Square Enix

The DioField Chronicle: recensione del nuovo GDR strategico fantasy

Square Enix presenta The DioField Chronicle, un gioco di ruolo strategico ad ambientazione fantasy che potrebbe conquistare i neofiti del genere.

The DioField Chronicle: recensione del nuovo GDR strategico fantasy
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Da Valkyrie Elysium a The DioField Chronicle, passando naturalmente per l'attesissimo The Legend of Heroes: Trails from Zero, nell'ultima decade di settembre 2022 gli appassionati del genere potranno allungare le loro mani su tre JRPG profondamente diversi (a questo proposito, avete già letto le nostre impressioni sulla demo di Valkyirie Elysium?). In attesa di poterci cimentare anche con gli altri due, nelle ultime settimane abbiamo posto nuovamente sul banco di prova lo strategico in tempo reale sviluppato da Square Enix e Lancarse, che quantomeno sulla carta si professa come l'apripista di una nuova tipologia di tattici che il sodalizio giapponese ha appunto denominato "Real Time Tactical Battle" (RTTB).

    Se la demo di The DioField Chronicle non ci aveva convinti per nulla, a causa di un sistema di combattimento acerbo e limitante, vi anticipiamo subito che il prodotto finale si è comunque rivelato un'esperienza atipica e in buona parte interessante. Scopriamo dunque cosa abbia funzionato bene e dove invece il titolo avrebbe necessitato di qualche accorgimento in più.

    Per un pugno di giada

    Uno degli elementi più intriganti del pacchetto è senza ombra di dubbio il canovaccio narrativo, che seguendo le orme del ben più riuscito e memorabile Triangle Strategy attinge a piene mani agli elementi tipici del genere fantasy per raccontare la cruenta guerra provocata dalle mire espansionistiche di due regni estremamente potenti, nonché le fatiche sopportate da un piccolo reame insulare nel disperato tentativo di respingere ambedue gli invasori.

    Situata a nord-ovest del continente di Rowetale, per lungo tempo l'isola di DioField ha osservato da lontano il violento conflitto che vede contrapposti l'inarrestabile Impero Schoevia e l'Alleanza di Rowetale, e che purtroppo ha scosso tutte le nazioni della terraferma, ma qualcosa sta per cambiare. In seguito all'accordo stretto tra l'Alleanza e la vicina Repubblica Vherman, la guerra è giunta a un punto morto, giacché tanto le forze alleate quanto l'Impero Schoevia si sono ritrovate a corto di giada, ossia la preziosa risorsa che alimenta la cosiddetta "Magia Moderna" e dunque indispensabile per poter schiacciare in via definitiva il nemico. Essendo DioField notoriamente ricca di giacimenti del suddetto minerale, un Impero determinato ad assicurarsi un approvvigionamento continuo e sicuro invade l'isola, seminando morte e caos per tutto il Regno di Alletian. Nel mezzo dei disordini, un'armata di soldati assalta la residenza Lester e provoca la morte del giovane Levantia Shaytham, quarto principe in linea di successione al trono, accendendo nei suoi più fedeli servitori e amici di infanzia un intenso desiderio di vendetta.

    Incaricati dal morente principino di proteggere il futuro della nazione insulare, Andrias Rhondarson e Fredret Lester, insieme all'amica Izelair Wigan, formano dapprima una banda di mercenari, per poi arruolarsi nella milizia privata del duca William Hende, un nobile che in una brevissima finestra temporale ha ottenuto tantissima fama e prestigio. Divenuti dei soldati a tutti gli effetti, non solo i membri della famigerata compagnia "Blue Fox" avranno ben presto l'opportunità di tenere fede al giuramento, ma si ritroveranno loro malgrado a dover fare i conti con religioni corrotte e subdoli intrighi politici, senza dimenticare il traffico di giada che spiegherebbe la rapida ascesa del duca Hende.

