Recensione Super Mario Galaxy

E' nata una stella

Super Mario Galaxy
Recensione: Nintendo Wii
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Wii
  • Finalmente ci siamo

    Il momento tanto atteso è dunque arrivato. A quasi un anno dal lancio della console, Mario può finalmente dire la sua, questa volta non dal “riciclato” palco di un tie in, ma dal proscenio di un'opera originale, che non gravita intorno ad una licenza, ma splende di luce propria nel firmamento di Nintendo. Termina adesso l'attesa, durata dieci anni, per l'avvento di un degno erede di Super Mario 64 (Sunshine appare oggi un sofisticato "more of the same", neppure troppo brillante), ed è largamente ripagata da un titolo che narra una delle avventure più affascinanti in cui il nostro eroe sia mai incorso, e combina un innovativo level design a uno stile che, senza nascondere l'inconfondibile marchio di fabbrica, è artisticamente molto ispirato. Dall'unione di queste componenti si origina un contesto assolutamente inedito, non solo per un gioco dedicato all'idraulico, ma per qualunque altro platform finora realizzato: un onirico spazio siderale formato da tante bizzarre galassie, ciascuna che obbedisce a propri canoni morfologici e regole gravitazionali. E tutto ciò si riversa sulla giocabilità che, seppur così variegata dal vasto campionario di azioni e situazioni, lascia sbalorditi per la naturalezza con cui i comandi vi si adattano.
    Il valore di Super Mario Galaxy, in verità, trascende i soliti parametri di giudizio e rifugge paragoni angusti, che non rendono giustizia ad un'opera destinata a rivoluzionare per sempre gli schemi del platform game, e consegna a tutti una delle più belle esperienze videoludiche mai vissute.

    Once upon a time...

    Ogni episodio che ha visto Mario come protagonista ha sempre frequentato il solito topos narrativo, quello dell'eroe che salva la principessa dalle grinfie del cattivo di turno. Per quanto scontata e priva di sofisticati intrecci, un'impostazione del genere ha saputo sin dalle origini intrattenere i giocatori d'ogni età, senza mai tediarli. L'originalità con cui ogni episodio della saga ha rivisitato un luogo comune è mirabile, se si considera che l'idraulico è alle prese col ratto di Peach dal 1985: la fragilità del canovaccio è stata sempre compensata dall'eccentricità dei personaggi e dalla stravaganza delle ambientazioni.
    Anche quest'ultimo capitolo non è da meno, e ripropone la solita trama inserendola però in una cornice inedita, che conferisce all'intera sceneggiatura una connotazione ancora più fiabesca.

    Mario, pronto per i festeggiamenti, si incammina per raggiungere Peach ma, sulla via che conduce al festival delle stelle, è sorpreso dalla flotta di navi volanti di Bowser, che attaccano il Regno dei Toad per portar via nello spazio oscuro l'intero castello, con la Superstella e la principessa che vi soggiornano. All'eroe, ricacciato nel vuoto cosmico dal perfido Kamek ed intercettato dagli Sfavillotti, non resta che mettersi sulle tracce di King Koopa, assistito dall'eterea Rosalinda e dai suoi piccoli aiutanti.

