The Devil in Me Recensione: un orrore che dura troppo a lungo

Cala il sipario sulla The Dark Pictures Antholgy con un capitolo longevo e ricco, ma anche meno coeso e con qualche lungaggine di troppo.

The Dark Pictures Anthology: The Devil In Me - Video Recensione
Recensione: Multi
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Da The Devil in Me era lecito aspettarsi ingredienti orrifici amalgamati tra di loro tramite una ricetta ben nota. D'altronde si tratta dell'ultimo capitolo di una serie antologica che, al netto delle singole differenze tra i vari episodi, ha seguito un percorso narrativo e ludico alquanto omogeneo (volete recuperare il capostipite? Eccovi la recensione di Man of Medan). Il quarto atto della prima stagione di The Dark Pictures Anthology, invece, osa un po' di più rispetto ai predecessori e imbocca una strada che potrebbe indicare il futuro strutturale delle avventure horror dei prolifici (forse anche troppo) Supermassive Games.

    E se i dettami dell'approccio ludico e stilistico sono rimasti quasi immutati, figli di regole di game design tutto sommato ben inquadrate, il cambiamento di ritmo, la dilatazione dei tempi del racconto e la sovrabbondanza tematica di The Devil in Me ne riducono sfortunatamente il carico di tensione. È apprezzabile il tentativo del team di muoversi un po' oltre la propria zona di comfort, di sperimentare in parte con nuove logiche di gameplay e indurre il giocatore a seguire un percorso dai binari esplorativi meno rigidi, ciononostante il risultato finale dà l'impressione di essere al contempo funzionale e sfilacciato, affascinante eppure sproporzionato.

    L'orrore si dilata

    Chi vi scrive considera l'ispirazione di partenza di The Devil in Me una delle più coinvolgenti della raccolta. Le atrocità perpetrate dal serial killer H.H. Holmes alla fine dell'800 avrebbero potuto essere lo slancio per la composizione di una storia che, sin dai suoi assunti, è scevra da qualsiasi elemento sovrannaturale (a questo link potete trovare lo speciale Le Storie Horror che hanno ispirato la The Dark Pictures Anthology).

    Niente più fantasmi, mostri o presenze appartenenti al folklore: in The Devil in Me c'è un pericolo quanto mai concreto, nato dalle aberrazioni della mente umana, da una crudeltà smodata e da una ferocia onnivora. Un incubo all'apparenza verosimile, insomma, che affonda i suoi arti insanguinati nei fatti di cronaca. L'inizio del gioco nutre questo fascino, lo condisce di macabro gusto, ma poi l'orrore inizia ad annacquare il suo sapore, in un andamento ondivago, fatto di picchi e discese, che poco a poco si trascina a fatica verso una conclusione che assume toni abbastanza divergenti da quelli più machiavellici dell'incipit. La causa primaria di questa progressione altalenante è da ricercarsi, a nostro avviso, nella durata complessiva. Ci vorranno più di 7 ore per raggiungere i titoli di coda, una longevità sicuramente più ampia di quella dei capitoli precedenti. Il problema principale risiede nel fatto che simile estensione dell'esperienza è frutto di una dilatazione del ritmo non sempre bilanciata come avremmo sperato. Singhiozzi di alta tensione si affiancano a frangenti flemmatici, inseriti con l'obiettivo di invogliare il giocatore all'analisi attenta dello scenario.

    Anche più di quanto avveniva in House of Ashes, infatti, la raccolta di documenti è fondamentale per rimettere insieme i pezzi del racconto, che diventa esplicito solo a sprazzi (qui potete recuperare la recensione di House of Ashes). In alcuni momenti, The Devil in Me segue timidamente le logiche di un investigativo, e ci chiede di ricomporre i tasselli del suo mosaico criminale.

    Una scelta che sulla carta è coerente con i presupposti narrativi e rappresenta sicuramente l'idea più stimolante della The Dark Pictures Anthology, ma che si scontra con una realizzazione incostante. Il titolo di Supermassive Games vuole raccontare tanto, forse persino troppo e parte da un brillante guizzo ispirato a Holmes per poi deviare su altri temi. Ognuno di questi spunti possiede un variabile - ma sempre notevole - grado di interesse, eppure nessuno trova purtroppo il modo di esprimersi pienamente.

    Una troupe contro un assassino

    Una sgangherata troupe di documentaristi compone il cast di questo atto conclusivo. Il gruppo sta realizzando un episodio di una serie tv (qualitativamente discutibile) dedicato alle bestialità di Holmes, e quale miglior occasione di salvare un progetto alla deriva se non quello di girare le scene in una magione ricostruita da un generoso riccone, perlopiù fanatico del suddetto killer?

