The Elder Scrolls Online Deadlands Recensione: si chiude la terza stagione

The Elder Scrolls Online Deadlands è l'ultimo pezzo della stagione Gates of Oblivion. La battaglia si sposta nel reame del principe Mehrunes Dagon.

The Elder Scrolls Online Deadlands Recensione: si chiude la terza stagione
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Stadia
  • Xbox Series X
  • Deadlands segna la fine della terza stagione di The Elder Scrolls Onlne, Gates of Oblivion, conducendo i giocatori nei reami del principe daedrico Mehrunes Dagon. È il culmine di un anno un po' meno brillante degli scorsi: tralasciando i soliti problemi strutturali e narrativi, le aggiunte di questa stagione si sono rivelate contenutisticamente meno determinanti. Le ambientazioni rimangono sempre il punto forte dell'MMORPG di ZeniMax, ma in Deadlands sacrificano coerenza e realismo per inscenare un inferno tormentato e abitato quasi interamente da creature violente. Lo stile dei luoghi ci è sembrato inoltre più scialbo, meno originale e ricco rispetto a quanto visto in Blackwood (per approfondire, ecco la nostra prova di The Elder Scrolls Online Blackwood) o in Skyrim durante la stagione precedente.

    Fargrave, la città dei portali

    La capitale della nuova regione è l'unico spazio che si smarca da scelte stilistiche meno originali rispetto al resto. Ha l'aspetto di una metropoli mediorientale, con torri da cui cadono tendaggi colorati e portici dove i mercanti vendono rarità d'ogni

    tipo. Fargrave è chiamata la città dei portali, perché da lì si possono raggiungere praticamente tutti i reami esistenti, anche Nirn (che nella lore di the Elder Scrolls è il "piano mortale", un alter ego della nostra terra). Se Fargrave vi ricorda la Sigil di Planescape: Torment siete sulla buona strada: le somiglianze vanno oltre il ruolo di crocevia che le due città rivestono, anche le atmosfere sospese e impregnate di bizzarrie possono dirsi affini. La città di Deadlands, comunque, non arriva ai livelli di caratterizzazione a cui ci abituò la Sigil digitale pensata da Black Isle, però ne ripesca indubbiamente il fascino e lo cala in un immaginario, quello di The Elder Scrolls, affascinante e complesso, che soprattutto in casi come questo è un piacere da approfondire.

    Oltre alla Fargrave "pacifica", il punto di ritrovo dove si trovano commercianti e artigiani, c'è una periferia perennemente dilaniata da scontri tra bande. È conosciuta come The Shambles e ha l'aspetto e la funzione di un classico dungeon popolato da nemici che riappaiono costantemente. È un'aggiunta un po' posticcia che denuda i limiti strutturali di giochi come The Elder Scrolls Online, in cui è difficile creare zone di guerra senza sfuggire alle necessità strutturali e di level design tipiche del genere. Complessivamente, tuttavia, Fargrave è un punto di riferimento piacevole da esplorare. Ed è un peccato che solo poche missioni si sviluppino all'interno delle sue mura.

    Contrattacco a Mehrunes Dagon

    La storia di Deadlands racconta gli ultimi atti della battaglia contro Mehrunes Dagon, il principe della distruzione e del cambiamento. L'obiettivo principale è distruggere le rimanenti cellule della Waking Flame, un'associazione di cultisti che punta ad evocare Dagon per distruggere i reami dell'Oblivion e la stessa Nirn.

    La battaglia, in questo caso, si combatte direttamente nei domini di Mehrunes Dagon: le Deadlands che danno il titolo all'espansione, rappresentate come un ammasso di rocce fumanti, cascate di lava e tempeste di fulmini. Il paesaggio è brullo e inospitale, eppure qualche scampolo di civiltà è sopravvissuto: l'insediamento più importante si chiama Wretched Spire ed è un ritrovo per mortali intrappolati nell'Oblivion e immortali Daedra.

    Nell'espansione ritornano vecchi personaggi e ne vengono aggiunti di nuovi. Tra le novità c'è una donna conosciuta come The Anchorite, dal passato ignoto e la cui identità è celata da una maschera che non riesce a rimuovere. Tra i ritorni citiamo invece Lyranth, una potente Daedra interessata a evitare che il potere di Dagon si estenda oltre i suoi reami. Come al solito i personaggi non sono memorabili: hanno tutti una caratterizzazione lineare che risponde quasi perfettamente al ruolo di stereotipo, dunque difficile che ci si ricordi di loro a lungo.

    C'è giusto una piccola eccezione: Arox the Mutilator, una potente creatura intrappolata nel corpo di un ratto parlante. Il suo è un ruolo perlopiù comico che funziona discretamente, in particolare per il contrasto tra la voce e la corporatura minuta e le terribili minacce che vomita addosso ai suoi nemici.

    La struttura narrativa è rimasta tale e quale rispetto al passato: il racconto si sviluppa quindi come una vicenda che riguarda nello specifico l'eroe - cioè il giocatore - e un gruppo di aiutanti. Ovviamente una struttura del genere non può funzionare in un gioco multigiocatore, e infatti Deadlands ha i medesimi problemi di tutti i contenuti precedenti.

    Proprio per la loro ricorrenza, non vale la pena discuterne ulteriormente (se vi interessa potete recuperare la recensione di The Elder Scrolls Summerset, dove ne abbiamo parlato per la prima volta), però è bene puntualizzare come l'esplorazione, e di rimando anche le missioni, stia continuando ad adeguarsi a una struttura "open world" (quelle di The Elder Scrolls Online sono in realtà delle mappe di dimensioni medie separate da caricamenti, ma esplorabili fin da subito in libertà) più meccanica e orientata al completismo. Gli indicatori a schermo sono aumentati per rendere chiaro dove trovare i collezionabili più preziosi, anche in risposta alle richieste dei giocatori, che sfruttavano metodi non ufficiali per conoscerne la posizione. Ci è sembrato un passo verso lo svuotamento del contenuto in favore dell'accumulo di premi e achievement: una corsia preferenziale verso l'approccio più superficiale, che è ovviamente un diritto e un modo di giocare dignitoso come altri, ma non siamo sicuri che promuoverlo sia una scelta che valorizzi il lavoro del team di sviluppo.

    The Elder Scrolls Online Blackwood The Elder Scrolls Online BlackwoodVersione Analizzata PCNon c’è molto da dire su The Elder Scrolls: Deadlands se non che è un’espansione piuttosto in linea con le precedenti, ma un po’ meno brillante per quanto riguarda l’ambientazione. Fargrave è l’unico luogo davvero affascinante e da solo porta sulle spalle l’intero contenuto. La storia ha la medesima impostazione di tutte le altre e conserva quella tendenza alla verbosità abbastanza fastidiosa: si ha costantemente l’impressione che il gioco tenda a parlarsi addosso un po’ troppo, e alla fine i contenuti di storia e missioni, a parte qualche piccolissima eccezione, sono tutt’altro che appassionanti. Deadlands è insomma adatta a chi è affezionato al gioco e non vuole perdersene nemmeno un pezzettino. Difficile che tutti gli altri riescano a trovarci qualcosa di loro interesse.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: AMD Ryzen 2700X
    • RAM: 16 GB
    • GPU: Nvidia RTX 2070
    6

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