The Council: Ripples, la recensione del terzo episodio

Dopo Hide and Seek, la serie The Council continua con il terzo episodio intitolato Ripples, ora disponibile per il download.

recensione The Council: Ripples, la recensione del terzo episodio
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Calcare nuovamente il suolo della sfavillante magione di Lord Mortimer è sempre un viaggio nel tempo: le stanze tappezzate con le stoffe più pregiate sono colme di opere d'arte inestimabili, tele provenienti da ogni angolo del globo e testi che custodiscono tutto il sapere umano. Ma dietro alle cornici intarsiate e all'opulenza culturale, il maniero continua a nascondere intrighi, tradimenti e segreti tra le maglie di un intreccio ricco di mistero e colpi di scena. Un crogiolo di conoscenza e misticismo nel quale si riuniscono società occulte, personaggi settecenteschi assai influenti e si tirano le fila socio-politiche delle grandi nazioni tra un sorso di vino ed un'elegante disquisizione. Nell'isolotto di Mortimer abbiamo imparato che sono proprio quelle conversazioni raffinate ad orchestrare i rapporti tra i commensali e far risuonare le scelte del protagonista, in modo tale da rendere estremamente poliedrica l'avventura di Big Bad Wolf. Dopo aver banchettato con i convitati - pregustando un contesto un po' acerbo (The Mad Ones) - ed essere entrato nel vivo di un thriller giallo molto intenso (Hide and Seek), Louis de Richet prosegue la propria missione nel terzo episodio di The Council con un'enorme quantità di sorprese ad attenderlo. Ripples, infatti, è una puntata che scioglie dei nodi narrativi, ma ne aggroviglia altri parecchio intriganti, continuando la chiusura di un cerchio che conferma le ottime impressioni iniziali.

    Rivelazioni

    Quando Louis ha messo piede per la prima volta sull'isola privata di Lord Mortimer, alla ricerca della madre scomparsa, probabilmente non si aspettava di rimanere coinvolto in uno dei casi più complicati che la Golden Society abbia mai visto. D'altronde ereditare il comando di una congrega segreta e incontrare personalità storiche come Napoleone Bonaparte e George Washington non capita tutti i giorni.

    Però tessere addirittura relazioni dialogiche capaci di orientare i sottili equilibri mondiali, è qualcosa che il giovane parigino non avrebbe mai immaginato di vivere. A maggior ragione, se a fare da sfondo a questa intricata rete diplomatica, c'è un'atmosfera tenebrosa e a tratti inquietante nelle sue ramificazioni. Uno scenario che The Mad Ones - il primo episodio della serie - ha introdotto timidamente, presentandoci una villa sfarzosa che, insieme agli attori in gioco, cela oscuri segreti e mezze verità. E poi culminando in uno dei classici cliché di genere: infatti, al di là dell'etichetta nobiliare e delle lingue biforcute, un omicidio contribuiva a rendere più frizzante il prosieguo dell'avventura ed a innalzare le aspettative per il secondo appuntamento. Hide and Seek, dal canto suo, mostrava la vera natura di The Council: un investigativo dalle forti tinte esoteriche nel quale, alla componente sperimentale del dialogo, si mescola quella ludica dei puzzle ambientali. Ci eravamo, quindi, improvvisati con gusto degli Sherlock Holmes nel provare la nostra innocenza e sbirciare nelle camere degli ospiti (tutti possibili colpevoli in questo "Cluedo settecentesco") o nel seguire gli enigmi lasciateci da Sarah de Richet. Un trittico di indovinelli che farebbe invidia ad esempi cinematografici come "Il codice da Vinci" - nei quali la teologia si confonde con la leggenda e la Storia - e conferiva all'episodio quel respiro necessario ad un'esperienza tanto lineare. Il tutto terminava con la riproposizione di un cliffhanger forse troppo simile a quello iniziale, ma che lasciava presagire l'arrivo di decise increspature nella sfaccettata trama del titolo. Proprio le svolte narrative e i numerosi twist caratterizzano il terzo capitolo della produzione che decide di mettere di nuovo da parte i rompicapo - non completamente - per concentrarsi sulle libertà di scelta concesse al giocatore. Dopo qualche notte piuttosto movimentata, è dunque giunto il momento che tutti gli invitati stavano aspettando: la conferenza organizzata da Lord Mortimer - una sinistra figura a metà tra un dandy e un patrizio romano che sembra imbastire questi eventi per governare le sorti dei cinque continenti - apre le danze. Nello specifico il magnate inglese ci chiede di prendere le veci di nostra madre ed aiutarlo durante una delicata proposta che potrebbe cambiare l'intero assetto geopolitico delle principali potenze in gioco. Quello che segue è uno scontro multiplo in cui, a seconda delle decisioni verbali compiute, si possono creare fraintendimenti, "opportunità" (ovvero quei momenti nei quali il tempo si congela per notare degli utili dettagli), alleanze dall'improbabile solidità e diversi sbocchi narrativi.