    I protagonisti si incamminano così verso un luogo eretto per assomigliare integralmente al celeberrimo Castello degli Orrori in cui l'assassino compiva i suoi ingegnosi omicidi. Accettare il sospetto invito del magnate, in un contesto di segretezza assoluta e con l'obbligo persino di consegnare preventivamente i cellulari, richiede già di suo un pizzico di sospensione dell'incredulità, mitigata almeno in parte dalla disperazione che muove l'irascibile animo di un regista intenzionato a tutti i costi a salvare la sua carriera. Neanche a dirlo, il "set" si rivelerà un incubo, all'interno di un ambiente orchestrato ad hoc per intrappolare questi poveri sprovveduti e sfruttarli come vittime di un gioco mortale, tra torture, omicidi e ricatti psicologici. Anche in The Devil in Me, al pari degli scorsi episodi, le relazioni interpersonali muoveranno i fili della storia, e le decisioni che prenderemo nei momenti chiave - accompagnate dal fallimento o dal successo di alcuni QTE - segneranno il destino di chi vive e di chi muore. Niente di diverso da ciò a cui siamo già stati abituati, ma con la lieve aggravante di trovarsi di nuovo davanti a rapporti che ricreano i medesimi schemi comportamentali dei passati capitoli. Ecco che avremo ancora una volta a che fare con una coppia in crisi, o con personaggi che paiono più vittime sacrificali che veri protagonisti. La caratterizzazione dei membri della troupe non ci è parsa quindi del tutto omogenea, e accanto ad attori dallo spessore più sfaccettato ne troviamo altri scritti con una personalità che non riesce sempre a bucare lo schermo.

    Una struttura più aperta

    Il merito maggiore di Supermassive con The Devil in Me risiede nel tentativo, parzialmente riuscito, di proporre una struttura dell'avanzamento non troppo lineare. Sarà sempre il gioco stesso a imporci il controllo di questo o quel personaggio, ma l'esplorazione dell'hotel e dei suoi dintorni si fa tenuemente meno rigida in confronto al passato.

    L'altra innovazione è rappresentata dall'uso dell'inventario: ogni protagonista possiede specifici strumenti che possono essere utilizzati all'occorrenza per aprire cassetti bloccati e trovare nuovi indizi, oppure salvarci la vita nel momento del bisogno. Se si esclude però qualche frangente più libero, anche l'uso degli oggetti appare abbastanza guidato, con pochissimo margine per la sperimentazione. Di base è insomma un'ottima idea, che avrebbe però meritato una concretizzazione più a fuoco. Così inserita, questa meccanica sembra più che altro un esperimento che magari conoscerà una superiore integrazione nella seconda Stagione della The Dark Pictures Anthology.

    Persino la mobilità dei protagonisti è stata ampliata, e quelle azioni che prima erano demandate a semplici QTE ora richiedono una partecipazione più attiva, come lo spostamento di casse o supporti per raggiungere superfici sopraelevate. Il tutto però all'interno di ambienti sempre ben delimitati e appesantiti da animazioni di movimento abbastanza farraginose, che poco si prestano all'esplorazione più ariosa.

    Insomma, The Devil in Me sembra proporre sotto forma di bozze ancora acerbe dei suggerimenti ludici che hanno un potenziale inespresso. Per ora può andar bene così, anche perché aspettarsi uno stravolgimento integrale dal capitolo conclusivo della prima stagione sarebbe stato forse troppo ottimistico. Quel che conta è che simili idee trovino in futuro un'implementazione più convinta. C'è poco di cui lamentarsi, invece, per quanto riguarda l'atmosfera: il set di The Devil in Me è ricchissimo di particolari e denso di inquietudine. A fronte di una resa visiva sovrapponibile a quella di House of Ashes, è la gestione delle sonorità ambientali e la suggestiva messa in scena di specifiche sequenze ad averci convinto senza riserva, per un horror che, quando si impegna, gioca sapientemente con violenza e tensione, sia fisica che psicologica.

    The Dark Pictures Anthology: The Devil In Me The Dark Pictures Anthology: The Devil In MeVersione Analizzata PCPiù longevo, ricco e sperimentale degli altri episodi, The Devil in Me conclude la prima stagione in maniera un po’ discontinua. Ciò che da un lato aggiunge alla formula ludica, dall’altro lo sottrae in termini di ritmo narrativo. Forte delle solite modalità multiplayer, e della possibilità di raccogliere apposite monete lungo l’hotel per sbloccare alcuni extra nel menu principale, l’ultimo tassello della tetralogia è il più denso ma anche il più bulimico: si mantiene sempre inquietante e rifinito sul versante dell’atmosfera, però compie un passo indietro sul piano della coesione tra le sue parti. Per ora, sull’antologia di Supermassive cala il sipario, con un bilancio generale abbastanza positivo, se non altro per la capacità del team di averci mostrato, di volta in volta, le tante sfumature dell’orrore.

    7.2

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