Recensione Strider

Capcom rispolvera una delle sue IP storiche, con un "reboot" che lascia il segno

Strider
Videorecensione
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Si inclina la levetta analogica e Hyriu comincia la sua corsa inarrestabile. Piegato in avanti, un passo dopo l'altro, si scaglia contro gli avversari, animato da una furia cieca. I primi istanti di gioco sono stranianti: il protagonista corre incurante dei proiettili che gli arrivano addosso, intaccando evidentemente la barra della vita ma senza convincerlo a fermarsi. Un colpo preciso di spada affetta in due gli avversari che ci sbarrano la strada, senza nessuna difficoltà. L'esperienza di Strider non è quella regolare di un action/platform a scorrimento: vira anzi verso sensazioni più estreme, gioca sulla rapidità, sulla prontezza di riflessi, e incalza il giocatore spingendolo a questa corsa disperata che è il fulcro dell'intera esperienza di gioco.
Insomma, lo Strider del 2014 sembra voler riproporre quegli stessi ritmi accesi e indiavolati che hanno reso celebre il titolo Capcom del 1989, distanziandosi dai congeneri soprattutto per questa sua velocità ossessiva.
Ma il lavoro di Double Helix cerca anche di ammodernare la struttura di gioco, allontanandosi dall'impostazione spiccatamente arcade del capostipite per abbracciare una filosofia molto più attenta all'esplorazione ed al backtracking. Ne esce un titolo ibrido e particolare, che riesce nell'impresa non troppo facile di coniugare i ritmi di un action tecnico e schizzato con un impianto che si ispira chiaramente al bellissimo Shadow Complex e -più in generale- al (sotto)genere dei “Metroidvania”.
Ed è un centro quasi perfetto, per Capcom, che ci consegna un titolo in Digital Delivery solido e longevo come non se ne vedevano da tempo.

Una corsa interminabile

Strider è una sorta di reboot del classico arcade, e con esso condivide alcuni elementi narrativi. Il nostro rapidissimo protagonista è un guerriero temprato da un addestramento speciale, inviato nella futuristica Kazakh City per sconfiggere il terribile Grandmaster Meio. Proprio come nel titolo di tanti anni fa, il plot resta molto marginale, quasi in disparte, lasciando in rilievo, di contro, un'ambientazione con un suo fascino contorto. Nella metropoli distopica di Strider troviamo davvero di tutto, in uno di quei “pasticci cibernetici” che andavano tanto di moda sul finire degli anni '80. Scopriamo così un regime oppressivo che sembra uscito dall'Europa dell'Est, in cui folli tecnomani portano avanti esperimenti inumani; ma ci sono anche terribili avversari dipinti secondo l'iconografia del Giappone feudale, fra Ninja e Samurai, assieme a cacciatori di taglie equipaggiati di Jetpack e strane aberrazioni che somigliano a zombie mutanti. Il tutto si tiene in pieni in maniera eccezionalmente dignitosa, non solo per i meriti di uno stile indovinato, ma anche per questo suo fare eccezionalmente leggero, senza sofisticazioni, che rappresenta probabilmente il più sincero omaggio alla cultura nerd di vent'anni fa.

Sul fronte delle dinamiche di gioco, Strider si presenta come un action game bidimensionale, martellante e compulsivo. I movimenti del protagonista sono rapidissimi: salti, scivolate e fendenti si inseguono in quella che sembra una flessuosa danza di morte. Il giocatore deve imparare a lanciarsi contro gli avversari con convinzione incrollabile, per affettarli con una serie di colpi ritmati e precisi. Evitare i proiettili non è un'impresa facile, e molto spesso dovremo procedere verso i nemici nonostante le smitragliate andate a segno (che per fortuna non interrompono la nostra corsa).
L'azione di Strider si configura fin da subito come un calcolo millimetrico di distanze ed input. Affettando avversari ed elementi dello scenario si recupera energia, così che la nostra corsa possa continuare nonostante le ferite inevitabili. Ma basta una disattenzione di troppo, un nemico lasciato in vita, perchè il game over che si annida dietro l'angolo interrompa sul più bello le nostre prodezze.
L'esaltazione per l'incedere così spericolato è già tanta, ma gli entusiasmo crescono notevolmente quando il gioco esibisce la sua struttura da “metroidvania”. In pratica, esplorando le vastissime ambientazioni di gioco, il nostro Strider recupera nuove abilità, gadget e potenziamenti, che gli permettono via via di accedere ad aree precedentemente irraggiungibili, oltre a renderlo un ninja sempre più spietato e letale.
Il successo di un'impostazione del genere passa ovviamente dalla qualità del level design e del backtracking, ed il lavoro di Double Helix su questi aspetti è veramente incredibile. La progressione è salda dall'inizio alla fine, ben tenuta, ed il “viaggio di formazione” di Hiryu ci porta gradualmente a scoprire un set di abilità incredibilmente eterogeneo. Dapprima si guadagna la possibilità di eseguire una scivolata, che ci permette di infilarci nelle minuscole grate di ventilazione, poi si passa ad una serie di mosse speciali che possiamo usare in combattimento, ma che ci permettono anche di spostarci da un'area all'altra di Kazakh City. Immancabile il doppio salto, da affiancare in seguito ad una “catapulta al plasma” che ci permette, anche a mezz'aria, di effettuare un breve guizzo in avanti.
Il numero di potenziamenti ed upgrade, fra Kunai da lanciare e nuove tipologie di lame dalle caratteristiche più disparate (esplosive, magnetiche e glaciali), è veramente impressionante, e Strider sembra un titolo letteralmente inesauribile. Il senso di sviluppo e crescita del personaggio è sempre accompagnato dalla curiosità di scoprire che cosa c'è dopo, nell'arco di un'avventura che dura quasi una decina di ore, superando di molte lunghezze tanti congeneri e titoli venduti a prezzo pieno.
Uno degli aspetti più riusciti del gioco è che tutti questi upgrade non si interfacciano solo con la conformazione degli stage, permettendoci di aprire porte prima serrate e di raggiungere balaustre altrimenti inarrivabili: ogni potenziamento modifica anche le abilità di combattimento del nostro ninja, che diventa gradualmente più letale. Avversari sempre più coriacei arrivano ad infastidire il nostro protagonista, e per far fronte alla loro potenza di fuoco bisogna dimostrarsi precisi, rapidi e tecnici, adoperando tutti gli strumenti a nostra disposizione. Anche il combat system, quindi, si evolve, rappresentando di fatto una delle eccellenze del prodotto, che con estrema competenza alterna i preponderanti momenti action con qualche fase platform ben tenuta (ancorché quasi sempre impostata sul Trial & Error).

