The Hong Kong Massacre Recensione: Hotline Miami in salsa orientale

The Hong Kong Massacre è un "Miami Like" apparentemente molto interessante ma purtroppo privo di mordente sulla lunga distanza.

recensione The Hong Kong Massacre Recensione: Hotline Miami in salsa orientale
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Hong Kong, 14 giugno 1992. La pioggia ricopre l'asfalto che riflette le luci dei neon, rendendo il vagare nella città un cupo viaggio psichedelico. Nella notte, un uomo siede nel sedile posteriore di una macchina, con lo sguardo perso verso il vuoto. Del sangue decora parte del suo volto, un tempo espressivo. I motori si spengono: l'uomo è arrivato alla sua destinazione, e noi con lui. Inizia così l'ennesima violenta, brutale, sanguinosa sparatoria, in una notte che tutti ricorderanno come "Il Massacro di Hong Kong".
    Parte con stile, The Hong Kong Massacre, non c'è che dire: sembra avere una certa classe, una sana dose di violenza insita nel suo DNA, ed un'atmosfera decisamente affascinante, intrisa del gusto smargiasso dell'hard boiled orientale. Se a tutto questo aggiungiamo la palese voglia di ispirarsi ad un gioiello come Hotline Miami, allora pare proprio che il mix sia irresistibile. Purtroppo, ad uno sguardo più ravvicinato, la realtà del titolo firmato VRESKI è ben diversa.

    Stile e difficoltà

    Come tutti i Miami-like, The Hong Kong Massacre punta su un gameplay immediato, ma al contempo molto arduo da controllare in ogni suo aspetto, e offre una difficoltà spiccatamente elevata, non certo alla portata di tutti i videogiocatori: c'è da dire però che, per mitigare questo aspetto, al contrario di altri esponenti del genere, in The Hong Kong Massacre possiamo gestire il grado di sfida dei livelli in tempo reale, affidandoci a un tasto che attiva una sorta di slow motion per svariati secondi (in base a quanto lo terremo premuto), dandoci la possibilità di schivare e colpire con maggiore facilità.

    Negli oltre trenta livelli richiesti per completare la storia, ci troveremo ad affrontare numerose orde di nemici che si susseguono lungo le ambientazioni, da eliminare affidandoci alla sola arma con la quale decideremo di avviare la missione, senza contare - chiaramente - l'arsenale che potremo recuperare dai cadaveri. Avremo anche la possibilità di evitare i proiettili agendo su un tasto apposito, che ci renderà immuni ai danni per qualche breve secondo, e diverrà ben presto nostra abilità preferita per tutta l'avventura. Esattamente come in Hotline Miami, ciascun nemico verrà eliminato con un solo colpo, ma questo dettaglio, prevedibilmente, varrà anche per noi: tempismo e osservazione delle mosse dell'avversario saranno dunque le capacità fondamentali a cui affidarci. Una volta completata, ogni missione ci fornirà un voto, e a seconda del risultato verremo ricompensati con alcune stelle, che servono per potenziare le quattro armi a disposizione: pistola, fucile a pompa, uzi e fucile d'assalto. Si possono modificare cadenza di tiro, numero di proiettili trasportabili a inizio missione e altre statistiche abbastanza rilevanti nell'economia di gioco. Il problema è che per ottenere molte stelle, bisogna terminare gli incarichi in un tempo prestabilito, senza slow motion e con un'eccellente precisione. Per ottenere il massimo dal gioco, occorre dunque completarlo in maniera "pura", forzandosi di non ricorrere alle varie opportunità concesse dagli sviluppatori per provare ad alleggerirne forzatamente la difficoltà.

    Né carne, né pesce

    È questa dualità estrema che rende difficile apprezzare particolarmente The Hong Kong Massacre. L'opera non restituisce la tipica sensazione catartica garantita dai miami-like a seguito dei numerosi trial and error, poiché da un lato gli avversari alternano reazioni immediate e imprevedibili (che portano a morti rabbiose) a una deficienza artificiale particolarmente spiccata, mentre dall'altro il gioco sembra voler puntare più sull'esaltazione delle eliminazioni, che sull'efficacia delle sparatorie vere e proprie.

    Il problema è che, dati i toni molto cupi e pulp dell'opera, l'IA ridicola dei nemici, la banalità della storia, la comicità dei movimenti del protagonista (che spesso fa capriole e scivolate senza alcun senso anatomico) e la mancanza di particolare estro artistico, risulta faticoso considerare coerente ed apprezzabile lo stile artistico e ludico di The Hong Kong Massacre.

    A ciò, va aggiunta l'assoluta pochezza in termini di contenuti narrativi: per un gioco interamente dedicato al gameplay, potrebbe non essere un difetto così grave, ma veder sfruttata una simile ambientazione senza un racconto capace di valorizzarla, ha il sapore di un'occasione francamente sprecata. Un'altra mancanza del titolo, che non riesce a trasmettere pienamente il fascino del suo setting, risiede nella ripetitività degli scenari che, al netto di pochissime (e pur sempre mediocri) divagazioni, non si rivela in grado di mantenere viva la nostra attenzione.

    Allo stesso modo, l'accompagnamento sonoro, complice il costante alternare di slow motion e tempo reale, non si esprime al massimo delle sue potenzialità, diminuendo l'adrenalina dell'avanzamento. Considerando anche la presenza di "boss fight" tutte uguali tra di loro, prive di un'adeguata caratterizzazione del nemico di turno, e le modalità di racconto della storia (un semplice susseguirsi di dialoghi che fungono da mero pretesto per il massacro), giungere alla fine di The Hong Kong Massacre è dunque un traguardo possibile solo per i più indefessi appassionati del genere, che di certo non perderanno occasione per mettersi ancora una volta in gioco con se stessi.

    The Hong Kong Massacre The Hong Kong MassacreVersione Analizzata PCPurtroppo, The Hong Kong Massacre lasciava presagire ben altro rispetto a quanto giunto tra le nostre mani. Il gioco sembra più il figlio del tentativo di emulazione di un grande successo che il parto di una visione concreta e coerente. Un amante dei miami-like può tranquillamente recuperarlo, consapevole di ritrovarci una serie di schemi ludici non facilmente perseguibili in altri generi, ma per quanto concerne i vari elementi dell'opera (dalla storia alle scelte estetiche, passando per la varietà dei nemici e delle interazioni possibili), ci troviamo dinanzi ad un concentrato di banalità.

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