Struggling Recensione: un platform co-op con un tocco di follia

Il sadico platform cooperativo di Chasing Rats ci porta alla guida delle due lunghe braccia disarticolate di un disgustoso ammasso di carne umana.

Struggling Recensione: un platform co-op con un tocco di follia
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Disponibile per
  • Pc
  • Switch
  • Lo avete intravisto nello scorso Nintendo Indie World di agosto, e poi rivisto durante la Gamescom Opening Night Live, quel tripudio di disagio interattivo che risponde al nome di Struggling. Se non lo ricordate, è plausibile che abbiate (in)volontariamente rimosso quei pochi secondi a video di pura, disturbante follia in cui un mucchio di carne lacerata dai tratti antropomorfi si mostrava intento a vagabondare qua e là per lo schermo, neanche fosse la cosa più naturale di questo mondo. Ne abbiate memoria o no, siamo qui per rendervi partecipi della spiazzante decina di ore che abbiamo trascorso su Steam (esiste anche una release per Switch) in compagnia del primo lavoro del team Chasing Rats Games, senza ombra di dubbio uno dei titoli più sconvolgenti che ci sia capitato di provare da diversi anni a questa parte. Nel bene, ma soprattutto nel male. Male psicofisico, per la precisione.

    Due in uno

    Lasciate ogni speranza, voi che vi aspettate un qualche tipo di logica in ciò che vedrete all'interno di Struggling. Già l'incipit la dice lunga a riguardo: sin dai tempi antichi, il genere umano è rimasto in attesa della venuta di due eroi leggendari, Achille ed Ettore, coloro i quali avrebbero dovuto salvare la plebe dalla tirannia dei potenti. La profezia, però, non si è mai avverata... almeno fino ai giorni nostri.

    Perché oggi, in effetti, la coppia di guerrieri di omerica memoria è finalmente fra noi, ma in una forma che a tutto farebbe pensare fuorché a dei venerabili paladini. Achille ed Ettore sono infatti i due volti di Ilio, un raccapricciante tutt'uno bicefalo che sembra sbucato dai peggiori incubi di David Cronenberg, nato per via artificiale durante un festino fra scienziati in preda ai fumi dell'acol. Va anche detto che nonostante Ilio sia per l'appunto un'entità unica e indivisibile, i suoi due "ospiti" pensino e agiscano in maniera del tutto indipendente. Sulle capacità di pensiero possiamo esporci poco, dato che il duo mutante tende a esprimersi perlopiù attraverso vocalizzi incomprensibili, sbuffi da mal di vivere e urla strazianti. Quanto all'azione, basta invece avviare la modalità Campagna per capire che l'esistenza stessa del nostro duplice amico sia la disgrazia più grande che possa capitare a qualsivoglia creatura senziente.

    Sprovvisti di gambe, Achille ed Ettore possono infatti controllare un solo braccio a testa - letteralmente, ogni arto sbuca da ciascuno dei crani - laddove la sinergia fra i due è l'unico mezzo a disposizione di Ilio per spostarsi da un punto all'altro dello scenario. Piccolo particolare: coordinare il movimento di queste disgustose braccia flaccide è un vero e proprio casino e, come prevedibile, il viaggio che attende il protagonista non sarà propriamente lineare.

    Dal punto di vista ludico, Struggling è quindi un platform totalmente basato sulla fisica bislacca dell'avatar, affine concettualmente a quel piccolo cult chiamato Octodad: Dadliest Catch. Pertanto ognuna delle levette del joypad regola il moto del rispettivo, singolo arto superiore, le cui mani possono anche stringere, tramite uso dei grilletti, qualsiasi cosa sul percorso non leda la pelle putrescente del personaggio. Lo stesso si può fare, in versione PC, anche combinando mouse e tastiera: evitate, per il vostro bene.

    Le due estensioni di Ilio sono sostanzialmente dei tentacoli organici a peso morto, che non di rado si attorcigliano a vicenda o s'incastrano dentro i pertugi più impensabili del setting; in caso di stallo, l'utente potrà decidere di frantumare e rigenerare ciascun braccio a piacimento, senza per forza ricorrere all'autodistruzione di tutto il "corpo" (che tuttavia, in casi estremi, è un'opzione pienamente contemplata e praticabile!). Scopo del gioco è arrivare ai titoli di coda preservando il fragilissimo capoccione dell'abominio, comunque sempre pronto a rinascere dalle viscere -letteralmente- dell'ultimo salvataggio qualora, lungo il cammino, finisse per fare una brutta fine.

    Mettetevi l'anima in pace, perché capiterà. Ma non soltanto una volta o due, dato che in Struggling si muore in continuazione. Per giunta in circostanze di ogni genere: provando a oltrepassare una pozza di liquido radioattivo, ciondolando di ramo in ramo fino a piombare sbadatamente dentro un cespuglio di cactus, finendo divorati da un'orda di ratti famelici, cascando in un precipizio nel disperato tentativo di scalare il Grand Canyon... e ci stiamo trattenendo dal citare gli indescrivibili eventi che costellano l'avventura, soprattutto a partire dalla seconda metà.

