Recensione Terminator Salvation The Videogame

L'ennesimo Third Person Shooter senza troppe pretese: un Tie-In in bilico

Terminator Salvation The Videogame
Recensione: Xbox 360
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Xbox 360
  • PS3
  • Pc
  • Nel 1984 inizia sul grande schermo il fortunato ciclo cinematografico di Terminator. La saga, che negli anni ottanta ha visto l'uscita di due lungometraggi, è riuscita, grazie ad un plot ben strutturato ed alla fama dell'attore protagonista (vera e propria icona dell'action movie), a raccogliere una grandissima serie di fan, che hanno seguito le vicissitudini di Sarah e John Connor nel corso di tutti questi anni. Diversi sono stati anche i tie-in video ludici realizzati ricalcando le produzioni cinematografiche: opere digitali spesso e volentieri non all’altezza delle pellicole. Grin Software ed Equity Games hanno deciso di invertire questa tendenza e di realizzare un titolo che sappia soddisfare a dovere i tantissimi appassionati della serie e anche i palati più fini di tutti gli hard-core gamer: questi sono i presupposti con cui è nato Terminator: Salvation il videogame.

    Dopo L'apocalisse

    Il setting del film è una Los Angeles devastata dall'olocausto nucleare perpetrato da SkyNet ai danni del genere umano, mentre la collocazione degli eventi videoludici nella timeline della saga è circa due anni prima delle vicende narrate nel film in prossima uscita in tutte le sale (quindi, come per Wanted, un prodotto complementare alla storia cinematografica, in grado stavolta non di ampliarla, ma di introdurla, focalizzandosi su alcuni aspetti taciuti -o sottintesi- dal film). John Connor è a capo di una squadra di soldati superstiti che tenta di contrastare l’avanzata delle macchine; nel corso di una missione alcuni commilitoni di Connor rimangono isolati e dispersi. Il protagonista ovviamente decide di correre il rischio di essere trucidato dalle macchine pur di salvare i soldati in difficoltà. Così, senza un piano ben preciso e John e due sue fide (e sexy) commilitone si lanciano nell’impresa disperata. Ben presto il trio incontrerà altri superstiti, e la squadra si amplierà. Inizialmente la trama procede seguendo un canovaccio molto classico e poco originale, ma ben presto -avanzando per le rovine di Los Angeles- John Connor inizierà ad elaborare un complicato piano per sabotare e colpire pesantemente le forze armate delle macchine. La sceneggiatura è di buona fattura, anche se riprende in maniera pedissequa gli stereotipi e le caratteristiche dei personaggi cinematografici; la verve narrativa è però sempre alta: fioccano battute volgari e frasi cariche di odio nei confronti delle macchine, non mancano anche i momenti più tristi e drammatici. La traduzione italiana non è delle migliori, ma è comunque accettabile e ci permette di seguire comodamente le varie vicende. Insomma dal punto di vista narrativo Terminator: Salvation è almeno ben strutturato: i fan ameranno la possibilità di giocare e rivivere vicende precedenti all’ultimo film in uscita e tutti gli utenti apprezzeranno gli epici colpi di scena che caratterizzanola parte dell'avventura.

    John Phoenix o Marcus Connor?