    Senza entrare ulteriormente nel dettaglio, al fine di non sottrarvi il piacere della scoperta, quello di The DioField Chronicle è insomma un immaginario tumultuoso e sfaccettato che, seppur non particolarmente originale, poggia le proprie radici su una mitologia complessa e affascinante. Per il rovescio della medaglia, è l'esposizione del racconto a non convincere, poiché la sceneggiatura non si concentra tanto sul tema portante, quanto sulle vicende personali degli inespressivi attori coinvolti, la cui caratterizzazione appare abbastanza stereotipata.

    Mentre i dialoghi tra i componenti di Blue Fox sono spesso secondari e mirati a esplorare i rispettivi background, la guerra è quasi sempre raccontata da una voce fuori campo che riassume di volta in volta gli eventi recenti e bombarda il giocatore con un eccessivo quantitativo di informazioni, rendendone alquanto ostica l'assimilazione. Complice l'assenza di un glossario o comunque di un diario nel menu principale ove consultare tutte le informazioni raccolte, durante la nostra prova abbiamo talvolta faticato a comprendere il corretto corso degli eventi e, soprattutto, memorizzare i nomi degli individui menzionati dal narratore.

    Ciononostante, nelle 25-30 ore necessarie per giungere ai titoli di coda - un valore che cambia in base al tempo dedicato alle sidequest e alla crescita dei personaggi - l'epopea raccontata da The DioField Chronicle non ha mai faticato a tenere alta la nostra curiosità, invitandoci di capitolo in capitolo a riflettere sugli orrori e le conseguenze di un brutale conflitto su ampia scala.

    Una personalizzazione atipica

    Prima di analizzare a fondo il gameplay è necessario sottolineare che The DioField Chronicle prevede due fasi ben distinte: una di preparazione e una di battaglia. All'interno dell'HUB principale, che il giocatore può esplorare in terza persona dopo aver indossato i panni del distaccato Andrias, è possibile interagire con gli altri personaggi per innescare brevi missioni secondarie e character quest, conoscere meglio i compagni d'arme, aggiornare l'equipaggiamento e, non per ultimo, consultare il ricercatore per rafforzare i talenti e sviluppare armi sempre più potenti.

    Partiamo proprio dal sistema di crescita e personalizzazione delle unità, specificando innanzitutto che questi non apprendono alcuna abilità attraverso l'aumento di livello. Suddivisi in quattro categorie diverse (Soldier, Cavalier, Sharpshooter e Magicker), ad ogni level up i combattenti godono soltanto di bonus in termini di statistiche, acquisendo di tanto in tanto gli AP necessari per sbloccare e migliorare manualmente i talenti passivi: ogni personaggio può infatti acquisire una decina di abilità passive che, a seconda della classe e dell'individuo, conferiscono boost permanenti ai parametri base, donano resistenze particolari, incrementano l'efficacia degli oggetti curativi, e così via.

    Per quanto bizzarro possa sembrare, gli attacchi fisici e i rovinosi incantesimi elementali scatenabili in campo aperto non si sbloccano attraverso la progressione, ma - fatta eccezione per quelle uniche - dipendono unicamente dallo strumento di morte equipaggiato: come ribadito ai nostri microfoni dal director Fukui Hirofumi (siete a un solo click di distanza dalla nostra intervista con gli sviluppatori di The DioField Chronicle), ogni arma consente di accedere a due o più skill offensive, che a dispetto di quanto ipotizzato non possono essere apprese attraverso la padronanza.

    Se in teoria tale trovata offre la possibilità di cambiare radicalmente i pattern di attacco delle singole unità, all'atto pratico l'espediente escogitato da Square Enix e Lancarse appare invece un po' limitante.

    Poniamo che il giocatore voglia conservare una particolare abilità della propria incantatrice preferita o del tank, che a nostro avviso dispongono dei talenti più efficaci: per riuscirvi, questo dovrebbe necessariamente aggiornare l'equipaggiamento solo dopo essere in entrato in possesso di uno strumento di morte dotato delle skill desiderate, o comunque tenersi stretto il vecchio armamentario e rinunciare ai boost offerti dal continuo ricambio solitamente richiesto dai giochi di ruolo. Un limite che il team avrebbe potuto aggirare dotando ciascuna arma di un paio di slot vuoti e implementando un sistema di crafting neanche troppo elaborato.

