The Callisto Protocol Recensione: è davvero l'erede di Dead Space?

The Callisto Protocol è un "buona la prima" per Striking Distance Studios ma non proprio tutto è andato per il verso giusto: ecco la nostra recensione.

The Callisto Protocol
Recensione: PlayStation 5
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • The Callisto Protocol non è soltanto l'opera prima di Striking Distance Studios. È il ritorno sulla scena di Glen Schofield, il creatore di Dead Space, un classico dell'horror spaziale a cui il nuovo gioco è stato paragonato sin dall'annuncio. Vuoi per le mostruosità al centro dell'esperienza, vuoi per le movenze e le possibilità offensive a disposizione del protagonista Jacob Lee, in molti hanno cominciato a considerarlo come un erede del titolo del 2008 e noi stessi - come esposto nell'anteprima di The Callisto Protocol - abbiamo ravvisato dei punti di contatto col DNA ludico del viaggio di Isaac Clarke.

    Avendo lottato per la vita nella prigione di Black Iron e completato l'avventura nella sua interezza, adesso possiamo dirvi che le cose stanno diversamente: la componente orrifica in The Callisto Protocol è più una cornice estetica che un vettore di terrore, lo sfondo di un racconto con qualche incertezza e l'arricchimento scenico di un'intelaiatura ludica che vira più verso l'azione a muso duro.

    Fuga da Black Iron

    Conscio di aver guadagnato bene dai suoi traffici sulle lune, Jacob Lee è impaziente di terminare la consegna di un carico su Callisto, al contrario del suo socio Max, scosso da un servizio al telegiornale che documenta un attentato su Europa, a opera della leader del gruppo terroristico Via Estrema. Ironia della sorte, i due scoprono che quest'ultima si è infiltrata sulla loro nave, che a causa del conflitto che ne deriva atterra in gravi condizioni sulla superfice di Callisto, nei pressi della prigione di Black Iron.

    Portato con la forza nell'ala detentiva della struttura, come se si fosse macchiato di un grave crimine, Jacob non ha il tempo di digerire le conseguenze dell'incidente o di dare delle risposte alle destabilizzanti domande che gli frullano per la testa. La sua situazione, già di per sé assurda, si trasforma nell'inevitabile discesa in un abisso di follia e morte quando, a seguito di un disastro biologico, la prigione diventa il dominio di rivoltanti creature note come Biofagi. D'altronde l'evoluzione non si verifica in un laboratorio ma in natura...

    Nella sua fuga disperata da una Black Iron piombata nel caos ma silente custode di segreti inconfessabili, Jacob incontra individui affamati di libertà, come Elias, stringe alleanze inattese e scopre delle pesanti verità, il tutto per mezzo di una narrazione purtroppo funestata da diversi problemi. Ebbene, spesso non è importante il "cosa" si racconta ma il "come" lo si fa e questo è un fatto che vale ancor di più in una produzione dal taglio cinematografico, che coinvolge diversi attori di talento e peraltro riprodotti in-game con una fedeltà impressionante.

    In tutta franchezza, troviamo che agli interpreti sia stato lasciato poco spazio per "respirare", avendo loro vestito i panni di individui monodimensionali e piuttosto stereotipati, quasi immediatamente riconducibili a specifici archetipi che vi lasceremo scoprire. Nello specifico, diversi dialoghi portano a frettolosi sviluppi di trama, con poche parole qua e là che ad esempio influenzano in modo surreale i rapporti tra i personaggi o li spingono a operare scelte decisive. Una partita comprensiva dei sentieri secondari infatti può richiedere anche 14-15 ore per essere completata (come nel nostro caso), un tempo questo che avrebbe consentito una diversa gestione del racconto - a partire dall'attribuzione di specifici ruoli ai comprimari e dall'approfondimento di determinati aspetti della trama - a vantaggio della credibilità degli eventi proposti. In buona sostanza, le vicende narrate in The Callisto Protocol riescono a incuriosire solo a tratti, soprattutto nell'ultima porzione dell'avventura di Jacob, quando, anche grazie alla narrazione ambientale, si cominciano a svelare i più sordidi misteri della storia di Black Iron.

    Sfortunatamente, anche le tante registrazioni raccoglibili nell'esplorazione del satellite di Giove non riescono a migliorare il bilancio complessivo, con la maggior parte di esse che si è rivelata poco interessante. L'ultima considerazione riguarda proprio il finale, che ci è parso un po' più tronco di quanto ci aspettassimo. Non è chiaro se verrà arricchito con il DLC della storia già annunciato o se si collegherà direttamente a un possibile sequel.