    Viaggi interplanetari

    Super Mario Galaxy propone una nuova concezione del platform game, anzitutto per il modo in cui è concepito il level design: Mario deve esplorare un gran numero di galassie, la maggior parte delle quali è composta da più pianeti, e recuperare le Superstelle. Ogni galassia rappresenta un microcosmo unico, perché risponde a schemi propri: alcune infatti sono composte da più livelli, uno per ogni Superstella, altre invece (con una sola ricompensa finale) presentano uno scenario impostato secondo le dinamiche di un racing o di un puzzle game. Se è vero che il puzzle solving contraddistingue qualche stage, il ritmo di progressione avanza costantemente, cosicchè tali "interruzioni" sono volute all'interno dell'economia del gioco e centrano l'obiettivo di diversificare l'esperienza, senza che essa risulti mai frammentaria. Del resto Super Mario Galaxy lavora proprio sulla base del platform game classico, con pochissime contaminazioni, per reinventarla e sconvolgerla.
    Così, sulla base di una struttura a "comparti stagni" (che sulle prime può sembrare quasi "episodica"), l'idraulico inizia i suoi viaggi dall'Osservatorio Cometa, che è la “base operativa” dalla quale spicca il volo per raggiungere i mondi sbloccati e visualizzabili nei planetari. Giunto sull'ultimo pianeta di ogni galassia recupera la Superstella, oppure affronta un boss finale. I pianeti hanno una geografia variabile, per dimensione e conformazione; molti possono essere esplorati solo in superficie, taluni nascondono scenari interni (per lo più quadri bonus per raccogliere power up) cui è possibile accedere attraverso i tubi. Sovente, inoltre, i corpi celesti dalla forma schiacciata celano oltre l'equatore un'ambientazione antitetica rispetto a quella dell'altro emisfero, sicché a lussureggianti prati in fiore si contrappongono tetri alberi e costruzioni spettrali. Insomma, alla base dell'esperienza di Super Mario Galaxy si trova la piacevolezza di un level design d'alta scuola, fuori da ogni schema, e la "sfavillante" creatività delle situazioni di gioco, capaci di emozionare gli utenti senza mai fermarsi, durante tutto il corso dell'avventura. Ed è proprio in virtù di questa varietà concettuale, formale, visiva, che Galaxy resta impresso a fuoco nei cuori e sulle retine di chi lo ammira. Prova lampante di un lavoro incredibilmente ispirato, oltre ai molti inserti a tema (piccoli minigiochi corsistici, ad esempio), sono i combattimenti con i boss, a volte celati in livelli bonus o imprevedibilmente disseminati per le galassie. Molto diversi tra loro, risultano tutti affascinanti e ben strutturati, complice anche una caratterizzazione dei nemici che li rende persino simpatici.
    Come ogni platform che si rispetti, anche Mario Galaxy nasconde, con buona pace degli hardcore gamer, tanti livelli bonus che possono essere visitati raccogliendo gli oggetti necessari. Tuttavia, generalmente nelle fasi di gioco e persino nel posizionamento dei segreti, il titolo si attesta su livelli di difficoltà tutt'altro che elevati. Riesce certo ad impegnare l'utente con una complessità strutturale sopra le righe, ma si lascia al contempo portare a termine con estrema leggerezza, dimostrandosi mediamente più facile rispetto a Super Mario 64.
    Il sistema dei power up introduce interessanti novità che contribuiscono a fare del titolo un “unicum”: si raccolgono le Astroschegge, sparse in grande quantità per i livelli, che possono essere accumulate per ottenere una vita extra oppure “spese” per lanciarle contro i nemici o darle in pasto agli Sfavillotti, ottenendo varie ricompense utili al prosieguo dell'avventura o a giocare i livelli segreti. L'ultima testimonianza della capacità della serie di sapersi rinnovare, prestando fede alla consolidata tradizione, è fornita dall'inserimento di nuovi nemici e dal meno banale ingresso di quei funghi che conferiscono al protagonista inedite capacità (Mario spettro è esilarante) o ne rivisitano di già note, come la capacità di volare trasformandosi in ape anziché in procione. In verità, dispiace che le trasformazioni siano poco sfruttate, anche per il positivo feedback visivo che hanno; tuttavia l'uso di alcune (come Mario Fuoco) risulta troppo macchinoso, e questo ne determina forse l'esigua presenza.

    Giocabilità sopra ogni altra cosa

    Lo schema dei controlli, semplice e funzionale, sfrutta in maniera mirabile l'accoppiata Wiimote/Nunchuck, disegnando una configurazione sospesa tra passato e presente, con direzione e salti gestiti dallo stick e dal pulsante A, ma con l'ingresso del sistema di puntamento e del tilt sensor. Il puntatore è utilizzato per raccogliere e scagliare le Astroschegge, oltre che per aggrapparsi a punti di gravità nelle sezioni spaziali; i movimenti del Wiimote invece gestiscono l’interazione con i congegni utili ad avanzare nell'avventura, e soprattutto permettono l'esecuzione delle piroette. Talvolta l'impiego del telecomando è più immediato, come si addice al completamento di quei livelli più simili nelle dinamiche a un minigame (come quello in cui bisogna completare il percorso mantenendo Mario in equilibrio su una sfera, inclinando il remote -verticale rispetto all'asse- nelle quattro direzioni principali). Un utilizzo sensato dei controller, insomma, che non complica la vita ai cultori del genere più avvezzi al classico pad, ma anzi arricchisce l'esperienza, specie se si considerano la precisione e la rapidità di risposta dei comandi.
    Nonostante all'inizio la gestione dei movimenti risulti “ubriacante” per via della visuale statica che obbliga il giocatore a un'”inversione” dei movimenti quando Mario passa sull'emisfero opposto di un pianeta, la giocabilità è sublimata non solo dalle ricadute dirette che su di essa ha l'atipico level design, ma soprattutto dalla semplicità dei controlli e dalla capacità di adattamento alle innumerevoli situazioni di gioco: gli aficionados di cui sopra noteranno con piacere che, con un po' di pratica, eseguire i salti millimetrici cui la saga li ha da sempre abituati sarà cosa facile, anche stando a testa in giù.
    L'ultima interessante feature proposta dal gioco è una modalità multiplayer che, nel suo piccolo, sovverte anch'essa i vecchi stilemi; anziché alternarsi dopo aver perso una vita, i due giocatori cooperano durante le medesime sessioni: mentre il giocatore principale controlla Mario, l'altro può puntare un secondo cursore sui nemici per immobilizzarli o sulle Astroschegge per raccoglierle. A conferire dignità di vera e propria modalità di gioco a questa configurazione alternativa sta il fatto che solo in questo modo è dato distruggere taluni ostacoli, altrimenti solo evitabili in single player, ricevendo per giunta ulteriori ricompense.

