The Dark Pictures Anthology House of Ashes Recensione: orrore profondo

Il terzo atto dell'antologia horror di Supermassive Games ci fa sprofondare nel sottosuolo, dimora di mostri antichi e famelici.

The Dark Pictures Anthology House of Ashes
Recensione: PlayStation 5
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Gli artigli emergono dall'ombra. Cercano sangue. C'è silenzio in quelle caverne buie, inabissate in profondità, dimenticate persino dal tempo. Chissà quali sono le creature che lì dimorano, private della luce, divorate dalla fame. Nel dedalo di cunicoli e rocce, esseri di indefinita natura aspettano le loro prede, con pazienza. Hanno atteso moltissimi anni prima di potersi nutrire di nuovo. Ora le loro fauci possono scavare nella carne, dilaniarla, dissanguarla. Sono soldati, le ignare vittime della loro furia. Addestrati, forti, armati, eppure vulnerabili. Cadranno tutti, uno a uno, come granelli di pietra friabile, oppure rivedranno la luce? E qualora dovessero uscire dall'abisso, quale sarà il prezzo da pagare per la sopravvivenza? Ancora una volta, spetta al giocatore deciderne il destino.

    Bentornati, signore e signori, nel terzo violentissimo atto della The Dark Pictures Anthology, orchestrata da quei burattinai di Supermassive Games, gli autori di Until Dawn e Hidden Agenda (a questo link potete recuperare la nostra recensione di Hidden Agenda). Siamo lontani dalle atmosfere in stile ghost story di Man of Medan, e anche dal tocco stregonesco di Little Hope: in House of Ashes la minaccia è palpabile sin da subito e accoglie i canoni del sottogenere cinematografico del cosiddetto "horror esplorativo", dove un gruppetto di sventurati si avventura in un luogo sperduto e isolato, preda di un pericolo apparentemente inarrestabile. Questa varietà tematica è il fulcro portante dell'antologia di Supermassive, e rappresenta l'elemento distintivo che permette a ogni capitolo di risultare, a suo modo, unico e riconoscibile. In fondo, si sa: la paura può assumere molte forme.

    L'importanza della cooperazione

    La tracotanza dell'uomo, a volte, è foriera di sventure. Nel 2231 a.C, il sovrano Naram-sin ha portato l'impero di Akkad alla rovina: secondo le leggende, il saccheggio blasfemo del tempio dedicato al dio Enlil ha scatenato una maledizione sul popolo sumero, afflitto da carestie ed epidemie.

    A quanto pare, questa piaga ha resistito alle intemperie del tempo. Millenni dopo, nel 2003, un manipolo di soldati, appartenenti alle forze speciali americane stanziate in Iraq, finisce per essere inghiottito nelle profondità del sottosuolo durante un conflitto a fuoco. Quello che i protagonisti fronteggeranno tra i labirinti di polvere e sabbia è un orrore ancora più aberrante della guerra: perduti tra caverne, cunicoli, sculture maestose e templi d'appariscente bellezza, i cinque soldati osserveranno con i propri occhi ciò che resta di una civiltà perduta, e battaglieranno per la propria vita contro le creature che, stando ai racconti del mito, potrebbero aver causato la caduta del regno di Akkad.

    Persino più di quanto avveniva nei precedenti episodi, in House of Ashes le relazioni tra i personaggi sono il pilastro della narrazione: l'assunto di base si fonda sul concetto di fiducia reciproca, sulla volontà di supportarsi vicendevolmente, sulla necessità di sorreggersi l'un l'altro mettendo da parte disparità caratteriali, risentimenti personali e ostilità politiche, al fine di salvarsi la pelle come una squadra.