    Nonostante attacchi e incantesimi non possano essere appresi permanentemente, un albero delle abilità condiviso da tutti gli esponenti della medesima classe permette al giocatore di incrementare il livello delle stesse per aumentarne l'efficacia o il raggio d'azione, ridurre gli EP consumati a ogni singola attivazione o magari velocizzarne il cooldown. Se non altro, l'albero delle abilità unico assicura almeno che tutte le nuove reclute godano degli stessi power-up dei colleghi più "anziani", indipendentemente dal tempo trascorso in avanguardia.

    La formula ludica dell'ibrido

    Una volta terminati i preparativi che precedono la fase di battaglia, l'utente è dunque chiamato a recarsi nel salone della guerra per essere aggiornato sugli eventi recenti, elaborare una strategia d'attacco e servirsi della mappa posta sul tavolo delle conferenze per selezionare la missione da intraprendere.

    Incarichi che, va detto, se affrontati al livello consigliato (indicato prima ancora di prendervi parte) tendono a consumarsi nel giro di una manciata di minuti, in quanto lo sviluppatore ha preferito preparare delle missioni indicate ai neofiti e che pertanto non portassero via troppo tempo. Benché The DioField Chronicle presenti tre diversi livelli di difficoltà, che sulla carta dovrebbero offrire la possibilità di adattare l'esperienza al proprio grado di abilità, il titolo risulta piuttosto facile. Descritto come un "Real Time Tactical Battle", The DioField Chronicle ha abbandonato i turni e le griglie degli strategici made in Japan per adottare invece un combat system a metà strada tra un RTS occidentale e un CRPG. Alle battaglie partecipano un massimo di quattro personaggi, più altrettanti lottatori di riserva che possono intervenire brevemente o sostituire in via definitiva i titolari. Similmente a quanto accade nella serie di Xenoblade Chronicles, gli attacchi standard eseguiti dai Blue Fox sono automatici, tant'è che il compito del giocatore è fondamentalmente quello di curarne il posizionamento, decidere contro quali avversari spedirli e, soprattutto, ricorrere alla pausa tattica per scuotere il terreno con invocazioni e terrificanti abilità ad area.

    Rispetto a quanto visto in Final Fantasy XII: Revenant Wings e Heroes of Mana, due titoli per Nintendo DS che prevedevano un sistema di combattimento molto simile a quello di DioField, la vera novità del prodotto di Lancarse va ricercata proprio nella possibilità di fermare l'azione in qualsiasi momento della disputa per valutare quali skill attivare e , se necessario, adoperare un repentino cambio di strategia. Anche perché, sebbene le mappe non siano troppo vaste, possono ospitare anche venti nemici o più, il che comporta la necessità di avere costantemente chiara la posizione di ogni singolo gruppo ostile, al fine di non ritrovarsi accerchiati.

    Laddove i titoli sopracitati consentivano di schierare in prima linea un elevato numero di personaggi, affinché la squadra potesse separarsi e attaccare simultaneamente più avamposti della fazione avversaria, il limitatissimo numero di mercenari dispiegabili in DioField spinge invece a tenere la banda unita: nonostante la difficoltà sia tarata verso il basso, sciogliere la formazione riduce drasticamente le probabilità di conseguire la vittoria, ragion per cui durante le battaglie si finisce per muoversi in gruppo e attuare sempre gli stessi schemi. Con un maggior numero di unità ai propri ordini e un livello di sfida adeguato, la gestione dell'esercito sarebbe stata indubbiamente più appagante, poiché avrebbe incoraggiato a muovere un'offensiva su più fronti.

    The DioField Chronicle non fa poi molto per invogliare l'utente a modificare il party e sperimentare formazioni differenti: dal momento che i personaggi che non partecipano alla lotta non ottengono punti esperienza, già a metà campagna ci si ritrova con eroi di livello molto alto e reclute che, essendo rimaste indietro, finiscono per essere dimenticate.

