The Caligula Effect Recensione

Reduce dall'esperienza coi titoli della serie Sword Art Online, lo sviluppatore nipponico Aquria ci propone un nuovo JRPG ambientato in un mondo virtuale.

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione The Caligula Effect
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  • PSVita
Antonello "Kirito" Bello è un Monster Hunter di professione, nonché accumulatore seriale di videogiochi di produzione rigorosamente giapponese. Pare si sia autoesiliato in una dimensione alternativa in cui le personificazioni di SQUARE ENIX, BANDAI NAMCO Entertainment e CyberConnect2 sono sue compagne d’arme nella sanguinosa lotta contro l'odiato dio degli FPS e gli infedeli al suo seguito. Per qualche strana ragione, ha un’evidente ossessione per le spade e sogna di governare Gamindustri. Purché non sia completamente infognato con qualche JRPG, potete contattarlo via Facebook.

"Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai a lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità."
Proprio con queste esatte parole, nel non troppo lontano 1999, Morpheus spiegava a Neo cosa fosse la neuro-simulazione interattiva conosciuta come Matrix. Una trappola virtuale che, nell'omonimo blockbuster dei fratelli Wachowski (oggi sorelle), vedeva l'uomo prigioniero delle macchine.
Seppure in diversa misura, è un po' quello che realmente succede oggigiorno a coloro che, insoddisfatti della propria vita reale e delle persone circostanti, si rintanano nella rete nel disperato tentativo di trovare conforto e liberarsi dalla solitudine, ignorando le insidiose trappole celate nello strumento che conosciamo col nome di internet. Nell'epoca della comunicazione digitale e dei social network, accade sempre più spesso che i meandri del web diventino rifugi virtuali che inducono dipendenza soprattutto ai più giovani e agli insicuri, pericolosamente intrappolati in identità fittizie che nei casi più estremi arrivano addirittura a sostituire la vita reale con quella virtuale.
The Caligula Effect, il più recente JRPG sviluppato da Aquria (piccolo studio noto, guarda caso, per aver dato i natali a Sword Art Online: Hollow Fragment e Hollow Realization) affronta proprio questa complessa tematica attuale. Incuriositi dalla presenza di Tadashi Satomi, scrittore di Persona 2: Innocent Sin e Persona 2: Eternal Punishment, ci siamo calati nel nuovo titolo già disponibile su PS Vita, scoprendo un prodotto riuscito solo in parte.

Misfits

Nel complesso mondo in cui è ambientato The Caligula Effect, il genere umano ha creato una realtà virtuale chiamata Mobius, la quale riproduce fedelmente (seppur entro certi limiti) il mondo reale abitato dai protagonisti. Un luogo idilliaco divenuto ben presto rifugio digitale per chiunque abbia paura del futuro, non sia in grado di lasciarsi il passato alle spalle, non abbia fiducia in sé o non riesca a instaurare relazioni umane.

Persino il protagonista del gioco, in seguito ad un trauma subito nel mondo reale, ad un certo punto della propria vita ha deciso di fuggire su Mobius e lasciarsi tutto alle spalle, nella speranza di dimenticare le sofferenze provate e cominciare una nuova esistenza. Un po' facile, direte voi. Più o meno, perché Mobius, attraverso le ammalianti canzoni di Mu, l'avvenente virtualdoll incaricata della sua gestione (una sorta di Architetto del già menzionato Matrix), dopo aver accolto gli aspiranti residenti non solo dona effettivamente loro l'età, l'aspetto e il sesso desiderato, ma li priva anche di tutti i sentimenti negativi e persino della consapevolezza di trovarsi in un mondo virtuale. Liberi da qualsivoglia sofferenza e praticamente privati del libero arbitrio, i residenti sono tuttavia ignari prigionieri di una dimensione fittizia che li "costringe" a vivere in eterno un appagante realtà scolastica. La nostra avventura ha inizio quando il protagonista senza nome inizia a distinguere la verità dalla simulazione, attirando su di sé non solo le violente attenzioni dei residenti soggiogati (intenti a conservare l'immutabile status quo di Mobius), ma anche quello del cosiddetto "Go-Home Club". Coadiuvato da questo gruppo di individui consci di trovarsi in un mondo virtuale e soprattutto da Aria, un'altra virtualdoll in grado di materializzare sotto forma di armi i sentimenti dei residenti di Mobius, il giovane dovrà combattere per porre fine al distorto universo digitale e tornare nel mondo reale.
Nonostante la scarsa originalità, la trama imbastita da Tadashi Satomi ci è parsa abbastanza convincente, soprattutto nella seconda metà della campagna principale, quando il giocatore ha la facoltà di esplorare il passato e la vera natura dei componenti del Go-Home Club. Con una longevità media che si attesta sulle 30-40 ore circa, a seconda del tempo dedicato agli episodi opzionali dei singoli compagni e alle numerose attività end-game, The Caligula Effect sarebbe potuto essere un vero must per gli amanti del genere JRPG. Peccato che lo sviluppatore Aquria, anziché dedicarsi alla storia e alla caratterizzazione degli attori principali, abbia inserito nel pacchetto addirittura cinquecento personaggi reclutabili, caratterizzandone a malapena una manciata. Come risultato, non solo i comprimari sono -difatti- cloni tutti uguali dei combattenti titolari, ma non hanno alcun impatto sulla vicenda, risultando appunto delle comparse dalla dubbia utilità.