    Faccia a faccia coi Biofagi

    Le somiglianze tra il nuovo gioco di Schofield e Dead Space (qui la nostra prova di Dead Space Remake) le abbiamo riconosciute in alcuni elementi delle interfacce o pensando al guanto gravitazionale (GRP) e all'iconico pestone - necessario per ottenere i preziosi Buoni di Callisto e oggetti utili dai cadaveri dei nemici - ma pad alla mano si sono confermate piuttosto superficiali. Il titolo del 2008 tendeva a "costruire" la tensione attraverso il comparto audio, ingannando il giocatore sulla posizione della fonte di rumori raggelanti e in generale ponendo grande enfasi sui momenti che precedevano l'apparizione delle sue orride creature.

    Striking Distance Studios invece ha optato per un vero spettacolo dell'orrore, fatto di jumpscare - che alla lunga diventano "di routine" - e contatti (molto) ravvicinati con abomini finemente riprodotti. Nel corso del gioco ci siamo imbattuti in dei Biofagi dall'approccio offensivo meno scontato o in alcune sezioni dalla carica tensiva più marcata ma nel complesso crediamo che si sarebbe dovuto fare qualche sforzo in più su questo fronte, anche in virtù di un elemento distintivo della produzione: il piacevole combat system corpo a corpo.

    Già nelle prime battute dell'avventura Jacob ottiene un manganello elettrificato utile a difendersi dagli umanoidi e rispondere ai loro colpi con immane ferocia. Inclinando l'analogico sinistro all'indietro, e cioè in direzione opposta all'assalto frontale dell'abominio di turno, è possibile bloccarne l'attacco e ridurre sensibilmente i danni subiti. Spostarlo a destra o a sinistra invece vede il prigioniero effettuare una schivata, e questo significa che per evitare una serie di colpi è necessario continuare ad alternare questi rapidi spostamenti laterali.

    Chiaramente, il bello viene quando bisogna prendere a randellate i Biofagi, perché la sensazione di pesantezza restituita da ogni singolo impatto sui loro corpi è assolutamente convincente. Se a ciò aggiungiamo la possibilità di potenziare lo strumento - pensiamo anche al poderoso attacco pesante - e le esecuzioni legate al manganello, la bontà del lavoro svolto in tal senso appare evidente. Detto questo, sapere di poter rispondere alle offensive in quasi ogni situazione infonde una certa sensazione di sicurezza, che - almeno nel nostro caso - ha avuto un impatto negativo sul serpeggiare della tensione.Proseguendo nella fuga, si incontrano esemplari che tendono a mutare rapidamente (distruggetene in fretta i tentacoli!), diventando più coriacei e altri abomini che bloccano più facilmente i colpi di Jacob ma resta il fatto che molti dei nemici presenti si lanciano su di lui a viso aperto, al netto del mostro quadrupede dotato di "bioinvisibilità" o delle creature che certe volte si servono dei condotti per sbucare alle spalle di Lee. In ogni caso, se con qualche abominio a schermo il sistema di schivata funziona a meraviglia, nelle fasi più avanzate gli scontri si fanno decisamente più affollati e spesso si viene raggiunti alle spalle senza alcun preavviso.

    È qui che le movenze dai ritmi compassati del personaggio mostrano dei limiti evidenti e che ci si ritrova costretti a schivare alla cieca, in una serie di repentini cambi di direzione piuttosto confusionari. D'altra parte, bisogna pur riconoscere che il gioco è stato pensato per un approccio ibrido alla lotta, come ben indica la presenza di finestre in cui è possibile, dopo aver colpito un nemico col manganello, passare rapidamente all'arma da fuoco per infliggergli gravi danni.

    Nel caso dei conflitti standard l'alternanza tra le varie soluzioni offensive basta a ridurre alcune macchinosità del corpo a corpo ma purtroppo per le boss fight il discorso si complica. In primis, molte di queste battaglie - che si contano sulle dita di una mano - si basano su di una semplice regola: basta venir raggiunti da un attacco della bestia per passare a miglior vita, talvolta con esecuzioni degne delle Fatality.

    Nei casi in cui la velocità dell'avversario è commisurata a quella del protagonista (incluse le flemmatiche fasi di cura), e le arene sono costruite in modo da tener d'occhio i nemici di contorno, l'idea di dover schivare l'offensiva del boss senza errori sa produrre delle piacevoli scariche di adrenalina, anche a fronte di un buon numero di ingloriose dipartite. Purtroppo nella resa dei conti finale è stato compiuto il proverbiale passo più lungo della gamba, complice una gestione dello scontro dir poco frustrante causata da discutibili scelte di game design.

