Recensione Suikoden 3

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco Suikoden 3 - 534

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Disponibile per
  • PS2
  • Un gdr fatto di emozioni

    La storia della serie Suikoden è diversa da quella della maggior parte dei giochi… Generalmente i programmatori cercano di esprimere la grandezza di un gioco tramite la grafica, e questa scelta decisamente non è stata condivisa durante gli anni dai programmatori che si sono alternati durante la produzione dei primi capitoli per ps2. Sin dal primo capitolo sotto l’aspetto grafico Suikoden appariva poco al di sopra della sufficienza, ma ciò che ha permesso a questa saga di passare da fenomeno di nicchia a saga di culto, ciò che ha permesso a questa saga di passare da “uno dei tanti gdr” a il gdr per antonomasia, è stata la caratteristica che dovrebbe essere intrinseca nello stesso concetto di gdr, ma che tante volte viene sacrificato: un gdr è un gioco che viene costruito attorno alla storia, non il contrario, in un gdr sono le emozioni a coinvolgere il giocatore, che non cerca sempre e incessantemente una grafica “ultima generazione”, e preferisce affidare il proprio divertimento ad una storia solida. Queste sono le premesse di una saga che oramai conta moltissimi fan, e che in occasione del terzo capitolo che coincide con lo sbarco della stessa sulla console ammiraglia Sony ha fatto un salto di qualità che ha cambiato in meglio (se possibile) alcune politiche, avvicinando ulteriori giocatori ad uno dei gdr più bello di tutti i tempi… Ma analizziamo con ordine gli aspetti salienti del gioco.

    La storia

    Accendete la vostra ps2, inserite il dvd di Suikoden 3, lasciate scorrere il gioco senza premere nulla e godetevi la splendida introduzione in stile anime, marchio di qualità della serie. Già la presentazione, adrenalinica e a tratti triste, densa di disperazione ma al contempo di speranza dovrebbe farvi capire che non state giocando un gdr come tanti. La storia (in vari punti ampiamente anticipata dall’introduzione) gira attorno a tre persone: Chris Lightfellow, il capitano dei cavalieri di Zexen, Geddoe, un misterioso mercenario che lavora per conto del fronte difensivo di Harmonia e Hugo, il figlio del capo del Clan Karaya, Lucia (la stessa Lucia che spalleggiava Jowy in “Suikoden 2”). Ognuno di loro persegue i propri obbiettivi in maniera diversa: chi li conosce e punta dritto verso il suo destino, chi da sempre agisce guidato e cerca di pensare da solo, e chi infine non ha ancora chiara la sua strada; questi tre fili d’erba, apparentemente così diversi, si incroceranno più volte in un nodo (la ricerca dell’emblematico Flame Champion) che alla fine farà si che il loro destino sia uno solo, un destino che farà in modo che i tre fili pur mantenendo la loro unicità agiranno spinti dallo stesso ideale, verso lo stesso obbiettivo. Il destino farà si che tre soli individui riescano ad abbattere le differenze tra le varie genti delle Grassland che uniti si schiereranno contro il nemico comune. La nuova minaccia è un gruppo di uomini misteriosi dotati di grandi poteri magici che cerca di recuperare le alcune delle 27 Vere Rune per uno scopo imprecisato inizialmente, ma che man mano verrà dipanato durante la storia, e questa nuova ricerca, unita al desiderio di salvare la gente farà si che un nuovo eroe nasca e si erga ancora una volta come leader contro il male che affligge queste terre.

