Recensione Tembo The Badass Elephant

Dopo vent'anni di Pokemon, il team nipponico Game Freaks pubblica, sotto l'egida di SEGA, un platform bidimensionale spiritoso e leggero. Pronti a vestire i panni di un elefante ossessionato dalle noccioline?

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Tembo The Badass Elephant
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dopo vent'anni passati a sviluppare Pokémon, Game Freaks dev'essersi stancata dei mostri tascabili di Nintendo. La parentesi con il discreto HarmoKnight non è evidentemente bastata a saziare la voglia di sperimentare del team di Tokyo, che ha quindi deciso di mettere da parte per un po' il 3DS e, sotto l'egida di SEGA, provare sfondare su PC e piattaforme Next-Gen.
Il titolo con cui lo sviluppatore si presenta al nuovo pubblico è Tembo: The Badass Elephant, divertente platform bidimensionale molto curato nello stile e risoluto nel ribadire il suo amore per le meccaniche vecchio stampo. Senza prendersi mai troppo sul serio, convinto nel proporre una difficoltà leggermente superiore alla media, Tembo si rivela un platform discretamente movimentato, non particolarmente raffinato in fatto di level design, ma con uno spirito action che rende molto divertenti le elefantiache avventure del nostro eroe.

La mole dell'eroe

In lingua Swahili Tembo significa semplicemente: "elefante". Non sappiamo se sia stata l'assonanza con il nome dell'action-hero per eccellenza, il letale Rambo di Sylvester Stallone, a far immaginare ai ragazzi di Game Freaks un pachiderma pronto alla battaglia, con la bandana rossa sempre in testa. Qualsiasi sia l'origine dello strambo protagonista, i primi momenti di gioco mettono subito in chiaro il tono della produzione, con una sequenza introduttiva disegnata come un fumetto. Mentre sta godendosi il suo meritato congedo sull'isoletta di Zanneland, Tembo viene raggiunto dalla chiamata del colonnello delle forze armate di Shell City che, impreparato a fronteggiare l'invasione della città ad opera del malvagio esercito tecnologico dei Phantom, si vede costretto a richiedere l'intervento del valoroso eroe, memore delle passate battaglie vinte proprio in groppa al commilitone. Il soldato dalla lunga proboscide non ha nemmeno un secondo d'esitazione: indossa la sua bandana, si pittura il viso con del burro d'arachidi, saluta in fretta l'amata elefantessa e finalmente parte alla volta del quartier generale dell'esercito Shell.
Tembo, insomma, esordisce come un prodotto leggero, spiritoso nel look e nella presentazione, capace di strappare un sorriso per le sue stravaganti assurdità (e per la condivisa ossessione nei confronti delle noccioline, la cui sagoma continua a spuntare sostanzialmente ovunque).
Catapultati sul campo di battaglia, si scopre poi un action platform tradizionale solo all'apparenza, ma in verità abbastanza moderno nei ritmi e nella progressione. Il nostro elefante, vista la stazza, si muove impacciato negli stage bidimensionali, almeno fino a quando non decide di caricare a testa bassa quello che gli capita a tiro: questa sorta di sprint con cui travolgere nemici, muri, carcasse di auto e mezzi da battaglia diventa ben presto lo strumento fondamentale per affrontare gli stage. In certi casi, lanciati a tutta velocità contro gli avversari, viene quasi da pensare che Tembo sia uno di quei platform con una marcata attenzione per il ritmo, come fossimo nei livelli musicali degli ultimi Rayman. I salti opportunamente suggeriti dalle scie di noccioline (invece che dall'accompagnamento sonoro), i tonfi a terra con cui sfondare ostacoli e pavimenti, certe sezioni degli stage evidentemente pensate per essere attraversate di corsa, richiedono di tenere un passo ben sostenuto, dimostrando prontezza di riflessi e colpo d'occhio. Di contro, ci si imbatte anche in sequenze ben meno trottanti, in cui correre e saltare all'impazzata sarebbe controproducente. Spesso si finisce infatti per scontrarsi con piccoli manipoli di soldati armati di tutto punto, o coi mezzi da guerra dell'esercito Phantom: in questi casi è necessario fermarsi un po', schivare i proiettili, saltare gli avversari che ci caricano con le baionette oppure stordire quelli che avanzano con uno scudo ricoperto di aculei.