    Per quanto riguarda le Summon, sacrificando uno o più segmenti della barra TP, che si ricarica sconfiggendo i nemici o raccogliendo la giada azzurra lasciata cadere dai bersagli abbattuti, Andrias e i suoi possono richiedere l'immediato intervento di Bahamut, Fenrir e altre bestie colossali.

    Potendo ricorrere frequentemente alle invocazioni, che una volta piombate in campo si dilettano in terrificanti attacchi ad aria e che addirittura possono essere potenziate attraverso il laboratorio del Magilumic Orb, diventa pressoché impossibile imbattersi in avversari capaci di tenere testa ai nostri Blue Fox. A ragion veduta, a nostro avviso sarebbe stato meglio limitarne l'uso con requisiti di evocazione meno permissivi.

    Tirando le somme, la semplicità delle meccaniche e il livello di difficoltà sotto la media sembrano pensati - e probabilmente lo sono davvero - per un pubblico di novizi, quasi come se The DioField Chronicle volesse porsi come un ideale punto di ingresso al vasto genere degli strategici. Visto sotto quest'ottica, il titolo scorre e in effetti svolge piuttosto bene il proprio dovere. Certo, i veterani potrebbero imbattersi nelle limitazioni che non permettono all'opera di raggiungere l'eccellenza, ma nel complesso ci troviamo comunque dinanzi a un prodotto rispettabile dal punto di vista ludico.

    Performance e accompagnamento musicale

    Passando infine al comparto tecnico, segnaliamo che The DioField Chronicle vanta ben tre modalità grafiche: una in Full HD e finalizzata a offrire un elevato frame rate, e due in 4K, che rispettivamente privilegiano la qualità dell'immagine e le performance.

    Abbiamo provato tutte e tre le configurazioni e, quantomeno su PlayStation 5, non ci siamo imbattuti in gravi cali di frame rate, ma solo in qualche perdonabile tentennamento nelle sequenze più concitate. Tuttavia, dal momento che gli scenari dello strategico sono impreziositi da un ricercato e piacevole stile diorama, durante la prova la nostra scelta è ricaduta perlopiù sulla modalità che privilegia l'estetica. Ottima, infine, la colonna sonora composta da Ramin Djawadi e Brandon Campbell, premiato connubio che dopo aver incantato il mondo intero con le suggestive melodie de Il Trono di Spade ha realizzato a questo giro un accompagnamento musicale pregevole e ispirato. Come imposto dalla tradizione, durante i nostri test abbiamo usufruito principalmente del doppiaggio in lingua giapponese, tuttavia tanto quello originale quanto quello in inglese ci sono parsi ben recitati e impreziositi da accostamenti vocali azzeccati. Peccato solo per la scelta del publisher di non localizzare DioField in italiano: poiché la traccia anglofona utilizza termini abbastanza insueti, la totale comprensione dei testi potrebbe richiedere un forzo notevole a chiunque non abbia ancora una certa padronanza dell'inglese.

    The DioField Chronicle The DioField ChronicleVersione Analizzata PlayStation 5The DioField Chronicle possiede di base un buon potenziale, non sempre sfruttato a dovere. Con questo atipico esperimento, il sospetto è che lo sviluppatore Lancarse abbia puntato perlopiù al pubblico casual o comunque ai neofiti del genere, che attraverso The DioField Chronicle potrebbero in effetti avvicinarsi per la prima volta al sempreverde mondo degli strategici e rimanervi intrappolati. Tutti gli altri potranno comunque lasciarsi trasportare da un impianto narrativo intrigante e da una mitologia incredibilmente ricca. Coi giusti accorgimenti alla formula ludica, The DioField Chronicle potrebbe diventare il punto di partenza su cui edificare una serie valida e innovativa.

    7.3

    Che voto dai a: The DioField Chronicle

    Media Voto Utenti
    Voti: 9
    6.3
    nd