado però di accogliere anche i neofiti, gli sviluppatori hanno deciso di creare dei nuovi villain, eredi del Mr.X combattuto nei primi tre capitoli anni fa dai protagonisti, che fanno ritorno anche in questa nuova iterazione.

    da sinistra: Floyd, Blaze, Axel e Cherry

    Axel e Blaize sono i due volti storici del brand, e di capitolo in capitolo sono stati affiancati da personaggi differenti. In quest'ultima avventura il ruolo di spalla spetta a Floyd Iraia (apprendista del dottor Zan di SOR3) e a Cherry Hunter, figlia di un certo Adam ben noto ai fan. Quest'ultimo ritorna in Streets of Rage 4 come quinto lottatore, un fatto che non accadeva dagli albori della serie su Sega Master System.

    Scelto un beniamino, apprendiamo quindi che Wood Oak City è ripiombata nel caos dopo un decennio di pace a causa della rediviva Società del Crimine, "ereditata" dai figli del malvagio Mr.X. Il quieto vivere è minacciato, la polizia ha ripreso a chiudere un occhio per via delle tangenti ed è tempo che qualcuno senza nulla da perdere risolva la situazione a suon di pugni. E noi non chiedevamo di meglio.
    Dalle strade notturne di Wood Oak City, passando per la stazione di polizia e perfino attraverso la fusoliera di un aereo in volo, i nostri eroi si faranno strada tra malviventi e agenti corrotti per fermare l'ennesimo piano di conquista del mondo. La campagna, che offre quattro diversi livelli di difficoltà, dura giusto un paio d'ore, ma è doveroso chiarire che si tratta di una longevità in linea col genere di riferimento, e infatti né Castle Crashers, né Slaps and Beans o Mother Russia Bleeds offrono un'avventura superiore alle 4 ore; quindi, seppur "breve", l'offerta di Streets of Rage 4 rientra nei canoni di un qualsiasi beat'em up a scorrimento.

    La campagna di SOR4 è un concentrato di tutti i tratti caratteristici della saga: varietà di ambientazioni e nemici con pattern d'attacco unici da imparare a memoria per garantirsi una vittoria in scioltezza, oltre alle immancabili le boss fight alla fine di ogni stage, capaci di regalare momenti di puro divertimento.

    L'unico neo che ci sentiamo di segnalare è una curva di progressione non perfettamente omogenea, con alcune sezioni iniziali leggermente più ostiche rispetto ad altre nelle fasi avanzate. Ciononostante Dotemu e gli altri studi hanno svolto un lavoro ottimo, e grazie ad alcune trovate gli stimoli per continuare a giocare sono garantiti.

    I giochi non finiscono quiOltre alla campagna e alla modalità arcade, da affrontare da soli o in cooperativa fino a quattro giocatori, l'offerta comprende anche la modalità boss rush e la modalità battaglia: la prima, com'è intuibile, pone l'ardua sfida di superare tutti i nemici principali con una sola vita, mentre la seconda non è altro che un'arena in cui sfidare i propri amici in duelli all'ultimo pugno, in tesi scontri marziali senza esclusione di colpi.

    Una volta raggiunti i titoli di coda avrete solo scalfito la superficie dei contenuti disponibili. Innanzitutto, ripetere l'esperienza a un livello di difficoltà maggiore offre delle sfide adatte a qualsiasi appassionato della vecchia scuola, senza considerare la presenza di un quinto grado di sfida - definito "mania" - capace di mettere a dura prova la perseveranza dei veterani.
    Per chi invece preferisce un'esperienza più leggera, Dotemu ha inserito una serie di aiuti facoltativi capaci di ingentilire i criminali di Wood Oak City: potrete ad esempio dotarvi di un maggior numero di vite e bonus per le ultimate (di cui parleremo a breve), a patto di accettare un malus al punteggio ottenuto alla fine dello stage. Inoltre la campagna principale salva automaticamente i progressi, e in caso di game over permette di ripartire dall'ultimo stage. Sono tutte piccole aggiunte utili per chi non ha mai masticato il genere, mentre gli habitué potranno sempre divertirsi con la modalità Arcade in cui non è presente alcun checkpoint. Si "mette una moneta" e si fila dritti dall'inizio alla fine, come tradizione insegna.