Nonostante nei livelli si trovi qualche oggetto curativo, è bene insomma andarci cauti ed evitare leggerezze. Gli stage sono infatti piuttosto lunghi e venire colpiti troppe volte significa perdere una vita (anzi: un barattolo di Burro d'Arachidi), ricominciando dall'ultimo checkpoint. Una volta terminata la scorta di razioni bisogna ripartire invece dall'inizio del livello, proprio come nei platform di una volta: e, vi assicuriamo, il sistema è ben calcolato e mai troppo permissivo, in grado di far riscoprire il valore del "Game Over" in chi credeva che nei platform il contatore delle vite fosse ormai superato.
Il punto di forza di Tembo, insomma, non sta in elaborate sequenze di salti millimetrici (anzi, da questo punto di vista il level design è abbastanza "arrendevole"), e neppure nella varietà di situazioni, solida ma mai debordante: fra piccoli puzzle da risolvere, spesso utilizzando l'acqua che possiamo spruzzare dalla proboscide, e livelli-flipper fatti di respingenti e piattaforme propellenti, è difficile meravigliarsi per le trovate del team di sviluppo. Piuttosto, il carattere insolito di questo platform risiede proprio nell'urgenza di bilanciare l'irruenza di Tembo ed una sorta di "delicata" attenzione per quello che ci sta attorno: attenzione che serve non solo per reagire alla disposizione ed ai pattern d'attacco degli avversari, ma anche per non perdersi aree segrete piene di noccioline, nemici e superstiti da salvare. Gli obiettivi secondari degli stage prevedono infatti la rimozione integrale delle forze nemiche ed il recupero di dieci sopravvissuti.

In virtù del fatto che l'esperienza di gioco è generalmente condensata (circa sei ore sono sufficienti per terminarla; durata che si dimostra in verità proporzionata al prezzo), il modo migliore per affrontare The Badass Elephant è proprio quello di dedicarsi fin da subito al completamento integrale dei livelli.
Divertiti da una grafica in Toon-Shading che riesce -con moderazione e chiaro riuso di qualche elemento grafico- ad esplorare stili diversi mentre ci muoviamo di mondo in mondo (peccato invece per la colonna sonora, leggera ma evanescente e composta di pochi brani), ci si dedicherà all'impresa senza troppi patemi, magari tornando nei primi quadri dopo aver superato l'ultimo (davvero l'ultimo?) schema. Peccato solamente per un sistema di controllo con cui ogni tanto ci tocca fare a pugni, per la prima boss fight chiaramente frettolosa, per certi livelli un po' scialbi e senza trovate, che alla fine dell'avventura ci saremo forse dimenticati. Con un immaginario un po' più fresco ed un po' più di varietà in fatto di ambientazioni, qualche livello extra ed un maggior numero di variazioni su tema, Tembo avrebbe potuto aspirare a risultati migliori, invece che essere solamente un buon platform.

Tembo The Badass Elephant Game Freaks è un team di talento, che smania per allontanarsi dall'immaginario dei Pokémon ed allargare i propri orizzonti. Ogni volta che calca nuove vie mette in campo idee interessanti ed uno stile molto personale, ma come nel caso di HarmoKnight, anche a Tembo: The Badass Elephant manca un po' di verve. Il platform pubblicato da SEGA è colorato, spensierato e divertente, alterna con successo momenti frenetici e scontri distruttivi ma più ragionati, diviso quindi fra un'amore spassionato per la progressione "ritmata" ed un'anima action. Purtroppo arrivati alla fine dell'avventura è difficile sentirsi pienamente appagati: i momenti ed i livelli memorabili sono pochi, poche le tipologie di nemici, molti invece gli elementi grafici riciclati di stage in stage. Per fortuna c'è un livello di sfida non rinunciatario, un tono leggero e spiritoso, un paio di boss fight indovinate e complesse, ed in generale un avanzamento impegnativo ma mai frustrante. La dedizione è da premiare, ma per il prossimo progetto sarebbe auspicabile un respiro più ampio ed una ritrovata attenzione ai dettagli.

7.8

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