The Climb 2 Recensione: epiche scalate con Oculus Quest 2

Abbiamo indossato il nostro visore per la realtà virtuale e ci siamo cimentati in vertiginose arrampicate su scenari naturalistici e urbani in The Climb 2.

The Climb 2 Recensione: epiche scalate con Oculus Quest 2
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  • Sono trascorsi ormai cinque anni dalla nostra recensione di The Climb, il simulatore di scalate realizzato da Crytek, studio di Francoforte da sempre incline a sfruttare le più avanguardistiche tecnologie in ambito videoludico. Dopo essere tornato sulle scene di recente con la nuova versione del suo leggendario Crysis (la recensione di Crysis Remastered su PS4 è a portata di click), il team tedesco si cimenta un'altra volta nel reame della realtà virtuale con The Climb 2, un sequel che perfeziona ed espande timidamente quanto di buono già visto nel primissimo episodio: abbiamo indossato il nostro fidato Oculus Quest 2 e, senza alcun timore delle vertigini, abbiamo iniziato la nostra arrampicata lungo orizzonti naturali e cittadini tanto suggestivi quanto tremendamente pericolosi.

    Guardare il mondo dall'alto

    Di base, la struttura ludica è rimasta pressoché invariata rispetto a quella del capostipite: l'obiettivo consiste nell'armarsi di tanta energia e cercare di raggiungere la vetta di un percorso verticale, sia esso una montagna a picco su un villaggio asiatico o un enorme grattacielo che si staglia sull'orizzonte cittadino.

    La più grande novità di questo sequel - come tengono a sottolineare gli sviluppatori intervistati ai nostri microfoni - consiste proprio nell'aggiunta di un setting metropolitano, del tutto diverso, sia per colpo d'occhio che per level design, da quelli strettamente naturalistici già dominati nel primo episodio. La Città ospita infatti superfici più piane e levigate, elementi ambientali di materiale differente, cornicioni, staccionate e persino funi di gru che, ad altezze vertiginose, collegano un palazzo all'altro, e ci permettono di superare in poco tempo distanze altrimenti impossibili da coprire con un semplice salto.

    È senza dubbio da lodare la capacità del team di aver strutturato la conformazione dell'area cittadina in modo da adeguarla al gameplay di The Climb, pur mantenendo una certa coerenza e verosimiglianza nella resa visiva di una vera Metropoli. La presenza di ostacoli scenici, qualche scorcio interno alle abitazioni, e l'utilizzo di un dinamismo urbano e minimalista, che a tratti ricorda vagamente qualche sequenza di Mirror's Edge (qui potete recuperare la nostra recensione di Mirror's Edge Catalyst), rendono la Città uno degli ambienti più riusciti della produzione, se non altro per la sua evidente capacità di allestire uno scenario di "rottura" in confronto alle mappe immerse nella natura selvaggia.

    The Climb 2 propone 5 ambienti (tutorial escluso) per un totale di ben 15 livelli: ciascuna area, infatti, è suddivisa in tre diversi settori, con un gradiente di difficoltà progressivo, che mutano la conformazione del level design e le insidie del percorso da superare. Nei luoghi situati in contesti naturali il senso di déjà-vu, per chi ha giocato all'episodio del 2016, si fa sentire a tratti, senza però mai risultare invadente: a smorzare l'effetto c'è d'altronde una cornice visiva di grande impatto, complice una direzione artistica di spessore e una serie di campionature ambientali, tra rumori della natura e piccoli accenni di colonna sonora, che contribuiscono a donare all'insieme un buon grado di coinvolgimento sensoriale.

    I livelli, anche quelli ambientati nella medesima macro area, differiscono poi sia per condizioni climatiche sia per orario del giorno, dotando di fatto ogni zona di una propria unicità. È anche vero che, nel corso delle scalate a tempo, difficilmente ci fermeremo a lungo ad ammirare il panorama che si estende al di sotto dei nostri piedi, eppure per chiunque volesse riprendere fiato tra un appiglio e l'altro si tratterebbe di un'immagine assai suggestiva.

    I benefici di Oculus Quest 2 (a questo link potete trovare la nostra recensione di Oculus Quest 2) rispetto al primo modello del visore si notano prevalentemente nella maggiore presenza di dettagli ambientali, nell'uso di shader migliori e in linea di massima nella qualità complessiva della messa in scena. Non mancano purtroppo alcuni inciampi nel caricamento delle texture, e determinate superfici, soprattutto quelle rocciose, ad uno sguardo assai ravvicinato non si allineano in termini qualitativi alla resa visiva generale. Sono comunque piccolezze che, sebbene possano legittimamente far storcere il naso, non sminuiscono l'alto livello raggiunto del comparto tecnico. Le perplessità maggiori, purtroppo, si notano durante le traversate dello stage cittadino: per quanto sul piano architettonico la City faccia una bellissima figura, quando si passa da un palazzo all'altro non è raro assistere a fenomeni di pop-up degli elementi scenici, che non solo causano un effetto di straniamento, dinanzi al quale possiamo anche chiudere un occhio, ma rischiano di minare la leggibilità della scena in prossimità di un appiglio poco prima invisibile, impedendoci così di essere pienamente reattivi. Fortuna che si tratta di situazioni sporadiche che, per quanto un po' fastidiose, non inficiano in modo limitate la fluidità del gameplay.