    L'equazione, tutt'altro che inedita, dovrebbe insomma esser chiara: un alter ego dall'andatura sbilenca, spinto fra i pericoli di un level design volutamente -e oltremodo- aggressivo, rende chi gioca un bersaglio piuttosto facile da colpire e affondare. E in Struggling i canadesi di Chasing Rats colpiscono duro, più di quanto facciano tanti "rage game" che ci sono capitati sottomano. Talvolta tanto duro da dare l'impressione di avere perso la trebisonda, toccando l'apice del sadismo nelle -fortunatamente- poche, mefistofeliche sfide di destrezza a cronometro, che cozzano alquanto con la richiesta di domare le movenze di un avatar che di farsi manovrare non ne vuole proprio sapere. Non esageriamo nell'affermare che alcune sezioni, complice un posizionamento dei check point non sempre oculato, rischino di rubarvi intere mezzore - se non addirittura ore - fra un trial & error selvaggio e improperi sempre più fantasiosi.

    È un peccato, perché nei momenti in cui Struggling antepone la creatività alla voglia cieca di castigare il videogiocatore, l'esperienza guadagna punti e stampa bei sorrisi sul viso. Basti pensare alle saltuarie fasi puzzle legate all'acquisizione di alcuni poteri sopiti, come la possibilità di staccare entrambe le braccia dal resto di Ilio per dirigerle dalla distanza, oppure il talento di rallentare il tempo per qualche secondo, in stile bullet time. Idem per quanto riguarda le poche, titaniche battaglie contro i boss, che, senza anticipare troppo, virano il gameplay verso meccaniche attinte dai generi più impensabili, dal flipper fino al... dating simulator.

    Dolore condiviso

    Con Struggling riaffiora l'annoso dibattito che, circa tre anni fa, vide l'australiano Bennett Foddy al centro dei riflettori: può esserci del valore in un prodotto ludico specificamente e platealmente costruito per spingere il giocatore tra le fauci di un fallimento reiterato? La questione è complessa e non può certo esaurirsi negli spazi ridotti di questa recensione, dove però è importante sottolineare che il titolo di Chasing Rats Games, a differenza di altri suoi consimili, abbia qualche freccia in più al proprio arco.

    Innanzitutto, rispetto a un Getting Over It, siamo di fronte a una produzione molto più "videogiocosa" che meramente provocatoria, spalmata lungo quattro diversi stage e un numero di sublocation persino superiore. C'è insomma, di base, un maggior livello di gratificazione agli sforzi e alla fatica, che coincide con la scoperta di quale sia l'ennesima, pazza situazione che si cela dietro l'ostacolo di turno. In questo senso il look dell'opera, fra il demenziale e l'osceno, fa senz'altro la sua parte, fuori di testa come anche il suo imprevedibile accompagnamento musicale, che non si fa problemi a spaziare da un allegro sound country alle note solenni tipiche dei war movie.

    Ciò detto, il valore di Struggling risiede soprattutto nella sua natura di esperienza da condividere, pensata ad hoc per far cooperare una coppia di videogiocatori seduti nella stessa stanza (l'edizione Steam prevede anche il Remote Play Together). È vero che il titolo lasci le porte bene aperte alla fruizione in solitaria, che è poi, in buona sostanza, il riflesso di quanto abbiamo scritto sin qui; d'altro canto è lampante che, a livello funzionale, ragionare da soli per due non sia il miglior modo per apprezzare la progressione.

    In multigiocatore la campagna prevede che ciascuno dei partecipanti abbia il potere di comandare uno e un solo braccio dell'avatar, ovviamente impartendo gli ordini dal proprio controller personale. In compagnia di un amico, il gioco sfodera delle qualità tali da trasformare tutto ciò che in single player potrebbe indurre al proverbiale lancio del pad dalla finestra in una micidiale fonte di divertimento.

    Istruzioni impartite a voce alta, fraintendimenti, clamorose debacle, insulti reciproci, risate grasse: le storture di game design - che chiaramente permangono - sembreranno pesare molto meno. È la strana magia del local co-op, mai del tutto spiegabile a parole ma cristallina non appena si entra effettivamente nel vivo dell'azione, spalla contro spalla.

    Per altro l'efficacia delle sue dinamiche socio-ricreative sembra suggerire indirettamente che Struggling abbia il potenziale per rivelarsi spassoso anche soltanto quando osservato da lontano, nel corso dei playtest altrui. In fondo il progetto non fa nulla per nascondere il suo essere figlio dell'odierna "generazione Twitch", strizzando l'occhio a tutta quell'utenza che non aspetta altro di vedere qualche povero cristo mentre suda sangue alla guida di uno strambo mostro dinoccolato. Forse non un pregio in sé e per sé, ma certamente un ulteriore dettaglio per inquadrare un'operazione che, in determinati frangenti, sa esattamente quali corde pizzicare.

    Struggling StrugglingVersione Analizzata PCCome il suo ripugnante protagonista, Struggling è un’erma bifronte. Ha un colpo d’occhio da voltastomaco, eppure irresistibile. Alterna scelte di design discutibili a frammenti di buon intrattenimento. È un veleno (in singolo) e un toccasana (in coppia). Potreste odiarlo, se la pazienza non è il vostro forte; oppure adorarlo, se siete persone di spirito. Una cosa è certa: difficilmente avete avuto - e avrete - a che fare con un videogioco assurdo tanto quanto Struggling.

    6.8

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