Luci e ombre di un mondo virtuale

A dispetto dei pronostici, il principale punto di forza della produzione risiede in un gameplay atipico e completamente diverso da quanto visto nei precedenti titoli targati Aquria. A cavallo fra il JRPG a turni e lo strategico, The Caligula Effect vanta infatti uno dei più interessanti battle system visti su PlayStation Vita, capace di offrire un livello di strategia avanzatissimo. Gli scontri hanno inizio ogni volta che ci si imbatte in un nemico, senza alcuna transizione tra le fasi di esplorazione e combattimento, e il giocatore non solo ha la facoltà di pianificare minuziosamente le mosse e gli spostamenti dei propri avatar sul terreno di gioco, ma può addirittura prevedere -di volta in volta- le reazioni dell'avversario.

Di conseguenza, dopo aver selezionato una skill, la cosiddetta funzione "Imaginary Chain", mostrerà la percentuale di successo dell'azione scelta e la risposta dell'oppositore, offrendo al giocatore la possibilità di rivedere e modificare ogni manovra anche centinaia di volte. Dal momento che ciascuno dei quattro personaggi controllabili in battaglia può ricorrere fino a tre skill per turno, è davvero interessante e divertente concatenare (ma soprattutto cercare di "incastrare") dodici azioni diverse da eseguire nel giro di pochissimi secondi. Anche perché una sola mossa falsa, o una percentuale di riuscita troppo bassa, può facilmente offrire al nemico uno spiraglio per stordire tutto il party e interrompere l'intera azione, con conseguenze davvero disastrose. Come se non bastasse, per risollevare un livello di difficoltà altrimenti tarato verso il basso, lo sviluppatore ha ben pensato di assegnare a ogni singola azione (spostamenti esclusi) un preciso costo in MP; di conseguenza, durante il proprio turno diventa fondamentale dosare il dispendio degli stessi, fra skill di attacco, supporto o guarigione, senza mai dimenticarsi di ricorrere quando necessario all'unica abilità che permette di recuperare MP. Qualora il turno di un personaggio termini infatti con un numero di punti pari o poco superiore allo zero, il successivo potrà esser speso solo con spostamenti strategici, atti magari a evitare l'offensiva nemica. Il titolo, comunque, presenta una modalità "Beginner" che favorisce i giocatori meno avvezzi alle meccaniche descritte poc'anzi, semplificando sensibilmente le battaglie e l'aumento di livello.

Se il gameplay è a ragion veduta l'aspetto più appetibile del pacchetto, il comparto tecnico ne rappresenta purtroppo il tendine di Achille. I pochi dungeon del gioco ci sono parsi eccessivamente confusionari e ripetitivi, una situazione abbastanza drammatica peggiorata ulteriormente dal troppo backtracking richiesto. Come se non bastasse, i tempi di caricamento durante i frequenti spostamenti da una stanza all'altra appaiono quasi interminabili, e smorzano spesso il ritmo dell'avanzamento.
Un'ultima nota dolente, ma prima per importanza, è poi rappresentata da un framerate che cola a picco durante le fasi più concitate dei combattimenti, con una frequenza e un risultato parecchio irritanti.
In compenso, il character design di Oguchi e la vivace colonna sonora di Tsukasa Masuko (Shin Megami Tensei: Devil Summoner, Devil Summoner: Soul Hackers) hanno saputo ammaliarci fin dalle prime battute, rendendo già più gradevole la nostra avventura su Mobius. Il gioco, infine, presenta una sola traccia parlata in lingua originale giapponese, peraltro ottima (come imposto dalla tradizione), con testi tradotti unicamente in inglese.

The Caligula Effect Capita assai di rado che un gioco riesca a lasciare un genuino messaggio ai propri fruitori, ma The Caligula Effect, forte del toccante scenario curato dal maestro Tadashi Satomi, è sicuramente uno di questi. Sebbene la campagna principale esplori ben poco i componenti del Go-Home Club, gli episodi opzionali -attraverso domande a risposta multipla con esiti imprevedibili- svolgono un lavoro più che soddisfacente e fanno riflettere su tematiche davvero complesse e attuali, cui spesso tendiamo a non prestare la giusta attenzione. L’ineguagliabile livello di strategia offerto dal complesso combat system potrebbe poi fare la gioia degli amanti del genere, a patto però che riescano a chiudere entrambi gli occhi sulle non poche magagne che affliggono il comparto tecnico e, in particolare, il framerate. Ciononostante, il titolo rimane un prodotto assolutamente godibile, nonché meritevole di una chance da parte di tutti gli appassionati del genere.

6.8

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