    Scalatori professionisti

    Prima di iniziare l'arrampicata, dovremo selezionare sesso e colore della pelle del nostro avatar. La scelta di impersonare un personaggio maschile o femminile non ha alcuna conseguenza sul gioco, dal momento che entrambi posseggono le stesse caratteristiche e abilità.

    Questa parità di condizioni è sicuramente ben ponderata in un titolo che aggiunge la feature del peso corporeo del giocatore, il quale può impattare su alcune superfici dello scenario, come corde o scale. In The Climb 2, infatti, lungo gli ambienti potremo afferrare oggetti che reagiscono al nostro tocco, modificando la propria posizione e dandoci un senso di maggiore instabilità, così da acuire il realismo e l'immersione delle scalate.

    Sul versante delle meccaniche ludiche, questo dettaglio si muove di pari passo con la possibilità che specifici elementi si inclinino e cambino angolazione in maniera dinamica, in base alla forza con cui ci aggrapperemo o all'inclinazione del nostro corpo digitalizzato. Se sulle prime può sembrare una sottigliezza di poco conto, in realtà quando decideremo di conquistare la vetta nel minor tempo possibile dovremo tenere obbligatoriamente in considerazione non soltanto il percorso più breve, ma anche le variabili connesse all'ambientazione, per massimizzare le nostre prestazioni.

    The Climb 2 è infatti un prodotto che vive di una doppia anima, perfettamente esemplificata dalle due modalità di gioco disponibili: da una parte troviamo l'opzione Casual, in cui potremo dedicarci alla scalata senza preoccuparci né dei minuti impiegati, né del consumo del gesso sulle mani o della stamina; dall'altra c'è la modalità Professional, ossia il vero cuore di The Climb 2, che ci impone di dosare le energie, controllare il battito cardiaco, gestire la stamina rimasta e preoccuparci di riporre saltuariamente il gesso sui palmi con un movimento rapido del Controller Touch, al fine di rendere più salda la presa e proseguire l'arrampicata senza ulteriori intoppi.

    È in questa seconda opzione che entra in gioco la sfida con la community: una classifica leaderboard online ci tiene sempre aggiornati sul nostro punteggio e la posizione in classifica, invitandoci a dare il meglio di noi dinanzi a record elevatissimi e stimolando la rigiocabilità dell'opera di Crytek. Del resto, se si esclude la sua natura un po' competitiva (sia contro se stessi sia contro gli altri utenti), The Climb 2 non propone un gran numero di contenuti, e pertanto fa dell'esigenza di migliorarsi la chiave di volta per incrementare la longevità.

    Ottenere oggetti puramente estetici come orologi o guanti, in fondo, non rappresenta uno slancio sufficiente a trascorrere ore e ore tra pareti rocciose e cime innevate: I motori che muovono The Climb 2 sono il gusto per l'estremo e per la soddisfazione fisica, il piacere di conoscere lo scenario in ogni minimo dettaglio e di conquistare la vetta dopo aver emesso un grido di entusiasmo.

    Alla nostra richiesta di maggiori delucidazioni su un eventuale supporto post lancio, in ogni caso, gli sviluppatori di Crytek si sono limitati a sorridere, suggerendoci indirettamente che, dopo la release, potrebbero arrivare novità volte ad arricchire l'esperienza. Nell'attesa di modalità inedite, i provetti arrampicatori virtuali potranno cimentarsi in un gameplay che valorizza lo sforzo e che, pur soffrendo qua e là di qualche inciampo nella gestione delle collisioni, riesce a proporre una simulazione di free-climbing all'altezza delle aspettative di chiunque abbia già vissuto le scalate del primo The Climb.

    The Climb 2 The Climb 2Versione Analizzata PCImbracatura che vince, non si cambia: Crytek ripropone la sua esperienza tra le cime naturali e cittadine con un episodio che si muove sulla scia del percorso tracciato dal capostipite. The Climb 2 non brilla per quantità di contenuti, ma offre comunque livelli adeguatamente strutturati e caratterizzati da un sostanzioso colpo d’occhio; il tutto sorretto da un gameplay ben rodato che, al netto di alcune imprecisioni, valorizza l’approccio strategico e introduce piccole feature pensate per aumentare ulteriormente l’immersione, anche senza evolvere in maniera assai significativa la qualità complessiva della formula ludica. In conclusione, giungere in cima, sentire qualche crampo alle braccia, avvertire il sudore che scorre sulla fronte e ammirare l’orizzonte lontano dopo aver battuto il proprio record è una sensazione di appagamento che vale la pena sperimentare.

    7.8

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