    Quest’ultimo titolo sviluppato da Grin Software è uno sparatutto in terza persona, e la sua somiglianza con il famoso titolo Epic (Gears of War) è incredibilmente manifesta e palese. L’inquadratura di gioco è ovviamente posta alle spalle del personaggio e la telecamera si muove in maniera molto dinamica e convulsa, per simulare a dovere l’intensità dell’azione. Non si può certo dire, dunque, che Salvation sfoggi un gameplay innovativo, ed anche la progressione e l'uso delle coperture manifesta tendenze poco originali. A limitare fortemente un contesto ludico comunque collaudato (e persino molto adrenalinico) troviamo l'eccessiva linearità della progressione: nel corso del gioco non dovremo far altro che raggiungere le aree indicate e superarle eliminando tutti i nemici che ci ostacolano. Non c’è assolutamente il benché minimo spazio lasciato all’esplorazione, e l'avventura corre su dei binari ben delimitati. Fondamentale risulta essere il sistema di copertura, fortunatamente ben integrato con le routine comportamentali dei compagni. Sfruttare tutti i ripari è necessario per superare con successo i letali scontri a fuoco, e la consapevolezza di essere parte di una squadra permette all'utente di agire in maniera minimamente strategica. E' possibile ad esempio attirare l'attenzione degli avversari per farli uscire allo scoperto, e lasciare che i compagni, posizionati dalla parte opposta dell'area, svuotino i loro caricatori in libertà. Si dipinge così un minimo di azione corale che risulta essere l'unico elemento originale della produzione. Sfortunatamente il sistema di riconoscimento delle azioni contestuali, che dovrebbe permettere di muoversi con semplicità da un riparo all'altro, inciampa in qualche situazione, a discapito del ritmo frenetico che un gioco del genere dovrebbe tenere.
    Non certo esagerata la varietà di armi a disposizione del nostro eroe: sono presenti armi da fuoco automatiche, mitragliatori, un fucile d’assalto ed un fucile a pompa, nonché qualche armamento “esplosivo” (RPG e lanciagranate). Troveremo inoltre due tipi diversi di granate, la cui unica differenza è che i “tubi esplosivi” sono molto più potenti delle normali granate “ananas” e sono molto più efficaci contro le macchine. Purtroppo le armi presenti nel gioco sono prive di qualsiasi personalità e sono poco caratterizzate (insomma niente a che vedere con il Lancer di Marcus Phoenix). Abbastanza buona, a differenza di altri congeneri, la varietà dei nemici presenti: troveremo davvero molti tipi di macchine, a partire dalle piccole e volanti “api”, passando per i T7 (detti “ragni”), fino ad arrivare ai pericolosi e paurosi cyborg bipedi, vero emblema di tutta la saga Terminator. Sono presenti anche macchine gigantesche ed imponenti come l’Harvster, un enorme cyborg dalla forma vagamente umana, o il KC, che è una letale e gigantesca macchina volante. Ogni avversario ha i suoi punti deboli, e l'utente deve presto abituarsi a conoscerli tutti, così da stabilire una tattica ed una strategia adatta ad affrontare le diverse tipologie di macchine. La varietà di situazioni è un altro dei punti a favore del titolo Grin, che lo salva in parte da un anonimato generale, data la scarsa personalità dell'impianto ludico.
    Altre piccole divergenze dalla formula standard si scoprono nella gestione dell'energia vitale del protagonista: è presente una barra di energia che ovviamente si consuma quando siamo colpiti, ma -contrariamente a quanto ci hanno abituati gli ultimi titoli del genere- la barra non si ricaricherà se rimarremo coperti e al sicuro. Comincerà invece a rigenerarsi solo dopo che avremo ucciso i nemici presenti sullo schermo: questo accorgimento impone un approccio meno discontinuo e meno avventato, e stimola all'utilizzo saggio di tutte le forze alleate in campo: proprio le azioni corali a cui sopra si accennava vengono sottolineate e messe al centro della scena, evitando un assurdo protagonismo dell'eroe principale.
    Prima di concludere, citiamo la presenza delle ovvie sezioni a bordo di veicoli, a variare il ritmo di gioco: in tali frangenti ci troveremo a bordo di mezzi di locomozione, e dovremo fare fuoco a più non posso sulle terribili macchine che ci inseguono. Queste sezioni risultano poco piacevoli per via di un sistema di puntamento relativamente impreciso.
    In definitiva, il gameplay di Salvation recupera fin troppo fedelmente gli stilemi classici dei Third Person Shooter moderni. A compensare un comparto ludico con poca personalità, troviamo una buona varietà di nemici ed un discreto grado di sfida. Qualche piccolo accorgimento originale (energia del protagonista; apporto dei compagni di squadra) non riesce però a “lavare via” l'idea di un prodotto con poco carattere, zoppicante anche per una linearità eccessiva, un sistema di azioni contestuali impreciso, e delle movenze dle protagonista goffe all'inverosimile (quasi ridicole). A far discutere, inoltre, è l’esigua longevità del titolo: meno di dieci ore per il completamento dello story mode e la totale assenza di extra ad affossare il replay value.