    Gameplay

    Una delle particolarità di Suikoden è un gameplay molto diverso dai soliti gdr, caratterizzato da una serie di elementi tipici in ogni episodio.
    Il primo, è la presenza delle 108 stelle del destino: le 108 stelle del destino sono uomini, donne, animali, o esseri robotica che hanno un ruolo fondamentale nei cambiamenti che avverranno nel destino del mondo e tutto ciò segue una leggenda cinese che parla di 32 eroi celesti e 76 eroi terreni. Ognuna delle stelle si unirà a voi in base a vari criteri: alcuni chiederanno delle prove di forza, altri chiederanno il recupero degli oggetti, altri chiederanno che altri loro conoscenti/amici siano già entrati a far parte del vostro gruppo, altri vorranno essere pagati e altri ancora si uniranno a voi automaticamente oppure non appena parlerete loro. Ognuna delle 108 stelle ha una storia a sé del tutto particolare che potrete scoprire grazie ad uno di loro che vi darà dietro pagamento informazioni sul passato dei personaggi.
    Altra caratteristica importantissima è la presenza di un castello: ad un certo punto della storia avrete a disposizione come in tutti i Suikoden un castello per voi e per i vostri “seguaci”, dove potrete alloggiare e dove alcune delle 108 stelle renderanno disponibili funzioni particolari, come Ranch, negozio di oggetti, fabbro, negozio di protezioni, lotteria, locanda, trade center, negozio di rune, e tantissime altre attività.
    Come se non bastasse tutto ciò, a impreziosire la serie Suikoden ci sono altre due caratteristiche:
    - Unite system: due o più personaggi legati o accomunati da qualcosa eseguono un attacco combinato che a seconda delle situazioni può essere più o meno vantaggioso;
    - “Battaglie a eserciti”: durante delle battaglie campali simulerete una vera e propria battaglia su campo, durante le quali gestirete delle unità particolari formata da combattenti generici o (in fase avanzata) dalle stelle del destino da voi reclutate, che simuleranno una vera e propria guerra contro gli eserciti avversari. Generalmente la vittoria vi viene garantita dall’eliminazione totale del nemico, dalla resistenza per un numero variabile di turni, o dal raggiungimento di un determinato obbiettivo, viceversa la sconfitta è causata dal mancato raggiungimento di un determinato obbiettivo, dalla morte di tutti gli eserciti o dalla morte di un determinato esercito.
    Lo unite system è stato ulteriormente migliorato, dalla presenza in alcuni casi di una nuova opzione: se un personaggio e il suo animale si trovano sulla stessa colonna, il personaggio salirà sull’animale, e ciò aumenterà notevolmente i vari parametri del personaggio risultante, che apparirà come il personaggio sul dorso dell’animale, ma che in termini pratici risulta come un unico personaggio notevolmente più forte della somma dei due, che godrà dei bonus di entrambi.
    Non volendosi adagiare sugli allori e cercando di migliorare notevolmente una meccanica di gioco già collaudata e molto apprezzata, la Konami ha dato prova di molta accortezza, e il risultato è un sistema di combattimento e di apprendimento skill molto complesso, e molto accattivante.
    Per quel che riguarda l’apprendimento delle skill va detto anzitutto che le skill sono abilità che non hanno un diretto raffronto in battaglia, ma sono piuttosto dei potenziamenti personali di cui gode ogni personaggio, che sono di due tipi: innate, imparate. Le skill vengono classificate per ogni personaggio in base alla capacità latente che quel personaggio ha di svilupparle, e si dividono comunque in più rami: skill di supporto, di combattimento e per maghi. Le skill per migliorare devono venire “allenate” presso particolari personaggi, che in cambio di skill point aumenteranno la vostra conoscenza in quella determinata skill fino a che il personaggio raggiungerà il massimo grado di apprendimento della skill a lui possibile (non tutti possono arrivare al massimo in una determinata skill, la