The Beast Inside Recensione: un gioco horror sulla scia di Amnesia

The Beast Inside di Illusion Ray è un horror che prende corpo il 22 agosto del 1979, nel pieno della Guerra Fredda. Ecco le nostre impressioni.

recensione The Beast Inside Recensione: un gioco horror sulla scia di Amnesia
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  • Illusion Ray Studio, l'autore di The Beast Inside, è un gruppo polacco dalle caratteristiche peculiari, se lo si colloca all'interno del mondo dei videogiochi. Basta infatti andare sul loro sito per leggere che si tratta di un "team di giovani, abili e talentuosi graphic artists" con l'obiettivo di "creare bei film mantenendo gli standard cinematografici attuali" mostrando "un'altra dimensione della cinematografia" con l'aiuto delle ultime tecnologie. Illusion Ray è dunque uno studio composto da appassionati di cinema che strizzano l'occhio al mondo della realtà virtuale, e infatti sul loro portale è possibile dare un'occhiata ad alcuni progetti che sfruttano le potenzialità della VR o le tecnologie 7D (quelle tipiche dei parchi a tema). Questa digressione sul team di sviluppo ci serve per capire almeno un paio di cose: Illusion Ray è un gruppo giovane e con scarsa esperienza nel settore videoludico (anche se alcuni membri hanno lavorato in diversi team, tra cui Farm 51) ed è particolarmente interessato alla tecnologia, all'immedesimazione, alla costruzione di atmosfere vive sia dal punto di vista visivo che da quello uditivo.

    Come abbiamo scritto un anno e mezzo fa dopo aver provato la demo di The Beast Inside, il gioco ci aveva lasciato sensazioni positive soprattutto per via di un'ottima gestione dell'audio e del setting, potenziate dall'utilizzo della fotogrammetria; qualche dubbio invece permaneva riguardo la sostanza ludica, visto che c'era parsa molto derivativa e con soluzioni non sempre azzeccate. Le stesse impressioni- o quasi - le abbiamo avute dopo aver giocato oltre dieci ore al prodotto finito: The Beast Inside fa un buon lavoro nel dar vita ad un avvolgente clima d'orrore, ma si dimostra estremamente derivativo e conservativo in qualsiasi altro campo, probabilmente per via della scarsa esperienza del team di sviluppo. Non si tratta per forza di una problematica, ma come vedremo nella recensione, la continua proposta di formule pescate dal mare dei giochi d'orrore non si lega al meglio con l'anima più narrativa di The Beast Inside, e scrive la storia di un titolo che spesso pecca di poca coerenza e coesione.

    Orrore tra epoche

    Il gioco di Illusion Ray inizia il 22 agosto del 1979, nel pieno della Guerra Fredda: il protagonista, Adam, si sta trasferendo insieme a sua moglie Emma incinta di tre mesi in una casa di campagna, per trovare un po' di quiete dalla frenesia della vita cittadina. Adam è un crittoanalista della CIA, si occupa quindi di decifrare telegrammi o trasmissioni in codice inviate dai sovietici. Il suo lavoro si scontra però con una situazione familiare in mutamento: un periodo di relax in una magione circondata dalla natura è, secondo lui, il miglior modo per scoprire il contenuto di alcuni messaggi cifrati che non è ancora stato capace di decrittare.

    Il team di sviluppo fa buon uso del cliché della casa sperduta e della giovane famiglia separata dal mondo, con un inizio lento che enfatizza il clima bucolico e il vivere quotidiano. Adam e sua moglie si occupano di mettere in ordine casa, ci viene dunque chiesto di spostare dei pacchi o di pitturare le pareti, mansioni che servono all'utente per acclimatarsi con il sistema di controllo oltre che per creare un'atmosfera da quiete prima della tempesta. The Beast Inside permette di maneggiare piuttosto liberamente quasi ogni oggetto dell'ambiente: suppellettili, sedie, scatoloni, sportelli dei mobili. Queste interazioni hanno più che altro lo scopo di favorire l'immersione, visto che solo di rado saranno sfruttate per la soluzione di enigmi ambientali.