    La presenza di un soldato iracheno, con cui i militari americani sono "costretti" a collaborare, è l'emblema di una comunione di ideali che va (o quantomeno, dovrebbe andare) oltre le barriere poste dalla propria bandiera d'appartenenza. Questo presupposto narrativo ha un importante valore anche ai fini ludici: dal momento che la The Dark Pictures Anthology fa leva sulla cooperazione tra gli utenti, grazie alle modalità multiplayer Serata al Cinema e Storia Condivisa, il legame di fiducia tra i protagonisti diventa - con uno slancio metavideoludico - quello degli utenti che partecipano all'avventura. Vivere l'esperienza in singolo, per quanto risulti comunque soddisfacente, fa perdere un bel po' del coinvolgimento emotivo che invece Supermassive vuole veicolare in House of Ashes: con più convinzione rispetto a Man of Medan e Little Hope (la recensione di Little Hope è a portata di click), qui la cooperazione tra i giocatori è incentivata proprio dall'andamento della vicenda. Non sempre, tuttavia, decidere di supportarsi incondizionatamente può portare a risvolti positivi: con un po' di furbizia, il team ha implementato scelte e azioni che conducono a esiti nefasti anche se sulle prime appaiono come quelle più giuste da selezionare. Chissà, magari un tradimento potrà salvare più di una vita...

    Nuovo orrore, stesse incertezze

    Sin dalle prime battute, House of Ashes mostra un ritmo più accelerato in confronto ai precedenti atti dell'antologia. La sceneggiatura galoppa, il montaggio è serrato, e l'azione controbilancia con intelligenza le sequenze di maggior stasi. Dove Supermassive Games centra il bersaglio è nella costruzione dell'atmosfera: anche House of Ashes, al pari dei predecessori, digitalizza con perizia il suo sottogenere di riferimento, edificando un'ambientazione claustrofobica in cui la tensione è una compagna costante e i jumpscare sono ridotti all'osso.

    Come già accennato in apertura, il team ha scelto di rappresentare l'horror esplorativo, tuttavia non mancherà qualche variazione di stile volta a confondere il giocatore e a scombussolarne le certezze. Sotto questo aspetto, a nostro avviso, House of Ashes pecca un po' di scarsa coesione nelle battute finali (che arrivano dopo circa 6 ore di gioco), inserendo alcuni colpi di scena non sempre ben amalgamati. La sorpresa conclusiva non risulta certo banale, eppure non l'abbiamo trovata del tutto travolgente. Alti e bassi si riscontrano anche nella sceneggiatura: ci sono frangenti in cui le conversazioni tra i protagonisti appaiono verosimili e coerenti con i loro tratti caratteriali, mentre altri nei quali le reazioni agli eventi e le diramazioni della trama richiedono troppa sospensione dell'incredulità. Non tutti i rapporti di causa-effetto ci sono parsi dunque adeguatamente equilibrati, e in alcuni punti la scrittura mostra il fianco a soluzioni un po' raffazzonate. È uno spreco di potenziale: quando il meccanismo di scelte e conseguenze si incastra come dovrebbe, infatti, House of Ashes delinea un sistema morale che ci induce spesso a riflettere sull'effettiva validità delle nostre decisioni. L'impatto delle azioni è d'altronde meno scontato di quello che può apparire di primo acchito.

    Un gameplay tra classicismo e timide novità

    Quando la regia di Supermassive lascia il controllo nelle mani del giocatore, House of Ashes propone le medesime meccaniche ludiche di Little Hope e Man of Medan (volete riscoprire il primo episodio dell'antologia? Leggete la nostra recensione di Man of Medan).

    A seconda delle esigenze della trama ci alterneremo alla guida di uno dei cinque protagonisti, muovendoci lungo l'ambientazione, completando sporadici QTE, mirando ai nemici quando necessario per crivellarli di colpi e portando a termine l'ormai immancabile minigioco che ci chiede di premere col giusto tempismo i tasti a schermo per mantenere regolari i battiti cardiaci. Tutto funziona allo stesso modo degli scorsi episodi, permettendo all'antologia di mantenere una sua coerenza interna in termini di gameplay.