Le eccezionali doti di Strider emergono con molta virulenza anche nel corso dei boss fight, tutti diversissimi e ben strutturati, non sempre complessi per i più tecnici, ma rapidissimi e stimolanti.
Buona anche la diversità degli ambienti che andremo ad esplorare: il mondo di gioco riserva numerosissime sorprese, e mentre ci sposteremo dalle guglie luminose della città ai bassifondi sotterranei del mercato nero, o ancora dagli asettici laboratori di ricerca ai templi dei cultisti, non potremo far altro che lodare il lavoro del team, che ha saputo caratterizzare al meglio ogni stage.
A chi dovesse avere un po' di rammarico per l'abbandono di quell'affascinante “linearità arcade” che aveva caratterizzato il vecchio Strider, diciamo poi di non preoccuparsi più di tanto. Grazie al meticoloso bilanciamento della progressione, il titolo propone un avanzamento tesissimo, che di fatto -pur prevedendo la possibilità di attardarsi ad esplorare i livelli di gioco- assomiglia per certi versi a quello “a testa bassa” di tanti anni fa. Il consiglio, nel caso in cui siate retrogamer incalliti, è quello di selezionare fin da subito la difficoltà maggiore, in modo da concentrarvi più sulle prodezze degli scontri e sull'urgenza di mostrare sempre una spietata rapidità d'esecuzione.
I passionisti degli action d'antan saranno anche felici di sapere che, recuperando particolari oggetti nascosti nello scenario, è possibile sbloccare una serie di sfide: estenuanti battaglie e corse contro il tempo, che metteranno a dura prova riflessi, nervi e pazienza dei giocatori.

Molto piacevole, infine, anche il look generale della produzione, un colpo d'occhio pieno di effetti speciali, esplosioni, elementi in movimento. Sebbene nel corso delle cut-scene si notino texture non troppo definite e contorni un po' “scalettati”, in movimento tutto funziona alla grande. La fluidità dell'azione non è mai compromessa, almeno su piattaforme next-gen, e gli scenari risultano decisamente evocativi. Mentre Strider si muove in primo piano, moltissimi elementi animano gli sfondi, e la telecamera dinamica, che ora si avvicina al protagonista ed ora torna ad inquadrare una più ampia porzione della base, esalta la furia di Hyriu, mentre fa a brandelli oggetti e nemici in un tripudio di detriti e fumo. Gli sbuffi in cell shading aggiungono un tocco molto particolare al tutto, rappresentando una buona trovata per caratterizzare ulteriormente questo strano ed eterogeneo mondo di gioco. Meno convincente, purtroppo, l'accompagnamento sonoro, efficace ma non memorabile.

Strider Strider è una di quelle sorprese che non ti aspetti. Il titolo aveva già mostrato a più riprese le sue qualità, ma di fronte all'avventura completa non possiamo che restare francamente galvanizzati. Ispirato all'ottimo Shadow Complex nella struttura di gioco, il titolo firmato Capcom e Double Helix ci propone un avanzamento sempre ben tenuto e ponderatissimo, ma soprattutto stimolante. Esplorazione e backtracking non mettono mai in secondo piano una “prepotente” componente action, dai ritmi accesi e sempre molto tecnica. Esaltante, rapido, velocissimo e divertente, il nuovo Strider è un titolo denso e ricco: oltre ad un'avventura di quasi dieci ore, ci sono contenuti extra che manderanno in visibilio gli estimatori delle sfide arcade e dell'hi-score. Colmo di momenti indimenticabili, di boss fight spettacolari e nervose, e stranamente efficace nel proporre un'iconografia cannibale che sembra uscita dagli anni '80, Strider è un gioco sviluppato in maniera esemplare. Seriamente consigliato a chiunque.

9

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