The Innsmouth Case Recensione: un librogame per Switch stile H.P. Lovecraft

The Innsmouth Case rievoca la formula del librogame per un'avventura lovecraftiana pronta a condurre un detective privato verso 27 epiloghi differenti.

recensione The Innsmouth Case Recensione: un librogame per Switch stile H.P. Lovecraft
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  • Pc
  • Switch
  • "Dentro di me, è sorto lo strano desiderio di sussurrare delle mie ore terribili trascorse in quella città portuale sulla quale incombono voci malefiche e ombre maligne, quella città infettata dalla morte e da blasfeme deformità. Anche solo parlarne mi aiuta a ricostruire le mie facoltà mentali, a rassicurare me stesso sul fatto di non essere stato il primo a soccombere a un contagioso incubo allucinatorio". Così il protagonista di L'ombra su Innsmouth introduceva l'angosciante resoconto delle proprie peregrinazioni lungo le coste di una sperduta località costiera del New England, in Massachusetts. A forgiare i ricordi di questo giovane tormentato, l'affilata penna di Howard Phillips Lovecraft, in grado di dare vita a un immaginario divenuto nel tempo inesorabilmente iconico.

    Con una pervasività penetrante e camaleontica, l'universo orrorifico forgiato dal romanziere statunitense sta vivendo da alcuni anni un'età di invidiabile prosperità. Omaggiato persino nel mondo Disney - "Le Luci su Innsmouse" apparso su Topolino è ispirato propria a L'ombra su Innsmouth - l'ombra dello scrittore si è insinuata con particolare decisione nel settore videoludico, da Bloodborne a Call of Cthulhu, passando per il recentissimo Call of the Sea (per approfondire, ecco la recensione di Call of the Sea). Ora, anche il piccolo team indipendente di RobotPumkin Games ha scelto di offrire il proprio contributo, debuttando sulla scena con una reinterpretazione di Innsmouth che prova a fondere umorismo e inquietudine in una commistione tra librogame e videogioco: The Innsmouth Case.

    Un detective a Innsmouth

    Da fucine creative di stanza a Colonia, gli sviluppatori tedeschi calano la cittadina costiera nel XXI secolo, in una declinazione contemporanea dell'inquietante località lovecraftiana. Cambiano i tempi, ma gli orrori che si celano a ridosso delle spiagge di Innsmouth non sembrano essere mutati. Ad accorgersene piuttosto rapidamente sarà il nostro protagonista, detective senza nome in linea con la più classica delle tradizioni hard boiled. Squattrinato, trasandato e con un'ossessiva attrazione per l'alcol, l'individuo si ritroverà coinvolto in un'indagine pericolosa, commissionata - neanche a dirlo - da un'affascinante e misteriosa femme fatale.

    A condurla nel nostro studio è la scomparsa della figlia Tabitha Marsh. La bambina sembra essere svanita nel nulla e per ritrovarla la donna ha scelto di affidarsi a un investigatore privato. Fin da subito, tuttavia, si percepisce che qualcosa di insolito si cela dietro questa richiesta: la signora Marsh non sembra sapere molto delle abitudini della piccola, che peraltro ha un aspetto decisamente insolito. Apprenderemo inoltre molto presto che Tabitha non è affatto la prima persona a svanire nel nulla entro i confini della cittadina di Innsmouth.

    Da queste premesse, non particolarmente originali, si dipana un'avventura narrativa costellata di bivi e strutturata in forma di libro virtuale. Tramite un volume di oltre 160.000 parole, le azioni compiute dal giocatore possono condurre verso 27 epiloghi differenti. Come facilmente immaginabile, taluni finali sono facilmente raggiungibili, mentre altri richiederanno percorsi più tortuosi per essere sbloccati. Una varietà sicuramente ammirabile, che offre un ventaglio di soluzioni dal grado di differenziazione alquanto interessante.

    Tale estensione narrativa rappresenta sicuramente la qualità principale della produzione. Dopo aver raggiunto la quasi totalità degli epiloghi possibili, ci si rende infatti conto di come gli autori di The Innsmouth Case siano riusciti a edificare un costrutto narrativo caratterizzato da una buona coerenza interna, in cui le scelte compiute nei panni di detective privato, anche quelle apparentemente più innocue, sono in grado di generare conseguenze durature sul nostro cammino. Interagire o meno con i 30 personaggi che popolano la cittadina ci aprirà diversi possibili sentieri, così come muovere i nostri passi in direzione del porto, di una chiesa o di un faro solitario saprà svelarci differenti aspetti degli inquietanti misteri che avvolgono Innsmouth. Un unico viaggio attraverso The Innsmouth Case non è dunque in grado di offrire un quadro completo dell'universo digitale disponibile in questo librogame in forma di videogioco, con la ramificazione narrativa concepita dai suoi autori che si palesa solo dopo una lunga caccia ai finali alternativi.

