The Ascent PS5 Recensione: uno sparatutto Cyberpunk con luci e ombre

The Ascent fa il suo esordio su PS5 con un assetto tecnico sostanzialmente inalterato, fatta eccezione per l'implementazione delle feature del DualSense.

The Ascent PS5 Recensione: uno sparatutto Cyberpunk con luci e ombre
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  • Xbox One X
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  • PS5
  • Xbox Series X
  • A otto mesi di distanza dall'esordio su PC, Xbox One e Xbox Series X|S, The Ascent si approda nell'ecosistema di PlayStation con una versione modellata per sfruttare le peculiarità della nuova ammiraglia di Sony. A tal proposito, gli sviluppatori di Neon Giant hanno sicuramente fatto un buon lavoro nel trasporre su PS5 il loro shooter cyberpunk, sebbene alcuni aspetti dell'offerta avrebbero senza dubbio meritato una maggiore attenzione. Una considerazione che risuona con i caratteri di una proposta che, seppur godibile, mostra più di una leggerezza sul fronte del game design.

    Un'ordalia cyberpunk piena di luci e ombre

    Prima di analizzare nel dettaglio le feature esclusive della versione PlayStation 5 di The Ascent, vale la pena di spendere qualche parola su quelli che sono i tratti fondamentali del titolo di Neon Giant.

    Ambientato tra le spire di una colossale megalopoli dominata da un pantheon di titani corporativi, l'opera del team svedese cala i giocatori nei panni di un "Indent" (personalizzabile tramite un editor non particolarmente generoso), un pezzo di carne da cannone costretto a servire gli interessi di uno di questi colossi industriali. Proprio il repentino crollo dell'Ascent Group rappresenta l'innesco di una campagna che, di massacro in massacro, ci vedrà scontrarci contro il distopico "status quo" dell'arcologia, al centro di una ragnatela di macchinazioni e intrighi di portata galattica. Pur basandosi su premesse piuttosto intriganti, che mettono al centro dell'intreccio molti dei temi tipici del filone cyberpunk, la campagna imbastita da Neon Giant manca di regalare agli utenti un concreto incentivo al coinvolgimento, limitandosi ad offrire loro un lungo elenco di pretesti per disseminare la metropoli di cadaveri e scarti di piombo incandescente. Di contro, l'incredibile fascino del mondo modellato dagli sviluppatori riesce in parte a compensare le lacune sul versante narrativo, riempendo ogni inquadratura con un tripudio di luci al neon, degrado urbano e superviolenza.

    Per quanto spettacolari, anche le sparatorie contribuiscono a rimarcare le oscillazioni qualitative di un ordito ludico non perfettamente a fuoco, che fatica ad allinearsi con le notevoli ambizioni alla base del progetto. Il sistema di coperture, ad esempio, risulta implementato in maniera alquanto rudimentale, e lo stesso può dirsi anche per le meccaniche di puntamento, che permettono di selezionare due diverse linee di tiro (una bassa e una alta) ma di fatto limitano questa necessità a giusto una manciata di circostanze.

    Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, l'approccio più funzionale sarà quello di lanciarsi a testa bassa contro le orde avversarie, lasciando cantare le armi fino a tramutare i nemici in guazzabuglio di macchie scarlatte e frattaglie.

    Al netto delle sue ingenuità, il modello di "twin stick shooting" proposto da The Ascent risulta comunque piacevole, ma è chiaro che il titolo avrebbe tratto un notevole giovamento da una maggiore diversificazione delle situazioni offerte dal gameplay, e da una migliore implementazione delle sue dinamiche cardinali.

    Un discorso che riguarda anche la componente ruolistica della produzione, che in definitiva continua ad avere un impatto relativo sul bilancio della produzione: se da una parte l'incremento dei singoli parametri del personaggio può infatti alterare in modo consistente la sua efficacia battagliera, dall'altra il sistema di progressione non spinge gli utenti verso la creazione di build particolarmente variegate, forgiate per assecondare specifici stili di gioco. D'altronde il "gameplay loop" di The Ascent segue un copione piuttosto rigido, senza grandi variazioni sul tema della strage. Questo non vuol dire che il titolo di Neon Giant non sia in grado di offrire alla platea un buon quantitativo di ore di divertimento, ma è innegabile che il potenziale della formula non sia stato espresso appieno, con conseguenze percepibili sulla tenuta del gameplay.

