Terminator Resistance Recensione: un nuovo FPS dagli autori di Rambo

Dopo Rambo The Videogame, il team Teyon ci riprova con una trasposizione videoludica della saga di Terminator. Il risultato? Non proprio perfetto.

Terminator Resistance
Recensione: PlayStation 4
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Grazie all'eccezionale lavoro svolto da Rocksteady, sono anni che ci diciamo che l'epoca dei terribili tie-in è finita, un regno di terrore spodestato nel 2009, l'anno di uscita di Batman: Arkham Asylum. Eppure, nonostante gli sforzi del Cavaliere Oscuro, il pericolo non è ancora del tutto scampato, purtroppo. Come pegno da pagare per un Arkham City e un Marvel's Spider-Man in grado di ammaliare anche chi, del materiale d'origine, non è mai stato un fan a tutti gli effetti, l'umanità è infatti costretta a sopportare opere come il disastroso Rambo The Videogame e, duole dirlo, anche il recente Terminator: Resistance.

    La strana coppia Teyon & Reef Entertainment colpisce ancora, sfornando un prodotto che non rende minimamente giustizia né a una saga cinematografica già di per sé non proprio in forma smagliante, né al genere degli sparatutto. Se i super-fan di Terminator, complice una certa cura riposta nei riferimenti ai primi due film, potrebbero anche dargli una chance, ben consci però di dover accettare sin troppi compromessi, tutti gli altri videogiocatori farebbero bene a starne alla larga.

    Vive la résistance

    La vera tragedia è che, sulla carta, le potenzialità per realizzare qualcosa di buono c'erano tutte: uno sparatutto in prima persona condito da sezioni più aperte, da meccaniche stealth e survival, e da una trama che si colloca 30 anni dopo il Giorno del Giudizio, in una desolante California post-apocalittica. Nei panni di Jacob Rivers, uno dei soldati della Resistenza e unico superstite del suo battaglione (Divisione del Pacifico), dovremo fronteggiare orde di temibili T-800 di Skynet e il suo esercito di metallo, tra droni e robot assetati di sangue, nonché programmati per eliminarci con ogni mezzo.

    L'unica speranza rimasta è incarnata da un gruppo di civili con cui muoveremo i primi passi in questo viaggio disperato, prima di unirci al Comandante Baron nella lotta contro la terribile entità. Una premessa suggestiva, ma raccontata attraverso dialoghi robotici da personaggi privi di spessore sia nell'aspetto, più simili a marionette che a individui digitali, sia nella recitazione, dotati di scarsa motivazione e carisma; si perde il conto ad esempio dei repentini cambi di idea nel giro di una o due battute della stessa conversazione. Senza contare, inoltre, una certa confusione nell'avanzamento della trama. Complice la (relativa) libertà di azione, Teylon si è anche concesso il lusso di implementare una sorta di affinity system, con tanto di risposte multiple che aumentano e riducono il legame con i comprimari, e che possono persino garantire l'accesso a missioni secondarie: ma tra quest davvero poco ispirate e qualche differente sfumatura nei dialoghi, lo studio polacco non ha saputo sfruttare a dovere le potenzialità del sistema.

    I'll be back, purtroppo

    Una grossa approssimazione si riscontra anche in buona parte delle numerose meccaniche ludiche, inserite più per far numero che per rendere stratificato o stimolante un gameplay estremamente piatto e noioso. In Terminator Resistance il giocatore può, ad esempio, fabbricare da sé medkit, munizioni e granate assemblando differenti tipologie di risorse sparse qua e là per i livelli, ma c'è una sovrabbondanza tale di materiale, così come degli oggetti che andrebbero costruiti presso gli appositi tavoli da lavoro, da rendere pressoché inutile il crafting.

    Per non parlare poi anche delle fasi stealth: vengono introdotte con l'arrivo dei T-800, completamente immuni alle armi comuni, e portano a momenti in stile gatto col topo che, se non fosse per le assurde routine dei bestioni di metallo, potrebbero risultare anche piacevoli e sufficientemente emozionanti. Ma ben presto il buon Jacob entra in possesso di fucili al plasma con cui può falcidiare orde di T-800 senza troppi convenevoli: più che trasmettere una sensazione di potenza, il brusco cambio di rotta va a mortificare e depotenziare una parentesi che, in fin dei conti, ci è parsa troppo superficiale.

    La natura dei nemici giustifica, per certi versi, una IA che non spicca per dinamicità, ma a pagare lo scotto è il divertimento complessivo, che si perde tra scontri molto statici e un gunplay per nulla soddisfacente, complice la sensazione di impugnare delle armi che sparano a salve.

    E come se non bastasse, Teylon ha incredibilmente sbagliato anche con il control scheme: alla levetta sinistra è infatti affidata sia la ruota delle armi sia il movimento dell'avatar, che dunque tende a spostarsi anche quando si cerca di agire sull'inventario. Un limite che rischia di rendere potenzialmente letali i cambi di arma nel bel mezzo di uno scontro, con il povero Jacob che, senza volerlo, potrebbe sbucare fuori da una copertura e beccarsi un raggio laser alla tempia. Il tutto mentre la levetta destra, a rigor di logica perfetta per quello scopo, resta inutilizzata. Un dettaglio a cui abbiamo forse dedicato troppe parole, ma che rende davvero bene l'idea della superficialità con la quale è stata concepita la produzione.

    Una finta libertà

    Come già accennato, a smorzare la linearità di alcune fasi ci pensano porzioni di livelli più ampie e liberamente esplorabili, ma che si traducono semplicemente in qualche diramazione che nasconde risorsa extra, o che ospiterà possibili missioni secondarie. E per spezzare ulteriormente un ritmo già di per sé singhiozzante, il team ha introdotto anche qualche stanza segreta a cui accedere scovando delle condotte nei paraggi, o scassinando le serrature con un mini-game preso di peso da Skyrim, oppure ancora aprendo le porte con dispositivi di hacking.

    Chiude il cerchio un sistema di crescita a base di punti esperienza da investire nei 9 rami abilità dello skill tree, ma solo dopo aver raggiunto un certo livello: si tratta, tra l'altro, di semplici miglioramenti di talenti già appresi avanzando nella trama. È questa l'ennesima idea potenzialmente valida ma pigramente implementata all'interno di Terminator: Resistance.

    Forse un po' prevedibilmente, il gioco non si salva nemmeno dal punto di vista visivo, caratterizzato com'è da una palette cromatica opaca e priva di carisma, ambientazioni scarne, texture poco rifinite, e un parco animazioni davvero deprimente. Uno dei problemi più gravi riguarda infine la telecamera, rigida e lenta, appesantita da ogni singolo movimento del protagonista.

    Terminator Resistance Terminator ResistanceVersione Analizzata PlayStation 4Per quanto sia lontano dal disastroso Rambo: The Videogame, Terminator: Resistance è un esempio di come non bisogna gestire un prodotto su licenza. Le buone idee, soprattutto nel comparto narrativo, non mancavano, così come la volontà di rendere più stratificato e stimolante un gameplay che andasse oltre i confini del classico sparatutto in prima persona. Il risultato però è un'accozzaglia di meccaniche che non offre nulla di realmente convincente, incorniciata da una realizzazione tecnica di bassissimo livello. I fan della saga cinematografica potrebbero chiudere entrambi gli occhi a fronte di qualche citazione sparsa qua e là, ma “resistere” a questo tie-in di Terminator per le 10 ore che servono a completarlo, potrebbe non valere lo sforzo, né il prezzo del biglietto.

    4.5

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