    Da questo punto di vista, The Council rafforza l'indovinata verosimiglianza che si era venuta a creare nelle prime due puntate: nel corso del dibattito, difatti, vengono trattati argomenti storico-culturali come la tratta degli schiavi, il razzismo verso gli Indiani d'America e considerazioni maturate proprio durante "le siècle des Lumières". Inoltre non ci si ferma a semplici scambi di opinione, ma i giochi di potere si accendono anche in "confronti" dalle sferzate verbali pungenti, in grado di ottenere il consenso o l'inimicizia dell'interlocutore di turno. In questa scacchiera nella quale dame e cavalieri sono pronti a darsi battaglia con parole sibilline ed altolocate, Louis de Richet non dimentica mai il suo obiettivo principale, giocando una partita a doppio senso che possa indirizzarlo su una strada favorevole.
    Assecondando così i desideri dei commensali o scontrandosi con i gusti di altri ospiti, in modo tale da muovere le tessere di un mosaico che è ben più grande di noi e del quale ancora non conosciamo tutti i pezzi. Infatti uno dei meriti di Ripples, sebbene non riesca a raggiungere la pluralità enigmistica di Hide and Seek, è proprio la chiusura di alcune questioni aperte negli episodi precedenti e che adesso trovano una risposta. Allo stesso tempo i colpi di scena e le trovate registiche da thriller puro riescono a sopperire alla suddetta penuria di puzzle, creando nuovi interrogativi tutti da esplorare. Delle premesse, quelle dei primi tre quinti della "stagione", che insomma potrebbero agilmente dar vita a due delle puntate finali più complete di The Council, consacrando uno dei progetti più interessanti della line-up di Focus Home Interactive.

    Buona la prima... o no

    Dopo aver testato per tre volte la propria formula, adesso l'esperimento di Big Bad Wolf di unire un adventure e un gioco di ruolo si trova al giro di boa, mostrando inevitabilmente l'inesperienza nella realizzazione della seconda componente. Tuttavia al team francese va riconosciuto il coraggio di aver costruito un particolare strumento dialogico che nel prossimo futuro potrebbe essere preso a modello da altre produzioni. L'atto oratorio, difatti, in The Council assume un valore di genere molto diverso dal solito, trasformandosi, grazie ad un ordinario sistema di classi (Diplomatico, Occultista e Detective) ed abilità, nell'unica arma in possesso del protagonista.

    Da una tale contaminazione di elementi ruolistici e di trama però, a risaltare su tutto il resto sono "solo" le possibilità offerte e l'enorme quantità di biforcazioni verso le quali l'avventura può evolversi. Purtroppo, come accennato, il sistema di progressione non sembra rispettare un andamento graduale, capace di valorizzare le scelte ludiche del giocatore. Alla fine del terzo capitolo infatti potevamo contare già su tutte le skill presenti nell'albero delle abilità, confermando i nostri sospetti iniziali. Se si aggiunge a tutto questo anche la smodata quantità di consumabili che ci permette, in sostanza, di vagliare qualsiasi ipotesi verbale (un aspetto particolarmente fastidioso durante gli indovinelli), il nostro Louis si dimostra essere la perfetta reincarnazione di un moderno Cicerone parigino.

    The Council The CouncilVersione Analizzata PCThe Council continua, sul solco tracciato da Hide and Seek, a dipingere una tela il cui disegno finale appare per ora indecifrabile, ma nella quale Ripples rappresenta la sfumatura narrativa più accesa. Il terzo episodio ad opera di Big Bad Wolf riesce ancora una volta rapire la nostra curiosità con una tensione sostenuta e alcune rivelazioni sconcertanti. Purtroppo alcuni problemi endemici alla serie, come una struttura ruolistica sbilanciata e una marcata linearità di fondo, non troveranno una soluzione immediata negli ultimi due episodi rimanenti. Tuttavia, anche in questo stadio piuttosto “sperimentale”, l’avventura di Louis de Richet, con le sue conversazioni battagliere, i puzzle ambientali e le ambientazioni dalla cura artistica e culturale ineccepibile, risulta parecchio affascinante.

    7.9

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