The Good Life: recensione del nuovo gioco dell'autore di Deadly Premonition

The Good Life segna il deludente ritorno sulle scene di Swery65 con quello che è probabilmente il suo gioco peggiore.

The Good Life: recensione del nuovo gioco dell'autore di Deadly Premonition
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • La carriera di Swery65 è entrata negli ultimi anni in una fase decisamente peculiare. Dopo la consacrazione ottenuta grazie a D4, The Missing e, soprattutto, Deadly Premonition, Swery sembra essersi infilato in una situazione abbastanza spinosa. Pur conservando il fascino stravagante del predecessore, Deadly Premonition 2 si è presentato sul mercato con un nutrito assortimento di problemi tecnici e di design (se non lo avete già fatto correte a leggere la nostra recensione di Deadly Premonition 2) e questo ha portato molti giocatori a mettere in discussione le effettive capacità creative dell'autore.

    La campagna Kickstarter lanciata nel 2018 per la realizzazione di The Good Life è stata un discreto successo, ma il flop della sua serie di punta e i continui rinvii del titolo hanno generato una certa preoccupazione tra le file dell'utenza affezionata a Swery e alla sua White Owls Incorporated. Dopo un ritardo di due anni sulla tabella di marcia è arrivato finalmente il momento di The Good Life, che sin dalle prime tappe della sua campagna marketing si è mostrato come un titolo incredibilmente strano nelle premesse, nonché difficile da contestualizzare all'interno della produzione di Swery. Purtroppo c'è poco da girarci attorno: The Good Life è un titolo pieno di problemi, guastato da lacune evidenti sia sul versante tecnico che su quello del game design.

    Debiti, campagne inglesi e fenomeni misteriosi

    Naomi, la protagonista della storia, è una fotografa e giornalista newyorkese che, per scappare dai debiti massacranti contratti con l'agenzia per cui lavora, si rifugia a Rainy Woods, è un piccolo villaggio della campagna inglese.

    Rainy Woods è conosciuta come la cittadina più felice di tutto il mondo, e lo scopo di Naomi è quella di scoprire il motivo di questa sua nomea mentre si arrabatta per trovare un modo per ripagare il proprio debito. Poco dopo il suo arrivo nel villaggio, Naomi scopre che, durante le notti di luna piena, tutti gli abitanti di Rainy Woods si trasformano inspiegabilmente in cani e gatti, e che una volta tornati umani non sembrano avere memoria della loro trasformazione. Quando lanciò la sua campagna su Kickstarter, Swery definì The Good Life come un "Debt Repayment Daily Life Action Adventure", e va detto che, almeno per quelle che sono le meccaniche alla base del titolo, si tratta di una descrizione perfettamente calzante. Naomi può infatti guadagnarsi da vivere fotografando la città e caricando le foto su una sorta di social network che la ripaga in base ai like ricevuti per ogni scatto.

    Questo perché il suo debito è il motore di tutto quello che avviene nel gioco, ciò che la spinge ad ingegnarsi per soddisfare la sua necessità di denaro e ad investigare sui misteri di Rainy Woods. Una situazione complicata enormemente dal fatto che, poco dopo il suo arrivo e dopo aver scoperto di potersi trasformare in cane o gatto, Naomi rinviene il cadavere della donna che l'ha originariamente convocata in città.

    Il problema è che si tratta di una struttura che funziona solo sulla carta, perché una volta prese le redini dell'avventura The Good Life si rivela un concentrato di scelte di design infelici, alla base di un gameplay che purtroppo si dimostra più noioso di quanto le premesse non lasciassero supporre.

    Un po' Life Sim, un po' survival, un po' punizione

    Una volta presa confidenza con i controlli - decisamente legnosi - e con comparto grafico molto carente, The Good Life comincia ad introdurre le sue caratteristiche distintive. Il gioco spinge il giocatore ad adottare un approccio rilassato all'avventura, e gli ricorda più volte che Naomi è un essere umano con i suoi bisogni.