    L'esplorazione e gli scontri a fuoco

    Tra i bui corridoi di Black Iron, i suoi spazi angusti e i condotti da attraversare strisciando, Jacob Lee si ritrova a esplorare una serie di aree della prigione infestate dagli abomini, salvo poi raggiungere dei luoghi che di certo amplificano la diversità estetica complessiva, un fattore che in una produzione dal taglio lineare ha una grande importanza. In tutta onestà però avremmo preferito qualche sforzo in più nella composizione dei sentieri secondari, dimostratisi spesso privi di guizzi particolari.

    Quasi sempre si tratta di una porta chiusa da aggirare tramite un passaggio "nascosto" ma ben evidente, che conduce a una piccola area con qualche nemico da abbattere, un baule/registrazione in premio e chiaramente la possibilità di sbloccare l'ingresso di cui sopra. Specie trattandosi di un gioco privo di mappa, ampliare una parte di questi ambienti avrebbe potuto ravvivare la progressione e dare la chance agli addetti ai lavori di preparare qualche sorpresa orrifica in più, anche in virtù di un tratto preciso dell'esperienza: questi percorsi non sono poi così "secondari". Difatti potenziare le armi da fuoco e le altre diavolerie dell'arsenale di Lee al negozio-stampante richiede un numero sempre maggiore di Buoni di Callisto. Ecco quindi che le ricompense dei forzieri, tra munizioni in eccesso e vari oggetti vendibili in cambio di crediti, si trasformano in beni assolutamente primari ma anche scassinare sino all'ultimo baule non vi permetterà di ottenere la totalità degli upgrade per le armi (incluse le costose e potenti modalità di fuoco alternative).

    Anzi, per la fine della prima run riuscirete ad accaparrarvi una cerchia ristretta di queste migliorie definitive, in linea con la volontà di Schofield di ampliare il fattore di rigiocabilità dell'avventura, con un New Game Plus che al momento in cui vi scriviamo non è disponibile. Prima di soffermarci sullo shooting, vi diciamo che il posizionamento delle armi da fuoco (cinque in totale) all'interno della progressione non ci è parso ottimale, con gli ultimi tre strumenti di morte che si ottengono dopo un lasso di tempo sin troppo ampio rispetto ai primi due.

    Anche in materia di varietà di pistole e fucili avremmo gradito degli sforzi più concreti, magari con qualche ritrovato tecnologico degno del 2320. Ad ogni modo, quando arriva il momento di far fuoco The Callisto Protocol sa regalare grandi soddisfazioni, con gli abomini che perdono testa e arti e che, in generale, reagiscono in modo credibile ai proiettili che li raggiungono, non importa se maciullati dal colpo potente dello Schioppo o se rallentati quando danneggiati alle ginocchia con la Pistola Tattica. Un grande protagonista in tal senso è anche il sangue, denso e credibile, che scorre a profusione anche quando si cominciano a pestare i (presunti) cadaveri dei nemici per evitare che sorprendano Jacob rimettendosi in piedi all'improvviso. Inoltre, il sistema di shooting è impreziosito da una piacevole pesantezza delle bocche da fuoco, così come dalla buona sonorizzazione di ciascuna, che su PS5 viene accompagnata dal gradevole supporto ai grilletti adattivi del DualSense.

    Se contro i robot del penitenziario l'approccio stealth diventa praticamente inutile con l'arrivo dello Schioppo, perché si è portati ad abbattere a suon di proiettili il torreggiante nemico, effettuare eliminazioni silenziose ritorna utile nell'ultima porzione del viaggio. L'IA che muove i mostri privi della vista in stato di quiete è poco sofisticata, il che permette di portare a casa lunghe serie di stealth kill senza particolare impegno. Durante gli assalti invece i Biofagi sono reattivi e temibili, soprattutto in gruppo, ecco perché a volte è necessario passare al guanto GRP per sfoltirne i ranghi.

    Capace di attrarre a sé gli avversari per poi lanciarli nel vuoto o verso morte certa, contro lame rotanti e trappole ambientali, il famoso strumento - che si ricarica più velocemente tramite apposite batterie raccoglibili - serve anche per spedire le taniche esplosive in direzione di orde di abomini, così da scatenare un tripudio di sangue e arti mozzati. In generale, la ricetta ludica di The Callisto Protocol funziona abbastanza bene ma come da noi esposto non mancano gli intoppi di piccola e media entità, a cui aggiungiamo un bilanciamento non perfetto delle risorse raccoglibili, così come del livello di sfida generale.

