The Falconeer Recensione: un falco in volo tra esplorazione e sparatutto

Fra combattimenti aerei ed esplorazione, The Falconeer ci porta alla scoperta di un magico open world marino a bordo di un falco da guerra.

recensione The Falconeer Recensione: un falco in volo tra esplorazione e sparatutto
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Disponibile per
  • Pc
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • Xbox Series X
  • Sfreccia oltre le nuvole di Steam, The Falconeer, quindi all'improvviso scende in picchiata, sino a sfiorare le acque calme di Xbox One. Poi torna a protendersi verso il cielo, sbattendo le ali con vigore: non teme gli orizzonti tecnologici della next-gen di Microsoft, planando sui 4K e 60 fps nativi di Xbox Series X (si dice riesca a toccare fino ai 120 frame, con risoluzione a 1800p, in modalità Performance). Chi siede alla sua guida, il suo "falconiere", è l'olandese Tomas Sala, veterano dell'industria che per il proprio esordio da indipendente - seppur supportato nel publishing da Wired Productions - ha scelto di fare affidamento sulle sue sole forze. Salvo qualche assist esterno (perlopiù in materia di sound design), l'intera produzione è infatti unicamente farina del suo sacco; non c'è questione tecnica o creativa che il barbuto sviluppatore non abbia gestito di propria mano, dimostrando un talento a dir poco eclettico.

    Ovviamente non si tratta del primo "one-man-game" che ci capita sotto tiro. Eppure, più di altri, The Falconeer trasmette già dagli istanti introduttivi tutta la competenza dell'autore e, soprattutto, l'enorme passione infusa nel progetto, un insolito simulatore di volo oceanico in larga parte concentrato sui combattimenti aerei à la Star Fox e Crimson Skies, come specificato nella nostra prima prova di The Falconeer. Dei buoni presupposti per un titolo che però, nel corso del suo svolgersi, si accontenta di viaggiare a quote non troppo elevate, sicuramente al disotto delle ottime prospettive iniziali.

    Fra il cielo e il mare

    Non è facile entrare in sintonia con The Falconeer. È un rischio che si può fiutare anche solo osservando lo strano modo in cui Sala ha deciso di disporre lo Story Mode: l'avventura consta di un prologo e due capitoli a libero accesso - nel senso che l'utente può cominciare da quello che vuole, a discrezione - più altre due parti e un epilogo, questi ultimi da sbloccare giocando. Manca insomma una linearità rigida, conseguenza del fatto che ciascuna delle sei sezioni, benché faccia parte di un universo diegetico condiviso, rappresenti anche una mini-campagna a sé in cui l'eroe interpretato -ogni volta diverso per nome, sesso e stirpe- seguirà le vicende di una specifica fazione fra le tante che abitano il Grande Ursee, la vasta ambientazione acquatica al centro del racconto.

    La narrazione stessa di The Falconeer è un fattore potenzialmente disorientante. L'Ursee è un regno sospeso, un'immensa superficie marina costellata di piccoli arcipelaghi occupati da clan e forze politico-militari che stringono e sciolgono alleanze da tempo immemore. La storia procede per tasselli di mitologia che emergono ora fra le righe dei briefing sciorinati dagli ufficiali cui dovremo rendere conto, ora tramite le parole di una donna sciamano che suole palesarsi per tramandare il passato di questo mondo antico, pregno di magia e di mistero.

    Siamo quindi dalle parti della narrativa ermetica, "lore-centrica", che preferisce i frammenti di trama e le suggestioni alle informazioni puntuali e dettagliate. Non è detto che alla fine della corsa tutto quadri e d'altronde, parere di chi scrive, non è certo l'intreccio quel che ricorderete al termine del viaggio.

    Al contrario, The Falconeer punta deciso sulle meccaniche di gameplay e la qualità generale dell'esperienza pad alla mano. Perno di tutto è il controllo di un nobile falco gigante, unico mezzo a disposizione del giocatore non solo per spostarsi fra le isole dell'Ursee ma anche per rispondere, attraverso le armi del suo falconiere, al fuoco delle svariate ondate di nemici - aviatori rivali, mostri alati, navi pirata, dirigibili - prima di venirne sopraffatti.

    Di base l'azione del pennuto è regolata da un elemento cardine: il moto dell'animale soggiace a una barra dell'energia che si riempie volando verso il basso per poi esaurirsi non appena si risale in direzione della volta celeste. Inoltre si spende stamina per effettuare quasi ogni manovra fra quelle che il predatore è in grado di eseguire, dalle inversioni di rotta a 180° alle frenate d'emergenza, dagli slanci frontali fino agli avvitamenti in stile Fox McCloud.

    È chiaro che tutto faccia gioco in special modo ai numerosi momenti di dogfight duro e puro, incentrati altresì su un particolare sistema di puntamento che ruota attorno al concetto di deflessione.

    In The Falconeer non si spara dritto per dritto, ma bisogna prevedere in anticipo la traiettoria dei proiettili in relazione ai movimenti dell'uccello e del bersaglio, aiutati dalle indicazioni visive di un mirino dinamico. Capiamo che il tutto possa suonare complicato e in effetti non si tratta di un meccanismo semplicissimo da dominare, perlomeno di primo acchito. Basta però un po' di pratica per entrare in confidenza con un control/combat system che sa rivelarsi appagante, finanche profondo, purtroppo sacrificato sull'altare di una ricchezza ludica che, come vedremo, è tutto fuorché esaltante.