    A fronte di questo indubbio pregio, tuttavia, il titolo di RobotPumpkin Games

    presenta a nostro avviso diverse problematiche, tra le quali spiccano i toni utilizzati per la narrazione. L'obiettivo dichiarato dal team tedesco è infatti quello di fondere in maniera efficace umorismo e orrore lovecraftiano, per edificare un racconto coinvolgente. Purtroppo, questo equilibrio - almeno per quella che è la sensibilità personale di chi scrive - non è stato raggiunto, con un umorismo non particolarmente efficace e mal dosato, che finisce per smorzare qualsiasi tipo di tensione interna alla narrazione. Leggendo i capitoli che costituiscono The Innsmouth Case, il giocatore non percepisce mai la claustrofobia o l'inquietudine che permeano l'universo letterario di H. P. Lovecraft, nonostante il titolo non esiti nel rievocare gli elementi più noti dell'immaginario dell'autore. Al contempo, la comicità offerta da citazioni alla cultura pop, improbabili riflessioni del protagonista o riferimenti all'attualità degli Anni Duemila raramente ha saputo strapparci più di un leggero sorriso. Per quanto l'umorismo sia evidentemente un elemento molto soggettivo, in questa sede ci sentiamo di evidenziare se non altro una marcata assenza di equilibrio nella costruzione delle atmosfere della produzione.

    A comporre un quadro non particolarmente entusiastico contribuisce anche una narrazione che, per quanto ramificata, tende a muovere i propri passi in maniera alquanto sbrigativa, tra la ricerca di Tabitha e, ancor più, continue sfide alla sopravvivenza del nostro detective. La grande libertà di azione concessa al protagonista, che di fatto può anche scegliere di ignorare totalmente l'incarico affidatogli, non si affianca ad un livello di approfondimento delle vicende eccessivamente marcato. Molti passaggi si risolveranno in maniera troppo rapida, per un'esperienza che complessivamente privilegia la varietà negli epiloghi rispetto a un percorso narrativo intenso. A conferma di ciò, troviamo il fatto che una singola run di The Innsmouth Case può tranquillamente risolversi in meno di un'ora, a seconda del sentiero intrapreso e dal grado di indecisione che si manifesta di fronte ai singoli bivi.

    Vista la natura del titolo di RobotPumpkin Games, segnaliamo che il gioco si presenta al pubblico esclusivamente in lingua inglese - qui scelta per la nostra prova su Nintendo Switch - e tedesca, mentre manca il supporto all'italiano. Sul fronte formale della narrazione, The Innsmouth Case risulta essere un'esperienza complessivamente gradevole, con uno stile funzionale al racconto, mai eccessivamente complesso ma comunque caratterizzato da una buona varietà lessicale. Una conoscenza intermedia dell'inglese è più che sufficiente per procedere con serenità, anche considerata la possibilità di dedicarsi alla ricerca di eventuali termini non conosciuti senza alcun tipo di fretta o pressione.

    Tra librogame e videogioco

    The Innsmouth Case, come già detto, rievoca di fatto la formula più essenziale dei librogame diffusi tra gli Anni Ottanta e Novanta, trasponendola da carta a schermo. L'esperienza ludica si compone dunque di dinamiche basilari: il ritmo di avanzamento tra le pagine è a completa discrezione del giocatore, le opzioni a disposizione per ogni bivio non sono mai più di quattro e il salvataggio non è libero ma automatico al termine di ogni capitolo. In caso di errore nella selezione di una scelta o di incertezza su un dettaglio appena letto, il capitolo che si sta leggendo può essere riavviato in qualunque momento.

    Completata l'avventura, si può scegliere di ripartire da zero con una nuova run oppure di fare ritorno alle ambientazioni già visitate. La funzione, utile ovviamente a esplorare nuovi sentieri senza rivivere l'intera esperienza, non consente tuttavia di dirigersi direttamente verso bivi narrativi specifici. Questo, unito alla scelta di non introdurre un diagramma legato alle possibili evoluzioni della trama, rende l'operazione di esplorazione dei percorsi alternativi piuttosto farraginosa e ripetitiva sul lungo periodo.

    Nonostante, come detto, la composizione dell'intero puzzle di Innsmouth rappresenti l'aspetto più riuscito del gioco, ad un certo punto l'attività finisce purtroppo per risultare eccessivamente iterativa. Infine, appare piuttosto peculiare la scelta degli autori di The Innsmouth Case di non sfruttare a pieno il medium videoludico per offrire un'esperienza più coinvolgente.

    La narrazione si sviluppa lungo pagine che nella sezione superiore sono accompagnate da immagini di località o animazioni di NPC: il tutto, tuttavia, appare decisamente essenziale. Anche la colonna sonora, composta da pochi brani, pur aumentando l'immersività, avrebbe potuto risultare più curata e incisiva, soprattuto con un ampliamento degli effetti sonori, limitati alla replica del suono delle onde del mare e poco più.

    The Innsmouth Case The Innsmouth CaseVersione Analizzata Nintendo SwitchDopo un esordio in edizione mobile e PC, The Innsmouth Case arriva anche su Nintendo Switch. L'esperienza, che ricalca quella dei librogame più essenziali di Anni Ottanta e Novanta, punta a proporre al pubblico una commistione tra inquietudine e comicità, in un'avventura che si dipana tra l'immaginario lovecraftiano che avvolge la cittadina fittizia di Innsmouth. Purtroppo, l'operazione fatica nel trovare un equilibrio davvero efficace tra le due componenti. Pur offrendo un'interessante ramificazione della narrazione grazie a numerosi bivi e a ben 27 finali possibili, The Innsmouth Case paga il peso di una rigiocabilità che sul lungo andare è tediata da un'eccessiva ripetitività e da una scarsa capacità di coinvolgimento sensoriale del giocatore. Disponibile in lingua inglese e tedesca, l'indie palesa una grande passione per l'immaginario lovecraftiano, ma purtroppo non riesce a omaggiarlo al massimo delle proprie potenzialità.

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