The Elder Scrolls Online Elsweyr Recensione: tra draghi e necromanzia

The Elder Scrolls Online si espande con Elsweyr, nuova corposa espansione dell'MMORPG di Bethesda: la nostra recensione.

recensione The Elder Scrolls Online Elsweyr Recensione: tra draghi e necromanzia
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • La pronuncia di Elsweyr è praticamente identica a quella di "elsewhere", un vocabolo inglese che traduce la parola italiana "altrove". Anche senza conoscerne le caratteristiche né l'ubicazione all'interno della Tamriel di The Elder Scrolls, subito nella nostra mente si compongono immagini lontane, esotiche e mistiche. Elsweyr è infatti la patria dei Khajiiti, una razza di gatti antropomorfi che fu una delle prime a mettere i piedi sul continente: la loro cultura è sfaccettata e stratificata, ma le loro usanze ricordano molto quelle dei popoli dell'Indonesia, del Giappone o dell'India. Si tratta di un popolo molto religioso, legato soprattutto alle fasi lunari, che tuttavia non disdegna arti più pratiche, quali il commercio, il combattimento, perfino il brigantaggio ed il contrabbando.

    The Elder Scrolls Online: Elsweyr, espansione del gioco di ZeniMax, completa insomma con un altro importante tassello il mosaico di Tamriel, e questa volta lo fa dando il via alla cosiddetta "Stagione del Drago", un arco narrativo che avanzerà nel corso dei mesi, raccontando le vicende del mondo soggiogato dal potere delle immense creature alate. Elsweyr non è affatto un contenuto rivoluzionario, il suo conservatorismo gli ha anzi fatto commettere gli stessi errori di Summerset, la precedente espansione. Tuttavia, a differenza di quest'ultima, tra i nuovi contenuti è stata introdotta anche la nuova classe del Negromante, uno stregone in grado di sfruttare il potere della morte e di rianimare i defunti sotto forma di servili creature putrescenti. La sua introduzione è stata giustificata dal punto di vista narrativo, tanto che la negromanzia e le arti occulte rivestono un ruolo di primissimo piano nella storyline maggiore, ed anche in tante missioni di contorno.

    Un trono usurpato, draghi e nonmorti

    Elsweyr non lascia spazio ad incertezze: già dagli esordi ci parla di una minaccia imponente e pericolosissima, che nasce dalla misteriosa collaborazione tra bande di mercenari al soldo della regina Euraxia (una imperiale che ha usurpato il trono della capitale Rimmen) e giganteschi draghi.

    Le vicende posson forse apparire un po' fumose per tutti coloro che hanno saltato a piè pari la mini espansione Wrathstone, ma vi basti sapere che, a seguito di un piano ordito dalla stessa Euraxia e dai suoi collaboratori, la "Great Hall" in cui erano stati imprigionati i draghi molti anni or sono è stata aperta: ora le creature alate hanno intenzione di devastare Elsweyr e poi spostare le loro mire distruttive in ogni altra regione di Tamriel. Ecco perché l'eroe dell'avventura è stato reclutato dal potente Abnur Tharn: dovrà porre fine all'invasione e scacciare l'usurpatrice dal trono di Rimmen.
    Come già temevamo quando abbiamo avuto modo d'interagire con l'espansione, dobbismo purtroppo confermare che l'impostazione narrativa non è nelle corde di un gioco di ruolo online. Essa ruota infatti attorno alle vicende di un singolo personaggio, al quale è consegnato il destino di Elsweyr e di Tamriel tutta. Responsabilità, queste, che non possono esser conciliate con un mondo online ricco di persone che condividono lo stesso mondo e cooperano tra loro. Con quest'espansione emerge, ancora una volta, l'aspetto più critico di The Elder Scrolls Online, e cioè la separazione ch'esso effettua tra esperienza condivisa ed esperienza solitaria: è come se gli sviluppatori avessero paura di prendere una decisione più netta, di raccontare una storia in cui sono contemplati gli sforzi di gruppo, in cui non esiste un unico salvatore, ma tanti eroi, tutti in grado di dare il loro contributo.

    Diciamo questo non solo perché l'impostazione "single player" di The Elder Scrolls Online agisce in contrasto con quelle che sono le peculiaritá di un gioco in condivisione, ma soprattutto per via di grosse contraddizioni che distruggono del tutto la credibilità di un già debole racconto. È capitato che un nostro compagno ci ordinasse di infiltrarci silenziosamente in una magione controllata da guardie bene armate: un'impresa che spettava a noi e che solo noi, stando a quanto c'era stato fatto intuire, eravamo in grado di compiere.

    È successo, però, che i nostri tentativi furtivi sono stati rovinati da un andirivieni di giocatori col nostro stesso compito, i quali preferivano lo scontro aperto piuttosto che l'arte dello sgattaiolare. Ecco, in quell'istante ci è sembrato chiaro che noi non fossimo gli unici a cui era stato ordinato d'infiltrarsi: una nutrita compagine di altri giocatori stava infatti vivendo un'esperienza parallela (e non condivisa) alla nostra, e aveva voluto interpretare a suo modo il significato di furtività. Tutto ciò sarebbe stato accettabile, ma sono le premesse narrative a funzionare molto male.