    Un mondo da esplorare

    In termini strutturali, The Falconeer è un open world interamente improntato su un classico sistema di missioni. Ogni capitolo dell'avventura prevede infatti una main quest più una serie di compiti facoltativi, due strade di rilevanza differente ma fondate su uno schema comune e reiterato, che consiste nel condurre il falco da un punto A della mappa (il campo base) a un punto B, luogo in cui di solito si consuma un brutale duello aereo.

    Conclusa l'operazione è sempre necessario tornare al punto di partenza per ritirare una piccola ricompensa: un'incombenza, quest'ultima, che può essere bypassata tramite fast travel. Per quanto riguarda la storyline principale, bisogna ammettere che il livello di sfida non tardi a farsi sentire, mettendo chi gioca di fronte a orde di avversari piuttosto aggressive e coriacee.

    Anche in questo caso il software lascia il videogiocatore in balia di se stesso, rinunciando a spiegargli quale sia la maniera migliore per superare le crescenti avversità. Pertanto The Falconeer richiede una certa intraprendenza, il che significa abbandonare di propria iniziativa la via maestra tracciata dalla storia per dedicare un po' di tempo alla libera esplorazione della world map in cerca di nuovi siti su cui fare delle soste strategiche.

    Uscire saltuariamente dal seminato è cruciale in quanto il gioco si fa carico di una componente ruolistica molto light - incentrata sulla classe del falconiere selezionato e il suo successivo livellamento - che però non dà grandi frutti qualora l'uccello da guerra e il suo pilota non vengano rinforzati con gli accessori venduti dai mercanti sparsi per l'Ursee. Si spazia dai mutageni ai "canti", oggetti atti ad aumentare le statistiche del rapace, fino ad alcune bocche da fuoco alternative a quella inizialmente in dotazione: qualche nuova arma a energia talassotermica - ricaricabile entrando in contatto con l'elettricità dei fulmini - nonché cannoni e blaster dalla potenza devastante.

    Sorvolare l'oceano a caccia di atolli è un'attività che sulle prime sa rivelarsi piacevole e rilassante, sorretta dal fatto che, dal punto di vista scenico, The Falconeer è un prodotto non privo d'ispirazione.

    Non è di sicuro un'opera dal comparto grafico muscolare, eppure è ben capace di piegare ogni limite tecnico alla propria visione artistica regalando sprazzi di pura estasi audiovisiva, fra vedute marittime costantemente mutevoli nelle forme e nei colori, effetti meteorologici convincenti e un tappeto sonoro di pregevole fattura, splendidamente etereo. Per giunta su PC - l'unica piattaforma su cui abbiamo potuto effettuare i nostri test - il titolo sfoggia un'ottimizzazione eccezionale, sempre fluido e scattante in sella ai suoi incrollabili 60 frame al secondo, tanto da poter fare invidia persino a progetti di più alto budget.

    L'altra faccia della medaglia porta però a galla un problema di non poco conto: il mondo di The Falconeer, seppur incantevole e geograficamente ampio, risulta anche essere piuttosto vacuo. Anzitutto perché gli isolotti sono separati da parecchie "miglia nautiche virtuali", tante da obbligare l'utente a lunghe sessioni di volo panoramico che sanno sì compiacere lo sguardo, ma offrono poco o nulla sul versante del puro intrattenimento. Parallelamente, ed è cosa più grave, l'esperienza tende a crollare sotto il peso dell'estrema ripetitività degli incarichi proposti dai vari committenti non giocanti.

    Non c'è mansione che non sia riconducibile a una di queste semplicistiche macro-tipologie: respingere un agguato, scortare una nave alleata da punto a punto, consegnare o recuperare un oggetto, liberare un avamposto sorvegliato dagli antagonisti.

    Se è vero che durante la campagna il gioco tenta qualche lieve variazione sul tema, dalle sfide stealth a una manciata di scontri con creature più possenti, l'originalità viene totalmente meno non appena si passa alle task secondarie, dalle quali purtroppo è difficile sottrarsi, se non altro nelle prime fasi dell'avanzamento. Senza una progressione adeguatamente diversificata è inevitabile che anche le buone intenzioni da sparatutto 3D rischino di perdersi fra le onde della monotonia, specie perché per completare The Falconeer occorrono più di dodici ore: una durata forse eccessiva per quel che la produzione ha da dire nel concreto.

    The Falconeer The FalconeerVersione Analizzata PCSarebbe ingeneroso negare al lavoro di Tomas Sala delle buone qualità di base, tali da assicurare a questo peculiare simulatore di combattimenti “a volo d’uccello” una certa solidità almeno sul fronte tecnico-artistico. Quel che emerge dopo qualche ora a zonzo per i cieli dell'Ursee, però, è che The Falconeer sia un prodotto che brilla più per estetica che per effettiva capacità di coinvolgere il giocatore all’interno del mondo bagnato che sceglie di raccontare. È una scatola dei giochi appariscente che tuttavia, non appena viene scoperchiata, svela un’inaspettata carenza di contenuti, molti dei quali, peraltro, tendono a ripresentarsi invariati fin troppe volte nel corso della partita. Una strutturazione delle quest meno annacquata avrebbe senz’altro giovato a una produzione che, nonostante tutto, ha il pregio di riscoprire e sviluppare un genere - quello degli shooter aerei in tre dimensioni - rimasto per troppo tempo agli angoli del mercato.

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