    Ritornando brevemente alla difficoltà, questa per ovvie ragioni influenza il punteggio ottenuto che, oltre a garantire un posto nelle classifiche mondiali, andrà a riempire una misteriosa barra di progressi. Questo indicatore regala a ogni step un momento di meravigliosa nostalgia sbloccando un "lottatore retro", ossia uno dei personaggi dei precedenti capitoli. Ecco quindi che l'offerta contenutistica di Streets of Rage 4 cresce a dismisura, favorisce la rigiocabilità e permette di macinare agilmente ore su ore. Basti pensare che, una volta sbloccato l'intero roster, avrete a disposizione un totale di diciassette combattenti differenti, tra volti nuovi e vecchie glorie. Si tratta di una mole decisamente elevata di eroi, ma il tutto prende un sapore ancora più dolce quando si parla di gameplay.

    La specialità della casa

    Come abbiamo detto in apertura, il beat'em up a scorrimento ha dei "limiti" ben precisi, e lo storico Streets of Rage 2 fu foriero di diverse evoluzioni nel genere: dalla differenziazione netta dei lottatori in base alle doti fisiche, all'enormità di nemici da affrontare. Tutto questo ritorna nel quarto capitolo, non senza una discreta dose di importanti novità, ma è bene andare con ordine.

    Alla combo di attacchi base e in salto si aggiunge una combinazione di colpi volanti per gli eroi più agili; un'inedita special da lanciare in volo completa poi la gamma delle tecniche assieme ad altre due da sfruttare con i piedi ancorati al suolo, mentre una stella ottenibile negli stage garantisce l'uso di una potente ultimate in grado di ripulire l'area. Oltre alle meccaniche di base è stato migliorato anche l'uso delle armi contundenti, come mazze e tubi di ferro, che possono essere lanciate contro un nemico e riafferrate prima che cadano a terra.

    Il diavolo sta nei dettagliCome se non bastassero le mosse a disposizione, gli sviluppatori hanno inserito altre chicche meritevoli di attenzione. La prima è un uso diversificato degli oggetti: ad esempio Blaze e Cherry hanno più difficoltà ad alzare le armi pesanti, ma sono in grado di afferrare qualsiasi gadget al volo, come alcune fragili ampolle di vetro lanciate dai nemici (un'azione impossibile con gli uomini del roster). Inoltre, anche l'IA è in grado di regalare piccoli momenti di meraviglia. Durante le nostre partite abbiamo notato che teppisti e poliziotti, se presenti sullo schermo, iniziano a combattersi se il giocatore non è nelle vicinanze. Provare per credere.

    Già a questo punto è chiaro il valore del lavoro di rinnovamento operato dagli sviluppatori, che sono riusciti ad offrire al pubblico un pool di possibilità offensive davvero vasto per il genere, mantenendo al contempo la leggerezza tipica dei beat'em up. Una varietà di meccaniche cui si aggiunge un'altra delle trovate "moderne" di Streets of Rage 4, ossia "l'affaticamento". In passato usare "le special", ossia le mosse più efficaci, consumava parte dell'energia vitale (una consuetudine ereditata dalle sale giochi), ma in SOR4 questo tratto storico è stato reinventato nel più geniale dei modi: usando una tecnica speciale, la barra vitale "si svuota" in parte, ma è possibile recuperare l'investimento attaccando i nemici senza subire danni.

    Si tratta di una meccanica estremamente intuitiva, che chiede al giocatore di "scommettere su sé stesso", di assumersi un rischio se vuole beneficiare delle mosse più potenti. Gli sviluppatori hanno inserito anche un effetto sonoro ben percepibile per comunicare quando il proprio investimento è stato ripagato: una dinamica che si rivela particolarmente utile durante gli scontri più accesi. Questa novità aggiunge un tocco strategico a tutti i combattimenti senza tradire in alcun modo l'anima della serie, e a nostro avviso è un'intuizione tanto semplice quanto efficace.

    Il gameplay si è inoltre fatto più fluido, e permette di concatenare le mosse con facilità, dando la possibilità di realizzare combo da decine e decine di colpi (e punti). Oltre alla semplicità con cui si possono inanellare attacchi, un altro elemento concorre ad aiutare i nostri eroi nella lotta: i bordi dello schermo. Chi è cresciuto negli anni ‘90 sa bene che scaraventare un nemico oltre i margini della scena lo consegnava all'indeterminazione, e l'attesa per la sua ricomparsa poteva generare qualche momento d'ansia. Ebbene, siamo felici di confermarvi che questi tempi sono ufficialmente finiti. In ogni momento i "bordi della telecamera" diventano dei muri a tutti gli effetti, e questo comporta che ogni nemico rimbalza sui limiti della scena e può essere colpito ulteriormente. Per intenderci, si tratta di un vero e proprio juggling da usare a proprio vantaggio, quasi ci si trovasse in Devil May Cry o Tekken.