    Una gioia per occhi ed orecchie

    Il comparto tecnico di Mario Galaxy non ha eguali su Wii, eccettuati forse quei pochi titoli (rigorosamente sviluppati da Nintendo) che riescono a tenerne il passo. Il gioco presenta alcune soluzioni che, oltre a segnare traguardi difficilmente superabili, impartisce lezioni (anche di stile) a titoli eccessivamente decantati apparsi sulle console rivali. La prima e più evidente è il massiccio impiego di effetti di luce e particellari nella riproduzione di pianeti, nebulose, comete e quant'altro brilli nello spazio infinito; questi, uniti a una gestione mirabile degli shader e ad un accurato antialiasing, hanno consentito la riproduzione di forme rotondeggianti e definite, essenziali per una buona resa visiva dei pianeti e di quanto vi si trovi in superficie. Il gioco è disseminato di numerose chicche che lo impreziosiscono, come il fur shading usato per il torace dell'ape regina sul pianeta Dolceape o i realistici effetti acquatici. In questo tripudio di colori, rifrazioni e complessi modelli poligonali, sorprendono la pulizia video e l'ottima fluidità. Le rare sbavature riscontrate non inficiano l'enorme pregio artistico dell'opera, ma non le consentono di raggiungere la perfezione: alcune texture, ad esempio, rifuggono le inquadrature ravvicinate per non apparire troppo sgranate, e le ombre di alcuni oggetti non sono proiettate in maniera verosimile, ma appaiono all'improvviso sulle superfici, anziché progressivamente.
    Non si può dire molto sullo stile di Super Mario Galaxy, se non che è unico: la caratterizzazione di livelli, personaggi ed oggetti è davvero maniacale, ma tutti gli elementi recano impresso lo stesso marchio di fabbrica, una miscela di ingenuità, follia e fantasia.

    Non è azzardato affermare che la colonna sonora sia la migliore mai ascoltata in un platform game; il genio di Koji Kondo torna a farsi sentire con nuovi splendidi motivetti che non impiegheranno molto ad insediarsi nella testa del giocatore, senza più uscirne. La rivisitazione di alcuni classici, come il tema che accompagnava Mario nei mondi sotterranei, è semplicemente deliziosa, eppure in nessun caso il "citazionismo" sfocia nel riuso, tanto che tutte le campionature sono in defintiva nuove, vibranti, chiare. Il connubio tra musica e level design è perfetto: le tracce toccano persino inaspettate punte di epicità e contribusicono a tenere alto il ritmo, incalzando il giocatore nelle fasi più concitate. A volte, stupisce un uso dinamico dell'accompagnamento: ad esempio, quando Mario sta in equilibrio sull'astrosfera, il tempo della musica aumenta o diminuisce in ragione della velocità degli spostamenti.
    Un'ultima lode va spesa per gli effetti sonori, vari, originali e sempre adeguati al contesto generale; sorprendente, infine, la quantità di suoni emessi dallo speaker del free-hand.

    Super Mario Galaxy Super Mario GalaxyVersione Analizzata Nintendo WiiSuper Mario Galaxy è un capolavoro. L'originale struttura di gioco, il solido gameplay e la tecnica sopraffina colgono di sorpresa il giocatore, che può permettersi di arrossire nel constatare la mediocrità di quasi tutti i giochi sinora apparsi su Nintendo Wii. Galaxy svetta su ogni altro platform e può trovare degni rivali solo in altri episodi della stessa saga. Tutto questo consegna il titolo alla storia e ne fa la “stella polare”, il punto di riferimento per le produzioni future. Un triste dubbio può forse insinuarsi nell'animo dei giocatori più lungimiranti, relativo proprio al futuro della console e del mercato: quanto a lungo dovremo attendere perché un gioco di analogo spessore torni a calpestare “la sua cruenta polvere”? Tuttavia, non è forse il momento per simili interrogativi. Dopo un'attesa così lunga, è giunto il tempo di farsi sedurre da un'esperienza totale, per fluttuare in uno spazio fatto di puro divertimento, in balia di correnti gravitazionali che ci attraggono verso confini inesplorati.

    9.5

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