Recensione The Hobbit

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco The Hobbit - 348

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Disponibile per
  • PS2
  • Gba
  • Xbox
  • NGC
  • Pc
  • In principio fu il
    libro

    Lo Hobbit, il libro che rese
    famoso JRR Tolkien, fu pubblicato nel 1934 e divenne subito un best seller
    soprattutto tra i più giovani, in quanto le storie di nani, elfi e draghi erano
    narrate con una tale maestria da incantare chiunque vi posasse l'occhio. Ad
    ogni modo il fantasy è sempre stato considerato come un genere di nicchia, tanto
    che capolavori come Lo Hobbit, appunto, Il Signore degli Anelli, la saga del
    Giglio o della spada di Shannara, son rimasti a lungo privilegio di pochi. E'
    buffo pensare come spesso le cose cambino radicalmente. E' stata, infatti,
    sufficiente una produzione hollywoodiana in grande stile, ed ecco che le gesta
    di Bilbo, Frodo, Gandalf e compagni sono tornate incredibilmente alla
    ribalta.

    La storia

    Nel momento in cui scrivo questo articolo mancano meno di dieci
    giorni all'uscita nei cinema italiani del terzo episodio della saga de Il
    Signore degli Anelli, Il Ritorno del Re, che pone la parola fine alla trilogia
    tolkeniana. In questi anni abbiamo seguito il percorso degli hobbit dalla Contea
    a Mordor con l'obiettivo di distruggere l'Anello del Potere, l'anello del
    malvagio Sauron, ma c'è stato un periodo in cui l'anello in questione è
    servito per nobili scopi, ed è qui che entra in scena la storia de Lo Hobbit.
    Bilbo Baggins è sempre stato quello che potremmo definire un fannullone che ha
    dedicato la propria vita all'ozio. Hobbiville, la terra in cui è nato e
    cresciuto, è tutto ciò che lui ha sempre voluto, e non avrebbe mai immaginato
    che grandiose imprese lo avrebbero presto atteso. A quei tempi un terribile
    drago di nome Smog si era insediato nella Montagna Solitaria, nei pressi della
    città nanesca di Dale, scacciandone gli abitanti ed impadronendosi del
    meraviglioso tesoro dei Nani. Su invito insistente dello stregone Gandalf, Bilbo
    si unisce alla compagnia di avventurieri capeggiata da Thorin Scudodiquercia, ed
    inizia così il periglioso cammino attraverso la Terra di Mezzo che cambierà il
    destino di un popolo.

    La grafica

    Lo Hobbit è cosmeticamente godibilissimo, seppur non
    sfrutti al meglio le potenzialità della nostra console (essendo un titolo
    multipiattaforma). Gli scenari sono molto colorati anche se tecnicamente non
    impressionanti; va detto, però, che le varie ambientazioni si faranno amare
    anche senza l'utilizzo sfrenato del bump mapping o di milioni di poligoni, così
    come i modelli dei personaggi, completamente 3D seppur abbastanza semplici, non
    mancheranno di stupirci per la varietà di espressioni facciali a disposizione.
    Il frame rate è bello solido anche in presenta di molti nemici
    contemporaneamente.

    Il sonoro

    Il comparto audio de Lo Hobbit è, probabilmente,
    l'aspetto più curato di tutto il gioco. Fin dalle prime battute ci troveremo
    immersi in armoniose melodie che sposano sempre al meglio la situazione, e lo
    stato d'animo, in cui Bilbo si troverà di volta in volta: passeremo, quindi,
    dal dolce suono dello zufolo della spensierata Contea ai toni più drammatici
    delle cupe Terre Selvagge. L'intera localizzazione in italiano è, considerando
    i tempi che corrono, un punto sicuramente a favore; peccato per la mancanza del
    supporto 5.1 ad eccezione degli intermezzi.

    Il
    gameplay

    Se volessimo dare un genere a
    questo Lo Hobbit, potremmo definirlo come un platform con elementi adventure. A
    differenza di altre produzioni della serie, dal primo momento all'ultimo
    prenderemo esclusivamente le parti del giovane Bilbo e, con il susseguirsi delle
    vicende, incontreremo vecchie conoscenze quali Gollum (il mio tessssoro),
    Gandalf e gli elfi di Elrond. La visuale in terza persona è completamente
    customizzabile, grazie allo stick analogico destro, anche se in alcune occasioni
    una poco sapiente scelta delle telecamere ci renderà la vita piuttosto
    difficile. L'approccio a Lo Hobbit risulta decisamente intuitivo per i
    giocatori più smaliziati, ma per nulla traumatico per chi è alle prime armi. La
    prima missione, Hobbiville, è da considerarsi come una specie di tutorial, molto
    utile per prendere confidenza con il nostro peloso alter-ego digitale. Ogni
    missione presenta alcuni obiettivi principali, il cui completamento sarà
    essenziale per il proseguimento della storia, oltre a delle sub-quest
    facoltative che serviranno principalmente a sviluppare le caratteristiche del
    personaggio. Al conseguimento di un obiettivo (principale o secondario) saremo,
    infatti, premiati con un certo numero di punti esperienza, a seconda della
    difficoltà della missione portata a termine, rappresentati da cristalli colorati
    di cui anche la Terra di Mezzo è cosparsa. Dopo un certo numero di cristalli
    raccolti, il sistema vitale del piccolo hobbit sarà incrementato di una unità,
    ed in certi frangenti sarà davvero fondamentale avere il maggior numero di
    unità-vita possibile. La nostra avventura sarà resa ancor più difficile da tutta
    una serie di nemici che cercheranno di ostacolare il nostro cammino.
    Inizialmente, un bastone ed una manciata di sassi saranno le uniche armi a
    nostra disposizione, ma ben presto la spada Pungiglione e l'Anello (il cui
    utilizzo rende invisibili per un certo periodo di tempo) saranno degli alleati
    formidabili. Avremo, ad ogni modo, la possibilità di raffinare la nostra abilità
    negli scontri corpo a corpo, grazie a delle pergamente nascoste generalmente nei
    forzieri meno accessibili. Ovviamente la forza bruta non sempre gioverà al
    nostro scopo, anzi, fin dall'inizio sarà chiaro come l'astuzia possa essere la
    scelta migliore in molte circostanze.

    Conclusioni

    Lo Hobbit è un titolo sicuramente
    consigliato agli amanti degli scritti di Tolkien (in quanto rispecchia
    abbastanza fedelmente la versione cartacea) o, più in generale, agli amanti dei
    platform con quel pizzico di azione e avventura che rende l'esperienza di gioco
    ancora più completa. Nonostante una grafica non esaltante e qualche pecca nella
    gestione delle telecamere, si arriva quasi ad affezionarsi a quel piccolo e
    paffuto hobbit, il cui destino sarà più importante di quello di tanti grandi
    uomini.

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