The Caligula Effect Overdose Recensione: entriamo nella matrice con Switch

Atlus porta anche sull'ibrida di Kyoto la nuova versione del JRPG di Aquria, siete pronti a entrare ancora una volta nella matrice?

recensione The Caligula Effect Overdose Recensione: entriamo nella matrice con Switch
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  • PSVita
  • Switch
  • Il nome Tadashi Satomi dirà probabilmente poco alla maggior parte dei lettori, ma vale la pena ricordare che non solo è l'autore dei primi tre titoli della serie Persona ma è anche la penna dietro The Caligula Effect, gioco di ruolo di stampo nipponico che sin dal titolo (oltre che dai trascorsi illustri di Satomi) denota come la tematica di fondo sia di ispirazione psicologica: l'effetto Caligola identifica infatti l'impulso a vedere ed esperire cose proibite, ad infrangere i taboo.
    Termini tecnici e riferimenti alla psicologia sono inoltre rintracciabili in ogni parte dell'opera, in modo peraltro molto più esplicito rispetto quanto visto nella già menzionata serie Persona, il che rappresenta certamente un elemento interessante nell'impianto narrativo del titolo. Uscito due anni fa per PlayStation Vita, The Caligula Effect giunge ora su PS4 e Nintendo Switch nella sua versione riveduta ed ampliata, sottotitolata Overdose: purtroppo, questa riedizione non è in grado di colmare interamente le mancanze della produzione, che al netto delle buone premesse non riesce mai a spiccare il volo.

    Un mondo poco idilliaco

    Seppur presentato in modo bizzarro e per certi versi confusionario, l'incipit della trama è intrigante: ci ritroveremo proiettati in un mondo immaginario, Mobius, una realtà alternativa creata da due improbabili idol virtuali che ricordano la celeberrima Hatsune Miku: i fortunati eletti, catapultati in questa nuova dimensione, saranno intrappolati in un loop, all'interno del quale continueranno a vivere perennemente gli anni delle scuole superiori, in un eterno ritorno che rappresenta per loro il modo di sottrarsi ai traumi subiti nel mondo reale.

    Questo setting è il "paradiso" in cui il nostro protagonista, del quale potremo scegliere nome e cognome come in Persona, si troverà ad agire. La novità di questa versione Overdose consiste nel la facoltà di scegliere anche un avatar di sesso femminile, una decisione che comporterà alcune differenze non solo per quanto concerne l'interazione con i numerosi NPC, ma anche sul piano della narrazione, la quale ci porterà via - per la sola main quest - all'incirca una ventina d'ore.
    Dopo la breve introduzione ci renderemo immediatamente conto che non tutto è come appare e, dopo le presentazioni di rito con i vari comprimari, ci uniremo al "Go-Home Club". L'obiettivo della combriccola è quello di evadere da questo mondo che non tutti considerano così utopico.

    A ostacolarci saranno invece gli "Ostinato Musicians", un gruppo che non ha alcuna intenzione di abbandonare quello che reputa un vero idillio.
    Dispiace notare come il livello di scrittura, The Caligula Effect sia tristemente lontano dagli standard qualitativi a cui ci ha abituato un autore con un curriculum così altisonante: nonostante la storia sia davvero intrigante e tocchi temi maturi come la morte, la paura di vivere ed i traumi psicologici, la caratterizzazione dei personaggi è fin troppo stereotipata, ricalcando in modo pedissequo i più triti e ritriti cliché anime ben noti agli appassionati di giochi nipponici. Inoltre i dialoghi, ben tradotti in inglese, sono spesso poco ispirati, e in svariate occasioni avremo una netta sensazione di déjà-vu. Ciò impatta drammaticamente anche sulla meccanica che dovrebbe invece costituire il fiore all'occhiello di questo titolo, ossia le interazioni con gli NPC, chiamate Causality Link: i personaggi secondari con cui è possibile stringere relazioni (e che potremo anche arruolare) sono oltre 500 ma, anche con le modifiche apportate in questa versione migliorata ed espansa, aumentare il livello di amicizia con i compagni sarà un processo fin troppo noioso. Il tutto, infatti, si risolve principalmente nella necessità di assistere ad interminabili linee di dialogo, finché non ci verrà proposta una quest da completare, la quale suggellerà definitivamente la nostra amicizia. In The Caligula Effect siamo insomma ben lontani dalla profondità del Social Link del già citato Persona.