    Oltre a singoli episodi "story driven", l'impostazione narrativa di The Elder Scrolls Online può creare anche contraddizioni un po' più tecniche: ad esempio la forza dei boss cooperativi è decisamente superiore a quelli della campagna. Di conseguenza il signore dei draghi può esser battuto anche da un utente alle prime armi, mentre per le creature che popolano il mondo di gioco potrebbe rivelarsi un nemico in grado di tener testa anche a folti gruppi di giocatori. Questi elementi, a nostro parere, non vanno affatto sottovalutati, specialmente se si ha intenzione di imbastire un racconto dai toni epici e magniloquenti: trascurando rapporti di forza e coerenza interna si rischia di sfociare in un contesto poco consono alla produzione, uno scenario che ZeniMax Online - è evidente - avrebbe voluto evitare.

    Non si può però dire che il team abbia lavorato superficialmente sulle questline principali o quelle secondarie: anche se la scrittura si conferma poco brillante, con punte negative di eroismo spicciolo e malriuscite digressioni morali, il grado di approfondimento raggiunto è degno di nota.

    Esplorando le varie opzioni dialogiche si scopre molto sulla cultura Khajiit, le loro usanze e divinità; dai libri custoditi nelle biblioteche o lasciati distrattamente sui tavoli si può conoscere la storia di Elsweyr, il suo territorio, la sua flora e la sua fauna. È altresì vero che Elsweyr non riesce a fuggire dalla morsa di contenuti ripetitivi, poco ponderati e banalotti, ma a loro supporto ci sono personaggi simpatici, microstorie divertenti e talvolta pure comiche. Gli esploratori attenti e curiosi troveranno invece un mondo di gioco come sempre curato, caratterizzato da una buona attenzione ai dettagli e in cui l'esplorazione è guidata dalla curiosità e non da processi meccanici.

    Si può viaggiare da un capo a l'altro della regione in poco tempo, scoprendo così templi abbandonati che svettano nella giungla, una savana popolata da bestie e scorpioni giganteschi e profondi canyon che nascondono grotte misteriose: pur non presentando grandi esempi di narrativa ambientale, Elsweyr fa un lavoro assolutamente encomiabile nel caratterizzare le varie località e nell'ammantarle di un fascino esotico.

    Le città meritano invece un discorso a parte: Summerset aveva creato dei luoghi pieni di vita, in cui passeggiare era piacevole grazie a cantori di strada, strilloni e mercanti; la nuova espansione, sotto questo punto di vista, fa un passo indietro. Riverhold (la seconda città più grande) è descritta sì come un centro sonnacchioso e poco popolato, ma le sue vie sembrano quelle di una metropoli statica, congelata nel tempo. La capitale Rimmen, dove risiede la regina usurpatrice, non restituisce invece l'idea di una città occupata ed amministrata con la forza.

    La sana arte della resurrezione

    I negromanti hanno un ruolo di primo piano nello sviluppo narrativo di Elsweyr: se ne parla nella main quest, in tante missioni secondarie, perfino i due dungeon pubblici hanno come tema la non-morte. Forse questo continuo riferimento alla negromanzia e ai cadaveri ambulanti può risultare eccessivo, ma almeno si è creato il giusto contesto per introdurre la classe Negromante. Quest'ultima si suddivide in tre rami distinti: Grave Lord, Bone Tyrant e Living Dead. Il primo asseconda le voglie dei giocatori più orientati verso personaggi offensivi e versatili nell'evocazione di creature scheletriche: scegliendo le abilità di quel ramo si possono infatti evocare scheletri esplosivi, incantatori dell'oltretomba e teschi infuocati.

    La classe è ottima per mietere nugoli di nemici con una sola falciata, ma è abbastanza efficace anche contro mostri singoli. Bone Tyrant è invece una sottoclasse orientata all'approccio difensivo: dispone di uno scudo d'ossa, di una falce che succhia vitalità ed anche di una trasformazione ultimate che trasforma il giocatore in un imponente colosso scheletrico. Living Death, per ultima, è la sottoclasse di supporto, della quale fanno parte abilità di cura e di rimozione degli effetti negativi, ma è forse l'ultimate l'elemento più interessante, visto che in breve tempo consente di riportare in vita parte dei compagni caduti.

    Il Negromante è insomma una classe piuttosto interessante, sia dal punto di vista tematico che da quello strettamente tecnico. Potrebbe valere la pena, per i giocatori più esperti, di testarla proprio nel nuovo trial Sunspire, il quale ci è sembrato piuttosto stimolante in termini di gradiente di difficoltà.

    The Elder Scrolls Online The Elder Scrolls OnlineVersione Analizzata PCThe Elder Scrolls Online: Elsweyr è un’espansione curata e capace di approfondire cultura ed usanze del popolo Khajiit, una delle razze più interessanti del mondo di The Elder Scrolls. Le sue mancanze più evidenti, oltre ad una scrittura zoppicante e quest non sempre interessanti, si riscontrano tutte nei problemi che hanno caratterizzato anche Summerset: e cioè una “campagna” strutturata per esser fruita in solitaria, oltre che male integrata con un mondo di gioco popolato da centinaia di persone. Sembra, in questo modo, che in The Elder Scrolls Online convivano due metà che tra loro non dialogano: una che privilegia le storie individuali ed una che spinge sia alla cooperazione sia alla condivisione.

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