    Il lavoro dei tre studi non si è fermato di certo qui, anzi, si è concentrato sulla volontà di rendere ogni protagonista un lottatore davvero unico: se Axel è quello più bilanciato, Blaze invece è la specialista del juggling; Floyd è poi il titano del gruppo, nonché il meno rapido e il più pesante del team. Gli sviluppatori lo hanno dotato di special dal grande range e di prese in grado di afferrare due avversari per volta, in modo da bilanciare la sua scarsa agilità. Di contro, Cherry è invece la più leggiadra, e con la giusta manualità è in grado di restare in aria per interi secondi rimbalzando sulla testa degli avversari. Ogni combattente è così peculiare da alimentare il desiderio di rigiocare la campagna, senza dimenticare Adam e gli eroi retro.

    Con questi ultimi è stato messo in atto un lavoro squisitamente filologico, dato che selezionare un personaggio da un altro capitolo di Streets of Rage modificherà il gameplay, rimuovendo quelle mosse non presenti nel titolo originario. Si tratta di un'operazione encomiabile per i gusti dei fan storici, e risulta altresì preziosa per chi non conosce la serie: pensate che, col solo quarto capitolo, potrete riscoprire una pietra miliare del genere, dato che il titolo include tutte le biografie degli eroi coinvolti, con dettagli sul background trentennale della serie.

    Il vecchio che torna nuovo

    Si delinea quindi all'orizzonte un titolo capace di parlare a una fanbase rimasta "assopita" per decenni, e di stuzzicare al contempo la curiosità delle nuove leve. Per raggiungere questo obiettivo, Dotemu e Lizardcube hanno puntato sullo stile grafico che avevamo già apprezzato in Wonder Boy: The Dragon's Trap, con disegni animati dai cromatismi accessi e cartooneschi.

    Si tratta di un elemento considerato "alieno" da alcuni fan storici, ma è indubbio che la qualità generale si attesti su alti livelli, grazie a fondali mai così dettagliati e vividi. Gran parte delle reinterpretazioni dei nemici sono ben fatte, e a parte un paio di assenze e qualche licenza di troppo, il lavoro fatto dagli sviluppatori è veramente ottimo. Oltre ciò, tra uno stage e l'altro, le cutscene realizzate con fumetti animati donano continuità alla narrativa e regalano ulteriore caratterizzazione alla trama.
    C'è poi da dire che il trio di studi non preclude alcuna possibilità di personalizzazione dell'esperienza: è possibile rimappare i comandi con la "vecchia" impostazione a tre tasti, si può modificare qualsiasi elemento scenografico e perfino applicare un filtro "pixel" per dare al gioco un sapore retro. Certo, si tratta di un effetto leggermente posticcio, ma resta comunque un buon modo per tendere la mano anche ai fan più coriacei.

    Questo dualismo tra vecchio e nuovo influenza anche la colonna sonora. Inizialmente Yuzo Koshiro e Motohiro Kawashima, compositori legati alla serie da decenni, erano stati coinvolti, ma a un certo punto Motohiro ha abbandonato il progetto ed è stato sostituito con Olivier Deriviere, un altro musicista esperto nel campo (tra le sue opere troviamo le OST di Obscure, Alone in the Dark e Vampyr).

    Il risultato è una soundtrack che alterna sonorità anni ‘80 a una techno più moderna e aggressiva, senza farsi mancare alcuni stravolgimenti a seconda delle diverse ambientazioni, ora con un rock da bettola, ora con un reggae adatto ai bassifondi della città. Anche in questo caso il team ha provveduto a garantire agli appassionati una giusta dose di fanservice, giacché è presente nelle opzioni una seconda colonna sonora composta dai brani dei primi due Streets of Rage.

    Streets of Rage 4 Streets of Rage 4Versione Analizzata PlayStation 4Streets of Rage 4 è un piccolo miracolo: il ritorno di una serie che, a decenni di distanza, riesce a evolvere un genere considerato “morto”. Dotemu, Lizardcube e Guard Crush Games hanno dato vita a un’avventura in grado di accogliere i giocatori moderni senza tradire i sentimenti dei fan storici. La ricetta vincente passa da aggiunte ottime sul fronte del gameplay a una campagna che, seppur breve, non si fa mancare nulla, senza dimenticare una mole di contenuti extra di tutto rispetto. Avere tutti questi lottatori, (ri)scoprire le vecchie glorie dei precedenti capitoli e stravolgere il proprio stile di gioco con ogni combattente apre la strada a ore e ore di puro divertimento, e il tutto a un prezzo budget. Adesso è il vostro turno di riempire le strade con un po’ di giusta e sacrosanta rabbia.

    8.5

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