    A redimere in parte i peccati del titolo ci pensa un battle system discretamente profondo e stratificato, che mescola le dinamiche classiche dei JRPJ a turni con qualche elemento strategico: il sistema di combattimento si basa sulle Imaginary Chain, ossia la possibilità di avere un'anteprima delle azioni che verranno compiute dal nostro party. Ciò permette di concatenare le abilità per creare interessanti combo tra i membri del gruppo, conferendo un ottimo livello di pianificazione strategica.

    A questo si aggiunge peraltro un certo livello di imprevedibilità: non è detto infatti che il nostro piano proceda liscio come previsto, dato che abilità e statistiche dei nemici possono interferire con il corso delle azioni da noi programmato, cambiando le carte in tavola e costringendoci a rivedere le nostre tattiche. Anche nelle battaglie viene esplicitato il tema psicologico che fa da sfondo alla produzione: durante i combattimenti i nostri personaggi attiveranno un simbolico stato di trance denominato Catharsis Effect, che ne modificherà il corpo per raggiungere la forza necessaria a perseguire il loro obiettivo.
    Con un sistema di statistiche ed equipaggiamento semplificato e reso più immediato da questa edizione Overdose, le battaglie diventano davvero il punto focale di The Caligula Effect.

    Paradiso rimasterizzato

    Non è però tutto oro ciò che luccica. Se il combat system è davvero ben studiato e divertente, la varietà di nemici che ci troveremo ad affrontare (i cosiddetti Digihead) è purtroppo molto scarsa, ed in molte occasioni si riduce ad un semplice reskin degli avversari già incontrati in precedenza. Sfortunatamente, al di là delle potenzialità del sistema di lotta, l'edizione rimasterizzata di The Caligula Effect non compie - sul piano tecnico - un sufficiente salto qualitativo su Nintendo Switch.

    L'aliasing è fin troppo evidente in modalità handheld (più ridotto sullo schermo della TV), mentre il framerate, per quanto sensibilmente migliorato rispetto alla versione PS Vita, non riesce comunque a mantenersi del tutto stabile, soprattutto nel corso delle battaglie. Se a questo aggiungiamo poi delle animazioni eccessivamente legnose, quelli che ci troviamo dinanzi sono gli ingredienti per una ricetta deludente.

    Sebbene da un titolo a basso-medio budget non possiamo certo aspettarci dei considerevoli prodigi tecnici, è indubbio che un concept così affascinante avrebbe meritato maggiore attenzione nel passaggio su piattaforme come PS4, PC e Switch.

    Il giudizio non migliora neppure sul versante delle ambientazioni, che ci appaiono spoglie, spigolose e generalmente non molto gradevoli. Seppur sia suggestiva l'idea che i dungeon siano in realtà luoghi quotidiani come la scuola, i centri commerciali e le strade cittadine, la monotonia dei setting si farà ben presto sentire, dando poco impulso alle nostre velleità esplorative. Infine, il sontuoso comparto sonoro, curato da Tsukasa Masuko, già compositore per la serie Shin Megami Tensei, si rivela di ottima fattura, e sottolineerà in maniera estremamente efficace tanto le battaglie più frenetiche quanto i momenti topici della storia. Altro punto di forza dell'opera sono le sequenze anime, di altissima qualità e caratterizzate da un'ottima regia, perfettamente adatte a narrare le parti salienti dell'avventura.

    The Caligula Effect The Caligula EffectVersione Analizzata Nintendo SwitchNonostante le premesse sulla carta fossero notevoli, The Caligula Effect è un titolo che cerca di sviluppare una trama dalle tematiche mature, ma viene affossato da uno sviluppo narrativo poco consistente e da magagne tecniche difficili da digerire. Pur dinanzi ad un combat system davvero ispirato, tattico e piacevole, la storia prosegue quasi uguale a se stessa per l’intera durata dell’esperienza, fornendo pochi stimoli al giocatore. Ed è davvero un peccato, perché una narrazione più a fuoco e una realizzazione tecnica maggiormente curata avrebbero reso Overdose un’opera da non lasciarsi sfuggire. Allo stato attuale è invece consigliata solo ai giocatori in crisi d’astinenza da JRPG.

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