The Chant Recensione: orrore e paura a Glory Island

L'esordio di Brass Token è un horror a tratti affascinante che non riesce a esprimere tutto il suo potenziale.

The Chant Recensione: orrore e paura a Glory Island
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Disponibile per
  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Brass Token è un piccolo studio canadese con sede a Vancouver. Nato nel 2017 e guidato da veterani dell'industria che hanno preso parte a importanti progetti come Bully e Sleeping Dogs, ha cominciato a lavorare sin da subito allo sviluppo di The Chant, una nuova avventura horror con protagonista una coraggiosa ragazza di nome Jess.

    A mano a mano che il progetto prendeva vita il numero di sviluppatori aumentava, passando dai quattro originali a un team di diciannove dipendenti complessivi. Avevamo già avuto modo di provare The Chant durante la Gamescom 2022 (se ve la siete persa, ecco la nostra prova di The Chant) e oggi siamo pronti a raccontarvi cosa pensiamo della versione finale del gioco che, nonostante qualche inciampo, è riuscito comunque a regalarci diverse ore di paura.

    Il weekend di ritiro ha inizio

    Durante una corsa mattutina in un parco, Jess ha una macabra visione di un disturbante evento passato, la morte di una persona a lei molto cara. Vuole dimenticare a tutti i costi l'evento traumatico, nella speranza di riottenere una tranquillità interiore e lasciarsi alle spalle il fardello che affligge la sua quotidianità.

    Decide quindi di chiamare la sua amica d'infanzia Kim, la quale è da poco diventata membra di un culto spirituale. Jess raggiunge dunque Kim presso la misteriosa Glory Island per partecipare a un rituale che finisce in tragedia: durante la cerimonia infatti si apre uno squarcio verso un'altra dimensione, The Gloom, da cui fuoriescono spaventose mostruosità che prendono facilmente l'isola sotto il proprio controllo.

    Nel frattempo, le menti di coloro che hanno partecipato al rito vengono dominate gradualmente dalla pazzia. Sul fronte narrativo, The Chant funziona bene nella parte iniziale e centrale dell'avventura, spronando il giocatore a scrutare ogni angolo dell'isola in cerca di risposte. Le storie dei cinque personaggi secondari si incroceranno inevitabilmente con quella della protagonista, il tutto condito da diversi frangenti paranormali, ad alta tensione, e un'interessante lore raccontata attraverso nastri registrati che troveremo sparsi nell'isola.

    La sensazione generale è quella di essere costantemente inseguiti mentre i dolorosi ricordi della protagonista le rimbombano nella mente e la imprigionano in una gabbia di follia. Jess però prova con coraggio e determinazione a rispondere a questa entità che vuole colpirla psicologicamente fino a farla crollare per nutrirsi delle sue insicurezze e lasciarla così senza forze. Se la regia aiuta a rendere avvincenti i momenti cruciali della storia, attraverso scene d'intermezzo ben confezionate, sono le espressioni facciali degli attori principali a non averci convinto, con i rispettivi volti che provano a trasmettere emozioni forti ma senza riuscirci. Evitando ogni forma di spoiler - stiamo pur sempre parlando di un prodotto story driven - le fasi finali di The Chant perdono di mordente, diventano confusionarie, come se la necessità di dover realizzare tre finali differenti (la prima run si completa in circa sei ore) ne abbia affrettato la stesura.

    Alla scoperta di Glory Island

    La storia di The Chant si suddivide in sei capitoli complessivi, a cui corrispondono altrettanti punti d'interesse di Glory Island da esplorare e raggiungibili facilmente dall'Osservatorio, la base del culto nonché hub principale. Ogni macrozona consta di aree a cui potremo accedere liberamente - attraverso scorciatoie da scovare - e altre che invece sono sotto il controllo del Gloom.

    Una volta messo piede all'interno di queste ultime lo schermo si trasformerà: immaginate di entrare in una dimensione alternativa dai colori psichedelici, dove strane entità simili a polpi fluttuano nell'aria mentre dei grandi occhi minacciosi osservano tutti i movimenti della giovane. Il risultato è un'atmosfera fortemente evocativa, che ci ha un po' ricordato il Sottosopra di Stranger Things (a proposito, avete letto la nostra recensione della Stagione 4 di Stranger Things?).

    Per purificare la zona bisognerà raggiungere nel minor tempo possibile un grosso fiore da colpire con tutto ciò che troveremo a nostra disposizione, fino a estirparne la radice. In altre situazioni invece ci verrà richiesto solamente di recuperare un oggetto chiave, fondamentale per risolvere uno dei tanti, variegati, enigmi che scandiranno l'avanzamento nel capitolo. In entrambi i casi, dovremo essere estremamente rapidi per un motivo molto semplice: Jess soffre di attacchi di panico causati dall'esaurimento graduale della barra della Mente, uno dei tre parametri vitali da tenere sempre in considerazione insieme a Salute e Spirito.