    Dopo una prima fase lenta ma nient'affatto sgradevole, Adam si imbatte nello "strumento" che Illusion Ray sfrutta per creare l'elemento maggiormente distintivo dell'intero gioco: un diario. Firmato da un certo Nicolas Hyde, l'antico proprietario della casa in cui ora vivono Adam ed Emma, questo diario contiene racconti oscuri di eventi sovrannaturali avvenuti in quel luogo più di un secolo prima: grazie ad un simile escamotage, il gioco si sposta repentinamente dal 1979 al 1864, nei panni di Nicolas Hyde. Come Adam, Nicolas è appena giunto nella residenza di suo padre dopo tanti anni di assenza, ma la trova inspiegabilmente vuota. Tutte le luci sono spente, le stanze sono impolverate, abbandonate, come se nessuno avesse vissuto lì dentro da molto tempo: The Beast Inside acquisisce così i connotati degli horror più tradizionali (diviene naturale associarlo alla serie Amnesia) e tenta di sviluppare delle leggere meccaniche survival basate sul reperimento di fiammiferi e cherosene, utili per far luce negli ambienti più bui.

    Purtroppo le risorse son così abbondanti e la necessità di utilizzare la lampada ad olio così esigua che il tentativo di imbastire tensione fallisce fin quasi da subito; ma poco male, perché nella sua metà ottocentesca il gioco di Illusion Ray sfoggia un mood avvolgente che gioca su inquietanti rumori ambientali e spettrali apparizioni. È in queste sezioni che si vede la passione per il cinema del team polacco: gli eventi scriptati e i jumpscare, anche se alle volte si presentano come troppo plateali o telefonati, sono in linea di massima ben studiati ed applicati nei momenti più opportuni. Grazie ad un gioco di prospettive, gli sviluppatori hanno poi saputo restituire piuttosto bene l'idea che Nicolas sia costantemente tenuto d'occhio da spiriti misteriosi, che scompaiono dopo che si distoglie lo sguardo o che quest'ultimo viene bloccato da un elemento ambientale.

    Se nel 1864 l'azione si svolge sempre in notturna e si assiste ad eventi inspiegabili dall'umana ragione, quando si torna del 1979 si ha l'impressione di aver vissuto solo un brutto sogno. Le sezioni con Adam si svolgono sempre di giorno ed in esse la componente sovrannaturale è praticamente assente. Lì i pericoli sembrano essere di altra natura: solo pochi giorni dopo il trasferimento, il protagonista teme di esser stato raggiunto da qualche spia russa che vuole mettere a repentaglio la sua vita e quella della moglie.

    In questi casi Illusion Ray costruisce delle situazioni che calzano a pennello al personaggio principale: visto che Adam è un crittoanalista avrà a che fare con enigmi che richiedono intuito e logica, mai troppo impegnativi ma allo stesso modo soddisfacenti. Per analizzare le tracce lasciate dal presunto agente sovietico, inoltre, il protagonista fa affidamento su un localizzatore quantico, uno strumento che per forma ci ha ricordato molto il radar di Alien: Isolation, ma dalla funzionalità molto differente. Attraverso esso Adam può localizzare delle "nuvole quantiche" che lo guidano attraverso gli ambienti e lo fanno incappare in semplici puzzle ambientali che vivacizzano la progressione. Le sezioni in cui s'impugna il rilevatore non sono però troppo riuscite: alcune di esse ci sono sembrate inutilmente dispersive e lo stesso strumento, che alle volte permette di "sparare" ad alcune anomalie che interferiscono con il segnale, è troppo "giocoso" e mal integrato con tutto il contesto. Per di più, la sua natura pretestuosa è palese fin da subito visto che lo strumento si attiva solo in specifiche situazioni decise dagli sviluppatori, mentre durante il resto dell'azione non ha pressoché alcuna utilità.

    Tanta varietà, ma poca coesione

    Durante i primi capitoli, dunque, viene messa in chiaro la netta suddivisione tra le due anime di The Beast Inside: una più tradizionale, più terrificante, con apparizioni misteriose, jumpscare e scricchiolii da pelle d'oca, e una calata nel mondo della tecnologia, dove il sovrannaturale lascia il posto al thriller politico immerso nel clima della Guerra Fredda. Anche ludicamente le due metà sono ben distinte, Nicolas prova a sopravvivere in un ambiente ostile ed è angosciato da terribili visioni che lo perseguitano e che lo spingono a fuggire, a nascondersi. Adam ha a che fare con problemi che deve affrontare con le sue capacità d'analisi e deduzione, e per lui è molto importante l'esplorazione e lo studio dell'ambiente.