maggior parte dei personaggi arriva in una skill o due a livello A e il resto a B+, sono pochissimi i personaggi che raggiungono il grado S in più di una skill). Ci sono personaggi che si occupano di migliorare la vostra competenza in termini di skill che possono essere associate all’intelligenza (skill che migliorano il potere e la velocità di castaggio di una certa classe di magie, skill che aumentano la resistenza alla magia, e così via) e ci sono i Bujutsu Teacher che si occupano di affinare la vostra competenza in skill prettamente “pratiche”, mentre per le skill di supporto vero e proprio generalmente varia da skill a skill (ad esempio la skill steal di uno dei personaggi va migliorata dal bujutsu trainer, mentre la skill “discount” di Gordon viene migliorata presso il trainer che si occupa di magia).
    Per quel che riguarda invece il sistema di combattimento ci sono state modifiche piuttosto radicali che potrebbero disorientare chi era abituato al vecchio sistema di combattimento: i comandi vanno dati non per ogni singola unità, ma per colonna (e va specificato anche che i comandi seguono delle regole particolari.. se in una colonna ordinata di attaccare, entrambi i membri della colonna attaccheranno, se darete ordine di difendersi entrambi si difenderanno, se darete ordine di usare un oggetto, il personaggio che non userà l’oggetto attaccherà, e se darete ordine di iniziare la preparazione per l’esecuzione di una magia, l’altro personaggio attaccherà); a questo va sommata la presenza di una sorta di barra temporale molto simile a quella vista nella serie Grandia: ogni persona avrà bisogno di un determinato tempo per eseguire un’azione dettata dalla sua velocità, dalla distanza del bersaglio (nel caso di un attacco) o dal rapporto tra tempo di cast necessario e livello nella skill correlata a quel tipo di magia (nel caso appunto dell’esecuzione di una magia). Gli skill point vengono guadagnati tramite i combattimenti ovviamente, ed è stata apportata una lieve modifica alla meccanica di suddivisione exp, infatti se uno dei personaggi del vostro gruppo è di livello considerevolmente inferiore otterrà una percentuale altissima di exp, riuscendo MOLTO velocemente a raggiungere il livello degli altri personaggi.
    Un’ulteriore novità introdotta nella meccanica di gioco è la presenza di una sorta di miniboss, che definiamo per comodità Treasure Boss, proprio perché come suggerisce il nome sono nemici che cambiano in relazione al luogo in cui vengono affrontati e al livello con cui vengono affrontati, e che dopo essere stati battuti vi permetteranno di aprire delle casse del tesoro che verranno ciclicamente riempite con un quantitativo medio-alto di soldi e con un numero congruo di oggetti alcuni normali, altri piuttosto utili, e altri introvabili altrove.
    I cambiamenti che faranno storcere il naso agli appassionati della serie sono due essenzialmente:
    - Suikoden era caratterizzato dalla libera esplorazione della mappa del mondo, cosa che non è più possibile in questo terzo capitolo, in cui la mappa viene visualizzata come una fitta maglia che collega tra loro le varie locazioni disponibili, per cui se io da una locazione voglio andare ad un’altra attigua basta semplicemente selezionare la locazione (che deve essere necessariamente collegata direttamente con la locazione di partenza) e ci si troverà lì (sembra confusionario, ma in realtà è molto semplice… a tratti fin troppo semplice purtroppo);
    - Durante le fasi di esplorazione è presente una mini mappa in alto nella schermata che segnala la conformazione della schermata il punto di entrata nella schermata e il punto (o i punti) di uscita con una linea gialla; tutto ciò rende il gioco a tratti troppo facile se consideriamo che su questa minimappa vengono segnalati anche i salvataggi, e soprattutto se consideriamo che non ci sono più dungeon lunghi e complicati come in Suikoden 2, ma sono per lo più blandi e relativamente brevi.