    In questo stato d'agitazione, la protagonista non sarà in grado di difendersi. L'unico modo per ritrovare la calma sarà meditare, spendendo punti Spirito oppure mangiando una foglia di lavanda, che al pari dello zenzero e altre risorse si potrà trovare in giro per il mondo di gioco. Vissute permanentemente con il groppo in gola e tutte d'un fiato nella speranza di non mandare in crisi Jess, le sezioni claustrofobiche di cui sopra funzionano discretamente bene, almeno all'inizio, perché c'è sempre la voglia di scoprire le orrifiche sorprese preparate dagli sviluppatori.

    In aggiunta, l'assenza di indicatori direzionali a schermo contribuisce a rafforzare il senso di abbandono e spaesamento, con l'ansia di non saper mai cosa fare e che strada seguire (le ambientazioni però sono molto lineari). Tuttavia, una volta esaurito l'effetto sorpresa, abbiamo notato una certa ripetitività di fondo, che riguarda sia la conformazione degli scenari, sia le mostruosità che li popolano. I momenti più adrenalinici si trasformeranno in compitini di ordinaria amministrazione mentre scanseremo ogni mob che purtroppo non riuscirà ad essere aggressivo come avremmo sperato e quindi incapace di tagliarci la strada in maniera efficace.

    La frusta infuocata è la migliore spada

    The Chant è un vero e proprio survival horror in cui la gestione delle risorse gioca un fondamentale nell'economia ludica. Mostri, creature con inquietanti maschere animalesche, fiori mortali, rospi giganti e tanto altro ancora, proveranno a intralciare il nostro cammino e l'unico modo per difenderci sarà quello di costruire, con tutto ciò che riusciremo a raccogliere da terra, fruste di salvia o bombe esplosive da lanciare. In alternativa, è possibile usare alcune risorse, come ad esempio il sale, per distrarre i nemici e aprirsi così una rapida via di fuga.

    In generale, il feedback dei colpi ci è sembrato tutto sommato piacevole, grazie al buon uso dei grilletti adattivi di DualSense. Il consiglio è comunque quello di fuggire dagli scontri (alcuni saranno inevitabili), per evitare di consumare gli oggetti contundenti creati. Il problema però è sempre lo stesso: come spiegato nel precedente paragrafo, una volta assorbite le meccaniche di gameplay di The Chant, ogni minaccia si rivela sin troppo facile da superare o sconfiggere. Ad esempio, precipitarci verso un angusto spazio dove solo noi potremo passare, ci permetterà di oltrepassare indenni i combattimenti grazie anche a una schivata con cui evitare gli attacchi corpo a corpo degli avversari. Oltre al crafting, Jess può contare su devastanti poteri psichici per avere la meglio sulle mostruosità: consumando lo Spirito, con un occhio sempre rivolto all'indicatore della Mente, saremo in grado di lanciare devastanti onde d'urto, generare campi di stasi e tanto altro ancora. L'elevato numero di poteri attivabili riesce a donare varietà ai combattimenti, che però si portano a compimento con troppa tranquillità. Gli scontri con i boss inoltre sono ben realizzati dal punto di vista scenico ma sono spesso lunghi e ripetitivi, il che costringe a eseguire per diversi minuti le medesime azioni senza però saggiare un tasso di sfida crescente.

    A completare poi il pacchetto ludico c'è un folto skill tree, da sviluppare spendendo specifici cristalli reperibili in game, che ci consente non solo di incrementare i valori di Salute, Mente e Spirito ma anche di ottenere tutta una serie di abilità, come quella di rallentare il tempo a ogni schivata eseguita con il giusto tempismo.

    Dal punto di vista grafico The Chant si difende bene, soprattutto in specifici punti panoramici quando il sole illumina le verdi foreste di Glory Island. Tecnicamente parlando infine, non abbiamo mai riscontrato bug, glitch durante lo svolgimento dell'avventura, o cali di frame rate nelle fasi d'azione più concitate. In altre parole, l'esperienza offerta su PS5 si è rivelata piacevole su questo fronte.

    The Chant The ChantVersione Analizzata PCThe Chant è un horror con alcune idee interessanti. La narrativa incuriosisce l'utente e lo sprona ad avventurarsi negli angoli più oscuri di Glory Island. Il racconto però perde di mordente sul finale, non riuscendo a tenere il passo con quanto mostrato nelle prime ore di gioco. Il combattimento, la componente survival e i parametri vitali di Jess, sono elementi ben amalgamati tra loro, per quanto non arrivino a incidere in modo pienamente efficace sul gameplay. Parliamo insomma di una prima prova discreta per Brass Token, che speriamo possa tornare con un horror più rifinito e spaventoso in futuro.

    6.5

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