    Questi aspetti rendono l'avventura molto varia e piacevole, anche perché i salti temporali sono costanti, piazzati dopo la fine di ogni capitolo e capaci di creare tensione, soprattutto quando si cominciano ad intravedere i legami - anche solo nelle ambientazioni visitate, che si estendono ben oltre la casa iniziale - tra le due storyline. Illusion Ray ha però esagerato nel proporre formule ludiche differenti, finendo per riempire il suo gioco di meccaniche che vengono introdotte ma che non hanno il tempo di sbocciare o sedimentarsi: in alcuni passaggi The Beast Inside ci è sembrato un collage di elementi presi in prestito da giochi come Outlast, Resident Evil 7, Layers of Fear, stracolmo di riferimenti e di soluzioni diverse che difettano però di organicità.

    Tra queste sezioni ce ne sono poi alcune poco riuscite o fuori luogo, come una grezza sequenza sparatutto nei panni di Nicolas che culmina con una boss fight. I momenti più riusciti sono invece quelli in cui al giocatore è lasciata più libertà di movimento, dove l'esplorazione svela contenuti secondari, frammenti di testo che chiariscono alcuni aspetti sulla storia dei personaggi: purtroppo i livelli di questo tipo sono a malapena un paio, uno con Nicolas (forse il nostro preferito) dove il team ha sfruttato anche soluzioni di level design niente male, e uno, molto esteso, con Adam, in cui ci si può impegnare in una caccia al tesoro del tutto opzionale.
    Ad uno sguardo complessivo, malgrado formule non sempre coese e coerenti con la struttura di gioco, The Beast Inside è comunque un horror game dalla progressione piacevole, che spesso incuriosisce, sorprende perfino, e non annoia quasi mai. Il racconto poteva esser forse un poco più coraggioso, visto che introduce tematiche di indubbio interesse (problemi psicologici, violenze familiari) che rimangono insolute per via di un finale ben più banale e superficiale delle premesse, e per un corpo centrale del racconto che riesce a fatica a tenere il ritmo di un avventura che si amplia e si distende dal punto di vista strutturale.

    Anche la narrativa ambientale è sottosviluppata, tanto che l'esplorazione minuziosa diviene una pratica sempre meno gratificante poiché utile sono in situazioni molto specifiche. Più che "ambienti parlanti", i ragazzi di Illusion Ray hanno voluto dar vita ad un'atmosfera affascinante nel suo complesso, senza preoccuparsi troppo dei dettagli. Come nel primo Layers of Fear di Bloober (vi suggeriamo a tal proposito di leggere la recensione di Blair Witch, ad opera dello stesso autore), vengono usati quadri oscuri e grotteschi per alimentare le sensazioni di terrore, o immagini sacre legate al cristianesimo (molto sovrabbondanti, visto che il gioco non è ambientato in una struttura religiosa) che portano la mente ad Outlast II.

    Dal punto di vista tecnico, The Beast Inside dimostra pienamente di essere una produzione realizzata con l'ausilio di un budget ridotto (su Kickstarter ha incassato poco più di sessantamila dollari): le animazioni sono ingessate, i modelli di alcuni elementi dell'ambiente, come gli alberi, sono spigolosi e ricoperti da texture in bassa risoluzione, il volto di Emma, praticamente l'unico visibile in tutto il gioco, è davvero sgradevole da guardare in movimento. Di contro, però, l'utilizzo della fotogrammetria ha permesso agli sviluppatori di creare degli ambienti dettagliati e credibili, mentre l'intelligente gestione della luce e delle ombre pennellano delle atmosfere molto piacevoli, in particolar modo quelle ottocentesche.

    The Beast Inside The Beast InsideVersione Analizzata PCThe Beast Inside è un horror imperfetto, colmo di idee affastellate solo per garantire un poco di varietà, senza preoccuparsi di mantenere coerenza ed integrità del racconto. Ma nel suo piccolo, The Beast Inside è anche un gioco sorprendente, sia perché opera prima di un team con esperienza molto risicata nel settore, sia perché capace, con mezzi ridotti ma idee valide, di dar vita ad un clima orrorifico avviluppante. Ci spiace solo che tutte le suggestioni letterarie, cinematografiche e videoludiche che permeano la sostanza narrativa e quella ludica del titolo di Illusion Ray non sboccino, in un racconto che fa solo da gregario ad un avventura trainata dall'atmosfera e da alcune sezioni di gioco particolarmente riuscite.

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