    La protagonista deve mangiare con regolarità altrimenti la sua barra della salute comincia a calare, deve dormire per evitare di collassare, deve lavarsi regolarmente così da non infastidire gli altri con la sua presenza e deve autofinanziarsi fotografando ciò che la circonda, perché altrimenti le sarà impossibile proseguire con l'esplorazione. Tutto, in The Good Life, ha un prezzo: dai pasti alle cure, fino ad arrivare ai santuari che fungono da "warp point" e ai cancelli che separano le diverse aree della mappa, che è sensibilmente più estesa di quanto ci si sarebbe potuti aspettare inizialmente. È una scelta che serve a ricordare come il tema centrale del gioco sia il debito, e che scandisce in maniera piuttosto rigida il ritmo dell'avventura, spingendo l'utente ad investire con attenzione il tempo a sua disposizione. Per quanto peculiare, la struttura alla base del titolo non rappresenta un grosso problema.

    Il problema, quello vero, è che il tempo che è possibile dedicare a tutto il resto va utilizzato per lottare contro un game design raffazzonato e inutilmente macchinoso, che mette in campo scelte di progressione inspiegabili. The Good Life è principalmente un raccoglitore di "fetch quest" prive di guizzi creativi, e chiede continuamente al giocatore di investire parecchio tempo nella ricerca di piccoli oggetti da portare da un punto A ad un punto B solo per far progredire la storia.

    In un'occasione, ad esempio, a Naomi viene chiesto di procurarsi un abito; raggiunto il negozio d'abbigliamento la commessa le dice di aver bisogno di cinque oggetti per confezionarlo, uno dei quali può essere fabbricato solo da uno specifico NPC in cambio di tre oggetti, che a loro volta vanno trovati casualmente in giro per la mappa.

    The Good Life è in buona sostanza una matrioska di micro missioni interconnesse che purtroppo mettono a dura prova l'interesse dei giocatori, fino a scadere nel tedioso. Il gioco stesso sembra essere al corrente dei suoi difetti, tanto da arrivare ad ironizzare commentando certe dinamiche con un fare beffardo: se l'intento di The Good Life era però quello di fornire una lettura critica del gaming, un po' sul modello dell'open world di No More Heroes (per farvi una idea, leggete la nostra recensione di No More Heroes 3), allora l'obiettivo può considerarsi mancato.

    White Owls e l'arte di non essere mai all'altezza

    Se anche si volesse cercare di arrivare in fondo per scoprire se The Good Life nasconda qualche sorpresa degna di nota, bisognerebbe comunque prepararsi ad affrontare un'esperienza con problemi macroscopici dal punto di vista tecnico. Pur trattandosi chiaramente di un titolo con poche pretese sul versante grafico, e con una direzione artistica che fatica a nasconderne i limiti più eclatanti, l'opera di Swery approda su Switch (l'unica versione disponibile per la recensione) in una forma tutt'altro che smagliante.

    Tralasciando un aliasing pronunciatissimo e veramente fastidioso per gli occhi, il gioco è vittima di un'ottimizzazione molto carente che in certe zone porta il frame rate a crollare sotto la soglia dei 15 FPS, peraltro con frequenti fenomeni di pop in e problemi di streaming delle texture. Chiariamoci: quello di Rainy Woods è un ambiente fondamentalmente vuoto, fatto quasi esclusivamente di enormi distese verdeggianti attraversate da stradine di cemento e muretti di mattoni, quindi le difficoltà appena citate risultano di fatto ingiustificabili.

    Non è la prima volta che Swery e White Owls incappano in risultati di questo genere: entrambi i capitoli di Deadly Premonition hanno gravi lacune dal punto di vista tecnico, e riescono a risollevarsi per i meriti di una scrittura brillante e per l'evidente qualità concettuale che si nasconde al di sotto della resa estetica. Pregi che, in tutta onestà, non avviamo trovato in The Good Life, sorretto da una sceneggiatura appena sufficiente che scade spesso nell'infantile. Gli NPC sono a modo loro unici e particolari, questo sì, ma nessuno di loro è in grado di raccontare storie realmente interessanti o originali.

    The Good Life The Good LifeVersione Analizzata Nintendo SwitchThe Good Life è un prodotto afflitto da grandi problemi sul versante ludico e strutturale. Un titolo estremamente carente dal punto di vista tecnico, che porta su schermo una serie di scelte di game design decisamente discutibili, alla base di un'avventura che, pur cercando di raccontare una storia a suo modo matura, scade spesso nel tedio e fatica a sostenere l'interesse del giocatore.

    4

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