    Longevità e rigiocabilità

    La longevità del gioco è piuttosto elevata, infatti reclutare tutte le stelle del destino è un compito che vi porterà via molto tempo (complice il fatto che non disporrete della solita teleporta Vicky e del blinking mirror prima di essere giunti ad una fase di gioco piuttosto avanzata), e in più bisogna ammettere che il gioco in sé anche se privato del tempo extra derivante dal reclutamento delle stelle del destino si assesta su una media di 40 ore circa.. Ovviamente c’è la possibilità di recuperare i soliti oggetti extra che vi porterà via tempo (ad esempio dovrete recuperare le ricette per il cuoco, i “copioni” per il direttore teatrale, e altre tante chicche), che pur non risultando necessario aumenta il tempo richiesto per il completamento del gioco.
    Il gioco tuttavia pecca in rigiocabilità: una volta che avrete finito il gioco una volta reclutando tutte le stelle del destino difficilmente sarete incentivati a ricominciarlo, poiché non ci sono dungeon extra o segreti sbloccati con un salvataggio completo di Suikoden 3 (al limite ci sono degli extra, minimi, caricando un salvataggio finale di Suikoden 2).

    Grafica e Sonoro

    Nella premessa abbiamo detto che la serie Suikoden ha sempre preferito distinguersi per le emozioni e non per la grafica… beh in questo capitolo le cose cambiamo, visto che pur mantenendo la precedente “formula” la Konami ha deciso di innovare radicalmente il comparto grafico: la grafica ha subito un cambiamento radicale, e pur non raggiungendo il livello di Final Fantasy X o di altri rpg che hanno puntato molto sulla grafica, senza dubbio ci troviamo di fronte ad una veste grafica di ottima fattura. E non è solo la grafica in sé per sé ad essere migliorata, anche il Character Design è uno dei migliori della serie Suikoden, e gli ambienti sono estremamente curati. D’altra parte però, tutto questo ben di Dio per gli occhi è costato molto in termine di hardware, visto che la media è di 20-30 fps, e in zone particolarmente affollate (Vinay del Zexay per intenderci, una delle città più traboccanti di vita del gioco) il frame rate cala in maniera paurosa, toccando minimi di 12-13 fps. Anche gli effetti grafici delle magie sono ben realizzati, ma sfortunatamente non si può dire la stessa cosa dei mostri, visto che ci sono pochissimi mostri veramente diversi, e per lo più i mostri si limitano a cambiare il colore della “pelle” o di altre parti del corpo e vengono chiamati con nomi diversi. Solo in fasi avanzate si vede un numero maggiore di mostri nuovi, il che è una sfortuna visto che sotto questo aspetto non può decisamente competere con rpg come Final Fantasy X che vantano un bestiario vario e vasto.
    Se per la grafica abbiamo notato tanti elementi validi, altrettanto non si può dire del comparto audio: la saga Suikoden ci aveva abituato a musiche estremamente belle, musiche evocative, ognuna collegata ad un evento, musiche che insomma rimanevano nella mente. Ciò non si può dire di Suikoden 3, poiché senza dubbio le musiche sono ben realizzate, ma salvo 2 o 3 motivetti per il resto sono musiche che non “rapiscono”, ma servono solo ad accompagnare l’esplorazioni, musiche che in definitiva non coinvolgono totalmente il giocatore. A livello audio tocca ammettere perciò che è inferiore al suo predecessore per psx pur mantenendosi al di sopra della sufficienza. A livello di effetti sonori invece la resa di Suikoden 3 è nettamente migliore ai suoi predecessori, forse anche grazie alle migliori prestazioni della nuova macchina Sony che a livello audio è molto avanti al suo predecessore: lo scoccare delle frecce, il clangore delle spade, tutto è riprodotto in maniera realistica, e a volte i rumori causati dai colpi di spada più che realistici sembrano reali.

    Tiriamo le somme

    A conti fatti Suikoden 3 risulta uno dei migliori gdr attualmente disponibili per PS2, anche se sfortunatamente non varcherà mai l’oceano e rimarrà quasi sicuramente confinato nel paese del sol levante e nell’america. Il gioco dimostra che la saga Suikoden nel passaggio sulla PS2 non è invecchiata, anzi è addirittura migliorata, poiché questo capitolo pur non raggiungendo in alcuni campi il suo predecessore dimostra che alla Konami hanno ancora tante idee da sfruttare per un gioco. Difatti il gioco ha molte frecce al suo arco: un’ottima grafica (inficiata qua e là da un framerate bassino), un comparto audio soddisfacente, una storia molto valida e una longevità medio alta; insomma la Konami ha fatto la felicità degli appassionati di gdr regalando un nuovo capitolo di una delle poche saghe capace di fronteggiare lo strapotere della saga Final Fantasy. Tirando le somme: Suikoden 3 è un gdr estremamente valido consigliato sia a chi si avvicina per la prima volta ai gdr sia a chi cerca gdr di alto livello.

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