    In House of Ashes, Supermassive Games ha però introdotto qualche timida novità pensata per rinfrescare un po' la formula. Il risultato, al netto della buona volontà, non è sempre quello sperato. È vero che l'andamento più ritmato rende l'alternarsi dei QTE maggiormente adrenalinico, ma le azioni da compiere restano pur sempre abbastanza elementari: ecco perché, allo scopo di complicare un po' la vita degli utenti più smaliziati, Supermassive ha inserito differenti livelli di difficoltà. L'aggiunta più rilevante, in ogni caso, consiste nella possibilità di muovere liberamente la telecamera per spostarsi con più accuratezza lungo lo scenario.

    Le animazioni dei personaggi sono purtroppo ancora un po' legnose, e riducono inevitabilmente la piacevolezza dell'esplorazione. Infine, l'anima investigativa della produzione si ripresenta con un'enfasi più accentuata: le grotte di House of Ashes sono infatti piuttosto ricche di segreti, collezionabili e documenti opzionali, inseriti per approfondire la lore e fornire importanti dettagli che aiutano a far chiarezza sulla cornice narrativa. Vale la pena dunque compiere qualche pur rara deviazione negli ambienti più ampi, allo scopo di rinvenire qualche testimonianza aggiuntiva di altri malcapitati che, prima di noi, sono scesi nelle profondità di questo abisso di sangue e morte.

    Luci e ombre della next gen

    House of Ashes è un gioco cross gen, ed è evidente sin dai primi minuti. La continuità visiva con gli altri capitoli dell'antologia è pertanto pienamente comprensibile e accettabile, benché non manchino alcune migliorie nelle versioni per PlayStation 5 e Xbox Series X. L'edizione per le ammiraglie di Sony e Microsoft presenta due modalità grafiche (Qualità e Prestazioni), è nobilitata dai riflessi in ray tracing e beneficia di una risoluzione nativa in 4K.

    La resa dell'illuminazione è di certo il pregio maggiore dell'opera, con un'alternanza di luci e ombre che non solo appaga lo sguardo ma contribuisce anche a valorizzare l'angosciante e soffocante atmosfera. Purtroppo, a fronte di questi passi in avanti, permangono ancora delle spaesanti approssimazioni nella realizzazione dei modelli poligonali e nelle animazioni dei personaggi. Non tutti i protagonisti posseggono lo stesso livello di dettaglio, e anzi l'espressività facciale, a tratti fin troppo grottesca, mette in evidenza i limiti di un lavoro di motion capture che avrebbe meritato tutt'altra attenzione. Ci duole infine constatare nuovamente che, al netto di un buon accompagnamento sonoro, il doppiaggio in italiano resta diverse spanne sotto la controparte inglese.

    The Dark Pictures Anthology House of Ashes The Dark Pictures Anthology House of AshesVersione Analizzata PlayStation 5Giunta al terzo atto, la The Dark Pictures Anthology mostra i primi segni di una stanchezza forse inevitabile. Cercando saggiamente di coinvolgere e stupire il giocatore con trovate stilistiche inedite, Supermassive Games sceglie di adottare un ritmo più d’impatto, e imbastisce così un’altra tipologia di horror dove la violenza prende il sopravvento sull’inquietudine. Tra lievi aggiunte e difetti reiterati, House of Ashes si pone, senza troppe sorprese, allo stesso livello qualitativo dei suoi predecessori, con una piccola flessione al ribasso o al rialzo in base alle preferenze dei singoli utenti, che potrebbero apprezzare o meno il sottogenere cinematografico inscenato dallo studio. Non sappiamo ancora del tutto ciò che ci riserverà il futuro della serie, anche se il gioco - come sempre - ci fornisce qualche indizio sotto forma di premonizione: quel che è certo è che l’orrore cambierà di nuovo aspetto.

    7.5

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