The Council: Burning Bridges, recensione del quarto episodio

Big Bad Wolf si avvicina alla conclusione della sua misteriosa avventura investigativa: analizziamo insieme il penultimo episodio.

recensione The Council: Burning Bridges, recensione del quarto episodio
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Dopo le prime tre puntate di The Council, Big Bad Wolf si avvia alla conclusione della sua serie a base di sferzate verbali con il penultimo episodio: Burning Bridges. La nostra avventura nei panni di Louis de Richet, in questo quarto appuntamento, vede il giovane parigino alle prese con scelte decisive per il prosieguo della propria missione investigativa nell'isola di Lord Mortimer, ma getta in pasto al pubblico un ritmo fin troppo disteso e alcune perplessità narrative, che potrebbero minare l'effettiva riuscita dell'epilogo. Se The Mad Ones e Hide and Seek - attraverso intrighi nobiliari ed intelligenti rompicapo - hanno pennellato un'atmosfera avvincente e Ripples ha sfumato con accese rivelazioni questa storia settecentesca: Burning Bridges rappresenta l'accomodante episodio di transizione che, nonostante un'interessante aggiunta ludica, posticipa il disegno di un finale di stagione capace di unire tutti i punti lasciati in sospeso.

    A tu per tu con la realtà

    Nella costruzione di un numero di possibilità allettanti per la sua rigiocabilità, Ripples ci aveva proposto una serie di scelte che, a seconda del percorso intrapreso, potevano indirizzarci verso decisioni dai risvolti inaspettati. Mantenendo una tensione costante, infatti, il terzo episodio riusciva a traghettare i giocatori alle porte della puntata seguente con un enigma il cui esito dava alito a numerose speculazioni.

    Burning Bridges prende il via da qui, offrendo (se si risolve l'enigma) un'ambientazione che, in linea con lo stile tenebroso del titolo, era difficile prevedere: davanti a noi un'enorme caverna attraversa i sotterranei della villa di Mortimer, adornata dai ruderi di templi romani e tombe di influenti figure storiche, rendendo quasi insignificante la presenza del piccolo Louis de Richet. Questo luogo, tanto sinistro quanto ristretto nell'esplorazione, è teatro di un ulteriore esperimento del team francese: dopo aver contaminato la propria avventura con degli elementi provenienti dai giochi di ruolo, dunque i ragazzi di Big Bad Wolf hanno pensato bene di mischiare le carte, utilizzando l'interessante strumento dialogico congegnato dalla serie all'interno di un rompicapo che potesse stuzzicare la nostra verve dialettica.

    Nei fatti ci viene chiesto di trovare l'autentica lancia di Longino tra le imitazioni che riempiono la caverna, raccogliendo informazioni dai commensali - grazie alle abilità verbali acquisite - ed evitando i loro sibillini depistaggi. Sebbene il tentativo in potenza appaia virtuoso nell'alimentare dubbi e improbabili congetture nella mente del giocatore, la resa finale si dimostra ben meno entusiasmante, conducendo la ricerca verso soluzioni abbastanza limitate.

    L'interazione ambientale ancora a tratti inaccessibile e un sistema che conferma una distribuzione dei punti abilità superficiale, d'altronde non possono che dar vita ad un'esperienza molto lineare, nella quale ci è concesso vagliare, in modo semplicistico, pressoché ogni linea di dialogo.
    Sul fronte della narrazione, invece, The Council continua ad incuriosire e nemmeno lo smascheramento di uno dei misteri che aleggiava intorno al proprietario dell'isolotto sul quale ci troviamo, riesce a smorzare il desiderio di arrivare alle battute definitive di questo thriller giallo. Oscillando tra finzione e verosimiglianza, il gioco cela tra le parole degli interlocutori versioni storiche alternative, pensieri pungenti e, non si risparmia nel trattare argomenti come l'abolizione della schiavitù o il progresso scientifico in chiave del tutto mistica.

    Dispiace solo constatare che, dopo la prima metà, l'episodio - la cui durata si attesta sulle due ore e mezza - rinuncia nell'inseguire quella poliedricità enigmistica che Hide and Seek aveva dimostrato a più riprese, adagiandosi su delle conversazioni alquanto animate. "Confronti" verbali che, come avevamo spiegato precedentemente, sono il campo di battaglia per dare sfogo alle proprie doti oratorie. In Burning Bridges questi scontri guadagnano dei colpi di scena parecchio cruciali e un nuovo potere.

    Louis de Richet scopre infatti di poter leggere la mente umana: una rivelazione che oltre a gettare abbondanti punti di domanda sull'avanzare delle vicende, si traduce in una dinamica di gameplay studiata per variare le opportunità a disposizione del protagonista e da usare con parsimonia (l'abilità sfrutta dei punti effort specifici piuttosto rari). Al di là dei problemi di bilanciamento endemici al progetto, tuttavia, l'elemento di disturbo più forte rimane la mancanza di conseguenze subito visibili alla risoluzione del puzzle iniziale: un atteggiamento figlio sicuramente della formula episodica, ma che, durante questo quarto appuntamento, si fa sempre più arrendevole nel demandare al successore una spiegazione conclusiva. Infine - a conferma di quanto detto - un cliffhanger già collaudato nelle scorse iterazioni della stagione chiude il sipario, spostando l'attenzione su Checkmate, ultimo episodio della serie.

    The Council The CouncilVersione Analizzata PCDopo aver ammirato stoffe persiane, tele di inestimabile valore ed essere entrati nel vivo di un investigativo colmo di segreti e colpi di scena, Burning Bridges ci lascia orfani degli ottimi indovinelli intravisti nel corso della stagione. Al quarto episodio del concilio più imprevedibile del panorama videoludico, pur introducendo delle novità significative, manca la personalità di mostrare - o quanto meno anticipare - una decisa svolta nelle decisioni dei suoi attori digitali. Dalle scorse puntate eredita, tuttavia, una storia capace di tenere incollato lo spettatore, nella speranza che la chiusura delle vicende riesca a soddisfare le ragionevoli aspettative venutesi a creare in questi mesi.

    6.9

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