    Preso atto del costante senso di meraviglia suscitato dai panorami dell'arcologia, avremmo ad esempio gradito un maggiore accento sull'esplorazione dei suoi tentacolari distretti, frammenti di un affresco futuristico tanto suggestivo quanto brutale.

    Le meraviglie di Veles brillano anche su PS5

    Arriviamo quindi alla domanda chiave di questo articolo: come si comporta The Ascent su PS5? La risposta breve è "bene ma non benissimo". Dal punto di vista tecnico, l'ultima iterazione del titolo di Neon Giant mostra chiaramente tutti i pregi di un comparto grafico monumentale, sostenuto da una direzione artistica in grande spolvero, capace di valorizzare senza cedimenti la cornice cyberpunk della produzione.

    L'arcologia di Veles è un mosaico di scorci mozzafiato e dettagli preziosi, che concorrono a rinsaldare l'attrattiva di un gameplay non particolarmente memorabile. In termini puramente prestazionali, non abbiamo notato variazioni di rilievo rispetto all'ultima versione del gioco per Xbox Series X (avete già letto la nostra recensione di The Ascent?), con una risoluzione fissata a 4K e un frame rate solidamente ancorato alla soglia dei 60 fps. Anche sul versante audio, la resa corale del titolo si mantiene su ottimi livelli, in un concerto di effetti esplosivi e musica elettronica. Come di consueto, l'aggiunta più significativa è rappresentata dal supporto alle funzionalità del DualSense, un elemento centrale nella filosofia generazionale di PlayStation. In questo senso, il team di sviluppo ha fatto un buon lavoro nell'integrare il gameplay con un ricco assortimento di stimoli aptici, che aggiungono una gradevole nota sensoriale ad ogni frangente ludico, dalle sparatorie all'interazione col mondo di gioco, col contributo dell'altoparlante integrato nel pad, utilizzato per fare da controcanto a buona parte delle sonorità del gameplay.

    L'unico reale "caveat" è costituito dal mancato sfruttamento dei grilletti adattivi, che avrebbero potuto accrescere considerevolmente la caratura del feedback offerto dal gunplay, nonché il carattere delle diverse bocche da fuoco a disposizione del giocatore. Un altro neo, presente anche nelle restanti versioni, è rappresentato dai caricamenti non proprio snelli che scandiscono l'esperienza di gioco, tanto per quel che riguarda l'avvio della partita, quanto per ciò che concerne i tempi di attesa innescati dall'uso di ascensori o mezzi di viaggio rapido.

    Nel complesso, comunque, il lavoro di adattamento portato avanti dal team di Uppsala si è dimostrato più che valido, a riconferma delle evidenti capacità tecniche di uno studio promettente, che speriamo in futuro riesca a raggiungere il suo pieno potenziale creativo.

    The Ascent The AscentVersione Analizzata PlayStation 5The Ascent si presenta su PS5 con un’offerta sostanzialmente sovrapponibile a quella della controparte per Xbox Series X, ovviamente considerando lo stato del gioco dopo gli aggiornamenti pubblicati nei mesi successivi al lancio. Per questa ragione, l’ultima edizione del titolo di Neon Giant mantiene intatto il suo bilancio di pregi e difetti, questi ultimi per la gran parte legati a qualche superficialità di troppo nella definizione ludica del titolo. Come di consueto, l’elemento più distintivo della proposta è rappresentato dal supporto alle funzionalità del DualSense, sfruttate piuttosto bene ma non completamente. Avremmo infatti apprezzato se gli sviluppatori avessero utilizzato i grilletti adattivi per dare maggior vigore al gunplay, invece di limitarsi al solo binomio feedback aptico - altoparlante integrato. Al netto di questo inciampo, però, possiamo confermarvi l’esito positivo del lavoro di adattamento portato avanti da Neon Giant, autori di una trasposizione di ottima fattura.

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