    Uomini e Cyborg

    Dal punto di vista tecnico Terminator Salvation presenta all’incirca gli stessi difetti che abbiamo osservato nel recente Wanted: Weapons of Fate, sempre sviluppato da Grin Software. Sicuramente i due titoli condividono lo stesso engine, e pur essendo giochi con uno stile leggermente diverso si scambiano anche i problemi relativi alla resa grafica. Partendo dall’analisi della costruzione poligonale, possiamo dire che protagonista e comprimari sono stati realizzati con cura e attenzione ai dettagli. Per quanto riguarda i nostri nemici è sicuramente da apprezzare il grande lavoro di design che c’è dietro ogni singolo cyborg, ma la resa poligonale è solamente buona: non è lasciato ampio spazio ai dettagli e dopo poco tutte le macchine diventano abbastanza anonime. Le texture del gioco non sono delle migliori e sono spesso soggette ad alti e bassi clamorosi: appaiono buone quelle che riproducono superfici artificiali, e molto meno convincenti quelle legate alla vegetazione. Buoni gli effetti particellari: si attestano su un livello medio rispetto agli standard della next-gen; particolarmente interessanti gli effetti di distruzione delle coperture e dei muri (fa sempre un certo effetto vedere un muro che va in pezzi perché un T6 ha deciso di passarci attraverso). Gli effetti di illuminazione sono abbastanza buoni ma delude la mancanza di riflessioni un poco più elaborati (in un titolo in cui le superfici metalliche abbondano). Negativo invece il giudizio sulle animazioni, sempre troppo macchinose e legnose, spesso innaturali ed assolutamente artificiali.
    Il Level Design, a livello artistico, è abbastanza vario: si passa attraverso un buon numero di ambienti, ma tutta l’esperienza di gioco è condizionata da una linearità impressionante. Soddisfacente, infine, l'IA: i nemici seguono a dovere i nostri movimenti e i nostri compagni d’avventura fanno fuoco in maniera efficace.
    Ancora una volta è apparsa carente la realizzazione tecnica delle cut-scene: proprio come in Wanted, a fronte di una buona qualità registica e di uno stile chiaramente filmico, le cut scene soffrono di difetti di natura tecnica fin troppo evidenti, problemi di sincronia verticale che tagliano l’immagine in più punti e lip-sync spesso palesemente impreciso. Tutto ciò rovina parecchio l’atmosfera e inficia negativamente sulla personalità e sulla qualità artistica del gioco.
    Per concludere, la colonna sonora non trasmette particolari emozioni, gli effetti sono nella norma e funzionano a dovere, meno buono invece il doppiaggio. Tirando le somme possiamo dire che il comparto tecnico di Terminator: Salvation non brilla sotto nessun punto di vista: sono presenti degli spunti interessanti, ma per il resto il gioco si attesta sui livelli medi imposti dallo standard attuale e presenta delle fastidiose pecche nella realizzazione tecnica che faranno storcere il naso a molti.

    Terminator Salvation The Videogame Terminator Salvation The VideogameVersione Analizzata PlayStation 3La saga di Terminator ha sempre un suo grande fascino, ma neanche questa volta le terribili macchine del futuro riescono a lasciare il segno nel nostro presente video ludico. A livello narrativo il gioco ha una struttura solida, ma il gameplay non stupisce, ed appare fin troppo fedele agli stilemi tipici del genere. Qualche buono spunto a livello ludico viene fortemente contenuto dalla poca personalità e dall'estrema linearità. Anche a livello tecnico Salvation si mantiene al di sotto della norma, e non sfoggia elementi di particolare rilievo. In definitiva data la carenza di modalità di gioco (manca anche la co-op online), lo scarso replay value, la generale monocromia dell'impianto ludico, è davvero difficle consigliare il titolo, anche ai più devoti fan della saga e alla fitta schiera di amanti del genere sparatutto.

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