    In questo secondo caso, nell'ultimo terzo dell'avventura la difficoltà subisce un rialzo improvviso, marcato e a tratti artificioso, col numero di nemici coriacei che cresce a dismisura.

    Una bellezza da brividi

    Sul fronte prettamente visivo, The Callisto Protocol è un prodotto che guarda per molti versi alla next-gen e lo dimostra il modo in cui i ragazzi di Striking Distance si sono serviti di Unreal Engine. Dalle luci a intermittenza nei bui corridoi, fino ai fasci diretti che marcano i dettagli del viso di Lee, così come sangue e sudore, il sistema di illuminazione alla base del prodotto è di grande caratura, al netto di alcuni riflessi in bassa qualità.

    A proposito di volti, le riproduzioni degli attori, da Josh Duhamel a Karen Fukuhara e Sam Sam Witwer sono semplicemente impressionanti e più volte ci hanno spinto a osservarli, rapiti, per apprezzare la naturalezza della pelle e degli occhi. Un peccato a tal proposito che la qualità delle espressioni facciali si sia confermata molto al di sotto di queste importanti vette di realismo, impattando quindi sulla piena riuscita delle cinematiche.

    Al netto di alcune rocce e qualche altro elemento poco definito, gli scenari del gioco brulicano di dettagli, dai bozzoli dei Biofagi fino alle piccole minuzie che caratterizzano porte, armi e vestiti. Dalla melma, fino all'acqua e allo stesso sangue, i liquidi sono molto convincenti a vedersi - al pari del fumo - e anche con l'interazione diretta si comportano bene.

    Se a ciò aggiungiamo l'ottima modellazione delle creature e i pochi ma evocativi panorami che l'avventura offre, siamo certi che gli appassionati faranno buon uso della modalità foto. Passiamo quindi alle due opzioni grafiche offerte su PS5 e Xbox Series X. Caratterizzata da una più alta risoluzione dell'immagine, che permette di apprezzare al meglio la magnificenza del gioco, la soluzione legata alla qualità visiva gira a 30 fps generalmente stabili ma non privi di cedimenti e di qualche problemino di stuttering. In realtà anche la modalità a 60 fps - che rinuncia alla massima definizione dell'immagine - presenta qualche oscillazione in termini di fotogrammi ma in generale crediamo sia la più indicata, perché la maggior fluidità ben si sposa coi combattimenti corpo a corpo di The Callisto Protocol. A tal proposito, sull'ammiraglia di Sony è possibile ascoltare le comunicazioni dal microfono di DualSense ma, più d'ogni altra cosa, si può beneficiare di un buon supporto al feedback aptico. Dalla navigazione dei menù, fino alle mazzate inflitte alle creature e alle varie azioni del personaggio, le specifiche vibrazioni e sensazioni tattili trasmesse dal controller ci sono piaciute non poco.

    Piccole chicche come la traduzione in italiano di elementi testuali degli scenari purtroppo non riescono a controbilanciare i problemi legati al missaggio audio, con la voce del protagonista - doppiato dal grande Lorenzo Scattorin - che ad esempio risulta appena udibile in diversi passaggi o sovrastata da quella dei compagni.

    Per questo motivo abbiamo finito per vivere l'avventura in lingua originale ma speriamo che nei prossimi giorni la situazione su questo fronte possa migliorare, viste le buone interpretazioni delle voci nostrane. Infine, i possessori di cuffie adeguate potranno apprezzare la bontà del supporto all'audio 3D, a partire dagli scarponi che pestano la carne putrefatta dei Biofagi passati a miglior vita.

    The Callisto Protocol The Callisto ProtocolVersione Analizzata PlayStation 5Sul fronte scenico, The Callisto Protocol centra il bersaglio con una presentazione visiva di prim’ordine, che guarda al futuro, e con una lunga serie di intensi scontri con orride mostruosità, che reagiscono in modo credibile ai colpi di manganello elettrico che le raggiungono. Alternare il corpo a corpo allo shooting o all’uso del guanto gravitazionale può regalare vere scariche di adrenalina ma non quella tensione che in molti s’aspettavano. Dalla progressione a tratti poco stimolante, fino ad alcuni sbilanciamenti ludici, che emergono soprattutto nel corso di specifiche boss fight, questo action a tinte horror è di certo un “buona la prima” per Striking Distance Studios ma, complice anche un comparto narrativo problematico, non è riuscito a esprimere - purtroppo - il suo pieno potenziale.

    7.8

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