Recensione The Hungry Horde

Gli zombie invadono PS Vita

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione The Hungry Horde
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  • PSVita
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Riassumendo, ci sono tre categorie di persone: chi fa di tutto per andare all’inferno, chi si impegna per non andarci, poi c’è chi ama rendersi la vita un inferno ancor prima che giunga la sua ora. A quest’ultima categoria appartengono gli amanti dei roguelike, genere che dal 1980 imperversa con fortune alterne sugli schermi videoludici del pianeta. Chissà se i creatori di Rogue s’immaginavano tanto successo per quella formula demoniaca: livelli generati casualmente e morte permanente. Ci sono altre caratteristiche a definire il genere, ma quelle rimangono le più caratteristiche, e le più spaventose, in particolare la seconda. Perché un giocatore sano di mente dovrebbe voler ripartire da capo ogni volta che muore, si chiedono alcuni? Perdonate la divagazione: se continuerete a leggere capirete che il roguelike con The Hungry Horde c’entra, ma non del tutto. O meglio, non esclusivamente. The Hungry Horde è anche un po’ Katamari, con quel senso di progressione tutto basato sulle misure e sulla quantità. A guardarlo ci scorgi un pizzico di Minecraft, nello stile dei suoi zombie, ma noi rilanciamo con Gregory Horror Show. Il titolo di Nosebleed Interactive non può vantare l’arguto surrealismo del survival horror Capcom, ma quei facciotti a cubo e il sottobosco horror son lì ad accomunare le due opere.

NO AL NUCLEARE

Poi The Hungry Horde prende la sua strada, buttandoci dentro un po’ di zombie, una manciata di gore, prende in prestito le meccaniche di Katamari e innaffia il tutto con quelle due caratteristiche infernali di cui sopra: generazione casuale dei livelli e morte permanente. Tu, sviluppatore, puoi anche decidere di farmi ripartire da capo ogni volta, ma puoi anche essere un pochino clemente: per esempio concedimi di conservare una parte di quanto acquisito la partita precedente. No, The Hungry Horde concede sconti. Il problema è che non fa esattamente bene neanche il resto.
Scoperchiata la tomba, i due zombie partono all’avventura. Il loro obiettivo è quello di mangiare più umani possibile: di cervelli è ghiotto il non morto. La vostra è una corsa contro il tempo, dato che ogni umano trasformato in zombie regala un secondo e mezzo in più al conto alla rovescia. Bisogna sbrigarsi: rincorri l’umano urlante, raccogli i cervelli disseminati lungo la strada per usare alcuni superpoteri, evita i proiettili nemici, distruggi barricate e attiva interruttori. Poi giri l’angolo e trovi un pacco regalo grande come una casa. Ti ci fiondi e via che parte il minigioco. I minigiochi di The Hungry Horde sono tutt'altro che malvagi: c’è una rivisitazione di Snake in discoteca ma con gli zombie; c’è Ikari Warriors con gli zombie; c’è l’isola dei non morti, e tu devi sopravvivere il più possibile. Se ti comporti bene durante queste divagazioni puoi ottenere qualche secondo prezioso in più: appena il minigioco finisce vieni infatti rigettato nella mischia, per continuare la tua corsa verso la fine del livello. Come in Katamari, c’è questo senso di progressione basato sulla quantità: più zombie, più divertimento. Quando l’orda si ingrossa ti senti onnipotente; in alcuni casi però ti conviene dividerla in due, usando entrambi gli stick. Così facendo guadagni in velocità e agilità, o puoi risolvere gli enigmi che richiedono di pigiare due interruttori simultaneamente. Ma dove corrono gli zombie?

LO ZOMBIE FA IL BOTTO

Da nessuna parte: una zombie non ha obiettivi nella vita, se non mangiare e sopravvivere. Se il conto alla rovescia arriva a zero, una bella testata nucleare sancisce il game over. E i due zombie ripartono dall’inizio, come fosse la prima volta. The Hungry Horde parte col botto: l’effetto Katamari funziona, e poi ci sono singoli obiettivi da portare a casa lungo il cammino, che regalano punti extra e sbloccano le figurine zombie. Insomma, fare bene sblocca figurine, ma a che pro? Prendi quelle dei calciatori ma con gli zombie, e più ne collezioni più il tuo album si abbellisce. Puoi anche sbloccare i minigiochi, per giocarli singolarmente e quando preferisci.
Dicevamo, The Hungry Horde parte col botto ma il botto, per definizione, si consuma in pochi secondi. Il titolo Nosebleed Interactive rischia di esaurirsi in poche decine di minuti, portando con sé nella tomba quell’aura da gioco "mordi e fuggi" stile smartphone. Non è facile progredire di livello in livello, perché i secondi preziosi vengono centellinati, regalati solo in determinati checkpoint. Dopo l’esplosione nucleare, si ritorna sempre al punto di partenza, anche se a volte quel punto cambia, seppur con parametri opinabili (pare di giorno in giorno). Secondo quella logica roguelike di cui parlavamo in apertura la formula potrebbe anche piacere, ma intervengono problemi di game design non da poco. Ad esempio, quei minigiochi che dovrebbero regalare secondi utili diventano quasi subito un ostacolo allo svolgimento del livello: interrompono talmente tanto l’azione che presto li eviterete come la peste. In un titolo, poi, in cui ogni azione di troppo spreca secondi preziosi, non si capisce perché talvolta gli zombie si fermino a distruggere auto o cassoni vari senza che sia intenzione del giocatore farlo. Se infine gli sviluppatori ritenevano che dividere in due l’orda fosse un’importante tecnica da padroneggiare, perché non incentivarne l’utilizzo, rendendolo quasi naturale? Si finisce così per suddividere l'orda in due gruppi solamente per premere gli interruttori. Tecnicamente il gioco presenta inoltre troppe lacune: vada per il piccolo titolo low budget, ma tearing, rallentamenti, frame rate instabile diventano presto molesti: a salvarsi sono solo i facciotti a cubo degli zombie. In ogni caso, gli amanti dei roguelike e delle varianti dell’endless running potrebbero anche trovare pane per i propri denti nella lotta al punteggio migliore, consapevoli che vi sono nondimeno offerte molto più interessanti sul mercato.

The Hungry Horde The Hungry Horde parte col botto. Prende le meccaniche di Katamari e le rivisita in salsa zombie, dando l’impressione di poter puntare in alto: una formula semplice - sopravvivi e trasforma in non morti più umani che puoi - che pare avere tutte le regole per assuefare. "L’ultima e poi smetto". Il problema è che al titolo manca coesione: i minigiochi che dovrebbero intrattenere durante la folle marcia diventano presto fastidiosi, pause moleste che interrompono il fluire dell’azione. La necessità di ripartire ogni volta da zero, in puro stile roguelike, è in linea con la tipica rincorsa al punteggio migliore che caratterizza questo genere di giochi; la progressione, tuttavia, ha bisogno di varietà, di stimoli che invoglino a ripartire. The Hungry Horde difetta purtroppo da questo punto di vista: i livelli si generano casualmente secondo criteri opinabili, tant’è che alla fine si finisce a ripetere sempre il solito, e arrivare oltre il secondo livello non è solo difficile, è anche noioso.

5

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